Parte del mio tempo e' passato
ha lasciato strie e piccole ferite
ha soffocato con nodi in gola
ha sollevato polvere come vento
e strappato lembi
ha messo pesi sulle spalle come macigni
e fatto sanguinare gocce di dolore
ma ogni piccola parvenza di luce
che e' nata in me
ha portato pace, gioia e amore.
amore ormai muto senza più musica
ma mai assopito ancora veglia
sulla mano di chi lo accarezzerà.
poca o troppa vita da raccogliere tra le mani
e bere come acqua di fonte
per continuare i giorni
che con speranza accesa
resteranno da contare
come srmi di lino
nel pane del mio tempo...
Osho è illuminante dalle sue ceste
intrecciate di suoni e ombre pigre.
Parto umilmente parto da me stessa.
Nel respiro tradiscono presenze
già presto assenti. Astratta statua viva
saprei dove creature-parole nascono
varcano la plaga, da fiotti
in un’immagine venuta a galla.
Osho parlando incute calma
mi guarda dal suo occhio saggio
mi vede nulla mentre nel nulla
continuo a crescere nel corrermi
cercarmi in faglie. Tentativi.
E ti aggiungo alla lista dei miei sogni
il tuo nome inciso in ogni fibra muscolare
mani intrecciate già al primo sguardo
e il sorriso che trabocca dall’orlo del bicchiere
da raccogliere prima che cada sull’asfalto
perché non vada sprecato un attimo d’amore.
E ti accompagno sino al primo bacio
sulle scale da cui non vedi il cielo
ma se guardi in alto e scosti il velo
c’è un concerto di luci e suoni e l’adagio
che c’immerge nella fluttuazione delle ore.
E’ la scansione dei colori che è cambiata, il cobalto
prima di ogni grigio, il nero in pensione, nelle sere
c’è l’orologio che rallenta prima del traguardo
sul ritmo di una voce che bisbiglia e sa amare
ogni infinito, ci sentiamo pesci e travi e legni.
sotto un viale di platani -
senza guardarsi negli occhi
si vende amore al mercato nero
e non c'è pensiero che assolva o che condanni.
Più in là c'è un sentore di mare e di confine
gergo di marinai - passi di voce svelti -
si perdono sul molo di levante
tra navi Russe e Norvegesi
sospese all'incanto d'una bitta.
E tra un frinire di grilli e di sirene
irrompe il faro col suo lungo messaggio -
circolare -
ad offuscare infiorescenze di luce - forse boe
che versano le ombre dentro i flutti.
In questa decadenza di stagione
il giorno è un foglio pieno di errori - accartocciato
fiore reciso senza corolle d'ore
nell'angolo dell'ultimo orizzonte.
Una giornata!
Bastasse una giornata
per risvegliare in noi il senso di appartenenza a questa TERRA!
Bastasse una giornata
per renderci conto che da poltiglia di acqua e fango siamo nati
per ritornare polvere dalla polvere da cui siamo affiorati
per, poi, continuare a reincarnarci e … di nuovo vivere!
Bastasse una giornata
per ricordare che di AMORE siamo stati plasmati
per dare luce e di luce gioire
invece di inorridire per il male che stiamo coltivando
per il deserto che intorno ci stiamo costruendo
per la gabbia che ci sta serrando!
Bastasse una giornata
per fermarci ad ascoltare il pianto di un bambino
a cui la libertà di esserci abbiamo annullato
soffocando i suoi sogni, il suo sorriso!
Bastasse,
bastasse questa giornata!
Svegliati Mondo
che ti stiamo uccidendo
che l’egoismo ha il sopravvento
che l’arroganza ci vela gli occhi
che l’AMORE, quello vero, si va spegnendo!
Attendo un vento buono di dolcezza.
Mite il cielo
Inebriata cercherò grappoli di stelle a

Affreschi di vita,
attimi sbiaditi dal tempo,
dove ceri illuminano altari
che incupiscono, annerendo
l’immagini delle preghiere.
Un soffio di alito divino
smuove polverose idee,
ammuffite nelle cantine,
dove scivolano, tra le dita di pazzi
che ne fanno serpenti di carta bruciata,
in modo che resti solamente cenere,
a conclamare le paure del sapere.
Elefanti ballano tra file di cristalli,
lasciando indenni i bicchieri
pieni di aceto e fiele,
che offrono a piccole scimmie astemie,
le quali giocano a far coriandoli
con i libri di storia, per deridere la gloria.
Gatti guardano topi,
sapienti nell'evitare le trappole del potere.
Soldi buttati al vento che la pioggia
riporta al suolo, lavandoli,
come fossero affreschi di antica memoria,
rimasti senza colore,
ma contemplati per ore da chi non si sa rassegnare
a rinunciare ad accumulare illusioni di potere,
perdendo così il vero colore dell’amore.
per donargli vigore
in ogni realtà
Tempra l’animo
nei momenti di mestizia
Al corpo offri coraggio
quando stanco si rinchiude
A far parte incitalo
del filo universale che brama
essere disteso
sulle onde tranquille
del silenzioso cosmo.
Tutto e' pronto..
gli abiti sulle grucce
stanno in bella vista
tutti in fila allineati
come piccoli soldati.
pizzi trine e fini merletti
fanno sfoggio
scintillii e lustrini
fan risalto...malandrini
aspettan solo di essere indossati
da attrici in frenesia
che come formiche sulla via
ripassan parti e pantomime.
adesso scocca l'ora
il silenzio si fa' pesante
un respiro...giù le luci
su il sipario
e incomincia l'atto di una storia quasi vera
dove ogni cosa sa di primavera.
guitti e attrici vere
popolano queste scene
con un consumato rimario
che non e' per niente vario
ma e' il mondo della fantasia
e ogni cosa perdonata ai più essa sia.
ai sogni notturni
per distrubare il candore
della tua pelle
Se ti ustioni con un raggio di luna
cosa potrà allora farti
un cocente bacio di sole...
E la vita nella luce accecante
dei giorni estivi?
Se ti ustioni con un raggio di luna
come potrai stare nel calore
del mio fuoco d'amore?
La torre dei fuggiaschi ora è disabitata
dopo la retata degli scheletri appesi
al gancio di un robot, il mare è in apnea
e ulula il vento del nord, l’ultima strega
del nocchiero è morta di polmonite
tre anni fa. Credi che sia un monolite
la pietra prima del bosco della congrega
dei rabdomanti, non è così dice la dea
dei monti spogli. Non è qui la genesi
dell’odio, ma qualcuno l’ha avvistata.
Dall’altra parte della terra, al confine
con la regione dei giganti astemi
e la terra delle fontane zampillanti.
La regina dei comizi è stata deportata
ora recita a gettone per gli abitanti
di una città senza finestre, i torrenti
sono inquinati dalla marmellata
di catrame, per guadarli servono guanti
resistenti alla pece. Empi e blasfemi
stanno vincendo, non c’è più discussione.
Spulciando tra le righe delle leggi emanate
dal parlamento qualcuno ha scoperto
un refuso, per farle invalidare serve l’approvazione
dei discendenti del re di Prussia, perché gli eletti
sono stati confinati nel girone dei prepotenti
da una rivolta improvvisa degli elefanti
sordi. I briganti del sud ora sono protetti
da mosche danzanti al suono di una canzone
rap, le donne invecchiate stanno all’aperto
e quelle più belle non sono mai nate.
Ho bisogno di un giro, dall'altra parte, subito,
le piume il fiume la cascina il resto vàdano
che nulla in me li trattiene. Agito
a mo' di lonterna del parroco,
ne hai mai viste,
al mattino sono già fuori dalle cascine
ma il pensiero è impetuoso:
un tiro con l'arco, un'esploso!













