nella notte profumata di maggio
si destreggia tra sassi e aquiloni
vulcani fumanti e verdi spiagge
la strada in salita
e le discese col deltaplano
tra le nebbie di valli scoscese.
La donna che sa di cenere e lacrime
perse sulla strada verso il mare ..
non porterà panieri di pane ma soffici piume
di rime d'alabastro
gli astri a fare da spettatori
al viaggio nei cieli profondi
o sulla luna che plana sul mare più scuro.
Che il vento con dolce sbuffo farà roteare...
la donna con le labbra in un abbozzo di sorriso
veglia sui dormienti con il suo riso
cinese, tra le dita un vestito cucito su misura
sul palcoscenico dei guitti
la stoffa prestata alle mani
la linea della vita s'incurva
all'altezza del monte di Venere
gli occhi sollevati verso il tramonto
di fianco un arciere che lancia frecce appuntite
che lasciano il segno.
E del mare è il suo nome che va alla deriva ...
dentro onde e marosi profondi...
cheta notte sollevala in volo
su una stella dove amori e dolori
non sfiorano il suo corpo
che peccato!
perché nel corpo del reato
c'è tutto il mistero del fiato che s'assomiglia
corazza e conchiglia figlia del parapiglia
e della brezza che segue al boato.
S'intravede dentro lei una luce
che se arriva illumina il cuore
e forse può essere anche amore
o solo il fruscio del vento di scirocco
sarà la corte degli Argonauti a stabilirlo
dopo un attento esame delle prove a difesa.
Il tocco è stato felpato
solo uno sfiorare di dita
durante la gita nella baia dei somari
a coppe o a denari
il gioco non è stabilito
l'ordito sarà generato a caso
e non sarà possibile alcun appello.
come nuvole cariche di pioggia
offriamo goccia a goccia noi stessi
chiedendo in cambio pezzi di cuore.
Collezioniamo fotografie di attimi
rischiando di non viverli davvero
e quando poi, miracolosamente doniamo vita,
impacciati passiamo il testimone.
E’ una malinconia latente,
che aggiunge anni agli anni,
un vivere a metà il doppio dei giorni
con la paura di perderli e non ritrovarli.
Ci consumiamo poco a poco…
scrutandoci di profilo allo specchio
allo spegnersi e accendersi di fiammelle
che sincrone ci sussurrano… “eppure in fondo vivete”.
la sabbia bianca.
Si odono voci
arrivare dal campo.
Canti, risate, balli
richiamano la libertà.
Il sole
è calato.
I fiori si
sono accasciati.
Il fiume
scorre.
Il profumo
si alza dalle capanne.
La libertà
è qua.
La libertà dei cuori
della terra è questa.
continuamente,
la vita
ti cerca continuamente
la tua paura di morire
solo
ti fa mordere la mela in ogni sua parte,
hai assaggiato ogni possibile gusto
forse assaporando
mai fino in fondo.
E ancora succhi e mordi freneticamente,
e ancora bevi, ma la tua gola è asciutta e graffia e duole
e niente ti soddisfa,
MAI.
Che rimorso a scrivere ancora,
per l’ebraico si può trattare

Culla piano i tuoi pensieri
racchiudili come un dolce segreto
che tu sola conosci
falli scorrere lenti nella mente
si colorano piano
come un crescendo di musica soave
come un film che veloce scorre in te
sono fogli che danzano
e piano ti portano lontano
sei immersa in un mondo reale
dove tutto si apre al sorriso
poi all'improvviso sentire dentro
il silenzio che avanza
come tuono squarcia il cuore
e i pensieri prima leggiadri
pesanti si fan
troppo in fretta si bagnano gli occhi
e la pioggia di emozioni
tutto copre oramai..
temporale di marzo sei
dentro agli occhi miei.
Un frammento che si spezza
mischiandosi all’ignoto
fior di loto e ruvida carezza
viaggi ai confini della luce
e ritorni su sentieri perduti
ci guardiamo, sangue e rifiuti
ci respiriamo croce e voce
si vede tutto da quest’altezza
e come in una vecchia foto
cadiamo lungo la rotta della tenerezza.
l'ombra di un fantasma
cattivi sogni lucifughi
strisciano sul pavimento
una finestra sbarrata,
la polvere è un velo di abbandono
il silenzio è un imperatore
coperto di ragnatele
l'anta socchiusa di un armadio tarlato
sembra la porta dell'inferno
e un vecchio specchio ferito da una crepa
non riflette che incubi spezzati
un lenzuolo sudicio su un letto
testimone di un inquieto sonno
vestiti strappati per terra a dirmi
che qualcuno ha vissuto qui
vecchi vasi di terra secca
canto un requiem ai fiori morti
Io non sono mai entrata in questa camera,
lei è entrata dentro di me stanotte
una strana stanza dell'io













