Gloria a Dio nel cielo empireo
e quieto vivere al genere umano
di buona costanza.
Noi tentiamo di trovarti, ti agogniamo,
ti attendiamo, rimaniamo in attesa,
ti anatemizziamo per la tua reiterata assenza.
Dio monarca,
sire del cielo degli agnostici,
dittatore dalle facoltà illimitate,
unico figlio il Cristo Messia,
Dio monarca dei devoti, vittima sacrificale,
principe sovrano delle anime restate.
Tu che osservi i vizi del mondo e li ignori,
tu che guati le perversioni dell’uomo
e te ne compiaci,
tu che siedi alla tavola dei regnanti
e li assecondi, tu qualunquista
alla destra dei rapaci.
Hanno messo il cielo
in un quadro di sostanza,
la visione tattile di un qualcosa che si mostra sempre e solo da lontano,
eteree presenze a cui rifarsi quando si è pieni di domande,
le stelle
numeri in cornice,
marchiate solo perché tutti hanno paura delle cose senza nome.
Parole per creare, per conoscere,
parole per controllare.
Su una tela,
parole cadute.
Dall'alto
freddi silenzi,
i fantasmi nei celi di un tempo, pieni di oscurità.
Dal basso
chiacchiere scintillanti,
i desideri appesi sulle spiagge a mezzanotte.
Ordinate!
Coordinate
le stelle, riflesse sulle onde
numeri e parole,
perse fra le spole in fondo al mare.
Avanza nella baia ad origliare il nulla
il suo cuore d’alga, s’incupisce
di quanto inverno copre le acque vuote.
Era uno di loro, la mano di lama
violenta tra code arenate
pietre dopo che il guizzo,
ultimo, donava il suo rosso
al sonno imbelle e sinistro.
Lo annienta il mare
la squama enorme impacciata
che rimescola, silenzia, torna sul fondo.
Un’onda d’oceano
accorre e non dà sollievo
ricacciata in bocche di sabbia.
Lui la segue, con il lamento di tutti i lamenti
di madri, figli e vecchie balene
pronte a morire dove si piega, in pace
la musica del mare.
delle perdute stagioni di sole,
le mie sabbie del tempo
scivolano tra le dita.
Le acque dei pensieri
turbinano, mulinelli nella mente.
Ritornano nomi antichi,
consegnati all'oblio riaffiorano
con i volti di chi è andato via,
irrevocabilmente per sempre.
Scatti su pellicole bruciate dalla luce.
Resta quel lampo immaginifico
che ricostruisce una memoria
per poi distruggerla fulmineo
e riportarla nel regno dell'assenza.
Assomigliano a spettri
perfino i luoghi familiari
abbandonati nel sogno.
Il cielo ammicca puro ed azzurro
alle mie nostalgie.
Ma il vuoto perdura,
fino a sembrare eterno
eppure è solo il tempo di una vita.
Un soffio, un volo, un pianto.
Un attimo fuggente.
sotto terra.
Sospiri appena percepiti
nelle stanze buie.
Una piccola finestrella,
grosse grate davanti.
Mura spesse isolano
dal mondo.
Notte e giorno,
soffocano la libertà,
nella solitudine disperata.
Intelligenza sopraffina
si riversa sui muri,
graffiti che raccontano
storie antiche,
di alchimie,
di società nascoste.
La speranza della libertà
è labile,
per non impazzire
il cervello lavora.
Destino crudele,
destino beffardo.
Nella stanza accanto
le grida di poveretti,
torturati senza pietà,
In in medioevo cupo
con occhi e orecchie
chiusi al rispetto dell'altro.
Infondo la nicchia
della piccola cappella
affrescata con maestria,
un gioiello che pochi sanno.
Scoperto dopo secoli
da ragazzi curiosi,
portano alla luce
una realtà
nascosta da sempre
che nessuno conosce.
All'esterno montagne verdi,
rocce a picco e
un fiumiciattolo,
che scorre lentamente.
Un gioiello dell'Umbria medievale
abitata anche
dagli antichi romani
che con il loro genio
hanno costruito
un acquedotto sotterraneo
senza pari.
ho asciugato lacrime di dolore e rabbia.
Ho portato amore dove vigeva rancore,
tra petali di fiori portati dal vento,
tra terra e scampoli di cielo lì vive
il mio animo dolce e più sincero.
Ho donato il cuore alle persone leali quelle che restano
uguali senza odio e con ideali
così semplice, così felina.
Mi circondavo di foglie di tiglio e
il profumo riempiva la casa nascondiglio,
dove merende divorate all'ombra
erano sapori e sprizzi di gioia.
Dove cammini sui tronchi
erano voli d'aeroplani ma
di vero erano ginocchia sbucciate.
Eppur sereno era il mio trascorrere,
sotto chiacchierare di cincia,
sotto letture di eroi e mondi lontani,
trasformando il mio vero in sogni.
Ero piccola, fiera e ribelle,
circondata di stelle.
Ero...sono ancora... così.

Come non fossi mai nato
e in un batter d'ali
dimenticato
Eppure ho vissuto
un Tempo troppo breve
come di uragano travolgente
Tutto è compiuto
e la memoria è un ventre
evanescente, quando la sofferenza
cancella dagli occhi quanto di più bello è stato...
la sporadica magia che naviga nel nulla
lo scrosciare virulento che appassisce il mio io
la riluttante montagna che sovrasta ogni inquietudine
la finta magnificenza che mi abbraccia nel sogno
il negativo stupore che mi scalcia al risveglio
la vicinanza attuale che mi dà speranza
di rivoltare ogni tua molecola
ed erigerti alla dea che vorrei.
Stanotte hanno bussato alla porta,
m’ero appena assopita ascoltando Moonlight.
-Chi è? - Ho chiesto forte.
Speravo fosse lui.
-Il lupo cattivo! Ha risposto una voce.
Sono rimasta senza fiato.
Non ero proprio al mio meglio,
forse per questo l’ho fatto aspettare,
ho lanciato uno sguardo alla panca
l’ho verniciata di rosso
nei giorni più vuoti;
Il letto L’ho spostato,
ora è sotto alla finestra.
Nell’entrata ho rotto lo specchio.
Sul terrazzo ho piantato i gerani.
Ho appeso anche una foto
di me
sola
al mare.
Oh, da quanto lo aspettavo!
Fuori piove a dirotto
e la luna non c’è.
Il vento scuote forte le tende
mentre il lupo bussa
paziente
e chiede proprio di me…













