Giaccio sullo stenditoio in brigata
dove al sole mi asciugo per la mia amata.
Al calar del sole lei arriverà col catino
a riprendermi, così le starò vicino.
A ora tarda sceglierà chi indossare…
Se sarò io la rivestirò di effluvio di zagare.
Dedicatoria su corteccia secolare d’ebano
per la mia sola cagione di vita, tuo Stefano.
Siamo tutti desperados
o quasi tutti almeno,
innamorati del fuoco santo,
quella fiamma sacra e maledetta
che ci arde tra il cuore e il costato.
Come falene in una trappola di luce
poi moriamo in fretta
consumati dalle nostre stesse passioni
e come fenici risorgiamo
nel dolore che ci brucia , ogni volta.
E siamo più famelici di vita
fino alla prossima caduta
o alla prossima ferita che strema
ma spesso incattivisce.
Perdiamo pezzi per le strade
che non ribatteremo più.
Su altre ciechi insistiamo
fino a schiantarci contro il muro
di un rifiuto.
Duriamo come una sigaretta
rotolata fra le labbra
ma parliamo spesso di eterno.
E intanto l'odio attorno divora tutto
non meno di un cancro quasi senza cura
ed il dio denaro ha il suo da fare
a vendere, comprare e mercificare.
Le guerre oltre che crudeli
sono di una stupidità abissale.
Invece di godersi il poco tempo
che ci resta da queste parti...
Abbiamo scadenze non poi così diverse
da quelle del latte e delle uova...
Parlo del lato terreno, so che oltre c'è qualcosa
ma non mi azzardo troppo sul cosa.
Non ho problemi con Dio non avendone uno.
Le visioni sono personali.
Ma siamo tutti desperados
o quasi tutti almeno.
Ai pochi eroi la mia stima .
C'è di buono che so ancora sorridere
e prendere in giro la pochezza umana,
a cominciare dalla mia.
rinnova il nostro confronto,
ma non cedo al freddo stupore
ormai io stesso ti cerco in quest'ora.
Sdraiato al mio fianco.
Se pizzico l'aria aspetti inorganico,
esalando pesante il tuo vapore acido
immutato;
Se il mio capo mozzato rotola a valle
da li' assieme guarderemo la cima svanire.
Ma ho raccolto una lama affilata
sulla strada di casa
brilla fredda
risolutiva
quindi ti guardo
finchè una nuova convinzione
ed una flebile fierezza
rilassa i muscoli:
L'Uomo senza occhi è solo
e dispensabile
come me.
Il lungo respiro della tregua ha colto entrambi,
questa notte.
'o cunsignasse 'na butteglia cu dinto 'nu messaggio,
ma chesto sempe si isso me stesse a ssentere,
si me rispunnesse e si mme ne desse ll'agio!
'O dicesse: "quanno vide 'nu nennillo, 'nu crestiano
acquetete, tienele 'nsino, 'nun 'o vuttà luntano.
Tutto chello ca dint'â 'sti vvraccia t'arravuoglie:
abbraccetello delicato, miettele 'ncopp'â 'nu scoglio.
Po' essere ca 'na sirena truvannese a passà 'a llà,
cu 'nu colpo 'e coda 'ncopp'â rena ô vva a appujà.
Si putesse vattere 'o mare quanno addiruso s'aizasse,
'o paccariasse 'nfino a quanno 'nun se calmasse.
Trasenne 'ncunfidenza 'o dicesse: "ma si tu si blù...
quanno addiviente russo comme te siente mare tu?"
T'addivierte a t'arrubbà 'o sanghe d'â povera gente,
'e chi 'nun tene colpe, 'e chi 'nun t'ha fatto niente.
Cercasse cu mode aggarbate d'ô da 'nu cunziglio,
'o facesse accapì ca forse sbaglia pe ppuntiglio.
Dint'â nervatura tutta 'ncazzata 'o minacciasse
e cu 'nu straccio luongo luongo ll'asciuttasse.
Si putesse parla cu 'o mare 'o desse tanta strille
e ppigliata d'â rraggia ll'acchiappasse p'ê capille.
'O levasse 'a cuorpo tutto 'o sanghe fraceto e pazzo,
e si 'nun abbastasse 'o vattesse cu 'na mazza.
Facesseme a mazzate, ascesseme a pisce fetiente
po' ce vasasseme comme 'nun fosse succiesso niente.
C'abbracciasseme, addeventasseme cumpagnielle
e po' piscasseme appaciate 'ncopp'â 'na varchetella.
Si sapesse parlà cu 'o mare mme mettesse llà
e parlannece...'nu poco 'a vota 'o facesse arragiunà...
Il maiale non è il verro
che nelle notti d’estate
ama stringersi con i suoi simili
e dormire naso contro naso.
Il maiale non è il suino
giocherellone che ama inseguire
i suoi simili e rotolarsi
lungo i pendii su è giù per il maso.
Il maiale non è il maschio della scrofa
che sviluppa affetto, ama i balocchi
e si annoia facilmente.
Animale pulito, anche schizzinoso.
Il maiale è un essere equivoco che non ama,
che giocherella con intendimento recondito
e si rotola sui suoi simili in tenera età.
In quell’inviolabile spazio defeca, disgustoso.
brutture ingiustizie non vedrei.
La terra è malata,
l'uomo distratto
asseconda il potere
facendo scempio di tutto,
mari monti
fiumi boschi.
Le ciminiere
che sbuffan veleno.
Noi che respiriamo
e ogni giorno si muore un po'.
Bambini che non sanno giocare
ma solo chattare,
bambini che muoion di stenti
il mondo li guarda indifferente.
Un mondo pulito,
vorrei donare amore
sorrisi aperti e sinceri,
per tutti una gioia
senza dolore.
... è solo un sogno.
il magico scindersi dei nostri corpi
ormai immemori del tatto
la tua veste che profuma d'onirico amore
il tuo viso che canta
lo spettacolo delle nostre mani che s'intrecciano
il desiderio sempre più forte di non risvegliarci
per poterci sorridere in un'altra realtà
unica concessaci dal malinconico scorrere del tempo.
Sono come alberi abbattuti
prima che possano alzare i rami al cielo
coperti di fogliame, frutti
germogli
ancora pieni, d’improvviso stesi
senza il tempo per una resa scaltra
senza poter tendere le radici altrove
sono come alberi scorticati vivi
messi in gore di pietra
presi dalla terra, dalle formiche
da un fiume fermo di sterpaglie
e ruggine.
Nel nostro vagare indeciso
ci fermammo esausti
presso un lago ghiacciato.
Le donne misero rose
in secchi metallici e arruginiti.
Un rituale inutile, dimenticato.
Il cammino riprese svelto.
Il sole non rinfrancava le fronti
il vento perforava le gengive
malate sanguinanti.
I bimbi non piangevano piu' da secoli,
solo per loro natura
cercavano gli sguardi dei nonni,
nascosti
muti
fissi
sulla ghiaia di questo mondo
fissi
sulla ghiaia che secca le vene.
Fato
pressoché sempre
dall'uomo aiutato.
Quindi mina
che con mania
di prefica nenia
con poco o nulla
di naturale addosso
a sbigottire mira
ch'esplode
quando meno te lo aspetti
per danni ... tanti
e morti
privi di aderenti torti,
con quattro soldi ripagati
quando nulla
ha valore pari
a quel loro domani
in cui ... qui
già saranno stati
dimenticati.
Siedo sul poggiolo
a guatare il solito orizzonte
“Dove sei quest’oggi
men di me vetusto amico ponte?”
Da che il mio diabete
un dì è crollato,
sto qui ogni dì a rimirare
il tuo imponente profilo strallato.
Chissà se a breve potrò avere
sepoltura all’olezzo del bergamotto
…così da farti compagnia,
caro disgraziato amico viadotto.
Questa distanza
una tortura,
non poter assaporare le tue labbra,
non poter sentire sulla pelle il tocco,
gentile e forte delle tue mani.
Non poter udire la tua voce,
soffiata piano mentre dice il mio nome.
Arriverà quel momento,
tanto agognato
Per ora posso solo sognarti.
Desiderarti fino all’inverosimile.
Ci amiamo anche così è vero.
Sentendosi nella brezza del vento.
Il cuore scalpita.
La carne freme.
La voglia dilaga come un fiume in piena.
Mentre muoio
di
TE
questo genietto a cui io credevo
i miei desideri gli affidavo
eran sempre più di tre
forse per questo non li esaudiva.
Restavo delusa poi pensavo chissà
a quanti bambini lui ora avrà,
ora son grande ancora ci credo
e Aladino l'ho porto con me,
e sfrego la lampada luccica tanto
rilascia bagliori poi tanti colori.
Mi chiede perché lo sto svegliando
ora i bambini non l'ho cercano più,
non hanno desideri è un peccato orsù.
Caro Aladino esci per me ti affido il mio cuore
li troverai il mio desiderio.
Uno solo non più tre
però prometti di esaudirlo per me
e per sempre grata te ne sarò.
Come un'idea che sorprende,
così sono fatte di niente,
eppure vibrano di parole racchiuse,
di sogni sorridenti e di amori incompresi.
Sono anime che parlano a sé stesse,
inconsapevoli promesse, di una vita migliore.
Sono fiori profumati appena sbocciati,
e poi conservati essiccati.
Si rompono come vetri sul suolo,
ma raccolgono i cocci e ritornano in volo.
Strappano erbe maligne,
e purificano il cuore, ma
quasi sempre rimangono sole.
Sono un'idea astratta e di forti colori,
piccole o grandi nei loro vestiti a fiori.
,









