le ingoio per intero
continuando il mio traggitto
ostrouito e arduo
Scopro una forza misteriosa
nascosta all'interno
dentro il mio spirito
dentro il mio cuore
Intravedo una piccola luce
in questa spaventosa oscurità,
conducendo alla mia anima
un ancora di salvezza
In questa preziosa vita
nulla va dimenticato,
tutte queste delusioni
elvoveranno in gioie .
con tiratori scelti
Antonio Canova: L'orrore della guerra.

o forse inseguiva una qualche lussuria su prato verde
e gli algoritmi, alla malora gli algoritmi
delle banche
-lo yogging, i panini alla mostarda
qualche minuto al bar dell’angolo a contare i caduti
una barzelletta che gira su quelli che non contano
l ‘amoreodio per un hacker entrato nel sistema-
Anche il pranzo è stato diverso
Sono stato bene davvero
Soltanto sul tardi
Sapete?
La mucca vecchia arranca in un angolo di bosco
sbanda se il tracciato non c’è più
E così non torna alla stalla
la notte poi ci pensa una falce, luccicante nel buio
Adorabile luna
La razza prediletta
Sa bene come funziona il meccanismo
E conosce i trucchi per mungere veloce
e pregare il Signore, immateriale come l’Altro
incancellabile che nemmeno una bestemmia scalfisce
tronfio che diventa ridicolo persino negare
che c’è.
raccoglieremmo plausi e in labbra pur sorrisi
-la scala non è a norma e mi sgambetta-
Aspettano l'ascesa succosi frutti rossi
che a coppia un dì lontano di bimba furon gioco
portando nella sera colore all'orizzonte
La brace ora tormenta di fumo l'ombra pigra
fra dondolio di vento
e vento chiama
![766854772_2079510[1].gif](/images/utenti/Grace_D/766854772_20795101.gif)
Una vela si dispiega al vento
e va lontana nella notte buia.
Sull'onda del cuore
il vento sussurra parole d'amore
fugge la malinconia
sentendo il dolce canto della battigia.
Conto i ciottoli levigati
minuscoli frammenti di vita vissuta.
Lascio le mie orme
sperando che colui che è nel mio cuore
domani fra conchiglie ed alghe
conti i miei passi
immaginando il mio corpo
e lo splendore dell'oro dei miei capelli
baciati dal sole...
«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.»
Come viaggiatori imprudenti
confidiamo nella mano invisibile
della provvidenza, che serra
l’angolo che manca
all’orologio
e che ci
regala
la scossa
del panorama.
E se sarà la fortuna
a portarci dal Mississippi
alla bassa pressione del Village,
o sarà il settimo cerchio del legno,
è perché doveva andare così.
Per fortuna siamo pazzi,
noi, che abbiamo
gli occhi aperti
e le mani
legate.
Grazie a Dio
siamo come la musica,
noi, che non muoveremo mai
nel vostro circolo vizioso,
verso l’isolamento,
verso
l’introversione
di un domani comune.
Ma abbiamo tutti fretta oggi:
voi, pigmalioni e femmes fatale,
e noi, che siamo scesi dal carro
per dissociarsi dalla carne.
Liberi finalmente
dal subdolo
obbligo
dell’illusione.
Il poeta non può svanire
come fa il legame
nella materia.
Lui arriva
nei luoghi più impervi
lasciando segni
d’amore universale.
I sassi rigati per sempre
dall’acqua, è lì
che i suoi versi continuano.
Li sentite? Sono loro
a gorgogliare
liberi da vincoli
di rovinosa natura.
di mondi non ebbi mai
ma nella mente volai
nel mondo inventato quando
sognasti il primo amore tu
e c'è che io ero lui
che ti teneva abbracciata tra
l'erba e il cielo
mentre tu sorridevi e inventavi
questo mondo tuo
era ormai il 1996
dimmi ora di quel tuo mondo
che te ne fai?
Sei di altri mani e altre voci
ma dimmi ora: mai ti ricordi
di noi?
Di quando inventammo l'amore
di quando scappammo dal mondo che non volevi
e ti trovai sui fili d'erba
era luglio lo ricordo
un pò più caldo ma come dire no
ai ricordi che riaffiorano stasera
a quel tavolo seduta tu con lui
ed io a guardarti sorridere
però tu mi vedi
mi sorridi, mi saluti e poi...
Come fu bello quel nostro mondo nel 1966
il racconto di una sofferenza.
Segni di un pezzo di vita,
segni di una grande paura.
Cercare dentro la forza.
Combattere il destino avverso.
Combattere,
combattere!
Stringendo i denti,
ma combattere.
La battaglia sembra vinta.
Sperando di aver vinto la guerra.
E poi là, con la mano rafferma e le labbra strette,
egli se ne andò dolcemente
salutando l'onda
Il poeta morì fra gli scogli
con negli occhi l'immenso
e un verso sciolto nel sale
lacrime destinate ai fondali
e parole portate dal vento
senza bisogno di fogli
e fu lì che bianche sirene
raccolsero le sue memorie
in un guizzo d'argento
e i delfini danzarono per lui
in un addio blu
accarezzando il suo ultimo pianto
in quegli occhi per un istante rimase
una storia d'amore appesa alle ciglia
prima del lungo sonno
poi un sospiro e perfino un sorriso,
soltanto dopo venne il buio
perchè la poesia non è solo scritta
Trappola d'amore
chiude la gola
strappa, lede
ma non lascia segni
virgola d 'aria
ti irrora e solleva
porta un calice di fiele
lo bevi
lo senti dentro te
ti corrode.
vortici di pensieri come eliche
e soffocante diventa il respiro
lenta la mano sale
si posa sul viso
ombra senza sorriso.
non affondare..
radici d'amore ti stanno intorno
aggrappati
fatti salvare
sono tenere braccia di chi ti vuole.
Brezza d’acquamarina, è nuda la tua corazza
una carezza di mattina, anche più d’una la ricordo
sarà che in cantina non ho conservato nulla
nemmeno la certezza dell’anonimato o il frullato
di sapori forti, liquori invecchiati, colori a spicchi
chicchi di melograno, gli occhi a perdersi
verso la curva dell’infinito, in questo godersi
il momento, carpe diem, ora e subito, da vecchi
col cuore d’adolescenti, procedendo di lato
prima d’ingranare la marcia, seme e culla
dell’abbraccio futuro, baci a ondate, a bordo
della goletta verde, dentro la tua tenerezza.
Si immerge nell'oceano
Rimane aggrappato alla superficie
Cercando, gobbo, la luce del sole
Tra i raggi filtrati avidamente dal vetro
In ogni attimo
Il mare gli strappa una parte di se
Le sue ali si dissolvono
La sua piccola anima glaciale
Affoga affannata
Il suo cuore viene lacerato, sciolto
Di quella anima vivace e trasparente
Incastonata nel ghiaccio
Non rimane più niente.
Era Una piccola goccia che amava volare
Una farfalla del mare
Che al tramonto si tingeva di arcobaleno
E si librava spensierata nel vento
Una figlia dei cieli
Rapita dal gelo
Morta rinchiusa.
Di lei rimane solo una manciata di bollicine
Che rapide raggiungono la superficie
E ritornano al cielo
l'appendo al chiodo.
Hai visto? Ci rinuncio.
Non badarmi più
Io non ti baderò.
Non verrò a cercarti
non ti parlerò.
Non mendicherò un tuo sguardo
come un cucciolo affamato.
Le tue dolci labbra
non forzerai al sorriso;
non per me almeno
che ci rinuncio.
Vado a sedermi
dove trovo un'ombra
oziosamente ad osservare
il nulla.










