cadono, con un rumore sordo
come metallo tintinnano echeggiando.
Ripetono all’infinito i no, e i perché,
e pozzanghere nere scorrono ai tuoi piedi
fradice di domande,
aride al tempo stesso di risposte.
Cadono gocce di tempo,
perduto e inutile piove,

e lascia solchi
il tempo
lascia solo il ricordo di te
che sola vai senza voltarti,
vuota ormai
e muta,
col tempo tra le mani, e giorni
e ore, attimi nuovi da vivere ancora
nell’alba chiara di nuovi domani.
Col mare nelle vene
E se nelle strade impazzano ancora
Sciarada di stelle
tra le mani come gemme
un sol grido si muove in gola
trame fitte come rete son strappate
e da essa cola luce.
poni il viso allo specchio
dove occhi sono laghi
e nell'anima strappata non porre veli
calmo il giorno sta per finire
inchiostro blu dipinge il tempo
sopra il libro della vita
le parole stan fiorendo
hanno già sporto il capo
come timide carezze
or che stille stan cadendo
sopra la scialba luna.
Se tu sapessicome scalpita il mio cuore
vento di libeccio
nelle arterie
il sangue scorre
mentre i miei occhi
cercano i tuoi
che sfuggono il mio nome.
Al silenzio dei pensieri
le parole si sono fermate
e i gesti si sono allineati
all’immobilità delle cose.
Qui domina un’altra luce
il buio s’è inoltrato
nello sguardo.
Tra noi s’è aperto un vuoto
e il tempo si è diviso
grano a grano.
Sfumata è l’armonia
come aria fra le dita
e gli occhi
sono saturi di sale.
Il prossimo scatto dell’orologio come i cerchi dei tronchi
una linea più scura, -chissà come ci sarò arrivato-
e la partenza dall’ultima fila, - dio che peccato-
il motore che picchia in testa, cos’è una festa
nel silenzio? Quell’alba che ho visto ieri non era muta
c’erano note delicate, fiati accordati in sincrono
e versi scritti sulla pelle in fiamme. E la tua voce
a leggerli, un sottofondo di rugiada alla luce
trasparente di un mattino d’estate. Il tono
del suono più basso, - il raffreddore non aiuta-
il canale dell’anima trasmette su frequenza onesta
le gambe intrecciate e bacini contro, così è stato
tutto ritrovato al confine dell’orgasmo e oltre è andato.
Come essere nati nel giorno in cui sono morti i trucchi.
in castagni rannicchiati a catena per disperdere del calore i ricci
Piume frangiano gli ultimi morsi di colore all'annichilirsi d'una stagione
Guarderò in bianco-nero dai miei occhi osservando di una neve l'anca
Ho sfidato l'infinito per cercarti.
Non posso vivere nell'oggi.
Dammi un bacio che devo fuggire!
Torno alla mia stella solitaria,
mi porto il tuo sorriso d'Angelo
sulle labbra che ho sfiorato.
Vivrò nella non vita per un'altra
eternità. - Poi ti cercherò ancora.
guardo le pecore e penso siano uomini
guardo le formiche e penso siano uomini
guardo gli uccelli e penso siano uccelli
guardo gli uomini e vedo avvocati, dottori, politici ingegneri, scienziati, poeti, infermieri, disoccupati, mafiosi
fatico a trovare un uomo in mezzo a tanti uomini
poi guardo il vento e capisco
guardo il cielo
e mi ferisce quasi sempre
la musica assordante della luce e del niente.
E continuo anche io a prostituirmi
cercando l'ululato di Dio.
sui mattoni sbeccati,
lattine schiacciate
dall'ultimo piede
in fondo allo scuolabus.
cappellini gratis
bambini!
sulla testa
ai fantocci nei campi
o nei fossi
in bottiglie ghiacciate,
bicchieri di plastica
caldi e linguacce
alla festa del prete.
C'era una casetta
fuori dalla finestra
quand'ero bambino...
c'era anche ieri.
Abbracciata dal verde.
Sul tetto ormai
quasi un giardino.
Solo il camino, ancora
puntava alle stelle.
Diroccata, disabitata,
dimenticata, eppure
sempre amata.
Ora non c'è più!
Roccaforte dei giochi
di bambino.
Nascondiglio per
improbabili fughe.
Palestra per
prove di coraggio.
Luogo magico per
i primi amori.
Ora non c'è più!
Polvere e macerie
coprono quei ricordi
di gioventù.
Guardo dalla finestra
e la nostalgia
mi sorprende,
di quel posto
di quel tempo.
Mentre una piccola
lacrima, ormai matura,
solca le rughe e scende.
Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete
è lui a stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni
a dirci che questo tempo non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare
come vergare versi di speranza allora?
Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando macchiandosi le dita
Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse nemmeno leggerai
Eppure io non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro
ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Comincerò a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li urlerò perfino....
E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle
L'ultima parola
un verso di permanenza
prima di andare
ché non è facile voltarsi
e velare la bocca, sospirandola.
Riaversi da sospensioni, quando?
Quando, fissità di terra spoglia
incastrata alla mente
prosciugherà l'umido silenzio?
Cammino, mi cammini
-fianco al deserto lunare
-costola, l'ennesima a piegarsi
in fuochi diafani
e simili incongruenze.
Rispondimi.
Non ricordo la mia vita senza di te.
Il nostro amore è forte,costruito su basi solide,
su un sentimento leale, puro.
Amore, è dolce questa parola se penso a te.
Tu mi hai sempre rispettato,
sorretto nei momenti bui.
Tu sei risorto con me dopo che la vita ci era franata addosso.
Io ti amo e non è un amore stanco.
Ma un amore grande,vitale,coinvolgente.
Siamo come i pezzi di un puzzle che cade a terra,ma quando si ricompone è sempre il nostro amore.
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