Le stigmate che ti crescono senza bisogno di chiodi
la corpulenta avarizia dell’orto dei tuoi desideri
la storia infinita dei minuti contati
lo strapotere infetto della metropoli
che ti avviluppa senza via d’uscita
l’invenzione del tempo
che ti incatena quotidianamente al medesimo orario
il ricordo lontano del mare
che piange le tue lacrime di nostalgia
la rovina eterna costruita su basi infernali
di guadagni che renderanno sempre più grigio-verde la tua faccia.
la corpulenta avarizia dell’orto dei tuoi desideri
la storia infinita dei minuti contati
lo strapotere infetto della metropoli
che ti avviluppa senza via d’uscita
l’invenzione del tempo
che ti incatena quotidianamente al medesimo orario
il ricordo lontano del mare
che piange le tue lacrime di nostalgia
la rovina eterna costruita su basi infernali
di guadagni che renderanno sempre più grigio-verde la tua faccia.
C'imposero un Dio, un giorno.
Qualcuno che gli era al di sopra.
Con la sola forza della mente d'uomo
uccise d'un colpo gli Dei immortali
ne salvò solo uno e lo mise a servizio
delle sue manie di grandezza
"Crediamo in un solo Dio, creatore del cielo e della terra"
Così fece scrivere, per lui e per tutti.
Ci sarà mai al mondo uno c'abbia più coraggio
e che uccida il solo rimasto degli altri periti?
L'uomo tornato ad essere scimmia
non scende dai rami per troppa paura.
Così razzolano belve sciacalli e serpenti.
Quel Dio resta sospeso nell'etere muto
Nessuno lo uccide e nemmeno lo ama.
Qualcuno che gli era al di sopra.
Con la sola forza della mente d'uomo
uccise d'un colpo gli Dei immortali
ne salvò solo uno e lo mise a servizio
delle sue manie di grandezza
"Crediamo in un solo Dio, creatore del cielo e della terra"
Così fece scrivere, per lui e per tutti.
Ci sarà mai al mondo uno c'abbia più coraggio
e che uccida il solo rimasto degli altri periti?
L'uomo tornato ad essere scimmia
non scende dai rami per troppa paura.
Così razzolano belve sciacalli e serpenti.
Quel Dio resta sospeso nell'etere muto
Nessuno lo uccide e nemmeno lo ama.
Sotto i rami spogli
Di un novembre assonnato,
Pioggia come pane dal cielo
Scende a lavare,
Sotto i canti dei passeri in fervore.
C'è una grigia nostalgia,
Che si ripercuote come frusta
Sopra l'animo chino
E dilata sensazioni.
Ciocchi accesi nel camino
Danzano e scaldano le gote.
Nel profumo umido e muschiato
Si nascondono gli amori
Adolescenti e bambini,
Nasce dentro un rimpianto
Di sole mattutino.
Di un novembre assonnato,
Pioggia come pane dal cielo
Scende a lavare,
Sotto i canti dei passeri in fervore.
C'è una grigia nostalgia,
Che si ripercuote come frusta
Sopra l'animo chino
E dilata sensazioni.
Ciocchi accesi nel camino
Danzano e scaldano le gote.
Nel profumo umido e muschiato
Si nascondono gli amori
Adolescenti e bambini,
Nasce dentro un rimpianto
Di sole mattutino.
Prima di partir per questo mondo
il padreterno me lo disse chiaro e tondo:
Se vuoi andare vai, mica ti fermo
(sennò che dio sarei?)
Però sta attento, se pensi che di là
la vita sia più dolce, è una pubblicità!
Io, siccome sono permaloso, specie se mi sbaglio
per non dar retta al padreterno
questa vita me la godo più che posso fino in fondo.
E dopo torno.
il padreterno me lo disse chiaro e tondo:
Se vuoi andare vai, mica ti fermo
(sennò che dio sarei?)
Però sta attento, se pensi che di là
la vita sia più dolce, è una pubblicità!
Io, siccome sono permaloso, specie se mi sbaglio
per non dar retta al padreterno
questa vita me la godo più che posso fino in fondo.
E dopo torno.
Quand’eri bambino riuscivi a toccare il cielo con un dito
e a chiuderlo in una scatola,
meravigliandoti di vederlo ancora lì, quando l’aprivi.
L’unico gioco che possedevi era la fantasia
e con essa costruivi tutto,
inseguendo i sogni più belli.
Il buio era così oscuro
che ti sembrava di sbattere contro un muro,
ma tu riusciva a correr più forte della paura.
Bastava un sorriso e una carezza,
per farti sentir un bimbo o una bimba
un principe o una principessa;
con un fucile giocattolo, un soldato
e con una bambolina, una mammina.
Non c’era mai rabbia né rancore, dentro il cuore
ma solo tanta voglia d’amore.
Recitavi una preghiera, prima di dormire.
Se fossi stato fortunato, avresti udito fiabe, dalla bocca amata,
ma quando ti addormentavi,
volavi in un mondo di magia,
a cui adesso, hai dato il nome di poesia.
e a chiuderlo in una scatola,
meravigliandoti di vederlo ancora lì, quando l’aprivi.
L’unico gioco che possedevi era la fantasia
e con essa costruivi tutto,
inseguendo i sogni più belli.
Il buio era così oscuro
che ti sembrava di sbattere contro un muro,
ma tu riusciva a correr più forte della paura.
Bastava un sorriso e una carezza,
per farti sentir un bimbo o una bimba
un principe o una principessa;
con un fucile giocattolo, un soldato
e con una bambolina, una mammina.
Non c’era mai rabbia né rancore, dentro il cuore
ma solo tanta voglia d’amore.
Recitavi una preghiera, prima di dormire.
Se fossi stato fortunato, avresti udito fiabe, dalla bocca amata,
ma quando ti addormentavi,
volavi in un mondo di magia,
a cui adesso, hai dato il nome di poesia.
“È semplicemente il luogo dove gli sforzi umani hanno trovato ciò di cui avevano bisogno”, Don Delillo, ZERO K
Mondo nel mondo
per un futuro ab aeterno
dell’uomo
in sospensione criogenica.
Vuote corsie di porte linde
chiuse sotto terra, spazio
neutro d’immagini
sognate alla morte. Pareti
in proiezione di tracce
paure iterate.
L’angelo narra
ascolta la voce, il senso
del suo pensiero
in egocentrico cielo
- sopra Berlino.
Dove si va
è un mondo terso
alla poesia negato
- tutto s’è trovato
ogni stento rimosso.
Tutto è risolto
e tutto si sa
non si immagina nulla
perché già immaginato.
Il viaggio è in controsenso:
sospesa in guscio
l’attesa del trapasso
dalla morte alla vita, fuori
dalla storia
- matematica pura.
E anche l’affresco
- ora qui -
di tecnologia
che si sta dipingendo
con il passo spedito
è crosta d’effimero
raschio d’intonaco, sniffo
di polvere nera
è tentata evasione, assenza
di gravità.
Torni la storia
il dubbio che martella
la pietra che precipita.
Riprenda lo scavo
su ciò che si ignora.
In questo s’annida il cammino
in questo guardare sui prati
in questo stupore
di foglie di sole.
Riprenda a sognare
la testa
a scordare le cose
a scoprirle da dentro.
S’inverta la rotta
in sane paure
con mostri in agguato
e limiti
da superare.
Si torni a soffrire
l’orizzonte di morte
il mistero
infinito dell'uomo.
Mondo nel mondo
per un futuro ab aeterno
dell’uomo
in sospensione criogenica.
Vuote corsie di porte linde
chiuse sotto terra, spazio
neutro d’immagini
sognate alla morte. Pareti
in proiezione di tracce
paure iterate.
L’angelo narra
ascolta la voce, il senso
del suo pensiero
in egocentrico cielo
- sopra Berlino.
Dove si va
è un mondo terso
alla poesia negato
- tutto s’è trovato
ogni stento rimosso.
Tutto è risolto
e tutto si sa
non si immagina nulla
perché già immaginato.
Il viaggio è in controsenso:
sospesa in guscio
l’attesa del trapasso
dalla morte alla vita, fuori
dalla storia
- matematica pura.
E anche l’affresco
- ora qui -
di tecnologia
che si sta dipingendo
con il passo spedito
è crosta d’effimero
raschio d’intonaco, sniffo
di polvere nera
è tentata evasione, assenza
di gravità.
Torni la storia
il dubbio che martella
la pietra che precipita.
Riprenda lo scavo
su ciò che si ignora.
In questo s’annida il cammino
in questo guardare sui prati
in questo stupore
di foglie di sole.
Riprenda a sognare
la testa
a scordare le cose
a scoprirle da dentro.
S’inverta la rotta
in sane paure
con mostri in agguato
e limiti
da superare.
Si torni a soffrire
l’orizzonte di morte
il mistero
infinito dell'uomo.
Sei tu a decidere l'icona del mio sogno
mentre mastichi liquirizia nera in fondo alle scale
cercando una scusa per non salire.
Struscio la mano sulla
parete del corridoio,
qualcosa cade mentre la neve
nel cervello si condensa
e vedo angeli verdastri con le lire
spasimare le Gormiti lotte.
Poi nel letto ti ritrovo,
dall'altra parte confusa
sulla natività che non fu mai compiuta.
Le monache blu erano appena passate
che il vecchio tossendo incominciò
a ridere con il nevischio sulla testa
che gli scivolava sul cappotto grigio a scacchi.
Vendo figli,vendo figli, guardate donne,vendo figli,vendo figli,
gridava,mentre il piccolo in piedi sulla cariola faceva le bolle d'aria con il sapone.
Con la testa tra le mani mi ritrovo chiuso in bagno,
la poesia sta anche per finire ma il vizio del naso
non posso tacere,già pazzo,strapazzo mi fece.
E' folle non di meno costui che cerca
nella notte una cariola.
mentre mastichi liquirizia nera in fondo alle scale
cercando una scusa per non salire.
Struscio la mano sulla
parete del corridoio,
qualcosa cade mentre la neve
nel cervello si condensa
e vedo angeli verdastri con le lire
spasimare le Gormiti lotte.
Poi nel letto ti ritrovo,
dall'altra parte confusa
sulla natività che non fu mai compiuta.
Le monache blu erano appena passate
che il vecchio tossendo incominciò
a ridere con il nevischio sulla testa
che gli scivolava sul cappotto grigio a scacchi.
Vendo figli,vendo figli, guardate donne,vendo figli,vendo figli,
gridava,mentre il piccolo in piedi sulla cariola faceva le bolle d'aria con il sapone.
Con la testa tra le mani mi ritrovo chiuso in bagno,
la poesia sta anche per finire ma il vizio del naso
non posso tacere,già pazzo,strapazzo mi fece.
E' folle non di meno costui che cerca
nella notte una cariola.
Anche questo compiacere si mischia alla polvere
La mandibola, il culo, l’imponenza violacea della pagina
Andrò nel rosso della colpa
Ad abbracciare il ciano
Successe tutto così veloce. Che farci?
L’apparato recettivo della bellezza è sconvolto
Che notizia è il pino che soggiace alla sega?
Il campo visivo vuole una parte del mirino
Non lo sapevate che era già scritto?
E chi siete voi a cui mi rivolgo?
State sconvolgendo il luogo del delitto
Fate parte del Cristo morto nel fango
la crusca del visibile abbraccia qualche generazione
ma quelle più pesanti non smettono di vibrare assassinii
I secoli e le loro negazioni appaiono e scompaiono
ciò che resta è scritto nella purezza delle ossa
Bisogna portare tutto avanti non lasciare che la gravità
abbassi lo sguardo su lunghezze di siepi e orizzonte
L’assenza di pensiero muove l’asse del pianeta
Così girano i crani negli obitori -cercando indizi nelle pieghe del cervello-
Dov’è il vizio? Nella scissura di Rolando non c‘è traccia di omosessualità
Eppure le cellule piramidali devono aver custodito la prova schiacciante
Cristo è stato geniale fino al punto di prevedersi
La colpa si nasconde negli uffici che sanno di sfinge
Non l’avete ascoltato ma c’era abbastanza rumore
nel disporre il fiato a lutto e poi che discorsi sono?
Siamo qui a chiederci-persino in versi inutili
alla causa di beatificazione-Se sia scritto da qualche parte
-Un Isaia della lotta di classe avrebbe previsto per filo e per segno passione e autopsia-
questo riversare nel Sarno i veleni della natura colpevole e ridanciana
Pasolini è morto, come è vero che ogni sussulto è cessato
E persino gli uccellini hanno brame di passeracci
Le rose alzino il tiro della bellezza
Si torni ad innaffiare i petali, non c’è suburra nel fiore di spine
Dai cassonetti si passi alle stelle cadenti
Ciascuno per suo conto batta uno stelo sul tamburo dell’io

Risuona di tristezza
la mia sera:
è il tocco di un vento forte
che vibra sui vetri
con la veemenza di un respiro convulso
risvegliando parole di sillabe vuote
feticci d’incompiutezza eclatante
che scrollarono membra
gettandole in un riflesso d’ombra
col mondo crollato nel sangue
adagiando l’anima
in un pesante torpore.
Piove
sui portali d’autunno
dirada, s’infittisce
apre serrande
sulle mani ripiove
e un amore
per due
si moltiplica
-è una festa di noci
e foglie accese
folate
in velluto la gioia
d’insieme
sui portali d’autunno
dirada, s’infittisce
apre serrande
sulle mani ripiove
e un amore
per due
si moltiplica
-è una festa di noci
e foglie accese
folate
in velluto la gioia
d’insieme
la fronte
chiara distesa
domanda al respiro
se non scompaia
dal velo dei vetri
la certezza di esistere.
chiara distesa
domanda al respiro
se non scompaia
dal velo dei vetri
la certezza di esistere.
Aurora andava di fretta e
Alba è già qui.
Non pecca di niente, no,
caldi i colori, avvolgenti
così il suo profumo di nuovo.
Ah, se potesse fermarsi almeno lei!
Fermarsi un attimo in più
in quel silenzio, per le carezze
a tratti morbide e amorevoli,
promettenti.
… Lasciano languore appena via….
Ah, se restasse
quando le voglie sono assenti e
il freddo tira a restare, ancora,
che a scendere in campo è una fatica.
… E più fulmineo ancora un suo bacio
se non v’è altro desiderio
quando batte pioggia alla finestra e
sul cuore incombe già altra luce
dopo di lei…
Alba è già qui.
Non pecca di niente, no,
caldi i colori, avvolgenti
così il suo profumo di nuovo.
Ah, se potesse fermarsi almeno lei!
Fermarsi un attimo in più
in quel silenzio, per le carezze
a tratti morbide e amorevoli,
promettenti.
… Lasciano languore appena via….
Ah, se restasse
quando le voglie sono assenti e
il freddo tira a restare, ancora,
che a scendere in campo è una fatica.
… E più fulmineo ancora un suo bacio
se non v’è altro desiderio
quando batte pioggia alla finestra e
sul cuore incombe già altra luce
dopo di lei…
Nel trauma del nostro smarrimento
Non ci basta ormai più niente
-Niente che risollevi dentro noi - la dolce vita.
E restiamo inerti
Come in attesa di un effetto insolito
Senza avere attimi né tregua
Con tutto il nostro tempo
Consegnato al tempo.
Eppure- la terra è rimasta per aria
Con i suoi campi
Con i suoi cieli- con i suoi mari.
Eppure pensa ancora a custodirci l’anima
Donandosi con il suo bel corpo:
Roccia e acqua increspata
-Immagine di acqua passata
Fecondità del presente
Fecondità del presente
E fibra di mondo- sempre creata.
La sua idea d'inizio
-Il suo principio
-Il suo principio
-E noi
- così tanti- in molti
-Angeli e demoni
Noi-senza capirne
Il–Progetto-
- L'Ampia Cascata!
-Come possiamo essere
Di una umanità così sfocata?

- L'Ampia Cascata!
-Come possiamo essere
Di una umanità così sfocata?

Tempo appassito negli occhi
visioni di ricordi sfioriti
dentro una pozzanghera di cielo
Ero la bambina
con i piedi infilati nell'erba
e farfalle bianche sulle dita,
nel muto canto delle falene
attendevo la ninna nanna della sera
soltanto perchè allora
ignoravo lo strappo feroce di un addio,
eppure resto quella bambina
in un fruscio sordo di piccole ali
Le farfalle hanno solo cambiato colore
visioni di ricordi sfioriti
dentro una pozzanghera di cielo
Ero la bambina
con i piedi infilati nell'erba
e farfalle bianche sulle dita,
nel muto canto delle falene
attendevo la ninna nanna della sera
soltanto perchè allora
ignoravo lo strappo feroce di un addio,
eppure resto quella bambina
in un fruscio sordo di piccole ali
Le farfalle hanno solo cambiato colore












