Rosso rubino il cielo s'atteggia
nel tramonto che fa scomparire il giorno,
nello stelo di un girasole
che chiude i petali alla notte,
e nel cuore s'insinuano.
i pensieri dilaniati dalla mente
il sapore che hai gustato,
ora è il fiele che mi porto dentro.
ti ho trovata un giorno
e avrei voluto non averti mai vista
nel tuo gioco di fuoco
mai avrei voluto sentire e provare ciò che sento
ma ormai ogni spiraglio di luce
si è spento come candela al vento
e al gelo invernale.
gravita su noi che d'amore ci nutriamo
lingue di fuoco e piccole fiammelle
luci di stelle e musiche del passato.
e' stato un giro di valzer
la musica a tutto spiano
la danza sfrenata.
il tuo braccio a cingermi alla vita
e gli occhi ad attraversarmi
da parte a parte.
poi l'inchiostro versato sulle carte
ha confuso le danze
e siamo tornati assenze
nelle volute di fumo dell'incendio
spento con l'acqua del mattino.
acqua che lava via
lava l'amore ornai finito
di cenere rimasta
che come nero inchiostro
traccia e ritraccia all'infinito la via.
La spiritosa battuta
veramente d’arresto
sullo spirito dei tempi
che al tuo fa dettato
solo un attimo prima
di sognare l’incontro
secondo il mio caso
all’insaputa di cose
che molto cosciente
delle mie situazioni
mi permette da sola
l’approccio indiretto
al mondo che siamo
che non sembriamo
e a tante altre cose
così poco realistiche
dell’idea di noi due
che ti sei appena fatta
al mio suggerimento
di donarmi i tuoi versi
per riscriverci un libro
magari molto fumetto
per la geniale pazzia
di lavorarci al di sopra
distesi in fraccomodo
a figurare un bel senso
con le penne e i colori
Sono e sei ospite
Sono curioso
Avant’ ieri o d’ ora in avanti
La libertà
consapevole di non appartenermi,
tende spesso la mano e allunga il passo.
Ma venti contrari e feroci buchi neri
la spingono altrove
a volte mi raggiunge il suo profumo
e inebria i miei pensieri.
La libertà dei sogni
mi accarezza lieve,
e lascia segni dentro,
corre e non mi raggiunge,
così lontana da non udirne voce,
libertà mai chiamata mia.
Rubata svuotata stracciata e poi buttata,
purché non sia mai mia .
ma di somme asimmetrie delle tempie
e le loro rapide disconnessioni.

indolenti ti stringi
tra effluvi di fiori
e semplici sospiri.
cheta la notte
fa evaporare la pioggia caduta
e tiepido calore avvolge.
respiri di nuvole rosa
riempiono il cielo.
piccoli sbuffi su vele nel mare.
notte che vale come
piccole gemme preziose.
raro e' il respiro che lasci
e unisci cuori soli.
in un cantico che e' preludio d'amore.
vaghe stelle
illuminano e sfavillano con te
fino all'arrivo del giorno.
nell'infinito mare, dove il sole consuma i suoi raggi,
mutevole, come il vento che soffia nell'anima mia.
Cangiante di mille pagliuzze dorate
quest'acqua,
confonde i tuoi sensi,
mai navigherai i miei viaggi,
mai guarderai i miei tramonti .
La sabbia del mondo mi scorre tra le dita
e niente resterà tra le mani,
fruscio lento di te che manchi.
Consueto è il silenzio della tua voce,
lontana, confusa tra tante,
incomprensibile ormai,
persa come un relitto
e smarrito di te è il ricordo.
Mi sono ritrovato al dormiveglia
Immerso fra il trillare della sveglia
E il sogno di un romantico disperso
Fra stelle firmamenti ed anni luce
Galattiche distanze interstellari
Che ammiro nelle notti senza fari
Nel flebile cammino che conduce
A mondi imperscrutabili e lontani
Che parlano di eterno e di divino
Di come io mi sento piccolino
Con solo la mia mente e le mie mani
Che cercano e rincorrono quell’io
Che vale quasi niente se non fosse
Per l’umile preghiera che già mosse
L’inizio e la certezza del mio Dio.
guarderemo nelle nostre tasche
se non sporchi spiccioli di vita
riflessa nel fuoco che brucia
dietro la montagna dell’ego.
… Che cosa offriremo ai nostri figli
se non solo l’eco
degli anni delle nuove albe
che partorivano conquiste
e giuste speranze.
... Sotto i ponti, inghiottite
e contaminate, esse sono annegate
con le fatiche di chi aveva spianato
le strade sterrate.
… Cosa guarderemo allo specchio
se non coscienze corrotte
rapite dal riflesso
di quel dio che oggi mina il mondo
e le nostre anime…
si riveste di maestà
e non c’è competizione.
Non val ragione alcuna,
né sacrifici ed olocausti tutti.
D'eternità si esulta
in cielo e non in terra,
qui vige una guerra
che non finisce mai
in quel mare di guai
che ci siamo inventati,
di cui siamo padroni
stolti predoni.
Eppur se penso,
oltre quei confini
mi si sazia il cuore la speranza
quando nel privato,
solo in una stanza,
prego.
Un modo apparentemente incruento
Dal tir al suv, il prossimo con un autobus di linea
o magari con la bici armata di rostri? Difficile dirlo
c’è anche la fantasia del male, in principio furono
gli aerei, magari in un giorno del futuro sarà un’astronave
lanciata a bomba contro l’ingiustizia, a dirla come Guccini
nella Locomotiva, non è che è lui, l’ideologo del terrore?
Il grande vecchio degli anni di piombo, anche se allora
vecchio non era, magari un pm ci costruirà un’inchiesta
o un’artista ci farà una retrospettiva, guardo dalla finestra
e vedo il trionfo del surreale, la fiducia messa in mora
la speranza viva solo a Carnevale e le signore
col velo che hanno fatto voto di castità agli spazzacamini
della città del carbone. Ci provo a cercare una chiave
qualcosa che spieghi gli eventi, se i bambini non corrono
più, ma giocano alla play, se nessuno sente l’urlo
che rimbomba dal cielo, quando finirà questa apnea?











