povera gente
anche se stringiamo i denti
fa tanto male
star male dentro.
Che ne sarà di noi
dopo che il mondo
ci è già crollato addosso
per assurde malattie
o sentimenti dispersi dal vento.
Un vento colmo di nostalgia
che fa fatica ad asciugare
quelle lacrime...
Che ne sarà
di quella confusione nella mente
persa ad ascoltare
parole che fino a ieri
sembravano soltanto un banale contrattempo...
Prigioniero
tra nere nuvole e stormi,
si perde nelle verità,
travolge i moti del cuore,
tra rincorse e disillusioni.
Ritorni bambino che teme il buio,
lungo il viaggio dei tuoi giorni.
Ci saranno ricordi, lacrime e risa
a proteggere.
Vibrando come corde di chitarra,
la musica racconterà la tua ultima storia...
Batte il cuore i suoi rintocchi.
Osiamo stanotte
Abbiamo scelto parole al vetriolo
dentro e fuori
sono mosso dalla vita che tutto permea...
Galleggiare leggero nell'aria
stando seduto su una panca di solido legno...
Il mio peso inpercepito quasi svanisce...
Eccomi la
a volteggiare con le farfalle...
E poi
trasportato dalla corrente semiquieta del fiume
sott'acqua, sul fondo, attaccato a un ciuffo d'alga
osservo...
Mentre accarezzato dalla mano di zucchero
sono, sono in sintonia...
Tornato nel grembo materno
tacito ancora per qualche secondo
prima che i miei polmoni mi costringano a riemergere
ringrazio e vengo purificato nel lavatoio naturale che madre terra offre
a coloro che la riconoscono e si ritrovano in essa...
Amo a tal punto, che perdo le parole
sono a tal punto, che la mia forma si fonde con tutto il resto...
Quando torno a me
sono nuovo
sono vivo
sono io
io sono...
Parte integrante di tutto ciò che è era e sarà...
possano i miei battiti
dettarti ancora e ancora.
Possa la mia mano
rendermi fiera per libertà.
Acerbi timidi pensieri...
Dillo in poesia o per come vuoi che sia.
Ed ora
non ti tradir per quegli sguardi poco attenti.
Osa e sposa.
Patrizia i mordenti.
Vibra per istinto.
Tu che sai del forte vento
macchia d'inchiostro,
e lacrime quel che di mestier ti è.
fra atri ciechi e ventricoli di puttane
il tuo grigio appartamento
fosse un flusso sanguigno
di petali e lacrime?
Se in fondo alla giornata,
nella scintillometria
e nel riflesso delle palme lungo la strada
accanto al Suv di quel pelato
ti trovassi con quel vestito bianco a fiori
e in sandali insabbiati?
Cerchi il bagliore negli occhi dei grattacieli
ma è già il tramonto.
È già il peccato supremo del sole.
Allegri cimiteri d'esuvie leggere
imbrattano trasparentemente le vie.
La sera esige un tributo:
perlomento lo stelo che affiora
dalla conca che è divenuta la tua bocca.
Diverrà uno sfumato ricordo.
Una coda di luce che rifugge un pontile.
Purché l'acqua salata non manchi mai agli assetati.

Libertà
che ostaggio dei saccenti
sei costretta da fili arrugginiti
a cedere al ricatto dei potenti
torna a librarti in alto
multicolore farfalla
in sciame strabordante
ed agile posarti sulle antiche strade
e nei cuori anche ruvidi di chi
del tuo sapore ha fatto una bandiera.
“Fra tutte le cose che l'amore esige per nascere, quella a cui tiene di più, e che gli fa trascurare tutto il resto, è la nostra convinzione che una persona partecipi a una vita sconosciuta in cui il suo amore ci farà penetrare”. (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)
Corre lontana la felicità
ancora traboccanti miele
ghiacciano al lutto,
dondolio mesto al passo
che inebria gli occhi vuoti.
Vi cresce assenza, è un bosco nero
la fuggitiva varca
da fiume stretto, un trascinio
di sassi – bucano il cuore
costretto in acri pollini
a ricordare l’Avida
già in aria di abbandoni altrove.
Che fatica struggersi
alle acque ferme castigato.
Che fatica, la Serena riva.
Tornerà il giorno in cui
le malefiche spore di questa era
esploderanno
per lasciare spazio alla contemplazione
unica e imprescindibile della natura.
Spazi e meraviglie di flora e fauna
si apriranno ai nostri occhi
purificando l’anima
per una vita circondata unicamente
da idilliache visioni.











