Nevicano parole d’autunno
ed un sonaglio d’acque australi
brizzola violini sulle labbra incarcerati.
Novembre ricama spighe di brina,
arancia lanterne di nuvole,
ridonda zigomi di fumo in frantumi.
Pallide lacrime d’asfalto
azzurrano d’arcobaleno le foglie,
stingono fra i viali sciroppo d’ombre.
Autografi d’anima
merlettano castagneti d’aurora,
nevicano parole d’autunno
ed il petto di novembre sanguina
come bruma di luce ghiacciata.
ed un sonaglio d’acque australi
brizzola violini sulle labbra incarcerati.
Novembre ricama spighe di brina,
arancia lanterne di nuvole,
ridonda zigomi di fumo in frantumi.
Pallide lacrime d’asfalto
azzurrano d’arcobaleno le foglie,
stingono fra i viali sciroppo d’ombre.
Autografi d’anima
merlettano castagneti d’aurora,
nevicano parole d’autunno
ed il petto di novembre sanguina
come bruma di luce ghiacciata.
5 commenti
E mattino...
Giorno a,
ravvivar colori e
aprir finestra al sole.
L'aria a profumar di caffè tostato,
fiori di melograno nel giardino,
asprigni limoni e prugne buone.
E mattino...
Nel cuor farfalla invola e,
distrae l'anima di gioia.
Amor di bimba, donna e mamma,
vita a nascer e morire.
Cuor t'amo a profanar amore e,
chiamar il mio nome,
ritrarre luna, stelle e donarle ancora.
E mattino....
Mente a vagar nell'orizzonte,
pensieri a brulicar ricordi e
risvegliar memorie addormentate,
rondini a sorvolar l'azzurro cielo.
Angeli e Cherubini, invisibili anime,
cantico fluviale,
musica ad intonar parole buone.
Emozioni a zampillare profum d'amore.
Giorno a,
ravvivar colori e
aprir finestra al sole.
L'aria a profumar di caffè tostato,
fiori di melograno nel giardino,
asprigni limoni e prugne buone.
E mattino...
Nel cuor farfalla invola e,
distrae l'anima di gioia.
Amor di bimba, donna e mamma,
vita a nascer e morire.
Cuor t'amo a profanar amore e,
chiamar il mio nome,
ritrarre luna, stelle e donarle ancora.
E mattino....
Mente a vagar nell'orizzonte,
pensieri a brulicar ricordi e
risvegliar memorie addormentate,
rondini a sorvolar l'azzurro cielo.
Angeli e Cherubini, invisibili anime,
cantico fluviale,
musica ad intonar parole buone.
Emozioni a zampillare profum d'amore.
Tutte le parole di una vita
E in quella stessa vita ogni
Singola parola.
Macerazione.
La memoria invecchia prima
Dell'uomo, ma il tempo
È fermo.
Disperata attesa.
Il ricordo è sempre malinconico,
La malinconia non sempre sofferenza
Dei tempi assaggio l'istante e
Rammento una vita illibata.
Passata.
Saluto sentito.
Pezzi di cuore nella stanza, giù
Dalle scale.
-tutto bene?
-Per quanto possa andar bene la vita dell'uomo.
Risposte al vento.
In frantumi l'esistenza e il
Piano s'inclina.
Equilibrio. Esiste?
Le stelle brillano e son belle,
Solo perché il cielo tutto
Intorno è nero.
E in quella stessa vita ogni
Singola parola.
Macerazione.
La memoria invecchia prima
Dell'uomo, ma il tempo
È fermo.
Disperata attesa.
Il ricordo è sempre malinconico,
La malinconia non sempre sofferenza
Dei tempi assaggio l'istante e
Rammento una vita illibata.
Passata.
Saluto sentito.
Pezzi di cuore nella stanza, giù
Dalle scale.
-tutto bene?
-Per quanto possa andar bene la vita dell'uomo.
Risposte al vento.
In frantumi l'esistenza e il
Piano s'inclina.
Equilibrio. Esiste?
Le stelle brillano e son belle,
Solo perché il cielo tutto
Intorno è nero.
I sogni che te nascheno dar core
e crescheno colorati come ‘n fiore
nun sono fatui, ‘n immaginazione
ma della realtà, anticipazione.
Prenni na sera ar Pincio, a Roma mia
accenni a luna nella prateria
d’un cielo blu che ospita le stelle
sceji con cura quelle, le più belle.
Poi lassa score er ponentino
fra li capelli de chi te sta vicino,
una carezza dai a la città
che, ‘n curiosita, resta ad osservà.
E nun me di che sta situazione ambita
nun l’hai mai sfruttata ‘na vorta nella vita!
E’ er frutto d’un sogno e nun der caso
pe certe cose nun poi annà a naso !
E che all’omo pare tutto realtà
ciò che vorebbe da realizzà.
E, ‘nvece sono sogni assai sofferti
fatti cor core ma co li occhi aperti.
e crescheno colorati come ‘n fiore
nun sono fatui, ‘n immaginazione
ma della realtà, anticipazione.
Prenni na sera ar Pincio, a Roma mia
accenni a luna nella prateria
d’un cielo blu che ospita le stelle
sceji con cura quelle, le più belle.
Poi lassa score er ponentino
fra li capelli de chi te sta vicino,
una carezza dai a la città
che, ‘n curiosita, resta ad osservà.
E nun me di che sta situazione ambita
nun l’hai mai sfruttata ‘na vorta nella vita!
E’ er frutto d’un sogno e nun der caso
pe certe cose nun poi annà a naso !
E che all’omo pare tutto realtà
ciò che vorebbe da realizzà.
E, ‘nvece sono sogni assai sofferti
fatti cor core ma co li occhi aperti.
Non so come fai a dire che entra dell'aria dalla finestra,
c'è proprio bisogno di meno brio
di meno talento
per credere che gli alberi che fanno
da sfondo all'autorimessa siano in movimento.
C'è proprio bisogno di meno parole,
anche se ben incastonate cesellate soffiate
con le dita magari degli zefiri incantati.
Non so come fai a dire che questa è una poesia.
La fede è pressoché persa, il secolo s'asciuga parco di sentimenti,
la scienza della xenofobia ha piedi colossali
e il nostro pianeta sarà odiato dagli asteroidi vuoti cui abbiamo dato
nomi ellenici e sigle apocalittiche.
Non so come fai a dire che entra dell'aria fresca,
ma sento l'odore delle galline e dei gerani,
e questo mi basta per essere
un uomo dall'alfa all'omega.

ma sento l'odore delle galline e dei gerani,
e questo mi basta per essere
un uomo dall'alfa all'omega.
Il cielo stasera
è come impazzito
ho chiesto anche aiuto
ma nessuno ha sentito.
S’odono in cielo
tuoni e saette
ed anche la pioggia
mi strugge le orecchie.
Il cielo stasera
è parecchio incazzato
perché il vento
ha sbuffato via le stelle
spaventando anche la luna
Che stava dormendo beata…
Non so a cosa pensi oggi
e a cosa penserai domani.
Le stelle son lontane,
toccarle è impossibile.
E poter toccare i tuoi pensieri
dovrei prima piangere, poi morire.
In questa vita si piange e si muore spesso.
E il pianto, ce lo portiamo con noi fin dopo la morte
con i nostri interminabili addii, quei vuoti da colmare.
A volte si muor per nulla, ma si nasce per gioire.
Ma questo gioire, a cosa mai servirà in fondo?
e a cosa penserai domani.
Le stelle son lontane,
toccarle è impossibile.
E poter toccare i tuoi pensieri
dovrei prima piangere, poi morire.
In questa vita si piange e si muore spesso.
E il pianto, ce lo portiamo con noi fin dopo la morte
con i nostri interminabili addii, quei vuoti da colmare.
A volte si muor per nulla, ma si nasce per gioire.
Ma questo gioire, a cosa mai servirà in fondo?
Hanno un suono le parole dei poeti.
E’ musica,che rischia di non esser più ascoltata,
deformata,da chi cerca di ripeterla stonandola.
Dov’e il vento dell’essere,
il suo silenzio, la sua quiete,
dove, la nuova richiesta
per la nuova risposta,
il nuovo inizio di se stessi?
Il grande testo cosmico
chiede nuove dis-velanti note
inudibili celestiali suoni
per intonar nuovo soggiorno……all’Uomo!
Sia pure,
la pietà della domanda...
la pietà della domanda...
....per pietà della risposta!
Che accada presto nuova verità,
nell’odierna perdita di infantili danze
di abbandono di quell'(essere)!
Siano,
i multipli orgasmi
del gran (dis-velamento),
i multipli orgasmi
del gran (dis-velamento),
sia… la nuova musica Cosmica!


Tragedia a vent'anni
Stanchi e avvizziti
Ciondolanti anime
Della noia che procura
Da passati tormenti
Di un'infanzia bruna
Di uno sgretolato presente
Di intonaco su vecchie mura
E del lume serrato
Dalle calate imposte
Cela la futura luna
Così si canta la tragedia
Del mio tempo, delle
Infinite parole senza
Accento, di questo e
Del prossimo demagogo,
Del germogliante sconforto
Della radica sinuosa
Del discorrere di nulla,
Dell'assenza d'essere
Isterica e nuda la
Mente brucia e suda
Sotto vesti costose
Gli ultimi di speranza cenci...
...vuoto...
...Della maschera dipinta,
Ridipinta e dipinta ancora
Nella luce ocra del parcheggio
La pioggia scrosta battendo
I vetri d'auto con gambe
Aperte e lingua che
s'addolcisce nella fregna,
Che la mattina attende in casa
Con caffè in tavola pronto
L'idilliaco frivolo bacio, che
Moglie assapora, note
Amare della notte...
...vuoto...
E i sogni restano sogni.
Stanchi e avvizziti
Ciondolanti anime
Della noia che procura
Da passati tormenti
Di un'infanzia bruna
Di uno sgretolato presente
Di intonaco su vecchie mura
E del lume serrato
Dalle calate imposte
Cela la futura luna
Così si canta la tragedia
Del mio tempo, delle
Infinite parole senza
Accento, di questo e
Del prossimo demagogo,
Del germogliante sconforto
Della radica sinuosa
Del discorrere di nulla,
Dell'assenza d'essere
Isterica e nuda la
Mente brucia e suda
Sotto vesti costose
Gli ultimi di speranza cenci...
...vuoto...
...Della maschera dipinta,
Ridipinta e dipinta ancora
Nella luce ocra del parcheggio
La pioggia scrosta battendo
I vetri d'auto con gambe
Aperte e lingua che
s'addolcisce nella fregna,
Che la mattina attende in casa
Con caffè in tavola pronto
L'idilliaco frivolo bacio, che
Moglie assapora, note
Amare della notte...
...vuoto...
E i sogni restano sogni.
Verso a fine de sta vita, dice,
se fa ‘n bilancio inder la cervice,
si l’hai trascorsa bene o indegnamente
oppure se a te nun è fregato niente.
A me nun me ne frega de st’esame
nun fui abilitato a fa l’infame.
Vissi la vita così, come veniva,
core e ragione in alternativa.
Ho fatto anche io er mi peccato,
granne direi, e sempre reiterato.
‘O porto come un peso dentro ar core
ma a di la verità senza dolore.
Vo dico senza alcuna afflizione,
che sto a parlà da fornicazione.
Quanno iniziai ero liceale
si n’ho facevo me sentivo male,
poi migliorò all’università…
du vorte ar giorno potevano bastà.
Co a moje è ‘n fatto abituale,
co a cammeriera un po’ più eccezionale.
D’a segretaria a l’addetta stampa
dovetti passà nun ce se scampa.
Puro l’edicolante ogni matina
voleva na ripassatina!
Io ce mettevo amore e quarcos’artro,
ma a dire er vero era ‘n disastro !
E si, lo so, so tanti i miei peccati
e nun li ho mai giustificati,
ma io volevo solo fa l’amore,
magari squallido ed anche incolore.
C’ho da pensà de chi ammazza e ‘mbroja,
lassamo sta, me sta a venì na….voja…..
se fa ‘n bilancio inder la cervice,
si l’hai trascorsa bene o indegnamente
oppure se a te nun è fregato niente.
A me nun me ne frega de st’esame
nun fui abilitato a fa l’infame.
Vissi la vita così, come veniva,
core e ragione in alternativa.
Ho fatto anche io er mi peccato,
granne direi, e sempre reiterato.
‘O porto come un peso dentro ar core
ma a di la verità senza dolore.
Vo dico senza alcuna afflizione,
che sto a parlà da fornicazione.
Quanno iniziai ero liceale
si n’ho facevo me sentivo male,
poi migliorò all’università…
du vorte ar giorno potevano bastà.
Co a moje è ‘n fatto abituale,
co a cammeriera un po’ più eccezionale.
D’a segretaria a l’addetta stampa
dovetti passà nun ce se scampa.
Puro l’edicolante ogni matina
voleva na ripassatina!
Io ce mettevo amore e quarcos’artro,
ma a dire er vero era ‘n disastro !
E si, lo so, so tanti i miei peccati
e nun li ho mai giustificati,
ma io volevo solo fa l’amore,
magari squallido ed anche incolore.
C’ho da pensà de chi ammazza e ‘mbroja,
lassamo sta, me sta a venì na….voja…..

Se oggi incontrassi Dio
gliene direi quattro…
educatamente,
ponderatamente,
espressivamente
su quanto osservo
quotidianamente.
Non ho più la forza
a tollerare
il vedere
la sofferenza,
l’indifferenza,
la prepotenza,
la sfacciataggine.
Corsi di sangue,
ferite non cicatrizzate…
E Lei, mio Buon Dio
non muove un dito,
le piace guardare?,
le piace lasciar operare?,
Hanno insegnato tutt’altro!
Scusi, non credo
che presti la vista
per divertirla?
Ha un cuore spinato?
Lo presumo!
Ha un volto lacrimante?
Lo penso!
VOGLIO dirle
solamente
nell’aldilà,
avere sempre
sotto gli occhi
irreprensibili e…
incivili
vedrà sempre,
come oggi
il piangere
il ridere,
il soffrire,
il tripudiare!
DIO MIO… DIO MIO
Lasci
un mondo di gioia.
Lasci
attimi di gaudio.
E tutti
saremmo allora
FRATELLI.
Un’ultima cosa
strappi
il vile denaro.
E tutti
non si sbraneranno
per esso.
DIO MIO… CHE NE PENSI?
Pensieri galoppano
come onde.
Confusione...
Tempesta fisica
ed emotiva.
Paura...
Ansia...
Il temporale
stimola l'agitazione.
Di un niente...
o di tutto...
Giostre illuminate
con la musica a ritmo.
Il silenzio
e il buio devastante.
Annullano
tutti e tutto.
Ed io resto qua
assente.
Ad attendere
gli eventi.
come onde.
Confusione...
Tempesta fisica
ed emotiva.
Paura...
Ansia...
Il temporale
stimola l'agitazione.
Di un niente...
o di tutto...
Giostre illuminate
con la musica a ritmo.
Il silenzio
e il buio devastante.
Annullano
tutti e tutto.
Ed io resto qua
assente.
Ad attendere
gli eventi.
M’apostrofo d’azzurro
come cristallo di lago
piumato di luce stellata
ed un rossetto di foglia
acrobazie di rondine storna.
M’apostrofo d’azzurro
ed un roseto di ghiaccio solare
bacia una carezza d’inverno,
la sartoria del silenzio è nuvola
che si tinge d’infinito pensiero.
come cristallo di lago
piumato di luce stellata
ed un rossetto di foglia
acrobazie di rondine storna.
M’apostrofo d’azzurro
ed un roseto di ghiaccio solare
bacia una carezza d’inverno,
la sartoria del silenzio è nuvola
che si tinge d’infinito pensiero.
E' con le mie mani
che cerco il tuo viso
ho bisogno di un contatto
di sentire il profumo della tua pelle
quel calore tiepido delle tue braccia
quell'abbraccio
che nel silenzio della notte
che nel silenzio della notte
avvolge la mia vita.
Stringimi
voglio che mi manchi il fiato
sciogli tutti i miei pensieri.
Oggi come ieri
la nostra stagione imbianca di nostalgia.
Ma è tutto qui quello che cerco!
L'alba si fa chiara
e ci entra dentro











