
Strano oltre altro
Di raccogliere la rugiada
La mattina ,
Svegliarsi presto ,
E rincorrere in bicicletta
I venti .
E fermarsi soltanto
Per un libero sguardo
altrove.
E lì, fra piccioni viaggiatori
Sentirsi come il messaggio ,
Arrotolata e segreta ,
E col pensiero che la guerra non esista
Sorridere abbracciando il cielo
Sopra il verde degli
Ulivi .
E con volanti capelli acerbi
E coriandoli nel cestino
Credere al nord e allo zenit
Alle costellazioni e All'universo
E al risorgere di tutti i perduti amori .
Già chiamandoti "Falcone"
la dicevi lunga sull'indole tua.
Come volavi leggero nella vita!
Quanto amavi la libertà del tuo spazio.
Tutto quello che hai fatto l'hai fortemente voluto.
Mai contraddizzioni tra il dire e l'agire.
Come un Falco pellegrino hai sorvolato i cieli di Sicilia
Lanciandoti in picchiata su ogni Iena che avvistavi.
Che bello era stato sentirci protetti
da ali benevole, oneste e possenti.
L'orgoglio ancora mi brilla negli occhi.
Che tu qui sei nato! Frutto squisito di questo giardino.
Come ridono ,ora, quelli che ,solo, hanno bocche e hanno mani
e cervelli che li guidano al cibo, che tutto ignorano di voli,
di Falchi, di spazi infiniti nell'animo umano.
Tu hai scelto di planare libero; per quesro il tuo corpo è caduto.
Ma che ne sanno i divoratori di carne d'uomo
di quanto il vivere sia altra cosa che lo strisciare di paura,
che l'accumulo di denaro e di cose.
Tu senza più carne ancora voli.
Nel tempo e nei tempi ancora volerai.
E io sorrido guardando in alto e ti amo!
Di quell'amore che le belve non possono imparare.
C'erano una volta gli Dei immortali.
Ora ci sono Uomini che nessuna mano oscura
o tonnellate di tritolo potranno mai annientare.
Finché sulla terra vivrà un giusto, di sicuro saprà il tuo nome.
Passeggio
per i viali del parco
in questo giorno
in cui tutto è un volare
di foglie gialle per l’aria
che cadono
facendo tappeto sul selciato.
Il sole si rifrange
con la sua vena quieta
tra lo sfrangiare di lievi foschie:
rifratta luminosa
che si rispecchia tra l’azzurro del mare
e l’ambra del mezzodì del cielo.
Desidero camminare
tra i colori della natura autunnale
che s’immergono
nel blu degli orizzonti
conducendomi
alla sorgente dell’anima
in cui tutto è rischiarato e rilucente
per l’anelito biancore
della gioia del mio esistere.
l’equinozio di un tramonto
in questa scenografia di cuore,
sale del giorno che l’anima accoglie
fra ciclamini d’accento e dolore.
Stracci di tempo stellato,
fame d’un vespro spiaggiato,
pensami in un compleanno lunare
come petalo di luce raccolto
sulle ali di una farfalla in volo,
ed amami come inchiostro e parola,
son viva poesia del tuo ultimo ricordo.
Disteso immobile, nel letto,
come una Carcassa di nave
arenata da chissà quanto
su una fredda spiaggia
del mare del nord.
Il mio corpo immobile,
un eterno tributo alla Morte,
mentre lo Spirito guizzante
che balena nelle orbite
enormi per il buio,
fedelmente narra al Mondo,
che nell'Oscurità mi circonda,
cosa sia davvero la Follia.
La Follia che cresce
istante dopo istante,
contorcendosi, sbattendo
e lentamente soffocando
la povera Ragione
intrappolata in Me
come un disperato
sul fondo di un Pozzo.
Non uno spasmo
che percorra il mio corpo,
ormai guscio vuoto per la Vita,
macchina Arcana senza più energie
incagliata in maniera irreversibile,
in balia degli elementi
che come Incubi la tormentano
senza darle Pace.
Ed Io inerme spettatore di Me stesso,
guardo la fine di tutto, appena sfiorato,
eppure allo stesso tempo
Vittima della catastrofe,
con in bocca il sapore Amaro
che danno i Ricordi mischiati
al Rimorso ed al Rimpianto.
Ed in questo il mio Spirito geme ed urla
come vecchie impalcature
marce ed abbandonate
che sotto un vento Spietato
lentamente si sfasciano,
sparpagliando i loro Resti
decadenti e decaduti.
Vorrei piangere e liberarmi dal peso,
so già che potrò farlo solo quando
il Triste spettacolo della mia Fine
sarà terminato
e sarò rimasto l’unico spettatore.
urlare il tuo nome
e tra gli immortali silenzi ...
restare ad ascoltarti.
Avrei voluto sbattere tutte le mie incertezze
contro il muro delle paure
e lasciarle volare via dalla mente.
Avrei dovuto dar retta al mio cuore
facendo divenir realtà i sogni,
e scriverli per non dimenticarli,
ricordi che ora potrei raccontarti.
Se avessi avuto il coraggio di chiamarti
e dirti rimani, ora saresti qui con me.
O chissà... Il destino t’avrebbe rubata lo stesso
dalla mia vita.

Aborrii schiavitù,
rimasi schiavo
soggiacendo all’amore,
alle gelosie
ai sotterfugi e compromessi.
Schiavo del potere
“lo esercitai,”
Del lavoro
“lo ebbi”
della miseria
“la vissi”.
Schiavo della mente
“non riuscii a contenerla”,
delle convenzioni e delle ingiustizie
eternamente schiavo.
Sognai libertà,
non mi resi conto
d’esserne schiavo.
esposto al sole
brucio di un antico fuoco
reminescenza di stelle esplose
Nelle viscere di lava dell'esistere
sono nate come fiumi in fiamme
le mie vene, le mie carni
divampo di una febbre
mai estinta nè domata
che non si risparmia
nel sudore di un perenne calore
e anche la mia fonte ribolle
di mai sopiti ardori
vendicati sulla tua pelle
Marchio scarlatto
Bacio sanguigno
Ustione sul tuo corpo
piangesti,
mentre rose di sale
ingiallivano al tempo,
spogliandosi della vita.
La grazia attese
la pioggia
che vide le foglie scivolare
dagli echi,
mentre un sudario avvolgeva
il silenzio
e le pieghe della tua fronte.
La luce cadde nel limbo,
e il tuo viso d'avorio
raggiunse il sonno.

che incalza e rimbalza combattendo
la rocciosa schiena della mia timidezza,
braccherò ardenti e sussultanti
e penetranti parole fin dentro il mio cuore
per piantarle sulla punta della mia lingua
Strapperò ciò che lega la mia lingua;
le inferiate che bloccano i miei versi d’amore;
le folte barricate che trattengono il mio canto d’amore
e mentre la tua bocca mi parla
e sorride…e mi chiama
io cadrò in un oceano di silenzio
e per slegare quei pensieri confusi e tremolanti del mio petto
cercherò di fare tutto questo:
tenterò di trattenere la tempesta che fa accelerare i battiti del mio cuore;
strapperò il tartagliamento che impasta la mia lingua.
E mentre i miei occhi ti inseguono,
- come se tu fossi un’ombra appiccicata al muro -
cercherò di dirti
- nonostante la mia voce diventerà magra, assente, pallida -
che ti amo.
Magari, - ascoltato le mie parole -
anche le dure pietre smarriranno il loro nome
per diventare cristalli di topazi;
Magari,
- smaniose di ascoltare le mie parole -
anche le acqua di tutti i mari
sgorgheranno dalla loro bocca
tutti i cristalli di sale in alto
per scrivere su tutto il cielo il mio amore…
Ma dopo tutto
dalla mie labbra che dovrnno uscire la parole:
" ma quando è difficile dirti ti amo"
Poco cuore ho ascoltato
Nel suo battito d'istinto.
Del tuo fiato ho preso respiro,
La tua pelle ho toccato
Con carezze di velluto,
Come sogno li ho vissuti,
Dentro alito di vento e profumo.
E questa anima indomita
Ti ha avvolto sotto ali di bosco,
Ti ha donato le sue stille di bene,
Togliendole goccia a goccia,
Senza avere paura.
Ora, resta la certezza di un domani
Per aver ancora tra le mani
La luce di un sorriso.
e poi mi è difficile restare sereno
mentre qui io ti cerco
fra foto che non riconosco
e date sbiadite su fiori di plastica e raso.
Qualcuno ha detto
la vita è una fiamma che trema
in balia di un vento cattivo,
ma la tua amico mio
ha avuto contro la forza di una tempesta
e io mi vergogno ad ammettere
che ho solo pensato a salvare me stesso.
Ora il posto dove alla fine
sono riuscito a trovarti
è merito di amici comuni.
Hanno voluto risparmiarti all'oblio
perchè non è solo dentro di me
che sei rimasto nel cuore.
E così possiamo dire che hai vinto,
con gratitudine tornare alla vita
allontanare memorie sfocate,
il rimorso degli anni volati.












