Forse ancora
ha il profumo dell'inverno
questo tempo
è freddo che taglia in due il cielo.
Aprile di brina e di corolle chiuse
i tuoi silenzi parlano .
i tuoi silenzi parlano .
Punge l'aria
con i canti rossi dei ciliegi
dondolano i rami spinosi
delle acacie tra i rovi.
Apparente Primavera
paziente sarà la grondaia
farsi coppa per le rondini .
![72847_444987135579274_1279316920_n[1].jpg](/images/utenti/Grace_D/72847_444987135579274_1279316920_n1.jpg)
Fuori è esplosa la primavera
il variegato verde degli alberi
e dell'erba
splende in smeraldo cangiante...
io, qui prigioniera dietro i vetri
di queste grandi finestre
guardo con malinconia
la vita che nasce rigogliosa
passandomi vicino senza sfiorarmi.
Un venticello giocoso
carezza dolcemente le foglie:
vorrei essere foglia
e nell'aria volteggiare libera e leggera,
alleggerirmi da questa zavorra
che mi tormenta e m'inibisce
l'incontro all'abbraccio vitale
a cui anela la mia anima.
Mi sento piccola cellula
con cuore pulsante:
fragile elemento
che la vita trascina
in un universo immenso
e perfetto
nel silenzio greve
e nella solitudine
colma d'enigmi
per il divenire.
Che cosa me ne faccio
delle leggi scritte
se l’inganno mi persuade
più di un illusione;
se ogni dogma
ha il suo lieto fine
ma la verità
è ancora l’unica a stupire.
Che cosa me ne faccio
delle tue parole
se l’Amore assomiglia
a un caleidoscopio;
se ogni richiesta esagerata
ha il suo prezzo da pagare
e ciò che non uccide
ci rende folli.
Che cosa me ne faccio
della metrica
se la poesia è cinica
più di una condanna;
se ogni abito
ha il suo monaco
e la stoffa
può scucire anche un artista.
-La mia strada rimane il vestito più bello che ho-
La povera gente è tanta
e non conta niente,
la povera gente
si alza presto al mattino,
perché quello è il suo destino.
La povera gente, anche se è trattata male,
lavora per campare
e non si sta a lamentare.
La povera gente, anche se è triste,
non sta lì ad imprecare,
si fa sempre su le maniche
e continua a lottare.
La povera gente ha poco o niente,
ma ha due braccia forti
e un grande cuore per amare.
e non conta niente,
la povera gente
si alza presto al mattino,
perché quello è il suo destino.
La povera gente, anche se è trattata male,
lavora per campare
e non si sta a lamentare.
La povera gente, anche se è triste,
non sta lì ad imprecare,
si fa sempre su le maniche
e continua a lottare.
La povera gente ha poco o niente,
ma ha due braccia forti
e un grande cuore per amare.
ti Amore che ritorni dopo
un lampo di tempo soltanto,
quasi senza alcun scopo,
come lo scoppio d’un pianto.
Ti apri all’improvviso nel riso
in una giornata di Maggio serena,
col sole che ti danza sul viso,
come in una gioiosa altalena.
Si perde nell’azzurro silenzio lontano
e l’anima sublima dolcezza,
la voglia di stringere una mano,
e sul viso una dolce carezza.
Il cielo ricopre accarezzando le cose,
la dolcezza del sole t’inebria tenerezza,
nella zolla lo splendore delle rose,
e d’intorno una piacevole brezza
Vagheggio ricercando l’abbaglio,
che sazi il mio cuore selvaggio.
L’estasi cerco senza travaglio,
nella morbida aria di Maggio.
Divino raggio di mente,
che non conosce altro che il cielo,
l’anima che si svela dolcemente
attraverso un magico velo.
Il poeta laureato in disgrazie d’amore
è rimasto senza muse, l’ultima l’ha persa
tempo fa, stava facendo l’amore con un'altra
sulla panchina di un parco a mezzogiorno
e lei l’aveva colto sul fatto. Poco male
si è detto, ne trovo quante ne voglio
le api vanno al miele e poi c’è il quadrifoglio
porta sfortuna, getto un po’ di sale
fuori dalla porta di casa per levare di torno
ogni tipo di felicità, ho anche un corno
rosso e un ferro di cavallo. La lastra
in mille pezzi è il segnale, è finita l’attesa
c’è un’altra musa in arrivo, una senza cuore.
E invece non andò cosi, lei era una donna
vera, in carne e ossa, non una musa qualunque
e il poeta laureato in disgrazie d’amore fu costretto
a scrivere fiabe con tanto di happy end finale.
Capito che tragedia per la sua reputazione?
Il Nobel non glielo avrebbero mai più dato
un poeta innamorato e felice non si è mai visto
qualcosa dovette inventarsi, perché la situazione
non era tollerabile. Aspettò che fosse Carnevale
per piantarla con versi dolenti, lo fece di getto
e seppe resistere alle sue lacrime. Comunque
si sentì sollevato dinanzi alla propria condanna.
Le pene d’amore tornarono tutte, accolte
dall’applauso di benvenuto, tutto sarebbe rientrato
nella normalità, se fosse riuscito a tenere duro
dinanzi alle proposte della sua ex musa. Qualcosa
era cambiato, però, nel suo animo, non capiva
ancora cosa, ma presto gli sarebbe stato chiaro
che essere un poeta laureato in disgrazie
d’amore gli stava stretto, che un giro tra le spezie
della passione ricambiata sarebbe stato il suo faro
e che alla fine era ciò che più gli premeva
al cospetto e a dispetto dell’onda burrascosa
che stava montando. Perdonò e fu perdonato, il muro
non c’era più, c’erano rose senza spine, il fato
prima o poi si sarebbe placato, fu leggera ogni notte.
Dopo tante,
a me sembrano già troppe,
quante i peli persi del gatto -
eppure se solleva un secchio
di tegole rosse col braccio, lui,
o adesso con grazia, lei,
posa una penna dalla mitra d'arancio -
dopo tante cose viste
e sentite, la notte è arrivata
a farmi calmo
a farmi pensare
a farmi pensare
a quanto è bello questo stecco
anche senza fiore messo lì ad essere se stesso
in un bicchiere con l'acqua fino al mento.
Giorni e giorni a ricordare le risate e i pianti,
la vita mette alla prova,
piovono addosso lacrime amare,
mi manchi veramente troppo.
Sogno che potrò ritrovarti
cancellando l'inchiostro del male.
Vivo la vita sperando che qualcuno mi capisca.
Ho intrapreso la strada lunga e complessa,
sappiamo che l'odio non può esistere
l'una per l'altra.
Giorni splendenti
che non si spegneranno mai,
resteranno per sempre
impressi nella mia memoria.
Rido in faccia al tempo che passa,
sfido il mio orgoglio,
accarezzando la ferita ancora aperta,
sfido la sfortuna.
la vita mette alla prova,
piovono addosso lacrime amare,
mi manchi veramente troppo.
Sogno che potrò ritrovarti
cancellando l'inchiostro del male.
Vivo la vita sperando che qualcuno mi capisca.
Ho intrapreso la strada lunga e complessa,
sappiamo che l'odio non può esistere
l'una per l'altra.
Giorni splendenti
che non si spegneranno mai,
resteranno per sempre
impressi nella mia memoria.
Rido in faccia al tempo che passa,
sfido il mio orgoglio,
accarezzando la ferita ancora aperta,
sfido la sfortuna.
Risuona cosi falso il suono delle tue parole,
menzogne affastellate, una sull’altra,
come alture irte sulle quali mi inerpico,
inutile cercare con lo sguardo,
nessun sentiero e’ retto
e il passo si fa incerto.
L’inganno come un pungente rovo
lacera la mia fede, tu parli
e parli,
rumori sghembi sibila la tua bocca,
niente e’ mai stato vero
e tu, come un lucido impostore,
stritolavi il mio cuore.
Sciarpe di luce
zigzagano le messi
e stigmate di papavero,
giare di primavera
fra specchi di cielo,
s’intrecciano al mio sguardo
come canto d’aurore lontane.
Graffio di brullo bacio
il respiro è radice lunare,
parafrasa il mio intimo inverno,
spettina chicchi di cuore
su questa scacchiera stellata
di nuvole e nuove parole.
zigzagano le messi
e stigmate di papavero,
giare di primavera
fra specchi di cielo,
s’intrecciano al mio sguardo
come canto d’aurore lontane.
Graffio di brullo bacio
il respiro è radice lunare,
parafrasa il mio intimo inverno,
spettina chicchi di cuore
su questa scacchiera stellata
di nuvole e nuove parole.
E se quell’uomo fossi tu!
Odiato, umiliato, ucciso con le parole,
unicamente in te vedono un colpevole, ...
una persona priva di ragione.
La tua parola non ha alcun valore,
sei visto come un blasfemo, un bestemmiatore.
Verrai Crocefisso ed esposto ad esempio,
per intimorire e sopraffare la libertà…
Additato come una minaccia per la società,
da un sistema che predilige una massa
volutamente sottomessa e schiva ad ogni ribellione.
Uno schiavo che parla,
usando soltanto inutili parole,
mai da libero pensatore,
altrimenti alimenterebbe il dubbio,
che potrebbe farsi tarlo, insinuandosi nel cuore.
E se un giorno fossi quell’uomo
ch’abbia imparato il prossimo ad amare,
capiresti la potenza di quest’arma,
quand’è usata con il cuore, dandole il giusto valore;
non l’allontaneresti lasciandola morire,
per un egocentrico egoismo individuale.
Odiato, umiliato, ucciso con le parole,
unicamente in te vedono un colpevole, ...
una persona priva di ragione.
La tua parola non ha alcun valore,
sei visto come un blasfemo, un bestemmiatore.
Verrai Crocefisso ed esposto ad esempio,
per intimorire e sopraffare la libertà…
Additato come una minaccia per la società,
da un sistema che predilige una massa
volutamente sottomessa e schiva ad ogni ribellione.
Uno schiavo che parla,
usando soltanto inutili parole,
mai da libero pensatore,
altrimenti alimenterebbe il dubbio,
che potrebbe farsi tarlo, insinuandosi nel cuore.
E se un giorno fossi quell’uomo
ch’abbia imparato il prossimo ad amare,
capiresti la potenza di quest’arma,
quand’è usata con il cuore, dandole il giusto valore;
non l’allontaneresti lasciandola morire,
per un egocentrico egoismo individuale.











