Sono solo in questo mondo chimerico,
dominato da un'instancabile e perpetua paura esteriore.
Temo la compagnia di chi promette affetto ed amore,
considerandoli alla stregua di pure necessità,
alle quali io, per grazia divina, non sono avvezzo.
Vivo la mia solitudine come marinaio in coperta,
sfogliando i diari di passati lontani, vissuti, attesi, sperati.
Rifuggo ogni somiglianza con chi mi circonda,
consapevole che nessuno sia
nella capacità di illudere il mio presente.
Destino è vivere sé stessi,
impazienti del domani
e consci di un passato comune e perfetto.
Mi sento vivo,
abbracciato con me stesso,
in attesa di nuove albe.
tranquilla la vita
se mi sei vicino.
Fuori c'è il freddo,
l'indifferenza.
Sono attirata dalla luce,
come una lucciola d'estate.
La paura buttata in fondo,
ogni tanto cerca di risalire
ma ti stringo più forte,
non voglio sentire.
C'è solo il tuo respiro,
solo il battito del tuo cuore.
Caccia via i fantasmi,
regalami amore,
stringimi forte,
sgretola il buio.
Il sole ci guida
verso giorni sereni,
proteggi i miei sogni,
stringimi forte,
siamo noi l'antidoto
dell'oscura notte.
su lavanda in fiore,
evoca arcaiche voci, sommesse,
come il ronzio dei calabroni.
Succhiano il nettare fattivi,
nel loro andirivieni e sprigionano
il pungente profumo che riattiva i sensi.
Distensione e pace bucolica
potrebbero sedare lo spirito inquieto,
ma di un'anima in continuo lavorio,
come insetti operosi è impossibile.
Lo sguardo si perde, vaneggia ricordi e persone,
ritornare nell'oblio del tempo,
evocando la magia di un momento
di pura follia.
Fermare il tempo, per un attimo,
e le ali sospese si riflettono con toni di viola.
Si può sognare... allora.
M. Yourcenar
La circostanza degli occhi alla luce
che preme da una curva,
un’aria di domanda
che non dice niente. Prende la matita
pensa e spaventa, non dice ma
disegna un altro volto nel volto
apre le valve alla parte del buio
che non sappiamo.
Orme e impronte di un passato che non fa piu' male, ho scelto di restare da sola.
Un passato che non fa piu' parte di me , vivo il presente senza troppi progetti.
Non ho rinunciato all' amore , ma per ora preferisco concentrarmi su di me.
Vivere serena, questo e' il mio desiderio pensando alle mie priorita'.
Orme che rimangono li' come un segno di un cammino nuovo , verso la felicita' e la mia serenita'.
Mamma son tanto felice, non senti

Là, verso ovest
dove le pareti di sabbia
disegnano sinuose forme
che vanno ad abbracciare
le spume scintillanti
di onde che portano profumo d’antico splendore
dove distese di sale creano desertiche atmosfere
dove i giorni sono maree
accarezzate da spettacoli di sole
e le notti culle carezzevoli
che dondolano baciate dalla luna piena.
E la magia di popoli dalle eterne tracce
vigila sul luogo che lascia come ricordo
il sublime negli occhi.
Distico d’aurora,
maestral di gemme
sotto lanterne di cielo.
L’acquerello del vento
sazia l’anima mia
di cuore e d’infinito,
mareggiata di nuvole tratteggio
in questa colazione d’accento.
Refusi d’abbraccio
sfilacciano l’indirizzo del tempo,
e nel battito d’ali dei sensi,
sfiniremo il sistema solare
come rafia di faro in riva al mare
nell’inchino di un poeta
ad una storia d’amor e silenzio.
Le poiein è lo strumento che mette
a contatto il tuo cielo autorevole
e la terra del poeta me medesimo.
In terra ciò che si dice è rilevante quanto
come lo si dice e le convenzioni
relative al ritmo, alla struttura non lesino.
La successione dei suoni e l’unità
di misura nodale del testo,
accento ritmico ed emistichio,
e cesura: in terra, il vero assoluto.
Le figure metriche che regolano l’incontro
tra la tua e la mia vocale hanno voluto un
enjambement; ma in cielo… il tuo
silenzio fa di me un verso incompiuto.
Sei già nell'aria

Dal Web
come il primo soffio freddo a fine estate.
In un attimo era sparito il domani,
in un istante fra le cose sfrattate.
Pupille sopra quegli occhi e ben nascoste,
foresta che è sempre stata un deserto;
le piante a terra, emaciate e indisposte,
perdendo terra a fiotte a cielo aperto.
Nel tuo corpo rigonfio di gorilla
anche tua madre gettata sull'asfalto.
Nell'odio cieco di quella tua scintilla
arrivi davanti con un grande salto.
Allora, schizzo di un falò senza controllo,
che rincula dalla spiaggia annuvolata,
di polvere di stella pieno fino al collo,
di quella matrigna che chiamavi "fata".
E ora, che non ti vuole più nessuno
E ora, che di sangue e risse sei l'esperto:
mangi vite restandotene a digiuno.
Dopotutto, dei Paganucci sei Adalberto.











