può togliere il fiato,
e pace si dirama nell'animo.
Come acqua che innonda
circonda, aleggia leggera, muta,
fa innalzare confini
dove oltre ci sia ancora vita,
ma non ti sfiora, rimane lontana
agli albori del tempo in cui forse eri...
Adesso, resta solo la voglia di andare,
di toccare, di avere ancora qualcosa tra le mani,
da stringere senza più aspettare.
Anche se le tue aeree certezze
ora sono solo vane.
Ora è il tempo dell'acqua.
Tra le dita, i sottili fili d’erba, giocano
e gli sbuffi del vento,
complici teneri
respirano capricciosi tra i capelli.
Col naso all’insù, gli occhi
sono coppa ricolma d’azzurro.
Inseguono ciuffi di panna montata
che si contendono una fetta di cielo.
Fragorosa la risata,
ladra d’istantanee follie
resa muta da un tuo bacio...
la possibilità di cambiare il destino
dolce bambino kinder cioccolato
con le dita sporche e la pizza unta
si lasciano volare veline di carta
contro i lampioni.
E vetri rotti sotto le suole,
i riti d'iniziazione,
sabba di dame alla luce degli aifon
nei bagni a gettoni i balletti sul posto
per trattenere la pipì,
vestiamoci qui,é meglio.
Lo sbadiglio spalanca
denti marci ed occhi storti
sul cul.etto della prof ,
che vergogna ripensare
al prete che ci ha sentito
bestemmiare
in autostrada per la fila
di ombrelloni
e le sirene dei ciclisti.
Proveniente da un viaggio antico
sulle vie del silenzio,
avendo incontrato
sul fiume del tempo
il nocchiero che traghetta
le nostre memorie,
mi accorgo di quegli occhi
che dovrebbero essermi estranei
e che invece riconosco.
Tornando
dai vicoli oscuri del passato,
coscienza randagia
nei meandri della notte,
mentre il sogno si replica
e un vecchio profumo
solletica il naso,
ti vedo , illusione tra le illusioni,
immagine tra le immagini.
Prendere corpo
nella più grande bugia,
la realtà che di vero
ha solo l'abilità autentica
all'inganno.
Noi semplici ologrammi.
E quel viaggio sappilo,
ora di colpo comprendo,
non c'è mai stato.
Nessuno mai partito,
nessuno mai arrivato.
piena di ostacoli,
di complicazioni.
Si alterna speranza
a disperazione
Il percorso è tortuoso,
il buio allunga
i suoi tentacoli
oscurando ogni
spiraglio di luce.
Ma la forza
della sopravvivenza,
si fa strada nel buio,
spaccando il suo
spesso guscio.
Ogni parola, ogni sorriso,
diventa un'ancora di salvataggio
in un mare in tempesta,
squarciando le nuvole nere,
sfidando la cappa
di pessimismo.
Un timido raggio di sole
si fa strada,
scatenando la speranza.
Aprendo la strada
all'ottimismo,
rafforzando la volontà
nello sconfiggere
un destino terribile.
Ed ogni persona
Che si dedica, che incoraggia,
la lotta contro il male
è un piccolo tassello
verso la soluzione del problema.
Straordinarie persone
quelle che affrontano
il buio cacciandolo.
Straordinarie persone
chi le incoraggia a vincere.

Gira e rigira in senso orario
l'antico souvenir che giace sul piano.
Triste melodia che mescola i pensieri,
la piccola orchestra in quiete tempesta.
Vittima di un destino che guida il gioco
con lubrici ingranaggi di ottone antico.
Note pungenti, emozioni contrastanti,
ritmo incalzante nel suo moto incessante.
La docile ballerina che smorza il respiro
mentre insegue la sua ombra riflessa sul muro,
chiede nenia per la polvere del tempo,
in attesa di redenzione dalla solita rotazione.
e non mi scompiglia quest'aria di nubi a sera
di vita
scorie d'attimi
speme
brame ed infiniti stenti
Non mi culla di vita
-tondi di giostre all'annichilirsi di ganci appesi innazi, ovunque-
E fu il cerchio di vite (vita) a rotearmi il solito perché
di luce acceso
poi spento
fugaci alture perse alla vista e
e colline a rammentar l'amore stolto
Ora qui
innanzi a luci d'unghie graffiate
ritrovo i dove ed i perchè
e com'allora perdo voce
tatto
vista...
olfatto d'archi
Ricordo ancora d'essere vita
di vita astratta come i deserti
e d'oasi muoio
Paradiso fiscale
e pene dell’inferno.
Purgatorio nell’anima
Erato con le rose e i mirti
fin dai banchi del liceo.
Lei con la lira sulla strada
per il paradiso, io l’Amorino
da luoghi d’inferno irti
di indecenza quanto meno lontano.
Senza una lira né arco, ma
col turcasso come purgatorio.
Anticipo di paradiso il primo
amore, e inferno in terra.
Purgatorio di cristallo.
Angolo di paradiso, baccano
d’inferno… da frattura il mimo
nel purgatorio terrestre.
Le porte del paradiso
e un caldo d’inferno in purgatorio.
Paradiso artificiale.
Vita d’inferno; quel tuo harakiri, il mio
purgatorio: quando da bambino mi tenevi
sulle ginocchia, eri il mio samurai speciale.
la depositi
ed ingoi
di quel tempo
il gelo dell'inverno
un continuo ripetersi
di ombre e precipizi
non sai che fare
e neanche svelare
cosa ti è accaduto
rapisco il buio della notte
e mi tuffo nello scrivere
dei sogni per distrarmi
un pò. I tasti riposano
e il cuore detta nel sonno
mentre tutto si rilassa
spargendosi nella stanza
parole diventate vento
I muscoli non sono più tesi
le palpebre chiuse
che si sfiorano con le dita
come se fossero pensieri
che si vorrebbero eliminare
Poi mi sono immersa nei pensieri
guardando il mare
affondando le mani nei granelli bianchi
e polverosi della sabbia .
Quello specchio è un racconto che parla
e mi ricorda il nostro bacio ,
i giochi tra le dita in un cerchio ,in un quadrato,
svaporata una spirale sfugge lo sguardo dove
la luce si mescola con le onde lattiginose
tra le pietre sfumate arrotondate dalle maree.
Senza calca il crepuscolo
abbozza pennellate screziate sull'acqua
le seguo con gli occhi
mi perdo
ho le guance rosse
un dipinto scarlatto di pace e silenzio mi avvolge
come un vortice di Van Gogh
e poi si fanno
accese piccole stelle nel cielo.
Il corpo docile al mattino
vorrebbe, non sa avversare
la sua docilità
ombra intagliata dai coltelli
di una coperta rude, lampada
vuota d’anima. La bella nuvola, spezzata.
S’infila stretto nelle calze, soffoca
il nudo dentro, adagio
temendo il laccio della luce.
Infila e stringe, voci d’estranei a sé
da labirinti a bracci violamaro.
Immagino le vene concave
in una cesta a respirare
ossigeno nativo: scende
l’uccello dall’ala azzurra
a separare il greve
-quasi ne muoio di sollievo
di là dai frangiventi, incontro
di fuscelli e solchi d’aria.













