Talmente piccola da sembrare invisibile
e tanto cool, un bijoux, una festa per i sensi
l’eccitazione corre lungo il web e la sala
del briefing è gremita, tutti comici in carriera
il generale impettito, lo spione col naso finto
il diplomatico in doppia fila, il giornalista assoldato
tutti adrenalinici nell’ora in cui si fa la storia.
Il presidente dice sarà un successo, la conta
dei morti è un dettaglio, forse faranno solo finta
di morire, chi lo può dire, in fondo è la gloria
che vale, finirà nei libri del secolo questo boato
a forma di fungo velenoso, sarà nella farsa del recinto
accanto all’attrice senza vestiti e alla dentiera
gratis per i neonati, bonus più gradito di quello della mela
la bomba è stata sganciata, ha il nome dei gelsi
e sorride quando incontra un animo sensibile.
10 commenti
L'opposto della solita sera è tramontato da mezz'ora
l'ho visto solo pochi secondi nel chiudere la porta
un walzer d'un rosa sgrandinato si intravedeva
sotto l'adagietto, il famoso grigio che stava
anch'esso pressato, gravato da un primo
movimento introduttivo già finito
o pieno di corni trascinati
a una caccia di orsi.
L'opposto della solita sera
sembrava aperto come il cuore
figlio d'un frutto raccolto chissà dove -
dove isole piatte come pettinature marine
fan salire i granchi sulle persone addormentate
nella luce estiva a mescolarsi ai loro sogni di pane.
Di notte, quando l'afa scemava,
affiorava prepotente il verde dei vent'anni
e una forza che pareva onnipotente.
Tra le fiamme scoppiettanti di un falò
ed un canto assordante a provocar la luna,
volevamo che il futuro ci potesse guardare.
Sguardi, risate e corse a piedi nudi,
nell'attesa delle ambite stelle cadenti
per un desiderio mai avverato.
La gioia dimorava nel cuore
al solo pensiero d'un sereno domani
per meglio colorare le ore.
Frammenti di gioventù, ormai lontani
eppur superbi, vivi nella memoria
ancora sperando in un mondo migliore.
Raminga è la mia vita,
come un pellegrino vago, camminando
e inseguendo con gli occhi il sole
per le vie del cielo,
fin là dove va a morire,
cercando di arrivare, ogni giorno,
a conquistare l’immagine di un nuovo orizzonte
e lì consegnare i miei sogni,
prima di andare a dormire.
Io son pellegrino nel mio vagabondare,
non calzo scarpe nuove
e non porto con me nemmeno un bagaglio,
ma solo una povera bisaccia,
dove conservo il mondo intero,
scritto sulla carta, per non dimenticarlo.
Così riparto ogni mattino, inseguendo la vita,
appoggiandomi a un bastone,
mai alzato ad arma di difesa.
Mi son sempre protetto con la fede e con l’amore,
che diffondo in ogni dove,
leggendo le parole che ho scritto con il cuore.
Or continuo a camminare,
portando con me sempre nuovi sogni da realizzare
che, come dono prezioso, nella notte,
mi vengono a trovare,
perché li porti con me nel mio vagabondare,
tra le pianure, i monti e le rive del mare.
Strade interrotte non portano a nulla
piedi lenti e pesanti
impregnati dal cammino
ma nessuno vi sente.
il rumore dei passi e' attutito
e l'orecchio non ode
strade ostacolate da sassi e rinunce
intrise di lacrime segnano il cammino.
accompagna il viaggio
una valigia
piena di sogni ricordi e sorrisi.
dolce e' il suo pesare
tra le mani
lo sguardo e' ormai lontano
in paesaggi ancora da vedere e amare
piedi lenti e pesanti
impregnati dal cammino
ma nessuno vi sente.
il rumore dei passi e' attutito
e l'orecchio non ode
strade ostacolate da sassi e rinunce
intrise di lacrime segnano il cammino.
accompagna il viaggio
una valigia
piena di sogni ricordi e sorrisi.
dolce e' il suo pesare
tra le mani
lo sguardo e' ormai lontano
in paesaggi ancora da vedere e amare
Uguali i mille giorni o forse i diecimila
il conto l’ho perso e terso è il cielo di prima
anche se non l’ho visto e mille erano le bollicine
che salivano dalla parte di chi guida
il sapore dei baci in rima e il dito affondato
nell’umida incisione di Venere la dea
Marte attento a non attraversare il confine
degli spermatozoi. E noi che ci siamo sempre stati
nel centro di gravità dell’eccitazione, deportati
a dorso di cammello, la sabbia più fine
del litorale del Tirreno, se abbiamo un’idea
del nostro tempo a incastro e rallentato
è nel foglio bianco o nella pietra di giada
trovata sull’argine di un torrente tra rovine
ma è sempre preziosa e liscia, quasi una crema
da gustare con un sorso di liquore del tremila.
Oro fuso
suggerisce il cuore
e tutte le tonalità del fuoco.
Rivendica
Rivendica
concetti d’amore superlativi,
uno stile crudo e selvaggio,
iperfemminilità e disinvoltura
passi affascinanti o provocanti.
Oro fuso
Oro fuso
nelle sere dolci,
eserciti di lune piene,
e melodie inedite
d’effetto.
d’effetto.
Tutti gli opposti in armonia
e innamoramenti post-delusione
fino a centosettanta acconciature
per il giorno
per il giorno
della nuova romantica occasione.


varcasti, cosi,'
con discrezione
l'infausto confine
che Prigioniera fui,
nelle inquiete notti,
in balia di venti impetuosi
e gli occhi miei da tempo offuscati,
brillarono come diamanti,
travolti dall'inattesa presenza.
Una perla rara,
nel subbuglio della Vita,
rianimò l'umana mia agonizzante speranza.
Tenera e coraggiosa amica...
il tempo tiranno
aveva sigillato
in eterno.
Clemente ascoltasti
frasi sconnesse,
di rabbia intrise
e copiose lacrime
accogliesti
Candida amica...
che profumi d'eternità,
barlume nell'oscura sorte,
sfiorando il volto mio sofferente,
nel tempo...
mi accompagnasti
oltre l'arduo confine.
Sulla fronte mia
lasciasti un bacio,
ricordo indelebile
di amore fraterno.
con discrezione
l'infausto confine
che Prigioniera fui,
nelle inquiete notti,
in balia di venti impetuosi
e gli occhi miei da tempo offuscati,
brillarono come diamanti,
travolti dall'inattesa presenza.
Una perla rara,
nel subbuglio della Vita,
rianimò l'umana mia agonizzante speranza.
Tenera e coraggiosa amica...
il tempo tiranno
aveva sigillato
in eterno.
Clemente ascoltasti
frasi sconnesse,
di rabbia intrise
e copiose lacrime
accogliesti
Candida amica...
che profumi d'eternità,
barlume nell'oscura sorte,
sfiorando il volto mio sofferente,
nel tempo...
mi accompagnasti
oltre l'arduo confine.
Sulla fronte mia
lasciasti un bacio,
ricordo indelebile
di amore fraterno.
Gli occhi spalancati
a fissare il nulla,
non è molto di più
ciò che passa tra le mie ciglia...
Corpi duri esposti alla neve
schiene di pietra nella pioggia
dita di marmo sul petto di granito
Sono qui come loro immobile
ma sento il ghiaccio attecchire dentro,
ecco in cosa sono diverse...
Le statue non hanno freddo mai
a fissare il nulla,
non è molto di più
ciò che passa tra le mie ciglia...
Corpi duri esposti alla neve
schiene di pietra nella pioggia
dita di marmo sul petto di granito
Sono qui come loro immobile
ma sento il ghiaccio attecchire dentro,
ecco in cosa sono diverse...
Le statue non hanno freddo mai
Occhi di nuvola,
roseti accesi dal mare,
ancore di sere stellate,
il tempo è quel fiore
in un diario dimenticato,
ed io, polline d’inchiostro,
lacrimo di luce a gennaio
come granaio di farfalle
ricamato da scorze di sole
ed incendio di ghiaccio infuriato.
roseti accesi dal mare,
ancore di sere stellate,
il tempo è quel fiore
in un diario dimenticato,
ed io, polline d’inchiostro,
lacrimo di luce a gennaio
come granaio di farfalle
ricamato da scorze di sole
ed incendio di ghiaccio infuriato.
2759 chilometri, tondi,
567 ore con le gambe in spalla
e potrei essere di nuovo da te;
e con te contemplare
a distanza
il nulla
da cui
sono
partito.
San Basilio
lo vuole per noi,
e le acque del fiume Moscova
sono pronte a portarci
fuori città.
Manchi
solo
tu,
e
se
guardi
meglio
lo vedrai bene
che il mio bacio
è sempre lui,
quello che
una notte
di tanti
di tanti
anni fa
illuminò
a
giorno
gli sfarzi del
Teatro Bol'šoj,
e che riscaldò
con amore
quel
nostro
intenso,
troppo breve,
passaggio nel GUM.
illuminò
a
giorno
gli sfarzi del
Teatro Bol'šoj,
e che riscaldò
con amore
quel
nostro
intenso,
troppo breve,
passaggio nel GUM.
L’asfalto è caldo
e l’odore del catrame riempie le mie narici,
la mia pelle trasuda calore,
nell’aria non c’è l’odore della pioggia,
che arriva a rinfrescare questo cuore.
Quanti passi hanno fatto i miei piedi,
per rincorrere la vita di giorni tutti uguali.
Non posso fermarmi ad ascoltare il tempo,
esso non aspetta,
divora le mie aspettative, non mi vuole parlare,
brucia le emozioni nate all’ombra dei cipressi,
che conducono ai cimiteri degli attimi perduti.
Il sole scalda, l’asfalto scotta sotto queste mie scarpe,
fatte di suole consumate e piene di passi.
Così sono obbligato a camminare su questa strada,
per non morire ai bordi della vita,
mascherata a volte con delle bugie,
come un cammello che attraversa
le autostrade dei deserti,
per cercare un’oasi che non c’è,
su di una strada senza tempo,
che non abbia l’odore del catrame.












