Ho visto uno, riso acceso
e spenta diversità
dai primi ... contenti,
poco meno nel seguire
passione che regge
al confronto diretto
tra campo e cultura
figure ed emozioni.
Ho visto ultimo
non inviso sorriso in viso,
ma forzato, smorzato
di quel tanto accennato
nulla di diverso da chi
lo ha d'appena preceduto
pena o penna da frenare
per poter imparare.
Ho visto centrali
d'attacco e difesa
dal bello e sincero sorriso
del semplice partecipare
ché può essere sia meglio
- a quanto si dice -
in futuro decreto
... e se fosse anche vero?
Spazio indefinito,
bersaglio schivato e gemito dell’ anima.
Il corpo si abbandona,
una mistura di odori oltrepassa l’ingegno
e lo schianto è ineludibile.
Istanti di precario godimento,
parole fuggono via
e persiste solo l’ amara delusione.
farsi penetrare dall'odore del mare,
lasciare che la fantasia corra libera
fra le spighe alte nei campi di grano.
Galoppare come puledri scalpitanti
e scavalcare le staccionate.
Concedersi la gioia di spingersi oltre:
senza muri,
senza reti,
senza briglie,
senza catene.
Costruire castelli di sabbia
che nessuno potrà distruggere.
Sbrigliare i cavalli
e andare oltre e oltre.
Lasciare ibero il pensiero
e accorgersi che
anche senz'ali,
se si vuole...
volare si può...
Sapeva l’epoca di funghi marci
ogni nuvola un carico
di locuste
era maggio a liberare novembre
incastrato nel Michelangelo.
Come trofei voodoo
quei tanti che competono con i calcoli
contro i libri contabili
della competizione
il climax dei cartelloni ha fatto
il resto.
Si contano gli infelici:
Forse una rondine
priva di scambiatore di calore.
O un nido di gazza nel vuoto.
E su tutto
la programmazione tivu
l’audience tra i rimestatori di etica
i rettili che alzano
la testa quando annusano “SUCCESSO”
nel topo alla portata.
Se un cane è fuori progetto sia tolta
almeno la testa.
Se un gatto produce uova di coccodrillo
sia benvenuto
perché partorirà
la specie con i denti a sciabola.
[I progettisti hanno una ragione in ogni filo che stendono tra un palazzo e l’altro.
Sapete che passa nel condotto luminoso? L’universo si schioda dalla sua rassegnazione.
Una tribù di litio scatena la sua faida contro un’altra di fluoro.
Nessuno degli elementi se ne sta al suo posto: corre voce che Marx sia nato]
Sono visceri tra le mani aruspici
a funzionare.
Non la pura geometria di Euclide.
Tutto perché si trovò bile fuori posto
e nel condotto un soldo maledetto
ostruiva il passaggio di Dio.
procedo tra querce selvatiche e taglienti frinii di cicale,
squarci di sole di fuoco
come schizzi di sangue,
come aghi di pino
sinistramente s'intravedono.
Sospesa avanzo su un filo di seta,
la tela del ragno mi abbraccia,
mi culla ai limiti del mio bosco.
Uno sguardo dolente scorge scarlatteali di farfalla all'orizzonte.

Una pioggia di note, melodiose
e una sinfonia allegra e colorata
ha coperto il cielo.
Quelle note sono piene di amore,
di gioia e di pace
colmano la città
di tanta serenita'.
Chi le ascolta si innamora
e il cuore palpita felice
pieno di ardore ritrovato,
In quel mattino
in cui l'amore lo ha riempito.
Sono tutti così belli fuori,
con le ortensie appese sui balconi,
le persiane rifinite di tutto punto e le
facciate fresche di intonaco,
ma che interno malinconico.
La polvere ha marcato bene ogni angolo,
è sparito, dunque, ogni pensiero circolare.
Ci sono strati scuri, lì sul pavimento tra le fughe,
croste in mezzo alle fessure
di quella festa di tappeti esuberanti,
messi sopra i buchi come tappi,
come belle maschere
su di una faccia che non si vuol mostrare.
Un interno abbandonato,
il soffitto macchiato
il tetto appoggiato, precario
su portanti ormai di stenti.
Le vedi Indaffarate, affannate le mani
di quelli oltre la finestra,
ombre polverose che decorano le loro porte luccicanti,
che innaffiano i loro gerani profumati,
che appendono le palline il giorno di Natale,
facciate ben sistemate
per illuminare la strada dei passanti,
solo per ricevere complimenti.
Sono case non finite
oltre l'ingresso, squallide capanne,
sono quelli che gettano lo sporco dentro
che non vedono mai la luce del sole.
Entro negli specchi
ed esco fuori.
Attraverso i muri
e sbuco
in un altrove
uno spazio- non spazio.
Supero i confini della notte
e del giorno
Si sciolgono gli oggetti
e navigo nella fluidità
I miei occhi
fotografano fantasmi
Smaterializzo consistenze
smaschero l'inganno
di questa finta solidità.
Me lo insegnano gli elementi
duttili e mutevoli
instabili e potenti.
Danza di sogni la realtà
senza bisogno di sonno.
Ho il cielo fra le dita.
Non c'è stagione
oltre l'oltre.
Se vuoi venire con me
appronta abiti sottili di luce
e una mente malleabile
ai disegni dell'ignoto.
Preparati a essere come l'aria
leggera ma invadente
in ogni dove.
Nessun anfratto
resterà a noi segreto
nessuna immensità
ci verrà preclusa
in un luogo- non luogo
ed un tempo- non tempo.
dall'asfalto ai tuoi occhi in fiamme
la diga e il Niagara,
un salto lungo una bugia
da nascondere a tua madre,
le scarpe cappottate
verso l'angolo del mondo
la tua stanza.
Uscire di casa a vent'anni
sarà stato così utile a trent'anni?
No, niente eroi... solo abbracci
mancati,abbrivi a sorrisi spenti
la metà esatta di una lampadina
con il coltello
la zona oscura la luna
ha nodi fra i capelli, pensieri.
L'orgoglio preclude, esclude, delude
ma adesso
offrimi le mani per un
cablaggio perfetto, veleno
dalle vene di marmo
le crepe stanno già muovendo
a passo uno.











