Come tuo solito perso
nel contare il da fare
in questo cielo blu terso
della notte da esplorare
come il mondo sommerso
in cui vuoi strutturare
quell’animo deterso
e ogni colpa emendare
ma in bel modo diverso
succederebbe anche al mare
in cui ti immagini immerso
senza bisogno di respirare
nemmeno all’aria riemerso
pur non sapendo nuotare
Sebbene non ci siano
elucubrazioni e neppure remore
ogni cosa e' nebulosa
coperta da una nebbia fitta e bagnata.
dove nulla fa intravedere
solo stalli e mute parole
ferme su labbra asciutte
rimangono come stille di rugiada mattutina.
chiara la mente lavora instancabile
avvinta come carta moschicida.
ma non più s'aprono
fessure e ovattato pure l'orecchio
si stacca da ogni suono
e il silenzio assordante
ricopre ogni senso
che vibra senza muovere niente.
attimi di immobile follia
sopraggiungono a far tacere
anche il cuore.

Di luce respira il giorno
nella carezza dell'equinozio
notte e dì equamente divisi
plasmati nello splendore della natura,
nel profumo dei fiori urlanti i loro colori
e la loro bellezza spiccante
nel verde dell'erba.
Ali in volo e trilli di uccelli
in canti e richiami
salutano la nuova stagione
nel rifulgere del sole
che allieta i passi dei giorni.
Passeggio tra i viali della città
leggera e col cuore colmo di letizia,
tutto è luce, tutto mi sorride.
Non penso alle cose perdute
ma apprezzo ciò che ho salvato:
gli affetti, il candore delle cose minute
divenute ora importanti.
Oggi il suolo s'accende al cielo
e si riflette in un chiaro lucente:
è un inno che io sento vibrare nell'anima!
i girasoli guardano al tramonto e i mangiatori
di patate sono al verde. C’è la fatica nei campi
di grano e il turbinio delle onde nel cielo notturno
la casa è gialla e identica è la stanza nel giorno
del litigio. Le stelle si specchiano nell’acqua, lampi
di bellezza eterna, i tavoli dei caffè sono fuori
nella notte di Parigi, nulla però è sopravvissuto.
La luce è tutto, ora sospesa, spesso abbagliante
è l’anima che si specchia nella natura e la guarda
nel profondo. Gli innamorati si tengono per mano
ma sono lo sfondo, l’amore non è centro del mondo
è uno schizzo rubato al tempo. C’è un perché e un quando
è l’istante a stampare la scena, chi è folle e chi è sano
la quotidianità può essere genio, se s’attarda
se aspetta che il sole sorga e che sia potente la lente.
Molti non capiscono, perché non è ancora il momento
o perché c’è uno schema da rispettare. I canoni
della bellezza e quelli del denaro, tutte sciocchezze
che diventano pregiudizio. Quando cambia la scena
è tutto più chiaro, il motore non è in folle e la catena
è spezzata. Non c’è una data scritta tra le brezze
dell’esistenza, le foglie volteggiano e i costoni
delle montagne restano. Tutto il resto è talento.
· Ora voi salite in groppa a me, sulle mie spalle, io mi avvicino e voi cambiate l’attrezzo elettrico.
Così dopo esser salito sulle di lui spalle, ci avvicinammo, traballanti, al centro della stanza. Lo sentivo ansimare. Dovevo essere un po’ ingrassato gli ultimi tempi. Ma lui con tono cortese e con l’ultimo sospiro mi disse :
· Ci siete ? Avete preso il portalampade ? Avete svitato la lampadina ?
· Certamente, risposi un po’ affaticato
· Ecco tenete il portalampade con la sinistra e con la destra avvitate la nuova lampadina.
Lo sentivo ansimare ormai ed ebbi l’impressione che non ce l’avremmo fatta.
· Fatto ? – ormai gridava, stava proprio per mollare, ma io mantenni la calma e gli risposi nel modo più adeguato.
· Gesù, don Gennarì, e se voi non girate ! ! ! !
Caro don Gennarino, siete un amico magnifico. L’unico a cui ho affidato questo piccolo segreto della pigrizia che mai diverrà dissacrante o diffamante. Che poi è solo un piccolo neo nel carattere dell’individuo. Molto comune in olti uomini. Ricordo quanti come me, mentre svolgevamo il servizio militare si “imboscavano” per non svolgere servizi pesanti, questa sarebbe pigrizia ?
Però ora, scusatemi, me ne torno alla mia poltrona e mi distendo un po’. Dopo questo esercizio di scrittura ho le dita doloranti. Le terrò al caldo mentre guardo la tv o meglio mentre dormirò un pochino sulla mia amata. Poltrona ! Cosa avevate capito ?
la prima ferita, il distacco dalla madre
il primo pianto, medicato dall'abbraccio,
non è ancora vera frattura
poi però il primo addio morde l'anima
un taglio netto, profondo, sanguinante
quello irrevocabile, definitivo
e ne verranno altri, pochi o molti,
un amico che va e non ritorna
un uomo o una donna amati
che non si voltano più indietro
svaniti nelle spire del tempo senza un saluto
perchè , per quanto amore ci leghi,
tutto è destinato a finire prima o dopo
esattamente come le stagioni,
anche quelle che sembrano prolungarsi...
La verità è che il ciclo per continuare
paradossalmente deve interrompersi.
Dirò una sola parola e capirete all'improvviso
tutto quanto il suo dolore:
separazione
dai sentimenti ambrati,
ammalianti,
e il fiume di lacrime a bagnare il dolore
mi ha sbattuto in faccia la fragilità
e ho scoperto che la mia sensibilità
vale più delle tua presunzione
Ho capito che il mio futuro
non avrà il tuo nome
Ho accolto il pianto come un conforto
e la rabbia sparsa in tutto il mio corpo
ha risvegliato la mia saggezza
mi ha ridato la certezza
che non meriti il mio valore
Ho capito che il mio futuro
non avrà il tuo nome
raccoglie fondi per una causa nobile :
aiutare i dinosauri prima repubblica
ad aumentare il vitalizio permanente.
Tutto pronto per la partita del cuore
ingrossato fra commesse e portaborse,
come ospiti d'onore in calzamaglia
le tre mogli dei due bronzi di Riace
sedute comode in tribuna laterale
con pochette e décolleté in bella vista;
le kiss_cam sulla suora presa a emblema
della chiesa euro e sudamericana
dalle origini francesi e paraguagie,
sul signore capellone e Christine Croce.
La morte dell'amata di Dante mi ha colpito
Ho immaginato di raccogliere le stelle
E metterle sotto al tuo cuscino
Questa è la mia lode, ora che ci sei
E questa è la mia dichiarazione
Per quando non ci sarai più
Fonte della morale più pura
Io posso baciare il tuo corpo, vivo
Che tra le sue crepe nasconde delusioni
Apriti, accoglimi
Sarò l'argilla dei tuoi solchi
Il tuo splendore sarà nei millenni
La mia mente il grande autore
La battaglia del mio cuore caduto in amore
Che illuso fu Achille
La gioia di una vita lunga, nell'anonimato
É quello che più chiedo
Se i tuoi occhi, specchio di tutto
Sono rivolti a chi ti ama
Con il cuore in mano
fra i papaveri
come lanterna di brina
mendicata fra i campi
e come rossetto d’anima
zucchera flebili raggi
d’orizzonte stellato
in questo nudo apostrofo
di cielo chiacchierato.
Orologi d’amore
appigliano grappoli
di luce malconci
ed un respiro d’inverno
tace stemperato
in questo ricamo fiabesco
di cielo chiacchierato.
come Bibbie adagiate sugli scaffali dei secoli,
come astro nascente per campi di girasoli,
come matite colorate nelle mani di Dio.
Tra gesti studiati e lenti,
tra silenzi densi di parole,
tra sorrisi nel chiaroscuro di una ruga,
Essi vivono…
regalando ad un cielo di anime
l’indescrivibile bellezza delle stelle al tramonto.













