in un infinito di scuro
di colline nel silenzio di luci
E cercarti in un sorriso
che di verde dona il perdono
da questo sepolcro
nel tramonto di mattine
che di parabole
non sanno asservire
Le visioni
e il tuo tremare nei sogni
nel conforto di sguardi
dove si adagia il presente
e di aria nuova
si svela il tuo viso!
Sì fosse n'auciello 'nun me sentesse perzo,
pecchè sapesse sempe truvà ll'esatto verzo.
'Ncopp'â 'na fenestella comm'â n'angioletto,
te cantasse 'na canzona piglianno 'o do di petto.
M'appresentasse a tte come 'nu cardillo giallo,
pe te da 'nu vaso ncopp'â vocca toja 'e curallo.
Zumpettianno zumpettianno te desse 'nu murzillo,
senza te ne fa addunà 'npont'ô naso pezzerillo.
Mentre tu m'allungasse quacche mmullechella
te desse 'nu pezzechillo 'ncopp'ê mmane belle.
Si fosse n'auciello cinguettannete ammore,
te cantasse 'e ccanzone c'aggio scritto c'ô core.
Si fosse n'auciello che mme firasse 'e cumbinà:
cu murzille e pizzechille te facesse 'nnammurà...
penetra
intanto
Giunto alla regione estrema
Scriverò di te

Al chiar di luna vorrei cogliere l’artemisia
per preparare una magica pozione
che ti riporti a me, mio diletto.
Di dolce assenzio m’ inebrierei
nell’attesa del tuo ritorno,
un calice colmo ne berrei.
Potremmo brindare insieme quel giorno.
Ecco che la luna dispettosa
s’adombra e va a seguire la penombra,
s’ammanta del suo velo scuro,
mi rimane solo la paura
di quel buio che rimbomba
sussurrando un silenzio senza eco,
d’un tempo senza tempo che fu.
Sciolta nel vortice -spirale d'amanti-
fumo la sete dei giorni tardivi, irrequieti
che la frangia d'aria porta al mio esserci ancora...
dove si potevano mangiare anche le fragole,
more, lamponi
dove tele tessute in giornata impaurivano mani
Codarda lasciavo la temuta presa
e in me solo il brivido di pericolo e del “farmi senso”
allontanava bramar di sapori
Erano tempi persi d'estati ancor pargole
ove ogni giorno era un morso alla vita
sciacquandomi esso d'acqua in fontana
Troppo rumore che tormenta l'anima
troppe parole che inquinano il cuore
Umanità accatastata e incattivita
difficile non accumulare inutili oggetti
Troppi pensieri per i nostri diversi colori
siamo tutti sulla stessa barca chiamata terra
Silenziosamente
ricordo il tuo sorriso e il canto della ninna nanna
Silenziosamente
ricordo il pesco e la mia manina che raccoglieva
Silenziosamente
ricordo una panchina e tu che mi dicevi ti amo
Non mi resta che rimanere in silenzio
e sperare di rinascere migliore.
Prendevo un tempo perso
e sognavo pupazzi e templi d'amore.
Correvo e lasciavo scie di sogni
dietro ruote infangate.
Le ore del tempo erano fragili
nei miei momenti del tempo perso.
Vivo ancora nei mille percorsi
del Sole di marzo,
vivo nelle scritte pietre dei nomi,
nelle sonorità dei moli,
nelle eternità delle smosse mani.
Conto le rughe del volto
e siedo sui gradini del mio monumento,
siedo nel tempo d'un secondo empio
vittima di passato scempio.
E sognavo di pupazzi e fili
nella valle dei templi
fra mari e sentieri di terra,
nelle scritte d'un istante di guerra.
Morivo nelle zolle aride,
nelle fila di glicini appesi
al sospiro dell'Oriente.
Morivo nei profumi delle parole scritte,
mentre un carretto trasportava le grida del mattino.
Morivo lentamente nella valle delle sentenze
lasciando sgretolare ogni lembo di pelle
dalla tua voce lontana,
dalla tua mano sanguinante.
Ora sono polvere bagnata dalle piogge inesistenti
nel mio tempo perso,
ora sono canto d'amore,
nel rivolo d'un sorriso inesorabilmente disperso.
che bussi inerme ai miei pensieri.
Non temere, entra nel mio cuore,
nel tuo mondo tira vento,
si, dico a te... a te che stai leggendo.
Lo so, è la stagione del silenzio,
quindi non farò nessun discorso,
non servono parole
per disarmare l'orgoglio
e scacciar via il dolore.
Avanti, vieniti a riscaldare,
non senti anche tu il calore dell'amore?
Basta un sorriso, uno sguardo sincero,
qui c'è la cura per ogni paura,
la spiegazione per ogni incomprensione.
Abbracciami, abbracciami adesso,
che la vita si dilegua senza dar tregua;
ti dirò tutto senza uso di parole,
ancora una volta ti donerò il mio cuore.
Dai, fai presto, che la notte incombe,
stringimi con la luce del Sole
e avvolgi l'infinito del mio immenso amore.
ti donerò la mia dolcezza.
Sentirai le onde arrivare
ad accarezzare i tuoi piedi.
Il sole accarezzerà il tuo viso
e illuminerà i tuoi occhi.
Ti fermerai la sera
a guardare le stelle,
pensando all' infinito.
Con un dolce sussurro arriverò
e finalmente ti abbraccerò!
Il crepuscolo dipinge le primule
ciò non basta per esaltare
la tua graziosa pelle di seta
bambina tenera, creatura serena
io e te soli in questa capanna
nella favolosa foresta incantata.
Fuoco che sostenta il mio demone
crepitio che rilassa il mio angelo
resta coperto piccolo amore
si innalza la luna ma scende il gelo.
Dalla finestra osservo il concerto
lupi che cantano la ninna nanna
scruto un riflesso sul vetro appannato
mi gratto la barba, il respiro si affanna
sul ritratto dell’innocenza
che giace sola e senza peccato.
Aiutami Dio, è così bella
distoglimi da certi pensieri
il suo corpo non voglio toccare
tengo a bada gli impulsi più neri.
Sono un amico, l’orsacchiotto peloso
“il letto è grande, fammi scaldare,
ho tanto freddo senza i vestiti”
tu non ascolti e continui a dormire.
Un tepore mi circonda il corpo
sotto lo strato di questa trapunta
profumi di pulito, forse lavanda
così nell’ intimo la mano tramonta.
Cogli l’essenza dei miei sussurri
sogna pure, dolce fanciulla
soffice è il lobo tra i denti adulti
dinanzi al tuo viso, la furia vacilla.
Potrei mai causare tanto dolore?
Non oso lasciarti un brutto ricordo
svegliati adesso o divento babau
intorno a noi due, il mondo è sordo.
Premi là sotto, così recito un verso...
sono il bruno Ted, un cucciolone
e se a volte mordo la guancia,
serve a stimolare una lasciva passione.
Scusa mondo, se ti tratto male
perdonerai il fare codardo?
La rabbia urla e lacera il cuore
colpevole fu quel porco bastardo.
Con la fragranza di carogna
il lercio orco sporcò la purezza
dei miei primi otto anni di vita
madre mia, chiedo venia
allora dicesti “stai nei paraggi”
ma non ascoltai e fui rapita!
Brucia all’inferno fosco signore
assieme ai tuoi spettri, calati giù
riposavo per finta: troppa paura
ma nei giorni a venire ne feci virtù.
Proprio così viscido infame
fingo ancora, per il bene altrui
marito e figli non voglio ferire
“sogni d’oro” mi dicono in coro
per i loro occhi, sono felice
serro le palpebre senza dormire.
Farei della notte, agglomerato di incubi
il tuo ricordo rimane indelebile,
sono segnata finché ho coscienza
legata a una mera condotta irascibile.
Scusa ancora mondo
ma fatico a tollerare
persone nella mia situazione
in cui si affezionano al rapitore.
Una sindrome strana
accettata dai giornalisti migliori
Invece io non trovo pace
finché l’uomo nero emette respiri.
Un’ultima cosa, mondo paziente
dico questo e passo al congedo
sarò banale, poco mi importa
i genitori e tutori stiano attenti...
“Per quanto possa maledire l’esistenza,
sono fortunata a guardare la luce del sole
un autentico immenso privilegio
che non è stato concesso a tutti”.
parla di un amore che è nato per caso,
è nato tra le rocce del tempo
e si è sciolto nell'aria.
Due cuori, un solo battito,
insieme trasportando emozioni,
trasportando difese.
E nello spazio si uniscono
tremando come minuscole foglie,
sono come piccole voglie,
sono germogli nuovi nell'antica vita.
Ricoprirlo di muschio per non farlo morire,
resterà soltanto mera utopia.
E' nato così....dentro a uno sguardo condiviso.
Raffiche di cuore sparse
su un pianto di giglio
e parole d’inverno,
il grano dei tuoi occhi rivedo
in questo tramonto al desiderio
caduto, come germinar d’universo,
sui seni labiali del mio deserto.
E tu,
confessati all’immenso,
ricuci capoversi d’emozioni
e taceranno zigomi di cielo,
scribacchino lunari feriti
dai disegni di uno zefiro,
respiro spiccioli di noi,
caffè caldo dimenticato
al molo dei pensieri.
Sono cheti i giorni in cui l'Immenso impera
ciglia gialle a voler vedere il sole
quello di vita in ansia
e non sei tu la preda.
Ci si lecca allora come gatti le zampe
su inaccessibili ferite d'altri -su proprie non c'è fretta-
e la potente arma degli dei è posata a terra.
Velato é lo sguardo in vendemmia d'anticipo
bianche le colombe verso il tempio
senza catene al chiudersi
senza alloro le tempie.













