La forza vera che da questa nasce?
Priva di malintesi, chiara come acqua pura.
Qual’e’ il senso di una parola?
La sua sostanza, l’essenza,
che dalle labbra arriva intatta
nel punto più remoto del mio intelletto
indelebile tatuaggio del tuo pensiero?
Quale disincanto
nell’inganno, quale delusione
quando al mio orecchio arriva
la tua voce querula a dare un senso nuovo
alle tue frasi.
Escono dal tuo cesto pieno di serpenti
da grande incantatore quale sei e,
vendi parole nuove torbide e disoneste.
Quale peso hanno le tue parole?
Vuote come vuoto e’ il tuo animo
Inconsistenti simboli di un ombra d’uomo
crampi allo stomaco,
l'amore uccide.
sei freccia nel mio cuore,
sei fulmine squarciante il cielo,
ferita pulsante nella mia carne viva,.
Stomachevole dolore.
Algoritmi le tue scuse,
vuote formule che analizzano un cuore necrotico.
Ora,
IO
uccido
il TUO
cuore.

Sera vellutata
carezzata da impalpabile brezza
e scintille di stelle,
manto lucente a coprire la volta blu
in penombra silenziosa
ed accattivante.
Sulla riva del mare
lo sciabordio dell'onda
canta in sottofondo una nenia dolce.
Al mio orecchio attento
arriva il murmure di passi lontani
che calciano l'acqua.
Mi sdraio sulla rena sottile
che s'attacca al corpo
in un abbraccio
che m'avvolge riportandomi
nel sogno di ieri.
Labirinti di pensieri
rivedono il tuo volto levigato,
sorridente ed abbronzato
che mi cinge con fervore
colmandomi d'ebbrezza il cuore.
‘na vita nasce sbagljata!...
Che p’ ò fa’ sì nun chiagner’ ‘ncoppo
‘o piatto accummigljat’,
‘a chella seggia sempe vacant’ a tav’l’,
aspettanno ca’ ‘o figljo suojo s’arritira…
E, ‘ntramento, fà notte e fà friddo o
chiove e fa ‘a neve e passen’ ll’anni
e chi maje p’ò sapè…
… Ma ‘a ggent’ parla!...
Simmo tutt’ bbuon’ a parlà ‘e ll’at’,
‘a vocca vo’ ‘o sfog’ suojo,
adda’ dicer’, sinnò schiatta…
Ma quanno ‘a sciorta avota ‘e spalle
e tocca a loro ‘a mala sorta,
eh… allora ‘a lengua,
ll’at’, s’anna tener’ ‘o post’...
… Comm’è strana ‘a ggent,
sape sulo sparlà!...
Che po’ fa’ ‘na mamma sì
‘o figljo vo’ fa’ ‘a vita soja sbagljat’,
vo’ esse libber’, ce piace ‘e campà
e murì comme vo’, e rimedio nun ce sta…
… E ‘a ggent’ dic’, sparla,
pecchè parla tant’ pe’ parlà!...
......... TRADUZIONE......
Cosa può mai una mamma
se una vita nasce sbagliata!
Cos’altro potrebbe se non piangere
sul piatto tenuto in caldo,
accanto alla sedia sempre vuota,
aspettando che il figlio faccia ritorno.
E, intanto, fa notte e fa freddo
o piove e nevica e passano gli anni e
la gente non sa…
… Però, la gente parla!...
Tutti buoni a dir degli altri,
ogni bocca vuole sfogo, dire.
Ma se la sfortuna gira le spalle
e tocca a loro,
eh…. allora, gli altri, la lingua
devono tenerla a posto
e tacere.
… Com’è strana la gente,
sa solo sparlare!...
Cosa può mai una mamma
se un figlio è una vita sbagliata,
libero di vivere e morire come gli piace
e lei un rimedio non ce l’ha!...
… E la gente dice, sparla,
parla tanto per parlare!…
Quel vento leggero che sa di erba nuova
solletica il viso
e come ragazzo burlone
tira i capelli
li pettina forte poi piano
ti gira intorno con danze tribali
come nelle antiche tribù.
senza peso ti solleva lembi d'abito
ed inventa balli di tanti anni fa'.
poi ti parla all'orecchio con voce lieve
e come innamorato
che ha occhi sol per te.
quel vento leggero sa esser crudele
quel vento ti penetra.
ti ama a volte senza pietà.
t'innalza ,ti sostiene,
ti porta sul suo palmo
e tu cerchi invano di catturarlo
ma solo un soffio rimarrà
nel tuo cuore resterà un suo sussurro
dolce come un bacio
senza corpo né anima
ma turbinio vorticoso
di una trottola folle
che nella quiete della sera svanirà.
Ci siamo trovati un giorno
per errore o per incanto
nel castello dei mosaici
c’era il salone degli specchi
c’erano gli stucchi dorati sui tetti
le pareti dipinte da un pittore
con problemi di coscienza.
Il mattino che vi tramontava
e il sole che ci baciava le guance
come per un saluto, le arance
appese in cielo, ci abitava
la bellezza, vi sostava la danza.
Un’artista discinta, lo scrittore
ubriaco d’estate, i putti matti
a ridere degli angeli vecchi
con l’aureola in divieto di sosta, i laici
in preghiera dopo la morte, il canto
che ti ho rivolto prima che finisse l’inverno.

della vita che prende la mano
per portarti laddove il respiro
della notte è un lievissimo suono.
Altra cosa è sentire l'amore
di un sorriso, uno sguardo sincero,
un musetto gioioso, il chiarore
delle stelle che scalzano il nero.
E racconta il profumo del cielo
quando tende a velare il paesaggio
con un soffio di nebbia e sei solo
con te stesso e sei solo il tuo viaggio.
Ed allacci i pensieri, i respiri
a una pietra, una nuvola, un ramo,
un ricamo di fiori, il profumo
d'altri tempi dai freschi sapori.
Poi guardare con nuovo stupore
tutto intorno e restarne sorpresa...
ogni cosa è un'impronta nel mare
della vita... è un'immensa distesa.
ed un largo cappello paglierino
cantando, a piedi nudi,
sull'erba fresca, danzo.
E l'aroma del vino
mescolato al profumo del candido pane,
sfornato di buon mattino,
inondano la taverna paesana.
I vecchi trepidanti narrano
storie di lontani amori
e tra una briscola ed un sublime vinello
s'acquieta la solitudine.
Li contemplo estasiata
e ascoltando con stupore infantile,
alla Vita, sorrido.
Cavalcando una moto
controvento,
nostalgica corro
verso la vastita' marina.
La limpida acqua m'incanta,
sfiora i ricordi
e placa ogni pensiero.
Intrisa di emozioni,
adagiata e rapita dai flutti,
l'acqua sussurra....
che BELLA la VITA!
Figli delle foglie morte sul selciato fangoso
di questo orizzonte macchiato di colori oscuri
il deputato che litiga con i congiuntivi
saluta col braccio teso e il senatore coreano
parla in armeno ai suoi colleghi in letargo.
Si troveranno tra poco in vacanza al largo
delle Baleari, c’è chi dice che è strano
questo incontro e chi ribatte che sono fuggitivi
e presto saranno ricercati dai crumiri
del sindacato e dagli sgherri del paradiso.
Il parlamento non è l’Accademia della Crusca
ma l’incubatrice della lingua dell’ignoranza
chi scrive sul web è creativo, persino la poetessa
che sbaglia la punteggiatura è d’accordo
con chi ha inventato nuove vocali. Ci sono premi
per chi urla di più e al primo che batte le mani
va il plauso della folla, i giganti sono nani
e gli scemi stanno sulla bocca di tutti, chi tira i remi
in barca sarà dimenticato, ma rimarrà nel ricordo
dei sopravvissuti alla questua della principessa.
Chi ha invocato la tolleranza è finito all’adunanza
dei fans del gianduiotto e della pittura etrusca.
Ci sarà la guerra dei lebbrosi? È il giornale
degli schiavisti a porre la domanda, la risposta
del blog dei pappagalli è che ci sarà guerriglia
strada per strada, casa per casa, stanza per stanza
ma la grande deflagrazione sarà evitata dal principe
della risata in pensione. Ci sono tante talpe
al lavoro per scoprire le proprietà della sostanza
allucinogena trovata nelle acque del mare di Puglia
in troppi stanno dando i numeri su quella costa
di terra. A chi tocca ora scrivere il finale?













