Nuvole chiare e luna bianca
sovrastano il mare
che mormorando
fa sentire la sua voce.
una scia leggera di fumo
esce dal cratere
e si confonde in cielo.
il sole giallo
sta sparendo dietro ad esso
salutando il giorno
che stanco
s'inchina alla notte.
possenti spalle mi sostengono affinchè nitida
possa io avere la visione di un mare azzurro e infinito;
sussulta ora il cuore al riecheggiar di un lontano passato.
Al giunger di primavera, in tempo di fioriture e
soavi canti d'amore,
un canuto capo si volge lentamente verso il mio volto,
occhi grati e fors'anche sereni ne osservano il turbamento,
questi occhi consapevoli dell'immensità dell'attimo
paghi del fu ieri itegrità dell'essenza dell'uomo.
Due fragili mani si posano dolcemente sulle mie,
son sfiormanti leggeri, quasi impalpabili,
ora non temere, ti stringo forte,
un accenno di sorriso si dipinge
su lineamenti distesi,
ora, insieme a mio padre,
da infinite vette,
per sempre,
ritrovo
l'immensità e la limpidezzza d quel mare.
Le chiamano specie protette, le donne con la barba
e gli uomini col riportino, gli indovini delle parole crociate
i cherubini in doppiopetto e le diavolesse in abito da sera.
Poi hanno stretto il patto del fagotto, ora col panciotto
d’ordinanza e la lupara a tracolla, hanno un altro aspetto
più arcigno e imbronciato. Il cigno che ha chiesto la pensione
e la cicogna in ricognizione tra le alcove abbandonate
si sono uniti alla squadra, pure i poeti col lenzuolo bianco
come copricapo hanno inviato richiesta d’iscrizione.
La canzone è stata scritta, sarà la sigla dell’associazione
quella della Banda degli sfrattati del Corvo stanco
le sedi sono poche, ma altre sono già state segnalate
e su Ebay c’è già chi ha messo in vendita la ragione
sociale per fare un po’ di quattrini in modo scorretto.
Hanno creato un app per l’iphone, tipo gioco del Lotto
con le parole al posto dei numeri, si vince una crociera
a Portopalo o a scelta una gita nel tempo delle fate
da salotto col pullman messo a disposizione da uno sherpa.
La carica della polizia era stata prevista, gli idranti
e i manganelli, dopo gli stornelli a squarciagola
in rima alternata, il primo per l’antipasto, l’altro per l’insalata
il caffè con le saracinesche abbassate, decine di telecamere
a riprendere il tutto. Gli zombi son tornati e le streghe
non sono mai andate via, la spia che li ha informati
era un guercio dall’aria malandrina, zucchero e farina
per impastare una torte di bugie. Il venditore di farfalle
ha un buco in fronte e la danzatrice dei sette veli
ha visto cieli di piombo, poi ha trovato rifugio tra gli steli
di un fiore reciso dal boia di Atlanta. Ci sono stelle
tra i fondali delle acque trasparenti e una brina
che sfiora l’erba nell’alba di sabbia a tre strati.
Zuffe tra amanti traditi, l’esercito per sedare le beghe
tra commercianti d’argilla e l’affitto di due camere
con vista sul porto dei pescatori a giornata
la banda degli sfrattati del Corvo bianco è stata asfaltata
ora gioca a ramino e a tre sette con angeli e santi.
Le foglie mai cadono
al centro della terra
ma solo precipitano
senza inutili turbini
fra perdenti svolazzi
e così ti apparigli
quando sbuffi di noia
subendo impotente
l’aspettato invariare
delle stagioni umorali
per disperderti buia
sulla faccia assolante
del rarefatto pianeta
creato per viverti
dove siamo in noi due
e pur sempre di fuori
se mi vuoi mentre sei
ma teniamoci solo
l’un l’altra per tutti
o per quelli che siamo
per capirci da seri
almeno uno per volta
o non stai nella pelle
e ti va di spiegarti
offrendo nuda la carne
perchè ti possa notare
proprio a nervi scoperti
per incontrarci davvero
perché tu sei profonda
quando decidi di aprirti
riguardandoti dentro
per ospitare con calma
il mio sguardo invitato
quando la vedo difficile
col sangue negli occhi
ci bacia stasera
la luna quasi piena
mostra i suoi mari
come la mamma
i suoi figli senza pari
Ancora il rosso
lontano del sole
ha cambiato le ore
non vuole sparire
Anche il blu profondo
tarda a venire
sembra d'accordo
nel ritardare
Che bella luce
ci bacia stasera
affido all'istante
qualche parola leggera
Un momento di vuoto
senza rumore
aggiunge bellezza
nel star qui fuori
Basta questo vedere
basta l'alzar di occhi
basta questa luce
ogni peso
piccolo e grande
dopo il suo mostrare
si riduce.
di cielo scremato,
vernice di stella
la nutre d’estate
ed un capriccio
di sguardo incantato
la tesse d’azzurro
come arpa di musa
fra labbra riflesse
in chicchi d’asfalto.
Parole di mute stagioni
son falene all’orizzonte,
grafite di grandine
le inurba di cuore
ed il pensier mio
naviga come virgola
di sole amaranto
in questo tenero canto
di mare affamato.
poi tace, ma a goderla solo il mare,
disteso come un Ercole a riposo.
… Il silenzio indossa vibrati d’ali e,
sulla scogliera, sfilano danze
di becchi stridenti.
… Il giorno è sempre un dono,
porto da timide braccia di sole,
sveglierà l’affanno,
la delusione delle speranze,
perché i dolori del mondo
non dormono mai oppure
hanno sonno breve.
… I resti della notte,
portati via da una ramazza,
il profumo di fresia e il salmastro,
la brezza e l’odore di pace,
tutto arriva a conforto dell’anima.
… E questo mare ancora dorme,
alle carezze leggere di remi
che sperano.
… E il mio silenzio, ora, si fa voce
“Dove sono i pensieri tempestosi,
le ansie che assalgono? ”
… Oh, se tutte le ore portassero
questa pace…









Per quanto 





