Di rose e di spine
E la mia mano immersa
Nella nera china
Mi porta a domande, che l'ansia
Non fa che replicare
E triplicare.
Risposte ironiche su morti tragiche si trovano
Vicino al cadavere senza ossa ne lingua.
Lo scalfire del metronomo
Su questa melodia stridula
Non fa che gravare sul debole violino,
Il feroce sax
Parla e urla ai ragni e
Alle loro ragnatele
Il flauto, con disapprovazione,
Guarda le azalee
Che vacillano e
Si mordono le labbra
Il contrabbasso piange,
Vorrebbe solo schiodarsi dai riflettori
E dalla sua bassa visuale
Ma sa che non potrà,
Fin quando
Tutti gli strumenti
Non invocheranno a gran voce
Un unico suono perenne,
Sino ad invocare la realtà,
Che secondo la tastiera,
Non esiste
il trucco sceso per le troppe lacrime.
Ciocche di capelli biondi scendono morbidi
lungo il collo.
Linee armoniose esaltano la sua figura che spacca lo schermo.
Vita vissuta in primo piano davanti a gente crudele pronta ad amarla o ad odiarla.
Una creatura fragile alla ricerca continua d'amore
sia da bambina ma soprattutto da donna .
In ogni amore ci si aggrappa come un ancora di salvezza.
una bellezza disarmante che sfiorisce giorno dopo giorno.
Una notte misteriosa la morte l'ha portata via e
forse gli ha dato quella pace che cercava da sempre.
Soffia vento caldo
sull'estate torrida
trasporta sogni di mare
e sabbia.
nella notte tiepida
rallenta il battito
e crea giochi di sorrisi.
allarga il soffio sulle spiagge
e accarezza volti in amore
abbraccia corpi stesi al sole.
nel tuo alito
profumo d'onde s'espande
fino ai monti
e nel verde smeraldo apri gli occhi
come campane e rintocchi
riporta leggerezza
riporta languore
prima che torni l'autunno che muore...
della nostra prima estate,
la luna dall’alto ci guardava, ...
specchiandosi nel mare
e la brezza ci accarezzava,
lasciando su di noi il suo sapore di sale.
Il tuo profumo mi confondeva,
su di una guancia avevo il tuo rossetto
di un bacio stampigliato.
Era la tua città, dove il mio cammino mi condusse
al nostro incontro, la tua luce.
Sei bella come il tuo nome, ti si addice.
I tuoi occhi si sono impressi nel mio cuore,
come un gabbiano, ho risposto al tuo richiamo.
Era la tua città, quella sera,
dove per la prima volta
ci siamo detti ti amo.
La notte che i sogni erano scomparsi
e tutti a chiedersi dove fossero finiti
fortuna o disgrazia? Non c’erano pareri
unanimi, gli esperti sostenevano
che si poteva vivere senza, l’uomo della strada
non capiva la differenza. Solo gli artisti
indissero un sit-in di protesta, senza sogni
l’ispirazione era azzerata, le donne
innamorate aderirono in massa, le gonne
alle caviglie e gli occhi spenti, gli stagni
pieni di rospi, i fondali di sabbia, i visti
sul passaporto dell’amore rifiutati, la rugiada
del mattino trasformata in ghiaccio, il vano
rincorrere una meta. Succederà qualcosa là fuori
a dirlo è l’uomo ragno. I versi stanchi dei poeti
di passaggio, ci vuole solo più coraggio oggi ad amarsi.

Io li chiamo intensità
quegli sguardi empatici
quelle conversazioni
che coinvolgono
e diminuiscono
le distanze fra due esseri
ad implicare pelle e pelle
in una corrente sotterranea
che avvicina
dove le parole divengono azzurre
e la distanza diviene dolcezza di piuma
carezzevole e inattesa
ad elevare sogni
che non trovano ostacoli di sorta
ma viaggiano armoniosamente
a disegnare immagini toccanti l’anima
con la levità di carezze leggere
allontanando l’io afflitto
dal fuoco, dal vuoto
che aleggia intorno:
un mondo senza occhi,
senza mani
colmo di silenziosi alberi scuri
che gira sotto un cielo
velato di bruma.
Quanno ner core s'intersecano
Affilati come lame
Me se nammorano
Ed è l'incanto elettrostatico
L'amore di un momento
Intriso di panico
Scivolava ner vento
E mo che me resta
Na caciara ner core
Mille dubbi in testa
Piango sudore
Tutta sta poesia
Per un banale rifiuto
È pe forza mia
Na specie de starnuto
che scompiglia i miei pensieri
e riscalda i miei sospiri.
Ogni punto mi hai toccato
per ogni pensiero un brivido
per ogni brivido un lamento.
Resta in me non te ne andare,
fammi bere la tua gioia.
Ti stringo forte tra le mani
ma solo libero sei vento,
chiuso in me diventi gelo.
Non ho fatto niente, oggi non ho fatto proprio niente.
come il tempo perso,
i giorni mancanti, ...
gli appuntamenti perduti,
le ore infinite
a cercarti dentro i miei sogni.
Mi manchi come i ricordi
tanto desiderati,
che avrei voluto vivere,
ma non ho mai vissuti.
Mi manchi come il sole dopo la notte,
l’aria che respiro,
il paradiso acquisito
dopo aver passato una vita d'inferno.
E tu mi manchi in questi giorni
di malinconica solitudine,
dove il tempo non passa
e le ore vanno ad infrangersi nei desideri
di averti qui con me.
Invece mi ritrovo qui da solo
a pensare quanto mi manchi,
tra le lacrime... non lasciarmi morire, amore.
Miserie
Tra i monti e gli ingranaggi
se la voce mia non chiama
così pure alla parola manca penna per segnarli
Cerco tra fogli di virtuale essenza
ma mi risponde un nulla ed i suoi perchè
-Gitana
leggi la mano e suoi cateti mentre di segni non fai cenno-
parole che volano via
con il vento,
con il tempo.
Fanno male,
Parole del cuore,
occhieggiano la terra,
etereo mascara solare
fra ciglia di cristallo
e brullo fruscio smeraldo,
mentre lenzuola di papaveri
infiammano il riflesso
d’arpe di cielo dismesso.
Razzia d’anima spenta
stinge arcobaleni nel vento,
farfalle, come comete,
inzuppano i sassi d’argento,
catturo questo bacio di maggio:
è poesia che scrive il mio sguardo.










