Sulla due, nel metrò di Milano
tra Lambrate e Loreto
c'è un bambino che suona il violino
e una bambina, che per un soldino
ogni giorno mi portano in giro
in un posto diverso nel mondo.
Ho chiesto alla bimba
se fosse gitana o romena;
" non so - mi ha risposto -
io sono di Fino Mornasco
e anche il mio fratellino!"
Ora so che il violino che suona
sulla due nel metrò di Milano
è un violino italiano.
tra Lambrate e Loreto
c'è un bambino che suona il violino
e una bambina, che per un soldino
ogni giorno mi portano in giro
in un posto diverso nel mondo.
Ho chiesto alla bimba
se fosse gitana o romena;
" non so - mi ha risposto -
io sono di Fino Mornasco
e anche il mio fratellino!"
Ora so che il violino che suona
sulla due nel metrò di Milano
è un violino italiano.
9 commenti
Non mi piace aspettarti
troppo a lungo, mentre lo
spasimo arde lentamente.
Ti ho cercato tra i labirinti
dei ricordi a sognare
ciò che eravamo...
...Ho bisogno di te.
respirarti come ossigeno
e continuare a bruciare
del tuo amore.
Credo che nulla sia perso
ma ho la certezza che
sia un nuovo inizio.
Amami al battito del Sole,
mentre scrivo questa poesia
perché solo persone come te
sapranno tenerlo acceso.
troppo a lungo, mentre lo
spasimo arde lentamente.
Ti ho cercato tra i labirinti
dei ricordi a sognare
ciò che eravamo...
...Ho bisogno di te.
respirarti come ossigeno
e continuare a bruciare
del tuo amore.
Credo che nulla sia perso
ma ho la certezza che
sia un nuovo inizio.
Amami al battito del Sole,
mentre scrivo questa poesia
perché solo persone come te
sapranno tenerlo acceso.
Vocazione,nell'animo,nascosta
cerca d'uscir dal buio dello scrigno
ricercando uno spiraglio di luce,
e come una stella vuole brillare,
ostaggio della intrepida paura
naufraga nelle sue imbrecazioni,
folta,senza uscita,nel suo emblema
e alba speranza gli sembra lontana.
Lotta,priva di esclusioni di pause
convulsa onda sfidante dello scoglio
ferreo,come una grossa incudine
che resta impassibile in ogni scontro
nel provare ad eguagliarla non riesce,
non desiste,prosegue senza remi
sogna di fuoriuscire,volare
libera come un aquila nel cielo.
cerca d'uscir dal buio dello scrigno
ricercando uno spiraglio di luce,
e come una stella vuole brillare,
ostaggio della intrepida paura
naufraga nelle sue imbrecazioni,
folta,senza uscita,nel suo emblema
e alba speranza gli sembra lontana.
Lotta,priva di esclusioni di pause
convulsa onda sfidante dello scoglio
ferreo,come una grossa incudine
che resta impassibile in ogni scontro
nel provare ad eguagliarla non riesce,
non desiste,prosegue senza remi
sogna di fuoriuscire,volare
libera come un aquila nel cielo.
Raccolgo un' emozione
e ne faccio poesia.
Scrivo pensando
alla bellezza del tramonto
che la sera mi dona la sua magia,
davanti ai miei occhi
pronti ad ammirarlo.
Scrivo pensando
ad un bacio appassionato,
attimo folle e indelebile.
Scrivo pensando ad una carezza.
La poesia è calore,
è la dolcezza di un sorriso,
è un abbraccio infinito.
Ti scalda e ti avvolge
con tepore!
La poesia siamo noi
che con le nostre parole,
ci facciamo leggere,
donando una piccola
e intensa parte
della nostra profondità!
e ne faccio poesia.
Scrivo pensando
alla bellezza del tramonto
che la sera mi dona la sua magia,
davanti ai miei occhi
pronti ad ammirarlo.
Scrivo pensando
ad un bacio appassionato,
attimo folle e indelebile.
Scrivo pensando ad una carezza.
La poesia è calore,
è la dolcezza di un sorriso,
è un abbraccio infinito.
Ti scalda e ti avvolge
con tepore!
La poesia siamo noi
che con le nostre parole,
ci facciamo leggere,
donando una piccola
e intensa parte
della nostra profondità!
Che la mia vita sia
un’esecuzione di musica classica:
il pubblico attenda
che entri l’orchestra,
il direttore
un gesto
il fremito!
Palpiti il cuore
il timpano anche.
I violini dilettino l’orecchio
coi loro mezzi celesti.
Squillino le trombe,
preparino l’assalto!
Seguano i flauti,
elevino l’animo
oltre la cupola celeste.
Il pubblico attenda,
torni in fine
il silenzio
ineffabile
da cui tutto fu
soffiato.
un’esecuzione di musica classica:
il pubblico attenda
che entri l’orchestra,
il direttore
un gesto
il fremito!
Palpiti il cuore
il timpano anche.
I violini dilettino l’orecchio
coi loro mezzi celesti.
Squillino le trombe,
preparino l’assalto!
Seguano i flauti,
elevino l’animo
oltre la cupola celeste.
Il pubblico attenda,
torni in fine
il silenzio
ineffabile
da cui tutto fu
soffiato.
Vecchio mio caro diario ritrovato,
che a te avevo confidato le mie giornate.
Ti apro e, tra le pagine ingiallite dal
tempo, ritrovo parole scritte,
che leggendole mi riportano
a memorie passate, riconducendomi
a ridestare vecchi ricordi,
che ritornano a vivere dentro di me.
Quanta gioia provo
nel sentire le tue pagine tra le mani
e leggere le parole che ti avevo confidato,
come tu fossi l’unico amico fidato.
Mio caro vecchio diario,
quante emozioni mi sai riportare,
emozione che pensavo dimenticate,
ma ora rileggendole mi portano a sognare.
che a te avevo confidato le mie giornate.
Ti apro e, tra le pagine ingiallite dal
tempo, ritrovo parole scritte,
che leggendole mi riportano
a memorie passate, riconducendomi
a ridestare vecchi ricordi,
che ritornano a vivere dentro di me.
Quanta gioia provo
nel sentire le tue pagine tra le mani
e leggere le parole che ti avevo confidato,
come tu fossi l’unico amico fidato.
Mio caro vecchio diario,
quante emozioni mi sai riportare,
emozione che pensavo dimenticate,
ma ora rileggendole mi portano a sognare.
Sono arrivato sulla collinetta
illuminata dal tramonto,
mi sembra di esser a casa,
ma un amaro in bocca
mi vien a guardar il marmo;
lo sfioro come una madre
farebbe col figlio.
Ed è caldo, come il suo sorriso,
che riusciva a far convertire il peggior sentimento;
come quello che aveva quando era senza soffio,
che sembrava dormir beata,
tanto da far parere anche colei più dolce.
illuminata dal tramonto,
mi sembra di esser a casa,
ma un amaro in bocca
mi vien a guardar il marmo;
lo sfioro come una madre
farebbe col figlio.
Ed è caldo, come il suo sorriso,
che riusciva a far convertire il peggior sentimento;
come quello che aveva quando era senza soffio,
che sembrava dormir beata,
tanto da far parere anche colei più dolce.
Che gioia
la luce dei tuoi occhi
illumina ogni giorno la mia vita
che bella la luce dei tuoi occhi
la tua dolcezza accarezza il mio cuore
come un caldo vento che sfiora il viso e
nel vento ho raccolto
I tuoi pensieri
ascoltavo
il battito caldo del tuo cuore
sulle mura venete una sera d'estate che magia
emanava poesia mentre gli sguardi ammiravano un paesaggio
e le luci brillavano
Hai inciso nel mio cuore
Una magica parola
Amore
Ed ora risplende
come stella nel cielo
di luce profonda di luce vera
i tuoi bellissimi occhi
la luce dei tuoi occhi
illumina ogni giorno la mia vita
che bella la luce dei tuoi occhi
la tua dolcezza accarezza il mio cuore
come un caldo vento che sfiora il viso e
nel vento ho raccolto
I tuoi pensieri
ascoltavo
il battito caldo del tuo cuore
sulle mura venete una sera d'estate che magia
emanava poesia mentre gli sguardi ammiravano un paesaggio
e le luci brillavano
Hai inciso nel mio cuore
Una magica parola
Amore
Ed ora risplende
come stella nel cielo
di luce profonda di luce vera
i tuoi bellissimi occhi
Rose recise,
appunti di cielo
in gemme di vetro.
Sarò l’inverno del giorno,
scissione temporale
d’un riverbero di quiete
che allatta scenografia di stelle.
Le matite del pianto
confonderanno il passato
ed una risiera di parole
dipingerà l’orizzonte
come mercante d’amore
il baratto di lune confuse.
Saremo brina del pensiero,
un faro nel silenzio,
incendio d’ali nel vuoto,
assonanza d’abbracci e paure:
saremo l’eco del nostro momento.
appunti di cielo
in gemme di vetro.
Sarò l’inverno del giorno,
scissione temporale
d’un riverbero di quiete
che allatta scenografia di stelle.
Le matite del pianto
confonderanno il passato
ed una risiera di parole
dipingerà l’orizzonte
come mercante d’amore
il baratto di lune confuse.
Saremo brina del pensiero,
un faro nel silenzio,
incendio d’ali nel vuoto,
assonanza d’abbracci e paure:
saremo l’eco del nostro momento.
E poi se vieni
a portarmi un altrove
non lasciare spento un cantuccio
quel giro di parole
piccola stringa di una luce
sorretta insieme
una porta-finestra
in riva al sangue, devi aprirmi
al ritorno di una città
che gravita tra sé e sé
lobo d’un capestro, eppur carezza
al polso.
Ci si rimane in mente.
Bisogna viaggiare nell’incoscienza
delle nuvole, scalee di piume
da non calcare il peso
credere a stasi d’edere
più profonde, sul gelo.









