su vecchi muri e sui fiori
appassiti nei vasi del terrazzo.
Sapori e odori di sempre e questi gradini
in fila come formiche d’estate
che solleticano piedi scalzi.
… Qui, tutto è qui, uno, due...
come saltelli alla corda…
Le corse distese in cortile
come panni ad asciugare
in attesa di mani che li portino via.
Con me l’essenza di ogni cosa
e qui lascio i fumi, i respiri
nelle crepe arse dal sole,
negli spazi bui, nel silenzio
che copre ogni minuto...
… Nulla è cancellato.
E altri giorni, altri volti
e altre voci abbracceranno
la storia muta di questo luogo
dove è passata vita….
Ti cerco nelle pozzanghere
di qualsiasi dimensione
tra le buche dell'asfalto
e le ringhiere
T'ho vista
a scrutare il diluvio
ma spiovve
e inclinare parole più docili
mentre il cielo diventa
padrone e le nuvole
svaniscono
Ti cerco tra i mille modi di dire T'amo
io t'amo più dell'odio
Potrei ucciderti stanotte
o passare l'inferno
tra quattro mura e mille stanze
condannate a farti movenza
come fossi d'urgenza urbana,
una voglia dorsale,
statiche
che più t'angolano dal verso
lungo destrezze rapide d'ogni premura.
Sogno destarti l'intenso in ogni tuo breve,
e la voluta che salga pure a norme di fumi
più lievi del cancro, del luogo permasto
a valide rese, sconnesse le travi
per ogni alto piano; dominanze del fastidio
nei caldi segmenti nutriti di peste o catrame.
Eppure non celi che flussi al tuo lato cadente,
come disfatta, nel permeante più grave,
la strage di carne in attesa.
Ma non declino l'invito gia fatto
seppur danzando ti ho cercata
tra mille pozzanghere asciutte
poi sei arrivata di fatto
stanotte a cogliermi sveglio
sorridendo
hai detto: andiamo nel giardino del crepuscolo
dove c'è vita eterna
elegante apre le ali
senza tempo è giunto da lontano
sorvola steli verdi
e leggere acque
fiumi contorti
di sabbia e sassi
poi atterra e si fa piccolo
scompare sulla riva
e tutto torna fermo
senza respiro
ma caldo e solatio
nella campagna dorata
il cuore ascolta
voci senza suono
nel tenero mattino.
che si reca al lavoro, la ragazza in minigonna
con i libri, la coppia che ci guarda come alieni
pensieri che restano in aria, potresti captarne
qualcuno, se fossi interessata alla specie. Invece
guardi le scale in movimento, già lo sai, il posto
del prossimo bacio, a destra dici e sorridi
perché quella di sinistra è la corsia di sorpasso.
Poi ti giri verso di me e mi guardi, sto in basso
e avvicino le labbra tenendoti già per la nuca. Guidi
il movimento del cuore, proteso nell’abbraccio, il costo
è a buon mercato, è solo l’inizio del viaggio, la voce
ha un sussulto, è il calendario a essere fuori posto. Lanterne,
gli occhi sprizzano gioia, i ricordi di domani saranno terreni
ma per il paradiso c’è ancora posto tra gli scaffali di donna
c’è un altro treno che aspetta, tutto vero in questo frangente.

Non voglio sesso…
voglio l’amore!
Con l’amore
arrivo al sesso!
Col sesso
non arrivo all’amore!
Un gioco…
al sentimento di purezza!
Una partita…
che vince il cuore!
Un regalo,
un gradito fiore,
il perenne!
Questo è l’amore
che vive!
Questo è il sesso
che muore!
Col sesso rubo… lo sporco,
coll’amore regalo… il candore!
Non servono parole
Quell'azzurro mare
Ritorna
Dolore intercostale
nel lacrimoso fine settimana
tra banane sfatte
e macedonie zuccherose
ridotti a icone spente
memori di lune tramortite
in fiumi di lunghe luci blu
mostrano molli lineamenti
contro le protesi ostentate
con movimenti blandi
le bianche carni delle statue
a consacrarle di lordure
quando non parlai
e non mi guardaste quando non c'ero
ebbi a stare immobile
sulle vostre tempie
e dal nulla sfociò questo disincanto
Voi non mi capiste
quando vi parlai
e non mi guardaste quando ero innanzi a voi
troppa boria portavate
troppa scienza discutevate
ed io con pochi altri
all'ala estrema di questa vita
marginati
fummo scambiati
per semplici pazzi
e lo fummo davvero
poichè rivolgendoci a voi
non foste capaci di capire
nemmeno le parole
semplici
di chi è liberato
di chi è saltato fuori dalla pozzanghera
a ritrovare il suo profondo
vivere
perché ti sto aspettando da sempre.
Verrai da me,
tenendo in mano tutti i miei sogni ...
che, immaginandoti, ti avevo scritto.
Lo so che verrai e mi troverai,
anche se non hai il mio indirizzo,
quello lo puoi leggere tra stelle
che, a me, ti sapranno guidare.
Perché i miei sogni
sono fatti di semplici parole
che parlano del mio amore
e, con quelli, sarò sempre qui
con la porta aperta del mio cuore
ad aspettare.
È una specie di super latte, l’acciaio lo fa ridere
Prende un bambino ancora col cordone e lo riempie di cheap
Il primo vagito è già premio Nobel
Eh sì, l’idea della vittoria è vitamina per cellule in formazione
Deve essere chiaro che vincere è ciò che conta
A qualunque costo
A poppare lenti si rimane tra i folli, gli ebeti, i normali
quelli che non avranno l’aumento di stipendio
I perdenti insomma
A cui sarà tolto pure quello che hanno
Poppando veloci s’impara la lezione
Sono necessari denti affilati e sostituibili
Ne ho visti già cariati accettare il destino senza lamentarsi
I nuovi invece ridevano dei poveri cristi
delle prestazioni da ‘900
neonati con la gengiva senza eruzione
le mani aggrappate al seno
gli occhi che non si staccavano dal paradiso

Ti guardo:
hai l’adagio
di un viaggiatore silenzioso
mentre assaggio l’aria
che spettini con le mani
in questo donarti e toglierti
lucente nel buio
in quell’assolo avvincente
di una forbice che incide sogni
variando l’apertura e l’intensità
del tuo giardino fatato,
delle cose donate, delle spighe d’oro
mai imbrigliate
solo accarezzate dal vento
e dalla luce del tuo cammino.
Sei quel ramo rilucente di chiarore
che si spinge
dove s’addensa il cielo
ergendosi
verso un sentiero non tracciato.
come Mario amò la sua adorata Tosca.
Amore folle e incondizionato
manco dar tempo rivoluzionato.
E t’amo ancora, che me lo chiedi a fà,
amà è pe sempre, nun pe cojonà.
Te sembra strano possa durar tanto ?
so stato vittima un dì di un incanto !
Se nun s’abbassa a soglia dell’amore
è che nun posso levatte da sto core.
Ma…
Che vale amarti, mi dorce duchessina,
s’io nun sentissi in me, ogni matina
er foco della fiamma che divora
dentro de te come candelora.
Si nun c’è sta trasporto tutto vola,
amor nun è, è solo “brodo e fagiola”.
Stringe il cuore in una morsa
si frantuma come cristallo
mille schegge brilleranno
e nell'aria si espanderanno.
al suo posto un vuoto cupo
come tenebra rimane
nessun battito divampa
ormai nel petto.
e l'anima continua
imperterrita il cammino
sostenuta solo dal vento
che la regge come spalla e violino.
crollan ponti
lungo il fiume
e il fuoco ormai s'accende
nella notte senza stelle
che io possa ancor sentire
il tuo battito ribelle.












