nèschiene umide bianche
dove disegnare potrei
la linea del mio desiderio
nè medaglie al valore avrò mai
nè labbra sottili
coagulate alle mie
nè mai t'avrò compiuta
di nudo in queste sere
biancheggianti di afa
come agosto me ne potrei andare
ma resto
perchè di te avrò l'amore
di te ho il sangue imbevuto
nell'eterna primavera
in quella candida sera d'oltranza
dove l'estate si mischia all'autunno
dove felpante il tuo corpo
m'avvolse.
Nè spade avrò mai per combatterti
nè odio avrò mai per amarti
Cambiando pelle e misura.
Pensavo di cambiare faccia e
Non conoscere più nessuno
Pensavo di poter credere
Di essere Dio
E Dio, Di essere me
E di dimenticarci
E danzare la morte del pesce.
Come si diventa Dio?
Chiede l'assassino
Bagnato di vergogna
Dopo essersi dichiarato tale
Dio si disse la stessa cosa
Quando dimenticò di
Essere uomo
E creò
Diventando a sua volta Dio
E luce della sua ombra.
Dio ha dimenticato
Di essere Dio
Nella stessa forma
In cui noi dimentichiamo
Di essere umani
Ho mutato.
Bagnato di vergogna
Creò l Uomo
Diventando quindi Dio
Danzando la morte del pesce
Dio dimenticò di essere Dio
Pensava come cambiare faccia
Come si diventa Dio
Chiede l'assassino bagnato di sangue
E non conoscere più nessuno
E Dio di essere me
E creò
Quando dimenticò
L assassino bagnato di vergogna
Ho mutato
Nella stessa forma in cui noi dimentichiamo di essere Dio
Venga, mi faccia presente se si è all’altezza dei tempi
E cosa sarebbe questa sarabanda di blattee voci
questo urinare continuo nei canali della premialità
Il Sahara è giunto finalmente alla coscienza
non più metafora, non più terrore
ma solco secco nel greto morto
Lo riconosci?
Era uno gnù l’ultimo anno
-a cui spezzò la schiena un coccodrillo-
La forza viva della dialettica
ha ceduto il passo a una cappa di CO2
Aborto d’uguaglianza universale
che scioglie i poli e travolge Pier Paolo
ancora una volta.
L'acqua ferma frange
la luce riflessa
sotto un cielo terso
folaghe intente nel cammino
prendono il volo
sfiorano l'acqua creando cerchi.
ciuffi sparsi come vele protese
cigni neri dai lunghi colli
regali...nuotano silenziosi.
la laguna, nel suo profumo
si distende quieta sotto il sole
nel silenzio solo richiami
di germani in volo
portano i colori dell'autunno
e chiudono il giorno su' verso il cielo.
le ricordo, le rimpiango.
È così facile piangere
che non riesco a farlo.
Ma la chiesa è piena
il silenzio è forte
si amplifica ogni rumore.
Io non devo piangere
la gente aspetta quello,
non devo piangere
neanche per un fratello.
Devo parlare, rispondere
non accettano un pianto.
Sono il più grande
sono quello più forte,
non devo piangere.
Non davanti alla morte!
Intanto, l'incenso brucia
e si alzano forti i canti,
bruciano anche gli occhi
e si sciolgono i pianti.
Ma io non lo posso fare
devo salutare, ringraziare.
Poi, la gente si allontana,
le pacche, i baci, i parenti...
maniglie, legno chiaro, fiori
e rimango da solo.
Un suo amico si avvicina
e mi chiama da canto,
mi dice qualcosa:
-Sai... vorrei non averlo conosciuto-
Ho pianto!
rammenda il mio tempo,
sfuma meridiani di cuore,
infarina petali di cielo
ed il vento è un’arpa
sulle mie labbra di ghiaccio,
su questo straccio d’abbraccio,
fra questo bozzolo d’eterno disfatto
e mi manca il grano del tuo sguardo,
luce d’estate, quel senso di noi,
tramonto d’amor col senno di poi.
Non hanno unghie a graffiarmi ma lo scandito battito di ciglio
brucia sulle immagini all'ombra
mentre si rincorrono le bestiole feline che tingono soli e lune
A volte penso a carezze mancate quando sembrava bastassero
ed ora che mi circondano stelle e luna mi coccola il metallo dei miei quarantanove
Spento, risoluto, aspettato
Si perde in purezza e inerzia
Dove sei amore mio?
di chi pensa di avere sempre ragione,
di chi non si mette mai in discussione.
Ho paura della finta saggezza,
di chi crede di avere delle certezze assolute,
di chi non guarda mai indietro,ma va dritto
come uno schiacciasassi.
Ho paura della poca umanita',del poco amore,
di chi si sente invincibile.
Ho paura dell'indifferenza,
di chi pensa che il potere sia una protezione,
di chi pensa che il valore della gente si misura in base al denaro che possiede.
Ho paura delle anime aride che nemmeno la
la pioggia puo' ammorbidire.
ma lucenti di stelle
eran i tuoi occhi o Venerina.
Piccolo frutto, che cadesti
insieme al fiore.
Qual sapore avresti avuto?
Quali semi avresti dato?
Dicono: per ogni vita
Un progetto già ci sia.
Io mi chiedo, Padre Grande
Qual compito le desti
che sii presto lo compì?
La mandasti a sua famiglia
perchè ne avesse gioia grande.
Mai creatura ho visto in terra
più gioiosa e spensierata.
La mandasti, comunque sia,
perch'io ne avessi
quest'eterna nostalgia.
La partita iva per fatturarti il mio amore? Scusa
non ho capito, in che senso? Non so come funziona
c’è un tariffario? Un tot per un ti amo, “ x” per un bacio,
“ y” per una poesia, per una notte di sesso ci vuole
una variabile complessa? Ho capito che fai la commercialista
ma c’è un limite a tutto. Però se dici che un abbraccio
posso detrarlo dalle tasse e mille baci come Catullo
equivarrebbero a una fortuna, magari provo a darti retta.
Ti chiedo amore di calmarti, non mettermi troppa fretta
avrai pure bisogno di fare girare gli affari, ma io da grullo
non vorrei passare. Perché se una notte sono uno straccio
e mi addormento di sasso, non presentarmi la lista
dei soldi persi. E poi, ci sarà pure un massimale
una volta superato, dico, a settembre, che faccio?
Metto il lucchetto e tu? Niente calze a rete e perizoma
una tunica a coprirti il corpo, in segno di resa.
scivola su briciole d’onda
come pensiero riflesso
in apostrofi e girasoli
ed un bicchier di luna
m’albeggia negli occhi
come chiacchiera di pianto
e sterile radice dei colori
ed un bacio di cristallo
m’inganna il cuor solitario
ed ecco germinar l’anima
in questo tremulo soffio
d’universo rammendato.
che s'apre all'aria torrida di stagione errata
Disdice anche la voce il calibro accorto
-spessa all'incedere
tonda
appesantita-
Nel diurno cigolare di porte e pensieri
vaga un dio della notte
che apre e chiude afore all'arteria
Tu
che lasci lune all'orizzonte
e taci del ramingo mio cercare
dammi quel bocciuolo di fiore
che da sempre mi respira istanti
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
preludono l'orizzonte
il mare immobile danza
con la riva
le stelle tacciono
ed i gerani appassiscono
Creature lunatiche
dilagano i passi verso me
scoscesa la vetta
facile da raggiungermi
ed ho smarrito il senso mio di
cercarmi






