Ho percorso le notti d'Oriente.
Ho inventato universi e mondi.
Ho giocato con i fili dei burattini.
Ho cercato l'inizio e la fine del tempo.
Ora del mio tempo son prigioniero
e fra sogni e tramonti
dormo la vita
scucendo gli abiti dalla realtà.
E son solo polvere sparsa...

Stille d'attesa sparse
a creare dipendenza.
Vogliosi morsi
a sorbire nettare
nella spregiudicata astuzia,
dolorosa quanto una spada intrisa di veleno.
Laerte uccise Amleto
ma tu piccola tarantola
mi farai male quanto un pizzico di vespa.
Le mie battaglie riempiono pattumiere
poveri soldati
puzzolenti parole vi staccaste dal fronte
e cercaste la fossa
nella sacca di Stalingrado non c’è scampo
ma è così che si risolvono le guerre.
Qui ce n’è una antica che scuote le tastiere
nuove Europe sotto i piedi scalpitanti
vincere sembra tutt’uno con lo schermo
una visiera ed il mio cavallo trionfa
ma non è così placida la prateria di fronte
il dittatore è vendicativo, non dimentica i suoi ex amici,
ottimi microfoni, suadente la sua voce-ce n’è un’altra in giro?
Anche il governo è fatto, un termidoro al 94, un crollo all’ 89
e la rivoluzione finita
poi emergono gli abati, le chiese, le eminenze grigie, i riparatori di costati
qui sul fronte l’odore di fieno è forte.
La bandiera vorrebbe arrotolarsi nello scrigno
ma combattere è d’obbligo, vigliacco il verso che indietreggia
e di fronte non ci sono garofani ma banchieri che confondono le lingue
i numeri primi della Restaurazione e delle babeli
ciò che conviene alle casse è suono di tromba
il privilegio è borghese- chi indossa la parrucca di Metternich?
In marsina il verso pubblicitario 2018
la lettura consolatoria all’ombra delle alcove.
Maledetti sanculotti, maledetti tutti quelli che verranno.
Oh la contraddizione è respiro di fuoco.
Lo sapete?
Nelle patrie galere giacciono i miei versi
assomigliano a rossi fantasmi, partigiani in carne ed ossa
pronti per essere impiccati all’alba o fucilati
e buttati in una fossa comune.
Capite quello che dico? Un colpo in testa e via
nessuno saprà mai
ma nessuno almeno si consolerà al mio verso.
le emozioni di sempre
tra petalo e petalo
d’una rosa rossa.
Quando li vorrai staccare,
troverai di che ridere
tra le rabbie per le lunghe attese
e i silenzi di speranze invincibili.
I ricordi premono
sulla terra in cui l’ho colta,
quella rosa,
ma si diradano
come nebbie
che vorrei ancora attorno.
Ricordati, o corredentrice,
che si è appreso nel creato
che molteplici si siano appellati
al tuo soccorso, abbiano supplicato
tua aita, abbiano mendicato
il tuo salvamento, e siano stati obliati.
Vivificato da tale disistima…
chi di te si avvale, o genitrice, Loro Signora,
chi a te si appella, dinanzi a te si mortifica,
contrito penitente orfano delle tue cure.
Non volere, o Monna Maria,
sottovalutare le loro suppliche,
ma udiscili indulgente e appagali.
Sia pure.
La mia anima folle è in fermento
l'ispirazione cattura il momento.
Osservo e guardo e poi scrivo
una semplice poesia è fantasia.
Nasce dal cuore con rime e
parole emozioni che non
restano da sole.
Con semplicità e la mia
creatività.
nuoto in oceani
colmi di conoscenza,
neri come pece
mi inghiottirebbero
se non fosse invece
per le amate stelle
che quieti e assolte
nella loro luce
scandiscono la mente
e irradiano una vita fugace.
Di mia madre il ricordo...
sei forse una stella?
L’anima mia salmodia l’Altissimo
e il mio spirito strimpella per il Salvatore,
perché ha scrutato la modestia del mio organo.
D’ora in poi tutte le discendenze mi appelleranno
Santa Cecilia: grandi cose ha fatto in me
l'Onnipotente e Santo è il suo nome e la sua mano.
Di generazone in generazione la sua benignità
si stende su quelli che lo paventano.
Ha spiegato l’autorevolezza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha destabilizzato i dominanti dai piedistalli,
ha elevato i dimessi all’Eden dall’addiaccio.
Ha ricolmato di sostanze i denutriti,
ha rimandato gli abbienti a mani vuote.
Frenerà Kim Jong-un ricordandogli che esitare,
come aveva fatto con i nostri Padri
e Abramo e la sua discendenza,
sarà misericordiosa rinuncia ad un’azione militare.
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché nel punto il pensier non si esprima.
È sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché nel letto fiume diventa.
È acqua che l’alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché nel suo delta mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare...
Stracci d’infinito finito,
granai di cuore e parole
feriti da una notte di cristallo
e tu,
rubami pure il mare
e non basterò ai tuoi occhi
in questo campo di girasoli.
Aborti sensoriali,
sceneggiatura del silenzio,
le lacrime del tempo
rammenderanno questo cielo
e chissà se riscriverò me stesso
senza il battito cieco
del tuo nome perduto nel vento.
mi faccio scudo.
M'involo sotto ali cangianti e plano.
Sono aliante sostenuto dal vento
e mi nutro di quell'aria che riempie,
senza sentire il peso della terra.
Io, riflesso di luce come Icaro stolto,
vado verso il sole, per provare
quel calore che solo l'ardore può emulare.
E cadrò di nuovo,
sentirò ancora il dolore muto,
che mi attira verso il basso.
Resteranno le ferite, lunghe cicatrici,
come fiumi a segnare il destino,
di un angelo senza perdono.
azzurre si intrecciano nei silenzi crepe
ingannate da falsa luna
che calunnie lor comanda
Nell'oblio ripieno di illusioni
zoppica timida una vela
collezione di stordenti avori
spaurando menzognera copia
che indarna la scalciava
Nelle sue venature di crepuscolari grani
linfa passata scorre
di tempi ancor in sé marchiati
con disperanti vacui
dal singhiozzante e spento incedere
Secco è l'albero maestro
all'imperturbarsi della popolata gabbia
per altri senza sbarre
Nel soffonder del meriggio imperversa
il nero blu
nell'indifeso bianco
Contando le ore, silenteil potere di questa notte fatata,
danzano le lucciole
per l'occasione come lanterne
in cerca di qualche goccia di rugiada,
un rametto di felce sul davanzale,
un talismano sulla pelle e rituale,
vivente la stella dall'altura
magicamente colora'
infiniti spazi musicali tra sentite righe
incessante fonte la scrittura,
l'odor di rosmarino si risveglia
i fiori più pregiati in effusione,
l'eterno solstizio
frutto di ogni tradizione.













