Sono stato tediato a morte,
anche se solo a ogni morte di papa.
E l’ho avuta su a morte, avversando
quel qualcuno con rabbia cupa.
Sono stato la morte dolce per taluno,
talaltro è stato per me una morte lenta.
Ogni giorno fa visita ai cantieri
e nelle fabbriche la morte bianca.
E siede sulle tavole scarne
dell’emarginazione la morte civile,
dove si sa fin troppo bene di che morte
morire… come testuggine sull’arenile.
Alcuno mi ha auspicato la morte eterna.
E mi è accaduto di vedere in faccia
la morte, e con lei di scherzare per
stoltezza o perché stanco della bonaccia.
Ti ho sfidata, temuta Signora con la falce.
…Nera Mietitrice con le tue tinte smorte.
Tetra figura in ombra in età puberale, nelle
tenebre dei giorni avversi ti ho attesa, Morte.

Ti voltasti, te ne andasti.
l'edicola all'angolo svende
pittime e pettegole impagliate,grigi fra i pensieri
allocchi,barbagianni sull'isolotto del sacro aperitivo
teste azionate da tergicristalli.
Soffia un alito stanco,
perché guardate ovunque tranne chi vi parla?!
taccuini,penne riempiono a malapena mezzi piatti
fra guazzetti,schizzi,chiacchiericci
fino al prossimo whatsapp.
E i vostri nipoti? Alle nozze d'oro '68
il prete vi sta tagliando i capelli
dal tavolino alla tromba delle scale,
fa male vedere muri che si alzano,
teste che si abbassano,
peluche con denti a sciabola,c.uli che si stringono
ma questo è quanto.
<< Studiavamo il Cabaret Voltaire
ma la ruota della bici si è
fermata al Caffè greco>>.
Nostalgici ,dopotutto, a modo vostro.
Lasciati trasportare sulle ali di un sogno
ed incredibilmente
fra tramonti e albe
passano gli anni.
Nulla si possa paragonare
all'amore per te,
tutto passa in secondo piano.
Ti giri e puff...
Da un piccolo scricciolo
arrivi tu.
Cosi importante,
cosi bella,
ed io vivo di te.
Di ogni tuo respiro,
dei tuoi sorrisi,
dei tuoi occhi luminosi.
Vivo di te...
Riempi la mia vita di felicità.
Vivo di te...
e per te...
Perché so che anche tu
moriresti senza di me.
Quando scendo la scala vorrei
essere tagliato fuori anche
dal suo sguardo, e smanio
dal tagliare corto se mi rivolge
il saluto da quanto è parolaia.
Penso solo a ruotare lo splenio
e a tagliare la corda se è lì che
attraversa il cortile, e spero un
giorno improvvisamente decida
di tagliare i ponti senza un perché.
Lo bramo ogni dì, che mi pare
di aver sceso scalzo il monte Ida,
mentre percorro non uno ma ben
due ponti sulla via per il lavoro.
Ma è come se mi tagliasse, malerba,
l’erba sotto i piedi allorchè di primo
acchito avvia il decespugliatore e
inizia a precidere destramente l’erba.
…in lingerie e pianelle, con le
sembianze di una vaccina in amore
seguita inflessibile e suda, tapina.
Madide le natiche dell’importante
deretano, stillante lo zirbo e roridi
i seni: quanto è sgraziata la mia vicina!
Genova pegli
Perla della sera,
notte estiva,
la luna balugina
sopra la darsena e i pontili;
rampe stradali,
passano sopra le teste;
una fiumana di motorini parcheggiati,
carugi dai mille odori,
strade,viottoli,
garage,
e poi i negozietti
con mille tentazioni,
le botteghe esotiche col kebab,
dai nomi orientali,
i distributori di caffè,
gente una marea di gente,
traffico frenetico,
moto sfrecciano nella notte,
da qualche parte,
rumore di onde,
la risacca del mare,
qualcuno pesca,
nella brezza del mare di Genova;
pegli sogno di una notte d’estate.
Il sogno comincia
con una frattura della luce,
rifrazioni di fantasmi
moltiplicati come schegge
di uno specchio
su muri di vetro.
Le sagome rimbalzano
tra i riflessi nudi.
E non comprendo
se siano vuote loro
o vuota io.
Poi decreto per una totale,
completa vacuità
delle forme, delle cose.
Potrei attraversarmi
vincendo la mia stessa consistenza.
infatti credo stia succedendo
assaporando la bellezza di un volo,
la leggerezza di un corpo
che perde l'illusorietà
di una concretezza vanesia.
Mii trovo in quel limbo
tra essenza e parvenza
e può essere solo
la pazzia assoluta
o un sintomo di risveglio.
Vorrei saperlo.
Ma la conoscenza
trascende ogni concetto.
L'esperienza prima di illuminare
spesso oscura
e il mondo sta svanendo
oppure solo io?
Maledizione, solo io?
Io chi?
Nella pinacoteca degli addii
fummo steli recisi,
astrattismo pronominale
d’alcolico bacio,
pianto germinato d’ellissi
sulla punteggiatura degli innamorati.
Ed un valzer di sguardi
ci sorprese sull’uscio di una storia
come naufraghi senza passato
ceduti alla battigia d’un batticuore
ed il silenzio fu poesia sulle labbra,
distico d’amore scisso
in parentesi d’infinito.
Ed ancor desiderammo
un gioco di lune e respiri,
scrivanie d’emozioni,
abbracci di noi affaccendati
in un intimo domani,
amor,
vestimi d’attimi ed auror,
sarò sogno sul tuo petto
in questo fragile chiaror.
Verso l’occaso, lungamente attesa
la refezione serotina sopraggiunge.
E ancor prima che evolva in bolo,
il secreto permea la barba e la unge.
Al postutto l’amalgama di burro,
prosciutto crudo e salvia marinate
nel vino bianco reclama la bava.
Le fettine di vitella affettate,
che oramai la saliva ha contribuito
ad addizionare, son dalla forchetta
punzecchiate: la goduria è quasi
appagata all’altezza della barbetta.
se con te sarebbe più bello o meschino
ed una non-prigione
sciatta come l'accondiscendenza
Affacciato ad una terrazza arrugginita
che dà sul quartiere industriale
Sei uno strano sogno
ma per fortuna
ho una simile realtà a cui badare
ed è stata la prima a piagnucolare
Le pareti raccontano vecchie storie.
Le case hanno anima.
Per chi sa ascoltare appoggiato ai muri
il cuore delle cose che assorbono
umane vicissitudini, umori fragili,
sogni mai confessati.
Questa stanza conosce i miei passi.
Le sue finestre sono occhi senza ciglia.
Una dimora assume un po' di vita riflessa.
Un battito nascosto come quello dei vegetali.
Le case raccolgono solitudini, abitudini.
Visitale dopo che i loro abitanti sono usciti,
intendo per sempre, senza ritorno.
Tu sentirai che un po' di loro è ancora lì
come un profumo evanescente
o uno sguardo fugace in dissoluzione.
Le case ci conoscono nell'intimo.
Sono corpi i cui scheletri sono balaustre, scale,
corrimano, fondamenta.
Una casa può assomigliare a un'altra
ma dentro resta unica.
Anche quando l'hai spogliata.
Anzi soprattutto quando resta nuda.
E quando la lasci in qualche modo ti ricorda.










