Rimando a te, o Musa, le memorie
di ardori felici. Attendiamo insieme
il tempo perduto, così sono le lacrime
forti, sulle tenere guance assopite.
Una piccola gioia, placida e fresca,
nell'ultimo sguardo maturo. Sei in piedi,
sulle scalinate bianche,
che occhi sono i tuoi, i più belli
e più tristi, Musa, quando il tuo
cuore è distante dal mio ti amo,
ti desidero follemente, sei così
fragile e pallida, e le tue spalle
sono contro il muro, non vuoi farmi
notare che tremi, ma non c'è
nascondiglio per i tuoi occhi. C'è tanta
terra nel tuo cuore, verdi distese di
pascoli a est, che incontrano ampie
plaghe azzurrine, nelle spume d'onde
sulla calme ripe di freschi fiumi,
dai caldi monsoni debolmente scossi.
Vorrei abitare nelle terre del tuo giovane
cuore, costruire una casa graziosa,
poco ingombrante, coltivare sogni,
illuminare la sera di accesi falò, e
giocare con le stelle del tuo cielo.
Ma non posso. Non posso!
Ci incontreremo un giorno, un giorno
ci rivedremo, ci salutermo.
E anche allora non potrò, non potrò
che sorridere felice della tua vita compiuta.
di ardori felici. Attendiamo insieme
il tempo perduto, così sono le lacrime
forti, sulle tenere guance assopite.
Una piccola gioia, placida e fresca,
nell'ultimo sguardo maturo. Sei in piedi,
sulle scalinate bianche,
che occhi sono i tuoi, i più belli
e più tristi, Musa, quando il tuo
cuore è distante dal mio ti amo,
ti desidero follemente, sei così
fragile e pallida, e le tue spalle
sono contro il muro, non vuoi farmi
notare che tremi, ma non c'è
nascondiglio per i tuoi occhi. C'è tanta
terra nel tuo cuore, verdi distese di
pascoli a est, che incontrano ampie
plaghe azzurrine, nelle spume d'onde
sulla calme ripe di freschi fiumi,
dai caldi monsoni debolmente scossi.
Vorrei abitare nelle terre del tuo giovane
cuore, costruire una casa graziosa,
poco ingombrante, coltivare sogni,
illuminare la sera di accesi falò, e
giocare con le stelle del tuo cielo.
Ma non posso. Non posso!
Ci incontreremo un giorno, un giorno
ci rivedremo, ci salutermo.
E anche allora non potrò, non potrò
che sorridere felice della tua vita compiuta.
4 commenti
Il mormorio degli angeli
disegna cateti di sogni incantevoli
fra cicatrici d’asteroide di nuvola,
dardi di rondine e zucchero d’ombre.
Le coniugazioni del tramonto
son piume d’una confettura di sera
mentre prati d’amache sorseggiano
scapestrati riccioli di stelle cadenti
come nettare di crepe d’anima
fra lenzuola di passi e baci d’azzurro.
Il mormorio degli angeli
strattona frattaglie di luna cristallo,
stoviglie d’un vello d’ottobre
carezzano origami di vesti ed albori,
mentre galassie di vento fecondano
il rivolo d’un cullar di spighe di nebbia.
disegna cateti di sogni incantevoli
fra cicatrici d’asteroide di nuvola,
dardi di rondine e zucchero d’ombre.
Le coniugazioni del tramonto
son piume d’una confettura di sera
mentre prati d’amache sorseggiano
scapestrati riccioli di stelle cadenti
come nettare di crepe d’anima
fra lenzuola di passi e baci d’azzurro.
Il mormorio degli angeli
strattona frattaglie di luna cristallo,
stoviglie d’un vello d’ottobre
carezzano origami di vesti ed albori,
mentre galassie di vento fecondano
il rivolo d’un cullar di spighe di nebbia.
La mia base è in quella palafitta
sul lungomare ad est della città
c’è più successo nel fallimento
dice chi non arriva a stento
a fine mese. Non chiedi la carità
all’angolo della chiesa sfitta
però suoni brani degli Intillimani
per chi vuole tornare indietro al domani.
Il lupo cattivo ha la gonna
della nonna, se la nipote
lo scambia per un travestito
è perché ne ha visto la foto in un sito
di scambisti. E’ la preda, l’ospite
da sfoggiare al concerto di Madonna
la nonna ha la faccia molto tirata
l’ultimo ritocco è stato una cazzata.
C’è un vento che spazza via l’amore
e la pioggia ha i colori della notte
il fuorilegge guarda l’orizzonte lontano
non ha più casa e famiglia e il grano
dei campi è il letto, il tetto è nelle grotte
nello scantinato del cielo senza colore.
Una giornata da disoccupato, le banche stanno
da qualche parte, ma in pochi ormai ci vanno.
Ti ho perso e non c’è sempre un motivo
nello specchio c’è una foto di prima
di quando le auto partivano a spinta
e tu non avevi una casa dipinta
con macchie di muffa e la trama
dei libri non era semplificata, lascivo
era il sogno, fragile il tempo in cui vivo.
sul lungomare ad est della città
c’è più successo nel fallimento
dice chi non arriva a stento
a fine mese. Non chiedi la carità
all’angolo della chiesa sfitta
però suoni brani degli Intillimani
per chi vuole tornare indietro al domani.
Il lupo cattivo ha la gonna
della nonna, se la nipote
lo scambia per un travestito
è perché ne ha visto la foto in un sito
di scambisti. E’ la preda, l’ospite
da sfoggiare al concerto di Madonna
la nonna ha la faccia molto tirata
l’ultimo ritocco è stato una cazzata.
C’è un vento che spazza via l’amore
e la pioggia ha i colori della notte
il fuorilegge guarda l’orizzonte lontano
non ha più casa e famiglia e il grano
dei campi è il letto, il tetto è nelle grotte
nello scantinato del cielo senza colore.
Una giornata da disoccupato, le banche stanno
da qualche parte, ma in pochi ormai ci vanno.
Ti ho perso e non c’è sempre un motivo
nello specchio c’è una foto di prima
di quando le auto partivano a spinta
e tu non avevi una casa dipinta
con macchie di muffa e la trama
dei libri non era semplificata, lascivo
era il sogno, fragile il tempo in cui vivo.
Risplende di luce il
sole che la notte l'occhio
fanciullo abbaglia.
Risplende di ribellione l'immortale
pianto dolce e amaro che
irrigidisce in iroso rovello
al solletico di vita che
infuria e sorridi nel gran
pianto sul petto della madre
che impetuoso batte il
malinconico tormento. Lasci
piangere e disperi, anima
vagabonda notturna, i perduti
valori, i primogeniti amori,
le nuove visioni.
Compredimi, anima
buona, che solo da marinaio
avanzo in mari inesplorati di
eventi e traccio la mappa nuda.
La vecchia bussola che mi
hai donato l'ho gettata lontano,
non esiste importante
scoperta senza naufragio.
Questa è l'epoca del naufragio,
della stagione più bella, armato
di vigore ardente, salpo solitario.
Canto i passi maledetti, canto
la consapevolezza nuova, canto il
viaggio, mentre affoga
strozzato il tuo gran cuore.
sole che la notte l'occhio
fanciullo abbaglia.
Risplende di ribellione l'immortale
pianto dolce e amaro che
irrigidisce in iroso rovello
al solletico di vita che
infuria e sorridi nel gran
pianto sul petto della madre
che impetuoso batte il
malinconico tormento. Lasci
piangere e disperi, anima
vagabonda notturna, i perduti
valori, i primogeniti amori,
le nuove visioni.
Compredimi, anima
buona, che solo da marinaio
avanzo in mari inesplorati di
eventi e traccio la mappa nuda.
La vecchia bussola che mi
hai donato l'ho gettata lontano,
non esiste importante
scoperta senza naufragio.
Questa è l'epoca del naufragio,
della stagione più bella, armato
di vigore ardente, salpo solitario.
Canto i passi maledetti, canto
la consapevolezza nuova, canto il
viaggio, mentre affoga
strozzato il tuo gran cuore.
C'ero riuscito in gran segreto.
Lo avevano intuito soltanto
i mendicanti ai lati.
Ebbi la presunzione
di immortalare una smorfia
nel flusso indefinito degli eventi.
Aveva vinto anche la donna scalza,
la quale tratteneva il respiro
per poi sbuffare un uragano.
E il frantumarsi dei cristalli,
mi era vietato un attimo d'oblio.
Fra la canala e la parabola
un gatto guardava lontano,
urtando l'unico vaso di gerani del palazzo.
La sirena scarsa di un capriccio femminile:
ero tentato dal pietrificare Eco,
ma preferii continuare a sorridere in avanti.
Lo avevano intuito soltanto
i mendicanti ai lati.
Ebbi la presunzione
di immortalare una smorfia
nel flusso indefinito degli eventi.
Aveva vinto anche la donna scalza,
la quale tratteneva il respiro
per poi sbuffare un uragano.
E il frantumarsi dei cristalli,
mi era vietato un attimo d'oblio.
Fra la canala e la parabola
un gatto guardava lontano,
urtando l'unico vaso di gerani del palazzo.
La sirena scarsa di un capriccio femminile:
ero tentato dal pietrificare Eco,
ma preferii continuare a sorridere in avanti.
Il tuo braccio di cenere ha conservato
una postura strana e vuota
in bilico nel tempo statico
che sfuma
tra le tende della dimenticanza.
Zanzare in caccia
mi seguono fastidiose
certi pensieri hanno luci spente
Da una sigaretta
espiro fumo, lieve che le disorienta
la punta infuocata ha bruciato a lungo
esala scie di tenue corposità
assumendo forme circolari...
una postura strana e vuota
in bilico nel tempo statico
che sfuma
tra le tende della dimenticanza.
Zanzare in caccia
mi seguono fastidiose
certi pensieri hanno luci spente
Da una sigaretta
espiro fumo, lieve che le disorienta
la punta infuocata ha bruciato a lungo
esala scie di tenue corposità
assumendo forme circolari...
Questa dei piedi addormentati è una costante
quando scrivo, e anche ora,
mentre ricordo di stamattina
la sensazione frusciante
di avere una bicicletta alle calcagna.
Ma non c'è nulla, no,
e nessuno.
Girato lo sguardo
il cancello è chiuso, e sono quasi sicuro
che si muovevano solo delle camomille
la testa fuori dai nascondigli gialli.
Da Sant'Elena* in poi il mare
indicava l'orizzonte
per poi confondersi con esso
grande, limpido
una continua armoiosa sinfonia
interrotta da interludi di isole
nuvole smorzavano i raggi del sole
fluttuante nel suo azzurro infinito
mentre la sua luce rischiarava
la piccola Armenia** dove i mechitaristi
raccolgon rose coltivando speranze
sotto l'ombra protettiva del khatchkar***
ed io seduto su una panchina
la birra che invadeva l'anima
mi facevo trasportare
dall'odore del salso
dal suono dell'acqua
verso le montagne nello sfondo
e barche galleggiavano
verso lidi lontani oltre
le colonne d'Ercole degli occhi
così prendeva forma il viaggio senza meta
il viaggio senza fine
dove non c'è arrivo
ma solo partenza verso il non conosciuto
l'essere un eterno Ulisse senza un'Itaca
a cui approdare
senza Proci da scannare
quando l'aria leggera
come una rondine planava
sulla superficie dell'acqua
cha veniva cavalcata dalla bianca spuma
per poi finire la sua corsa
di cavallo imbizzarrito contro la riva
non era la baia di Frisco****
e le cose non dovevano cambiare
dovevano solo iniziare
da me dal mio foglio di carta
dalla lattina di birra distesa
al sole su una panchina.
*Isola di Sant'Elena quartiere della città di Venezia.
**Isola degli Armeni sede del monastero dell'ordine dei Mekhitaristi
dove viene prodotta una marmellata di petali di rose dagli stessi monaci.
***Croce di pietra armena.
****Omaggio alla canzone di Otis Redding
(Sittin'on) the dock of the bay.
indicava l'orizzonte
per poi confondersi con esso
grande, limpido
una continua armoiosa sinfonia
interrotta da interludi di isole
nuvole smorzavano i raggi del sole
fluttuante nel suo azzurro infinito
mentre la sua luce rischiarava
la piccola Armenia** dove i mechitaristi
raccolgon rose coltivando speranze
sotto l'ombra protettiva del khatchkar***
ed io seduto su una panchina
la birra che invadeva l'anima
mi facevo trasportare
dall'odore del salso
dal suono dell'acqua
verso le montagne nello sfondo
e barche galleggiavano
verso lidi lontani oltre
le colonne d'Ercole degli occhi
così prendeva forma il viaggio senza meta
il viaggio senza fine
dove non c'è arrivo
ma solo partenza verso il non conosciuto
l'essere un eterno Ulisse senza un'Itaca
a cui approdare
senza Proci da scannare
quando l'aria leggera
come una rondine planava
sulla superficie dell'acqua
cha veniva cavalcata dalla bianca spuma
per poi finire la sua corsa
di cavallo imbizzarrito contro la riva
non era la baia di Frisco****
e le cose non dovevano cambiare
dovevano solo iniziare
da me dal mio foglio di carta
dalla lattina di birra distesa
al sole su una panchina.
*Isola di Sant'Elena quartiere della città di Venezia.
**Isola degli Armeni sede del monastero dell'ordine dei Mekhitaristi
dove viene prodotta una marmellata di petali di rose dagli stessi monaci.
***Croce di pietra armena.
****Omaggio alla canzone di Otis Redding
(Sittin'on) the dock of the bay.
Spalanco le finestre al sole
e tutto brilla di luce e di vita!
Difronte a questa meraviglia
Difronte a questa meraviglia
affolliamo i nostri pensieri di pensieri
invece di colorarci di cielo.
M’incastro perfettamente con l’aria
respiriamo insieme
condividiamo l’odore del grano tralciato
un pensiero chiuso
stretto, adagiato.
Un altro viaggio...
Non so dirti ma seguo il vento
non sento…
Volo come le rondinelle
ora chiudo le finestre al sole
nei trasversali ciuffi di nuvole
poso la voce e in uno sbadiglio
leggera leggera
m’abbandono.
leggera leggera
m’abbandono.
Incantata
dal rosso al bianco colore
degli oleandri in fiore,
in questa tersa giornata
la strada
sembra un mare colorato ed ondeggiante.
Nella canicola del sole
il silenzio è come bianco rumore.
Si sente il frusciare delle siepi
che lievemente
carezzano l'aria profumandola
nella calda giornata.
La luce abbaglia il cammino
sotto un cielo terso e cristallino
toccato qua e là
da qualche nuvola vagante
che corre in alto
verso il crinale della montagna.
Il vento caldo di questa giornata
corre a stagliare nitidamente
un cielo azzurro cobalto
affollato dai voli pindarici degli uccelli
e dal loro gioioso canto
che scendono in picchiata e risalgono su
verso l'alto in una libertà sconfinata.
Potrei scrivere nel cielo
con fili di nuvole.
Le stelle le metto
per i punti e le virgole.
Per il punto interrogativo
prendo uno spicchio di luna.
E scrivo...
Ma il cielo non mi basta
per tutte le parole che vorrei.
Potrei scrivere
l'immensità.
Lasciando dietro galassie
di stelle e fili di nuvole.
Scrivo...
con fili di nuvole.
Le stelle le metto
per i punti e le virgole.
Per il punto interrogativo
prendo uno spicchio di luna.
E scrivo...
Ma il cielo non mi basta
per tutte le parole che vorrei.
Potrei scrivere
l'immensità.
Lasciando dietro galassie
di stelle e fili di nuvole.
Scrivo...
Sensazioni all'assolata canicola
sulle spiagge di genti certe
Sensazioni sulla sabbia, paiono finissimi ciocchi di vetri, le conchiglie spezzate e passi di vita sparsi.
Sensazioni sulla cantilena sciolta, lontana, di una bambina, forse pure qualche grida.
Sensazioni sulla strada verso il mare, la plaga appiattita appare, le case, gli alberi son bassi, lo scopri da lì, dalle bandiere frantumate al vento, dal cielo coperto, anch'esso schiacciato, dal vento sul terreno, dalle persone coricate, padri e madri stanche, bianche.
Solo i bambini, per loro statura, sanno restare in piedi. Il sole si spalma e l'ombra si ritira, mentre il mare scandisce il tempo, contro le sponde che trova.
Rivedi tuo padre nelle sensazioni, lo incontri in cammino, una volta disteso all'aria gentile, una volta ancora unito alla pargoletta mano bambina, presso gli scogli, altra volta ancora sulla bianca, rinfrescata da spruzzi d'acqua, spuma. Lo si incontra, col volto magro e i capelli sugli occhi, anche in un ramo, che dalla fitta pineta si allontana, discende, e si appisola irto, verso la spiaggia.
Sensazioni all'ombra degli arbusti, mentre macchie di colore seguono il respiro del mare.
Bisogna andare lontano, per sentirlo, molto lontano.
Le sensazioni sono sempre distanti, i passi da compiere tanti.
Chi crederà mai alla storia di un bambino che cercava le genti incerte? Sensazioni ad ogni inaspettato incontro, ma dov'è realmente il poeta? Lo troverà mai un animo a lui affine?
Un tempo esisteva, un poco lo ha conosciuto, ma non abbastanza.
Poi il mare si spegne, s'addensa, ogni cosa infittisce, finché più nulla si distingue.
Ma il suo cuore batte ancora, a quel ritmo del meriggio, non si può, pure la sera, non ascoltare.
È una carezza bollente, sotto i piedi nudi, la sabbia, c'è solo aria, c'è solo aria veramente.
In tasca solo la nozione del tempo, poi si va a casa, si torna indietro, si torna sempre indietro.
sulle spiagge di genti certe
Sensazioni sulla sabbia, paiono finissimi ciocchi di vetri, le conchiglie spezzate e passi di vita sparsi.
Sensazioni sulla cantilena sciolta, lontana, di una bambina, forse pure qualche grida.
Sensazioni sulla strada verso il mare, la plaga appiattita appare, le case, gli alberi son bassi, lo scopri da lì, dalle bandiere frantumate al vento, dal cielo coperto, anch'esso schiacciato, dal vento sul terreno, dalle persone coricate, padri e madri stanche, bianche.
Solo i bambini, per loro statura, sanno restare in piedi. Il sole si spalma e l'ombra si ritira, mentre il mare scandisce il tempo, contro le sponde che trova.
Rivedi tuo padre nelle sensazioni, lo incontri in cammino, una volta disteso all'aria gentile, una volta ancora unito alla pargoletta mano bambina, presso gli scogli, altra volta ancora sulla bianca, rinfrescata da spruzzi d'acqua, spuma. Lo si incontra, col volto magro e i capelli sugli occhi, anche in un ramo, che dalla fitta pineta si allontana, discende, e si appisola irto, verso la spiaggia.
Sensazioni all'ombra degli arbusti, mentre macchie di colore seguono il respiro del mare.
Bisogna andare lontano, per sentirlo, molto lontano.
Le sensazioni sono sempre distanti, i passi da compiere tanti.
Chi crederà mai alla storia di un bambino che cercava le genti incerte? Sensazioni ad ogni inaspettato incontro, ma dov'è realmente il poeta? Lo troverà mai un animo a lui affine?
Un tempo esisteva, un poco lo ha conosciuto, ma non abbastanza.
Poi il mare si spegne, s'addensa, ogni cosa infittisce, finché più nulla si distingue.
Ma il suo cuore batte ancora, a quel ritmo del meriggio, non si può, pure la sera, non ascoltare.
È una carezza bollente, sotto i piedi nudi, la sabbia, c'è solo aria, c'è solo aria veramente.
In tasca solo la nozione del tempo, poi si va a casa, si torna indietro, si torna sempre indietro.
LA DELUSIONE
CHE AL COR COMPARE
RIMANDA IL VOLAR DI PENSIERI
AL LOCO
DOVE DISTANZA FRA NASCITA E MORTE
NON V'E' MAI STATA IN PRESENZA
SEMPLICI NUDITA'
PRIVE DEL NASCONDER AD OCCHI TIMORATI
DI QUELL'HOMO CHE ABBISOGNA DELLO SGUARDO ALTRUI
PER PESAR IN MANO
L'INDENTRO TUTTO, IL CONTO IN ORO
L'ALTRUI PASTRANO
QUANDO GINOCCHIA OSSUTE
FLETTEVANO RIVERENTI
AL PASSAR AGGHINDATO DI SIGNORI ARRICCHITI
LA PAROLA DI NOTE RIVESTITA
ADDOLCITURE DEL TEMPO
USCIVA IN CORTEO, NEL PURO GALATEO
AL BELLO RIVOLTO
ALL'UTILE PROTESO
LE SOLE MIRE DI COTANTO INTELLETTO
DONEREBBERO GIOIE E GIUSTIZIE
QUELL'HOMO MERITEREBBE D'ESSER LINDO
DA VESTITI, BENI ED AVERI
AL LIMITAR ANCHE IL PENSIERO
LASCIAR VAGANTE IL DI LUI ANIMO GENTILE
ALLE SUE SCORRIBANDE
CON IL SUO DESTRIERO
CAVALIER LEGGIADRO
HOMO LEGGERO
CHE AL COR COMPARE
RIMANDA IL VOLAR DI PENSIERI
AL LOCO
DOVE DISTANZA FRA NASCITA E MORTE
NON V'E' MAI STATA IN PRESENZA
SEMPLICI NUDITA'
PRIVE DEL NASCONDER AD OCCHI TIMORATI
DI QUELL'HOMO CHE ABBISOGNA DELLO SGUARDO ALTRUI
PER PESAR IN MANO
L'INDENTRO TUTTO, IL CONTO IN ORO
L'ALTRUI PASTRANO
QUANDO GINOCCHIA OSSUTE
FLETTEVANO RIVERENTI
AL PASSAR AGGHINDATO DI SIGNORI ARRICCHITI
LA PAROLA DI NOTE RIVESTITA
ADDOLCITURE DEL TEMPO
USCIVA IN CORTEO, NEL PURO GALATEO
AL BELLO RIVOLTO
ALL'UTILE PROTESO
LE SOLE MIRE DI COTANTO INTELLETTO
DONEREBBERO GIOIE E GIUSTIZIE
QUELL'HOMO MERITEREBBE D'ESSER LINDO
DA VESTITI, BENI ED AVERI
AL LIMITAR ANCHE IL PENSIERO
LASCIAR VAGANTE IL DI LUI ANIMO GENTILE
ALLE SUE SCORRIBANDE
CON IL SUO DESTRIERO
CAVALIER LEGGIADRO
HOMO LEGGERO
Silenzi vuoti ed opprimenti sopra la sera estiva;
Non ho altri pensieri;
mi avvolge il mistero della notte;
mi abbandono al silenzio
ed aspetto il ritorno dell’alba
Non ho altri pensieri;
mi avvolge il mistero della notte;
mi abbandono al silenzio
ed aspetto il ritorno dell’alba
all’estremo orizzonte che si allontana
Come una cupola il silenzio copre la città;
ogni rumore si spegne nel mistero della notte;
che frantuma ogni aspettativa
ed alimenta le speranze ed i ricordi
La dolce sera spande la sua luce
il lieve silenzio m'avvolge
e mi trasporta nella sua pace
rondine che al nido il volo volge.
Assaporo l'amore che in me aleggia
complice trapunta stellata
che dall'alto del cielo occhieggia
come luce benevola invitata.
Amore mio sei sempre presente
dentro il battito del mio cuore
in una perenne gioia fiorente.
Non vivo senza il tuo volto
che si avvicina innamorato al mio
e io lo sguardo adorante a te volgo.











