Ma ti sbagli.
Tutto finisce,
si spezza,
si frammenta.
Colassi su te stesso.
Puoi solo cercare di essere forte, sembrare forte
raccogliere i pezzi e ricostruire,
una corazza probabilmente
perché hai deciso che non vuoi più soffrire
perché non vuoi, perder più.
Non ho da raccontarti
null'altro che i miei giorni di sale
a corrodermi l'anima ferita
parvenza d'una finta quiete
in un'amara vita.
Nessun eco che trasudi colore
solo grigio di giornate senza sole.
La parvenza non è che un sipario
dove nascondere il palcoscenico vitale.
Un paravento nasconde il letto del malato
per non dare in pasto a tutti il suo privato.
Fitta nebbia nasconde strade irte
dove non si può fare a meno
di ledersi i ginocchi.
Non si riesce per nessuna ragione
poter respirare aria pulita
a pieni polmoni.
Nessuna eco anche da lontano
riesce a ristorare il cuore umano.
Silenzi grevi, occhiate torve
sono il corollario dei miei giorni
giorni succinti in spregio della vita
che si riflettono
come anelli di catena...

Imbrigliata nella ragnatela
del tempo
m’aggrappo all’incerto filo
nel sussulto dell’anima.
Tremula canna al vento
ondeggio,
scheggiando
sicurezze del certo,
scavo amarezze
nell’incerto divenire.
Schermo occhi,
apro una breccia
nell’intimo tenebroso,
traccio solchi di quiete
impianto bulbi d’attesa,
rassicuranti pensieri
sbocceranno.
Amor dal radiante sorriso e dagli occhi luminosi
che con il levar delle tue vesti funesti il mio cuore,
tanto da divenir il paradiso della mia anima con le tue carni.
Un oceano di emozioni tu, turbinio del sangue,
quando posi le tue mani toccandomi il corpo,
vibra ogni centimetro della pelle come fosse sfiorata da una piuma.
Quanto sapiente amore ci son nei tuoi baci,
miele e aria che addolciscono i nostri interminabili momenti,
averti stretta tra le braccia, scaldi la mia vita come un vulcano.
Profuman del tuo umor le mie labbra tu, elisir di lunga vita,
mi voglio dissetar di te ogni istante, finché sei luna,
morbida come la notte coperta di stelle.
nei tuoi occhi sconfinano
come lacrime d’arabeschi
crocifisse agli spigoli del cielo
e son parole d’arena e ciliegia,
aritmetica d’amore e carezza.
Mancherai al respiro del tempo
come viola d’inverno recisa,
come il cullar d’un violino la luna,
ed allora strapperemo in silenzio
il quaderno dei nostri abbracci,
siam matite di stelle cadenti
smarrite nell’oblio dei sentimenti.
Il nulla abita auscultazioni d’io
diviene e nel divenire inganna
domicili antichi d’onnipotenza
Autocoscienza
rivisita con occhi trafitti di delirio
la fuga da se stessa e dall’oblio.
Cosa, chi, dove, come, quando?
-domanda-
ma il nulla risponde all’essere:
“il tuo limite è credere d’essere tempo”.
Spalanco gli occhi
e vi s'infrangono ombre.
Nelle ore che sembrano eterne,
cerco spasmodicamente pensieri di luce.
Neutra -seppur mi sembra nemica-
la notte m'avvolge.
E non sente le ansie del cuore
le ire della mente,
il soffocare del pianto
per questa assurda malattia
che chiude ogni persiana
ovunque io mi giro.
E uccide le mie albe;
tutte ad una ad una
fino all'ultimo respiro.
Infinite volte ancora il sole
Una tela vuota, svela l’inerte dell’arte
prima della creazione. E se vedi ciò che è assente
nel gancio della nebbia che ci avvolge,
se la silloge incompiuta resterà tale per sempre
e se per le bolge dell’inferno serve la prenotazione,
perché i posti sono esauriti, allora la finzione
coincide col reale alla data di novembre
di ogni anno. Ora hai visto ciò che stravolge
il passo dell’oca nella dimensione del presente:
l’asso pigliatutto in questo gioco di carte.
Hanno avuto il tuo sguardo
Pallido e lontano.
Tu mi proteggevi benigna.
Sul mio volto un sorriso inaspettato
Nasceva per te.
A volte ti affidavo pensieri
E so che li provavi,
A volte ti parlavo come amica fidata,
A volte ti guardavo muta,
Ma con il cuore ubriaco d'amore.
E tu mi seguivi senza fiatare nel buio solitario.
Lì, lasciavi una stella per rendermi più bella.
O dolce tonda luna,
Respiro su respiro
Mi sei stata sorella.
Ho dimenticato la tua magia nel tempo,
fatta di raggi e sorrisi,
Carezza per me,
Che porto a spasso la mia vita.
Di questa pianura
Intravedo le sagome
Di frettolosi passanti .
Vorrei dire loro
Di fermarsi e far come me .
Farsi bagnare
E sentire nei capelli
L'acqua umida tangibile
Che rinfresca e chiarifica .
E oltre la nebbia
Riveder dei passi
E sentire la voce
Di chi ti ha sempre compresa
E voler che l'eco risuoni lontano
Così che il ritorno
Sia il tuono che apre
Il grigiore .
Chi mai mi amerà
Con lo stesso sapore di acqua e di fumo
Davanti al crepitio del camino
E una mano ad accarezzarmi i capelli ?
La nebbia saprà cullarmi
E Nell'invisibile avrò cura di noi .
lo sdrucciolio dell attimo perso
e il tonfo pesante dell'ora infinita
che logora i pensieri.
Eppure era solo ieri
che i minuti di una intera vita
rapidi scivolavano tra le tue dita.
Senti come risuona il tempo
e l' eco degli anni che ti viene a trovare .
Scivola via il tempo
da un vetro appannato ,
goccia dopo goccia
In una profonda ruga .
che non si spogliano mai,
né con il freddo, né con il caldo,
non si abbandonano ma aspettano.
Imparano ad apprezzare la bellezza interiore
che traspare da un volto che da calore.
Osserva, attende,
il tempo che regala sogni.
Il vento spazza via i pensieri,
viaggia la vita, senza spine,
senza primavere, solo inverni.
La vita corre con piccoli momenti diversi
che insieme faranno il nostro sempre.
Immersi nell’oceano del tempo
attendiamo che la nostra esistenza
prenda forma, divenendo vita.
Questa vita, che ci tiene per mano…
ora stretta, ora lenta,
a volte lasciando la presa diventando
traditrice e bastarda…
E noi come flash, battito di ali,
o alito di vento,
siamo l’infinitamente piccolo
dell’oceano del tempo.
dritte di freddo, cadenti di noia
come la molla allo stendersi speme
come ampolla a stillare dolcezza
che ne sarebbe dunque del ritto profilo
monco di labbra
cieco di sguardi
muto di mensole e calici ebbranti
Che sarei
io
senza crema d'immagini amorfe
a dare vita ad un pugno di eguali?












