da un ventre di osso buco
con la retorica del cielo
e un mare al tramonto
Speriamo che l'atterraggio sia dolce
perchè l'asfalto molle, nonostante il vuoto
rallenta
In alto
ogni goccia salata ha il suo arcobaleno
e il riposo di uno stelo sulla pelle
ha tette di plastica e
munge gocce di champagne,
acquitrini e morsi di zanzara
nei suoi incubi frequenti
fiato corto
la mia cravatta sempre storta,
anche la luna nella gola
ossicini di pollo, spallucce da gallo.
Corriamo insieme senza orecchie
l'acufene delle micce accese
ma per fortuna il cuscino ha due facce
e giriamo larghi in un valzer di
spari,balbettii,lingue a mitraglia
sulla folla a minare fiducia,litaglia
giganti con braccia di pastafrolla.
Mi scusi presidente,
ma i nostri sono tappi di cerume
procrastinare è lavare i piedi con toluene
contro i funghi nelle unghie
e sperare,
il diktat nella mente iomiscanso fregauncaxxo
tanto il cane è vaccinato,
tira il guinzaglio verso gli scogli di Mr.Magoo .

Sono venuta al mondo non per mia scelta.
D’estate, in un casale in aperta campagna.
Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto
e né oltre misura caldo alle calcagna.
Ho perso il mio compagno nell’unica notte
di canicola in un pianoro colmo di ristagni.
Ora prenderò a puncicare i dimoranti non
per diletto ma per connaturali bisogni.
Per poi tornare un’ultima volta ad affidare
le larve a quella brulla piana poco distante
prima di abitare le sponde dell’Acheronte
dove l’aria è orfana del caldo stagnante.
spero sia fatta così :
d'amore
di rispetto
di comprensione
di cose dette
di sorrisi e anche lacrime
di cose fatte insieme
con gioia e mai per dovere
di dirci sempre tutto
cercare sempre di capire l'un l'altro.
Questo nostro amore
per come è arrivato
è già un miracolo
dobbiamo godercelo
fino in fondo.
Ti amo
Ma quando passa la felicità?
Io l’ho vista passare quando la tua mano sfiorò la mia.
Non so come si formano le galassie e le costellazioni.
Però so come è nato il nostro meraviglioso bene.
Non so come fa il tempo a scorrere
e a non avere la tentazione di tornare indietro.
Ma so come e quando ho deciso di contare le mie rughe insieme a te.
Non so come fa l’ape a ritrovare senza eccezione l’alveare.
Ma so perché tu ti sei ritrovato in me.
E ti ringrazio di avermi cambiata.
Io ti appartengo.
Ogni mio atomo,
ogni mia cellula,
ogni mio respiro,
sono tuoi.
La mia voce la adopererò per lodarti.
Sono tua.
Tu eri colui di cui più avevo bisogno,
quando non mi davo alcuna pausa che mi facesse riflette,
che mi facesse dire,
quanto sia meravigliosa l’immensità che ci circonda.
So di avere un aspetto terrifico, ma
sono la personificazione della pacatezza.
Amo passare le mie giornate alla finestra
del mio buchetto scelto con accuratezza,
affacciata scrutando il grande silenzio.
I miei amici caramente mi considerano
l’incarnazione vivente del moto perpetuo.
Queste pareti di vetro davvero mi soffocano:
mal mi adatto al caos, e mi manca l’acqua
trasparente e calda di un fondale roccioso.
Oramai provo acquiescenza per il mio cervello.
Almeno si è capito che il mio sistema nervoso
mi consente di provare dolore, e mi si concede
persino di essere sensibile e non da bollire viva.
Sono arrivata qui in casse di ghiaccio tritato,
immersa nell’acqua gelida; più permissiva
sarà la situazione d’ora innanzi in acqua salata.
Conservazione secondo un senso civico,
mai più in stato di detenzione e sofferenza!
Mai più fondale algoso, ma shock elettrico…
c'è un sussurrare di vita,
leggera spensieratezza giovanile
fatta di risa, scherni e mosse.
C'è musica che muove l'aria
e riveste il sole,
accompagnando poi, la notte
alle garrule danze.
Nell'aria profumo di verbena,
si mischia con l'aroma di montagna,
che scende a valle,
ricordando i pascoli e fieno tagliato,
e una sottile nenia
ricorda il tuo sonno infantile,
modulato da voci stanche dal lavoro.
Rimane un soffio sul tuo viso,
che sa di tempi antichi,
di fresche corse a piedi nudi,
di stelle perse nelle tasche
e tra i capelli.
preme l'impronta
nella fila di spalle sbriciolate
di queste corde in vita
fischiano
nebbie di pietra al vento.
Chiudo le orecchie
ho perso la paura, resta il dolore
un luogo acerbo,
getto semi ai gabbiani tra gli scarti
conto novecento anni
e non ho un ritmo per ridere
sotto il cappello screpolato della sete
-eccolo... è lui... un autografo... sììì...-
(battiam battiam le mani
fischiamo ai cattivoni)
-un selfie con me la prego!-
E siamo dei pirloni.
Due punti:
<Oddio... era la mia vicina
che mi porgea al calar del giorno i suoi commiati
ed al mattino avea per me saluti e baci.
Ora son morto e di me spoglie dissacra
ma ancora al dito porta
l'impronta in quello schermo.
Che devo pensar ora di lei?
L'animo mio adunco tace
che non vorrebbe mai sorvolar l'inganno
e nemmen tacere il fio.
Chi sia ella ora non so -nè allora-
al tempo in cui non tacque il riso
che al birichino sbirciar da tende
di mantide vidi l'occhio suo scrutare>
ora sono una principe danzante di luce
che ha dimenticato tutto.
Non andro' ancora in battaglia,
ho gia' vissuto il conflitto mille volte.
Lo stratega cieco avanzava veloce
sul secco campo di battaglia,
fucilate scrosciavano interrotte
ma lui non sentiva il bianco rumore.
Tutti questi dottori della mente, giocano col tempo.
Fermatevi imprenditori di carne distese,
forti di cause ma poveri di cure.
Come gatti, spie striscianti nella notte.
Chi è il vostro santo patrono?
Lei piegava le mani dolci sul grembo
e sorrideva ambigua, penetrante.
In passato ti abbiamo bruciato tra le fiamme
per compiacere al disgusto dei prelati.
Ora ti vedo su un trono dorato,
nel lato opposto di questo sogno.
Non esiste giusto o sbagliato.
Campane giganti risuonano nella valle:
dai primi fuochi ai grandi regni
per tutto cio' che è caduto,
decomposto nel tempo.










