
Osservo il tramonto, il suo bagliore
e sento già la notte nel mio cuore.
Come farò a dimenticarmi del tuo amore?
Pulsa il ricordo di quei momenti,
forte è il desiderio di riaverti...
La speranza mi impedisce di morire,
forse non sarò più in grado di capire.
Apro gli occhi e non ti vedo,
ma nel silenzio che ci divide
sento la tua essenza che mi pervade.
Indifeso sulla silenziosa altura dell'orgoglio,
più scorre il tempo e più ti voglio,
affido al vento l'arduo compito di raggiungerti,
e con le labbra del mio cuore baciarti, rapirti.
Si, sono un egoista, lo sono e lo sarò sempre...
ti voglio senza pretendere
e non ho più il coraggio né la forza di attendere.
2 commenti
Scoprimi,
tra un bacio tentatore
e una dolce carezza.
Guardami negli occhi
e trova le mie sfumature.
Sarò un abbraccio avvolgente,
un tramonto che ti riscalda
e ti stupisce con il suo calore.
La mia bocca ti bacerà
con intensità e amore.
Come una notte profonda,
poi ti raggiungerà
e ti cullerà di folle desiderio.
Ti disseterà
e diventerà il tuo tormento!
tra un bacio tentatore
e una dolce carezza.
Guardami negli occhi
e trova le mie sfumature.
Sarò un abbraccio avvolgente,
un tramonto che ti riscalda
e ti stupisce con il suo calore.
La mia bocca ti bacerà
con intensità e amore.
Come una notte profonda,
poi ti raggiungerà
e ti cullerà di folle desiderio.
Ti disseterà
e diventerà il tuo tormento!
Era al terzo appuntamento
con la bionda prosperosa,
profumata come rosa,
ma estrosa ed esigente.
Lui ben poco intraprendete
ci perdeva la ragione
gli serviva la convinzione
di potersi riscattare.
“Sono maschio, uno stallone.
sarà mia, lo posso fare.”
giorno e notte ripeteva:
“Gemerà come un ciclone
sbufferà per il piacere,
mi darà soddisfazione.”
Così, giunto a quel portone
scrutò in giro per prudenza
spruzzò spray nella brachetta
per un tocco d’avvenenza
e suonò con dubbia fretta.
A risposta repentina
quasi muto ed in sordina
sussurrò: “Scusate tanto,
ho sbagliato campanello.”
Rosso in viso e con rimpianto,
sulla strada del ritorno,
disonore, beffa e scorno
pensò vile a quel torello
che tornava come agnello.
con la bionda prosperosa,
profumata come rosa,
ma estrosa ed esigente.
Lui ben poco intraprendete
ci perdeva la ragione
gli serviva la convinzione
di potersi riscattare.
“Sono maschio, uno stallone.
sarà mia, lo posso fare.”
giorno e notte ripeteva:
“Gemerà come un ciclone
sbufferà per il piacere,
mi darà soddisfazione.”
Così, giunto a quel portone
scrutò in giro per prudenza
spruzzò spray nella brachetta
per un tocco d’avvenenza
e suonò con dubbia fretta.
A risposta repentina
quasi muto ed in sordina
sussurrò: “Scusate tanto,
ho sbagliato campanello.”
Rosso in viso e con rimpianto,
sulla strada del ritorno,
disonore, beffa e scorno
pensò vile a quel torello
che tornava come agnello.
Scusa, se non ho più le chiavi
per aprire le porte del cielo,
le ho perse quando sono caduto,
rotolandomi nel fango.
Adesso ho bisogno di vedere
se la scala scendeva fino all’inferno,
dove potevo scoprire
se il tuo sorriso era sincero.
Mi son lavato sotto la pioggia,
e asciugato sotto il sole,
ma il cuore quello duole,
ogni volta che un’anima muore.
Non esce più fumo dalle armi,
puoi fonderle e forgiarle, per farne scale
che ti elevino verso il cielo,
o farne croci per crocifiggere i tuoi mali.
Lasciami cercare nel fango
e potermi riscattare,
ritrovando le chiavi per tornare nell’eremo
dove si accresce l’amore.
per aprire le porte del cielo,
le ho perse quando sono caduto,
rotolandomi nel fango.
Adesso ho bisogno di vedere
se la scala scendeva fino all’inferno,
dove potevo scoprire
se il tuo sorriso era sincero.
Mi son lavato sotto la pioggia,
e asciugato sotto il sole,
ma il cuore quello duole,
ogni volta che un’anima muore.
Non esce più fumo dalle armi,
puoi fonderle e forgiarle, per farne scale
che ti elevino verso il cielo,
o farne croci per crocifiggere i tuoi mali.
Lasciami cercare nel fango
e potermi riscattare,
ritrovando le chiavi per tornare nell’eremo
dove si accresce l’amore.
Rintocchi e rugiada,
corrispondenze solari
all’indirizzo del vento,
ti sento in uno sguardo,
passaporto d’amore ferito,
danza di stelle proibita.
Germinerai sul mio petto
come acquerello d’inverno
ed un cantico di rose
tremerà nell’infinito di un bacio
in questo azzardo di cuore scomodo,
gioco d’un respiro all’orizzonte.
corrispondenze solari
all’indirizzo del vento,
ti sento in uno sguardo,
passaporto d’amore ferito,
danza di stelle proibita.
Germinerai sul mio petto
come acquerello d’inverno
ed un cantico di rose
tremerà nell’infinito di un bacio
in questo azzardo di cuore scomodo,
gioco d’un respiro all’orizzonte.
Fantocci impalati
nell'ora delle streghe,
ad impiccare facili
capri espiatori,
ad inventare colpe
e peccati altrui
per giustificare
i propri timori
e tutti gli orrori
della propria metà oscura
Al rogo!
La lettera scarlatta
il marchio indelebile
la condanna
Una gabbia appesa
al ludibrio della folla
sale di tortura
in un moderno autodafè
Il carnefice vuole
la tua testa
paghi l'essere diverso
Al rogo!
Se stai fuori dal coro
Se non hai gli stessi dei
Al rogo!
Friggono i patiboli
arde già la fiamma
sotto i piedi
mentre il cappio
stringe il collo
strozzato l'urlo
tacitata la ribellione
Se un uomo ama
un altro uomo
Se una donna ama
un'altra donna
Vergogna!
Se non hai potere
e ti sfami di sogni
Al diavolo la tua povertà!
Se sei ultimo fra gli ultimi
nessun posto riservato
se non nella piazza
della pubblica esecuzione
Se hai ceduto
schiavo di una bottiglia
e della tua solitudine
Alla gogna!
Io brucerei solo
e soltanto l'ignoranza
e la prepotenza
sul falò sacro
dell'intelligenza
Al rogo!
nell'ora delle streghe,
ad impiccare facili
capri espiatori,
ad inventare colpe
e peccati altrui
per giustificare
i propri timori
e tutti gli orrori
della propria metà oscura
Al rogo!
La lettera scarlatta
il marchio indelebile
la condanna
Una gabbia appesa
al ludibrio della folla
sale di tortura
in un moderno autodafè
Il carnefice vuole
la tua testa
paghi l'essere diverso
Al rogo!
Se stai fuori dal coro
Se non hai gli stessi dei
Al rogo!
Friggono i patiboli
arde già la fiamma
sotto i piedi
mentre il cappio
stringe il collo
strozzato l'urlo
tacitata la ribellione
Se un uomo ama
un altro uomo
Se una donna ama
un'altra donna
Vergogna!
Se non hai potere
e ti sfami di sogni
Al diavolo la tua povertà!
Se sei ultimo fra gli ultimi
nessun posto riservato
se non nella piazza
della pubblica esecuzione
Se hai ceduto
schiavo di una bottiglia
e della tua solitudine
Alla gogna!
Io brucerei solo
e soltanto l'ignoranza
e la prepotenza
sul falò sacro
dell'intelligenza
Al rogo!
Saranno come briciole di pane
che cadranno da tasche rotte,
disperse tra il sentiero
di una notte senza luna
le parole, oh mia bella!
Parole costruite in gola,
giammai in petto,
che non ti appartengono,
dette, volate via,
e che se un dì ritornassero
tu non riconosceresti
proteggendoti alla stregua
di una forte pioggia.
Deboli parole
che non ti appartengono,
dette, volate via,
e che se un dì ritornassero
tu non riconosceresti
proteggendoti alla stregua
di una forte pioggia.
Deboli parole
che vivere le stagioni
non potranno,
non potranno,
come palloncini forati
perderanno respiro e forza,
e al mattino,
al tiepido sorgere del sole,
infreddoliti passerotti,
di un secolare borgo,
di un secolare borgo,
beccheranno gai.
Unica nota bella e felice,
aver irrobustito le loro ali
seppur per un giorno in piu,
grande speranza e illusione
seppur per un giorno in piu,
grande speranza e illusione
di un volo e di un sogno duraturo.

Roma.
Museo a cielo aperto
fonte di antiche civiltà,
panorami mozzafiato.
La piú bella cartolina del mondo
sogno di ogni turista,
passeggiando per le sue strade
si respira la storia,
magnifiche opere create dall'uomo.
Roma.
Asfalto pieno di buche,
mondezza sui marciapiedi
traffico convulso.
Monumenti sfregiati,
disperati che dormono
sui cartoni sotto i portici
delle chiese
o nelle tende sul greto
del Tevere.
Roma.
Esiste un Supereroe
che la puó salvare?
Museo a cielo aperto
fonte di antiche civiltà,
panorami mozzafiato.
La piú bella cartolina del mondo
sogno di ogni turista,
passeggiando per le sue strade
si respira la storia,
magnifiche opere create dall'uomo.
Roma.
Asfalto pieno di buche,
mondezza sui marciapiedi
traffico convulso.
Monumenti sfregiati,
disperati che dormono
sui cartoni sotto i portici
delle chiese
o nelle tende sul greto
del Tevere.
Roma.
Esiste un Supereroe
che la puó salvare?
Quando il tempo verrà
Sarà come vento nuovo sui capelli,
Sferzera' la faccia come schiaffo,
Risvegliera' animi,
Li cingera' come sostegno.
Cancellerà la polvere
Che si è annidata sulla pelle,
Aprirà ogni poro
E il respiro allargherà il mio fiato,
Ora sospeso sotto nebbia rarefatta.
Tempo di ampio respiro,
Dove nitide nuvole
Accompagnano il celeste cammino.
Aspetto...
Questo sospiro.
Sarà rifugio dei miei pensieri
Sarà il domani , guardando il cielo.
Sarà come vento nuovo sui capelli,
Sferzera' la faccia come schiaffo,
Risvegliera' animi,
Li cingera' come sostegno.
Cancellerà la polvere
Che si è annidata sulla pelle,
Aprirà ogni poro
E il respiro allargherà il mio fiato,
Ora sospeso sotto nebbia rarefatta.
Tempo di ampio respiro,
Dove nitide nuvole
Accompagnano il celeste cammino.
Aspetto...
Questo sospiro.
Sarà rifugio dei miei pensieri
Sarà il domani , guardando il cielo.

Corre la strada
e crepuscoli l'accompagnano.
Scorre lento il tempo
veloce nel cuore
confuso nella mente
e luci sulle colline
e maree invisibili sulle spiagge.
Suoni s'alternano
e vite si sorreggono a sensazioni floreali.
Son io immerso nel mio sommerso
e vedo città bianche
chiuse da ancestrali muri
e vedo la notte avvolgermi di sé
sconvolgermi nel principio del viaggio.
Osservo quel che non s'osserva
sento pulsare le note,
sento il frastuono dell'irruenza
e abbraccio tutto
nel divenire soffuso di volti.
Nel passato divengo prossimo
e fui così come ora sono.
Fui viaggio di me stesso
che ancora non sapevo viaggiare.
Ore nel buio dei sensi
e stringevo a me quello che non avrei più rivisto
stringevo la mia condanna
oscurandomi dall'assoluzione.
Ricordai le preveggenze,
ricordai le premonizioni
e capii d'esser viaggio
e zingare lessero per me il viaggio,
inesorabile
destinato
ostinato.
Furono valigie nella mani
e ancor sono nel mio eterno viaggio
fra i corridoi delle stelle,
nell'oscuro bagliore
di bianche città.
Entrasti senza fà rumore
da porta principale der mi core.
E si che l’avevo inchiavardata,
c’avevo messo ‘na doppia mandata.
Nun c’era gnente ormai di valore,
tutto ammuffito, solo un gran dolore.
Solo quello avevo conservato
pe ricordamme d’avere morto amato.
A esse allegro m’hai condannato
pur senza avè pianificato
che er furto m’avrebbe lasciato muto,
neanche tanto al mondo dispiaciuto.
Ora però, te prego, esci fora,
‘n attimo prima che io me ne mora.
Lassalo annà, è solo un vecchio bunker,
l’ho già sostituito col pacemaker !
LADRA !
…ma che staje a dì,
e poi che vor dì ?
Aridaje ! …se io so ladra addirittura,
tu te sei fatto rubà l’attrezzatura.
Se vede che nun c’avevi altro da fa
E così, distratto come sei,
t’ho infinocchiato,
o, come dici tu,
un poco pure rimorchiato.
E poi, che vor dì
c’avrà pure un aiutino
ma sarà sempre il tuo
sto core, no ? ’Sto cuoricino…
da porta principale der mi core.
E si che l’avevo inchiavardata,
c’avevo messo ‘na doppia mandata.
Nun c’era gnente ormai di valore,
tutto ammuffito, solo un gran dolore.
Solo quello avevo conservato
pe ricordamme d’avere morto amato.
A esse allegro m’hai condannato
pur senza avè pianificato
che er furto m’avrebbe lasciato muto,
neanche tanto al mondo dispiaciuto.
Ora però, te prego, esci fora,
‘n attimo prima che io me ne mora.
Lassalo annà, è solo un vecchio bunker,
l’ho già sostituito col pacemaker !
LADRA !
…ma che staje a dì,
e poi che vor dì ?
Aridaje ! …se io so ladra addirittura,
tu te sei fatto rubà l’attrezzatura.
Se vede che nun c’avevi altro da fa
E così, distratto come sei,
t’ho infinocchiato,
o, come dici tu,
un poco pure rimorchiato.
E poi, che vor dì
c’avrà pure un aiutino
ma sarà sempre il tuo
sto core, no ? ’Sto cuoricino…
Quel giorno che si mise in viaggio
per ritrovare l’amore della sua vita,
ancora ostaggio del fato avverso,
diverso era il momento, l’occasione,
ormai l’unica, prima dell’ultimo sacrificio.
E quel freddo pungente, vento artico
a folate, a lato di ogni passo nella neve,
con sul capo solo un ramoscello d’ulivo,
rubato a corte degli scoiattoli del portico.
Poi l’incontro come in un film romantico,
lo stretto abbraccio, il bacio in corsivo,
il cuore che esulta e la sensazione lieve
che sarà un’altra vita, senza l’antico
tributo all’eco del padrone. L’ultimo laccio
non può essere sciolto senza l’approvazione
del monarca dei semafori- il verde s’è perso
e col rosso puoi farci di tutto. E’ ora che la gita
abbia termine, a esclusione dell’ultimo omaggio.
Non ha bisogno di verità la realtà
alleggia farisea sensi d’essere
trascende ideali di levità
pigolii, sfarfallii, tremuli tintinnii
esitanti appetiti d’istanti
a promessa che il tempo sia
oceano d’onde in eterno divenire
denudato l’uomo ad essenza, poesia
voce a testamento d’amore
piano, piano fino all’esile moira.
Indistinto canto alleva l’oblio
l’io assurto assolo di dimenticanza
controversa distesa d’innocenza
essenza impressa al folle esilio
giostra al divenire cava avvolta
appartenenza al soffio fetale
fino all’amore gestazionale
fino alla morte a briglia sciolte
sul collo del dolore.
alleggia farisea sensi d’essere
trascende ideali di levità
pigolii, sfarfallii, tremuli tintinnii
esitanti appetiti d’istanti
a promessa che il tempo sia
oceano d’onde in eterno divenire
denudato l’uomo ad essenza, poesia
voce a testamento d’amore
piano, piano fino all’esile moira.
Indistinto canto alleva l’oblio
l’io assurto assolo di dimenticanza
controversa distesa d’innocenza
essenza impressa al folle esilio
giostra al divenire cava avvolta
appartenenza al soffio fetale
fino all’amore gestazionale
fino alla morte a briglia sciolte
sul collo del dolore.















