Ma oggi anche io
Parlo,
Ho visto cieli
Ti aiuterò
A portare il tuo corpo oltre i confini
a farlo fluttuare nell’aria
a uccidere i fantasmi di questa realtà
a forgiare il tuo spirito verso nuove illusioni
ma che scaturiranno subito in una vera realtà
in un luogo a cui sei sempre appartenuto
e che ti riabbraccerà felice.
Quaggiù
non domina l’estetica
non v’è materia
ma solo luce
e consapevolezza di scindersi nell’unicità.
“L’insicuro percepisce il mondo come una giungla piena di minacce e molti esseri umani come pericolosi ed egoisti; si sente rifiutato e isolato, ansioso e ostile; è generalmente pessimista e infelice; mostra segni di tensione e conflitto; è preoccupato da sensi di colpa; ha dei problemi di autostima; tende ad essere nevrotico ed è solitamente egoista ed egocentrico.”
(Abraham Maslow)
Mi ha parlato
la voce del nume:
e tu sei apparsa,
divinamente
rivelata,
come
nel solito sogno
che si fa ad occhi aperti.
Ma non era un sogno,
eri vera, unica,
irripetibile,
rara.
E tu sarai
più che bellissima
amor mio, questa sera,
a bagno con la società,
con i capelli immobili
e con gli occhioni
di un cerbiatto
che è stato
appena
ferito.
Già ti
vedo
che
ti
affacci
sul mondo
senza di me,
che cerchi
conforto
nelle
parole
di chi
ruba
l'amore,
per professione.
È la speranza, sai,
che mi piega la schiena,
ma la paura non è più
quella di un tempo.
La paura che fu
un pregiudizio,
e che soffocò
la passione
con l'ego,
oggi
mi
chiude
soltanto
lo stomaco,
gli occhi e la gola.
E mi lascia una fuga,
la lunga e stretta
via
verso
l'interno.
il tarassaco nel prato
ha ingiallito a perdita d'occhio
il suo verde acceso
in poco tempo rinato
pare una distesa di sole
che muove i suoi fuochi
lancia i suoi lapilli
senza fare male
senza che sian lapilli
non emana calore
seppur raggiante nel colore
si abbandona all'aria forzata
imprevedibile
nella felice primavera
nuova natura sgorgata
Non c'è rumore
che sovrasta la vista
il tarassaco non nè ha colpa
anzi ha merito
per poco tempo allieta
il passaggio sconnesso
lungo questa
vecchia e brulla pista
ma essi restano sempre con te.
Sono i pensieri, ombrosi o lieti,
aggrappati a te come l’odore della pelle,
come il dolce e l’amaro della vita.
… Si coprono soltanto di un po’ di neve,
di brezza fresca, di sole e di sale,
ma restano lì, nell’angolo della mente.
… E la mente non è trasformista,
in fondo, il suo, è solo un cambiarsi d’abito,
un momentaneo rinfrescarsi,
non come gli alberi nei giardini di marzo,
che perderanno le foglie gialle
nell’attesa di nuova linfa che li rivesta.
… Per te, invece, tutto torna nella polvere,
e tutto finisce qui, sotto questa coltre,
marmo assolato, a volte inzuppato
di pioggia battente e gelata.
Tutto continuerà, da quel giorno,
a passare su di te che, più che mai,
niente potrai perché niente ti coglie
e niente più ti sorprende…
Fermati dove caldeggia il verso
dove il vento espande l’universo,
tra la distanza persa e sassi ritrovati,
troveremo riposo in dolci attese.
Cammina ancora e arriva sulla riva,
la vedi come scorre l’acqua, fa
gorgheggi e canta poi mulinella l’acqua,
arriva a valle prima di sera e si riposa.
Accarezza i sassi e non si ferma
neppure se sbarri il passo, ma scivola
come olio profumato lava e deterge,
irriga le zolle fa nascere la vita.
Da tempo immemore tu non guardi
l’acqua ma t’avvicini solo per bagnare
le labbra secche e ti ristori.
Noi eravamo brividi, due corpi che desiderandosi si sono fusi in una danza;
Il ritmo dettato dai sospiri;
Il tremore dolce e selvaggio era musica.
Ed il tempo fatto di brividi si è inchinato a noi...
Come fenice,
che dalle proprie ceneri risorge,
riprendo il volo,
annientata dal rogo d'inclemenza,
la nuda spoglia protesa al cielo.
Vile, la vita, braccata dalla morte;
le s'è arresa senz'alcuna lotta.
E al momento depongo pietre di speranza,
già sottratta dalla sorte
che m'ha voluta vittima innocente.
Riesumo tal castello,
crollato sotto venti di burrasca
prim'ancora d'esser ultimato.
Avevo inteso d'esserne regina,
nel regno ch'ambivo a costruire,
regnar sul trono dell'amore,
sul piedistallo, più vicina a Dio,
per quant'era prescritto in questo tempo...
Mai, dell'odio e del rancore.
Credevo d'esser prediletto fiore,
non foglia inaridita dal dolore;
mutevole il colore...
S'affanna,
per non essere strappata con veemenza,
sbattuta sul selciato a far tappeto.
Pensavo... Pensavo, ma erravo atrocemente...
Col cuore in mano,
strappato crudelmente dal mio petto,
ancor pulsante e intatto,
sono a pregare il Padre,
ch'è eretto tra le nubi il mio castello,
or abbisogna d'un re e la sua regina.
Sospira l'ama, desiando ancor la vita...
Un'altra chance, per conclamare essa,
deridere la morte e riscattar se stessa.
falsità putride come cadaveri
cavalcano notti senza luna.
Un cuore tartassato non può che credere.
Malate menti, tortuose si aggirano
furtive,
e svuotano sacchi di niente
pesanti come fossero veri,
mortali, assassini come viscidi funghi
velenosi,
come biforcute lingue,
serpi striscianti ecco li vedo,
sempre li
pronti a confondere la mente
inventori malati di malate realtà.
Dov'è più verità?
A chi credere ormai?
Forse a chi deluso ti ha abbandonato?
Mai lasciarsi andare ...
mai credere ai tristi cavalieri dell'apocalisse,
perché tu sai in fondo all'anima che il loro alito è infido e artefatto,
cavalieri neri come la più nera delle notti,
sussurrano menzogneri ai tuoi orecchi
non credere a chi con falsi nomi ti chiama
non credere alla pazzia,
perché mani malate stringono la tua mente
e tessono fitte ragnatele ai tuoi pensieri.
Non credere mai .

Chiamami a te in un giorno
o in una notte che sia senza nubi
ricoperta da un manto
che mi rinverdisca
i profumi da me amati
conservati nell'arca dell'anima
come preziosi grani di luce.
Nell'afflato dei ricordi
sento il tuo alito d'ambrosia e miele
di quando m'abbracciavi
e fitto fitto mi parlavi
con la tenerezza contenuta
nel tuo cuore.
Sentirò nostalgia dei miei prati
e di tutto ciò che finora m'ha attorniato
ma al pensiero
che mi riceverà il tuo volto amato
non avrò paura
di ritornare nel ventre che mi ha cullato.
La vita anche se breve
quando presenta il sudario
t'invita a stenderti nell'ultimo riposo
e tu capisci che:
-fu lungo correre per te-.
Tu pensi che la luce ha sogni
non virtù fiammanti verso il cielo
di predestinazione è segnata
e non di dolci figlie della vanità
se è dalla notte che si diramano
verso l’orizzonte le sfumature di lillà
e il tempo che ci segna è un indirizzo
che non conosciamo, ma seguirlo
è obbligato, un passo a lato
del nostro divenire. L’imbrunire
è un sentiero stretto legato alla verità
se la bellezza ci sfugge, ci cresce
dentro un bisogno di fermare
il suo decadere nello specchio,
superficie virtuale che riflette lume
l'allarga in un'esplosione verso l'orizzonte
l'abbina con il sentiero a piedi nudi
dove l'ego muore in tormenti decimato.
Noi siamo figli provvidenziali di un Dio
che nella bellezza ci avvolge dall'inizio.
Socchiudi gli occhi
su pensieri e piccole bugie
assapori lentamente i bagliori
di una notte senza colore.
ti poni parole che bucano
cervello e cuore
squarciando ferite sempre aperte.
sospesa sopra un letto di lacrime
mai versate
ma così dolorose da sentirne la parvenza.
respiri con l'anima
che prepotente soffoca la gola
giullare di corte sul destino del mondo
porti pace strappando le tue carni
annullando la tua verità
nascondendoti al mondo irriverente
sparisci
dentro nidi di nostalgie
e ascolti musiche lente
che ti fanno riaprire gli occhi
a questa realtà.
seguita dai fantasmi dei miei ricordi nei deserti della solitudine,
dove un lieve vento sposta la sabbia,
facendo intravedere scheletri di un passato mai sopito.
La mia mente apre il cancello di un ormai arido giardino,
là dove mi accompagnavi ma, da quando lei non c'è,
è divenuto il regno delle sterpaglie morte,
che la fanno da padrone.
Che ne rimane del castello,
dove tornavo dai fasti, come un guerriero vincitore?
Ora quel trono è occupato solo dalla polvere,
non c’è più scettro né corona, più nessuno che mi osanna.
Solo tu notte, mia amica e compagna,
rimani al mio fianco silenziosa,
accompagnandomi sino ai primi pallori di una nuova alba.
I canti dei galli e i latrati dei cani sembrano salutarti,
avanti il tuo dissolvere, per permettere alla luce di arrivare.
Ecco... All’improvviso il silenzio scompare,
rotto dai suoni e dai rumori dell'affanno quotidiano.
Come tu non mi abbandoni
e, in silenzio, rimani ad ascoltare le mie follie,
così io non ti abbandono
e ti accompagno nel sonno giornaliero.













