e un cuore d'oro addosso.

perché da trentanni ogni giorno mi dico grazie,
si, e ad oggi ancora stanco non sono. Grazie
Continuerò a dir grazie anche per il resto
del tempo che ci verrà concesso restare insieme.
La freccia di cupìdo mi volea frega',
mi ci hanno messo 'na pezza, anzi due,
e resta' m'ha fatto, per te.
I tre mesi passati, mi sa che sono stati tosti.
Eppur non hai fatto una piega a tener i posti,
perché mi sa che sei tosta. Grazie.
Ma ora non t'allargare c'è ancora da lavorare
se il contratto vuoi rispettare.
Mai avrei pensato si tanta grazia,
ancora non ci credo d'esserlo stato,
così tanto fortunato. Grazie
Ma che vuoi che sia, il gratta e tanto non vinci
pura fantasia, nulla al cospetto
del premio di sua maestà: l'amore.
Ora ricordo, non ti ho detto un bel grazie,
ma non ti preoccupare, ora che il cuore è a posto
non credo mi farà fare lo struzzo. Grazie
E se a conti fatti non contasse nulla quanto conto, perchè chi conta, alla fine è uno che non conta?
Ah se solo potessi contare su qualcuno che conta: lo terrei da conto!
Ma io non devo dar conto a nessuno: in fin dei conti, a tempo debito farò i conti.
Per il momento conto su me stessa...
una luce spingeva il giorno
ancora giovane.
Era l’alba di nuova vita
quella che si abbraccia
quando la forza risale la fune
e tu non aspetti altro che
ricominciare dimenticando i tagli.
… Ho risalito la montagna
graffiando il terreno,
ho sentito il suo richiamo,
che è forte.
… Ho ricordato come si cavalca
l’onda, fatica immane,
ma l’ho fatto.
… Ho arginato acque di fango,
ho superato la solitudine di sentirsi soli.
Ho vinto l’umiliazione,
il dolore che bruciava,
quella gran voglia di scappare.
Ora son qui,
prendimi, vita, sono di nuovo
tra le tue braccia….
![viaggiando[1].jpg](/images/utenti/Grace_D/viaggiando1_ee71c.jpg)
Non è finito il mio peregrinare...
ho sempre valige da riempire
e da svuotare, ostelli da abitare.
Stanze squallide e disadorne
m'accolgono con le brezze dell'ovest
che la notte la luna non riesce a rischiarare.
I miei giorni
non hanno mai fiori d'annaffiare.
Vivo da nomade,
lontani i giorni stabili e stanziali
quasi da non percepirne il sentore,
solo un vecchio organetto
col suo suono familiare
mi riporta ogni tanto
al mio vero essere reale.
Mi chiedo quale sarà il porto
del mio perenne mare
in cui potrò finalmente
ormeggiare la mia nave?
Sento fremere un cuore
Nel freddo, un autunno
Rosso e giallo
Questa è la terra del mio cuore
Melanconia amorosa la mia
Finiremo sul suolo come foglie morte
E col freddo vento
Saremo cullati verso un fiume
Verso la terra del tuo cuore
Ho trovato l'oggetto perduto
Il suo calore è essenziale
Correrò via dal lutto, dall'abbanodno
Per cadere sul terreno umido
Un autunno inisieme a te
Alla fine l’ho ritrovato il coraggio
che avevo saputo nascondermi
di alzarmi davanti allo specchio
quando la mia immagine riflessa
come il più impietoso me stesso
che lì dentro scovava negli anni
solo per dirmi che fuori cambiavo
e senza ragioni quali non volessi
sta evaporandosi con la mia vita
ed ora mi sono in piedi al giudizio
che per essermelo posto fuggendo
aspettavo invecchiandomi presto
per dirmelo che per essermi stato
tutto quanto non mi sarei voluto
dal mio tempo ero già condannato
alla peggiore mia autoconsolazione:
sapere di averla già scontata la pena
della vetrificazione dell’anima mia
una dose inebriante,
grappoli succosi!

E ti accorgi
che niente e' più come prima
tutto e' cambiato
tutto e' diverso.
sulfuree anime che vibrano
nel grigiore del mattino.
seppelliscilo il tuo animo
sotto macerie di parole
che alla fine non dicono nulla.
sei silenzio
sei dolore.
ti dibatti per uscire
da una trappola di fango
che ti fa sprofondare.
urli ...urli...urli
ma nessun suono uscirà
da questa bocca
che assomiglia ad un fiore.
Se sono sbocciate le spine nel nostro giardino
al posto delle rose, se ci siamo punti le dita
e graffiate le guance per sentirne il profumo,
pazienza… Meglio che non averlo mai visto fiorito
col sole alto di mezzogiorno e la brezza della primavera
e averci fatto l’amore su ogni zolla di terreno.
Teniamoci il peccato nel cuore, torniamo con la memoria
a quegli istanti, le immagini rallentate di una storia
eterna nello svolgimento. C’è stato il sereno
e il temporale è passato, ora che è arrivata la sera
e che il giardino è incolto, mandami il tuo invito
dimmi cosa è stata quest’appartenenza, un grumo
di passione, un canto libero o solo un’altra vita
sprecata a inseguire farfalle al suono di un violino.
n.b. la foto è di Marinella Brandinali

il mio sguardo
è pioggia sulle labbra
in questo inciampo
di cielo scomodo.
L’aurora si scolora
ed è rosa d’aprile
questo soffio di cuore,
graffio d’emozione
questo piccolo volo
d’anima mia
in un grazioso assolo
di luna e poesia.
Ora non so se mai scorderò quel
bacio idolatro che ti ha dato quel
mendicante, chi si azzarda a baciare
le tue labbra.
Nei miei deserti non ci sono più oasi
si è persa la tua freschezza,
il tuo bacio è la mia tortura lo hai reso
prigioniero.
Avverto venti di frontiera e battaglieri,
non posso tacere il mio pensiero, ora
è come campanello affascinante pieno
di ritmi urbani.
Ora cammino con le serrande abbassate
con le luci appena soffuse, per dimenticare
chi sono e per non specchiarmi in vetri
di sogno.
In una sera, come tante altre
Sento l'ansia prendermi per mano
E il suo tocco è lacrima per me
Ecco un tormento che sfocia in dolore
E mai mi abbandona
Se non nel sonno
Profondo
Che mai mi disturba, lasciandomi lì
Nel tanto amato limbo di veglia
Se sognassi, sarei come vivo, e, silenzio
Non voglio che questa nemica mi scovi
Come Virgilio o no, importante o no
La mia speranza volge al nulla
Nego il libero arbitrio, pusillanime
Solo, a morire.











