Un cammino iniziato
già forse segnato
credo al destino
che ci dà e ci toglie
nulla possiamo
anche se vogliamo.
Sogni regalati
e mai realizzati
ricordi sbiaditi
ci sarà un perché, 
lacrime e catene
e io che sognavo
la libertà come bandiera.
Un cavallo al galoppo
un'aquila rapace
un campo di grano
e rossi papaveri.
Andare lontano
sola con i sogni miei,
ormai sono arrivata
il cammino è già segnato
la fine è stata scritta
oggi direi... non sono felice
domani chissà, 
calzo scarpe pesanti
e sono in salita.
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Profilo Autore: Liviana Poletti  

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(ad un'amica)



Sono l'Apocalisse dei minuti laccati

fermi alla gogna, restii all'oblio

Sono la gola arsa d'astuzia

verde di menta

staccata al picciuolo

Ricordi le nevi e l'umido autunno?

Amica, ho perso le dita a contarti

a vendermi ragioni

a confluire delta di rigagnoli in vita

Coglierti nell'attimo che tramanda raggio

trovandoti sfumata nei miei cortometraggi

Del vivere nulla intesi mai






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Profilo Autore: Aita Carla  

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A Marina Cvetaeva



Lascia che vada

paesaggio dai fronti deformato,

sia il letto cespuglio

per uccelli dal canto straniero

a me prossimo. Lascia

che a Tarusa sigilli ogni squarcio

e affidi al sambuco le soglie

dove ha pace la voce.

Che al custode consegni

le case vuote, il freddo

di ponti arcani,

la mano mancata dal bene.

Le non confessioni di libertà

sotto vesti logore, lasciale

armarsi di primavera

quando anche il corpo avrà gioia

in una piana

di blu, per confine.



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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Erano in tre in famiglia: nonno

Dante gradiva a un punto tale

la trippa che dava percezione di

ingerirla in una sola cucchiaiata.

Era conduttore di treni nei pressi

di Trecate, e conobbe papà quando

dovettero risanare la latrina: ciance,

brago e bitume un’intera cariolata.

Nonno Tore finito di trebbiare si

dedicava alla sua passione: qualche

forchettata di trenette al rafano

seguite da vini rigorosamente forti.

Una secchiata d’acqua per le

stoviglie, ed ecco nonna Carmela

con una grembiulata d’uva che

diverrà Trebbiano: sono tutti morti.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Il poeta, taluno, tenendo un verso

in ventre tocca la carta con la mano

sinistra e con la destra aziona

la penna; e si desta quando è notte.

Con lo strumento ad arco

in grembo tocca le corde con la mano

sinistra e con la destra aziona

l’archetto: mi ricorda i suonatori di crotte.

Il poeta, talaltro, tenendo gli occhi

al cielo tra la striscia bianca lasciata

da un aereo di linea e quella sul tavolo

fissa un verso sulla ricevuta del bancomat.

Fisso un verso sul banco con la morsa

e con la raspa limo strisce come di segatura.

Un ultimo ritocchino con la sega

ad archetto… il poeta non segue un format.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Ne aveva novanta ma non li dimostrava
una sola stagione un solo pensiero
restava ai cinquanta e si vantava,
da buon seduttore seguiva il sentiero.
Suadente le disse: “Se vuoi io ti sposo“
ti sposo domani e ti porto a Parigi”.
Era ciò che voleva la bionda moldava,
ormai s’avverava progetto e prodigi
c’ormai da tempo così programmava.
Passarono i giorni da allegri e beati:
premure di un lui, di uomo gaudente,
lei con l’impegno per due innamorati.
Agiato il futuro colei progettava,
vantaggi e conti da gran fiscalista,
da tempo in segreto lei calcolava.
Predisposero il giorno, inviti, la lista,
albergo, vestito, pranzo e l’orchestra
tre giorni soltanto alla data fissata.
Come ogni mattina, aprì la finestra
per dargli il saluto di buona giornata,
non cenni di lui e imposte socchiuse
sotto il portone la gente accalcata.
Scese correndo, cercò, si confuse.
“È morto mia cara, è finita la festa.”
Sorpresa, stupita, mirò fisso avanti,
girò su se stessa e piegata la testa
tornò verso casa con ira e rimpianti.
“Ti porto a Parigi, domani ti sposo”,
un tal strepitò: eterno riposo”.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Silenziosi
sotto smagliate similitudini

Sottomessi

Sotterranei

Sintatticamente scardinati

Solitudini
Solstizi Senza Terra

 

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Profilo Autore: sasha  

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Sfuggo il presente

non mi rappresenta

marchiato dal vuoto

è cerchio asfissiante

che tutto appiattisce

rinnega le spinte

che danno evasione

e lo scarso interesse

all'esterno mi spinge

non sembra ... ma piango.



Ma lo stesso mi sforzo

e attingo le stelle

- che sono di tutti

... forse le rubo -

da uno spento cielo

che più nessuno

si ferma a guardare

- troppo ... troppo

è il resto da fare -



La rivincita voglio

ricreare il presepe

ravvivar la speranza

e con l'amore ripartire

sicuro ... di poter arrivare.

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Profilo Autore: ING BOWLING  

Questo autore ha pubblicato 452 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


-Camera d'aria sgonfia-

Ah, madre, mi languisce l'ora non vederti a ripararla come i giorni

quei di maggio

che si pedalavano i chilometri da qui all'altre case

distanti al centro.

Vivendo fiori, erba, fragole, persone

e le salite a piedi (discese ardite assenti)

e chissà se mi stancavo.

Madre, tu lo ricordi?

Senza ruota scucirò viole all'erba.



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Profilo Autore: Aita Carla  

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Lo sfondo è lo stesso -se vuoi ti ricapitolo l’agosto del 1980-

Sotto i portici, dei vecchi naturalmente, briscola e imprecazioni

L’ordine pure dei tavoli: perché dovrei voler qualcosa oltre un caffè?

C’erano ampie soluzioni nei pugni alzati

Una sana vendetta s’inerpicava nell’asfalto

 

sotto lo sguardo lilla della malva

qualcuno calcolava la giocata finale

 

Ma il disordine ha avuto qualcosa da dire

S’è preso chi governa il quartiere e sequestrato un occhio

L’altro gira in una palla che va in buca

E fa chiudere il bar come si trattasse di San Giovanni

servito in un piatto d’argento.

 

Si godeva un bel fresco ai Colli Aniene

Seduti sotto i pioppi, come in Purgatorio

 

Vorrà dire qualcosa città eterna: vivono qui gli universali?

Non ho mai capito la politica di mettere in cattedra le ortiche

Ragazzi che meritano il primo piano!

 

Anche i corvi sono alle dipendenze

L’aumento di numero cambia la categoria in classe

E questi con la cravatta sono gli stessi che menavano le mani

-Dici che prima o poi si raggiunge la maturità di specie?-

 

Torna in te, caro lombrico, in questo viaggio verso il passato

Forse ti ritornerà la vita e scrollerà di dosso

L’esercito di formiche nere!

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Profilo Autore: fintipa2  

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Polvere

destino e provenienza

dalla terra

il sale. Purtroppo

il Maestro non è rimasto,

nessuna fotocopia ...

- rari -

e con virgulti alla macchia

sempre

dai primordi si riparte.



Per progresso, quello vero

alle spugne manca il permesso

di un buon maestro



che a misura del suo valore

sappia accettare

d'essere dall'allievo superato.

Ma l'ego ... non s'allevia

e pel contrario lotta,

rifiuta d'esser ponte

tant'è, non luccicando,

non regala amore e passione

- sapere e canna -



necessari ...

per poter pescare oltre.

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Profilo Autore: ING BOWLING  

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I poeti non vanno solo capiti
non vanno letti come compiti.
O corretti come bozze.

I poeti vanno percepiti, sentiti,
come ferite aperte,
come profumi invadenti,
come schiaffi o carezze.
Vanno sfiorati come spettri
che aleggiano sul cuore,
i poeti non vanno ascoltati
con orecchie distratte
vanno sentiti dentro
dove le parole hanno sudore
hanno sangue, vene e vita,
non solo suono.
Dove le parole sono verbo e nervo.
I poeti vanno sentiti
euforia di vino sulle labbra
e musica interna.
Brivido leggero e sussulto.
Dannazione e benedizione.
E se non mi senti, nessun problema
io non sono un poeta.
Ma forse vorrei esserlo.

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Profilo Autore: Sabyr  

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Voglia di rinascere

o forse

di nascere.

Seme nuovo sarà piantato nella terra.

Mani grandi lo accudiranno e lo abbevereranno.

Smania di novità nell'aria.

Sentore di terra bagnata da lacrime scoscese

su rughe dimenticate dal tempo

che ha indurito il cuore.

Ma tu con la tua dolcezza e tenerezza gli stai ridando

la sua forma materia originale.

Carezze in quest’anima che langue da troppo tempo.

Non chiede altro che di essere amata

Con quell’ardore che solo tu puoi.

Facendo sbocciare quel fiore ancora chiuso.

Lentamente con tutto l’amore che puoi.

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Profilo Autore: Maria Cristina Manfrè  

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La Volontà ascendente
galoppa nella polvere
di quell’ardente campo di battaglia,
dove, già schierata
è l’immensa marmaglia.

A nord, coloro
che agiscono come abete,
che razional miete
ogni ramo che dalla luce discosta.

All’opposto,
similmente ai primi,
essi mietono senza sosta,
ogni ramo che dalla loro luce si discosta.

Badate bene alla distinzione,
uno solo può essere il vincitore!
Prosperità o declino
attendono il futuro cittadino.

Mentre trionfate sulle salme nemiche
ricordate di fare attenzione,
il bagliore non diventi ossessione,
perché occhi persi nella luce
creano un mondo tristemente truce.

Discernete sempre con chiarezza,
mettete in dubbio ogni vostra certezza,
ad antifari io vi innalzo,
guidati dalla Volontà,
mostrate in ogni falsa luce
la sua intima oscurità.
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Profilo Autore: Giuseppe Messina  

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Regge il fio dei giorni

per la tela tra le dita.

Pone sulla rocca il pennacchio,

filatrice della vita.

Uno due e tre Moire

Cloto non la puoi sentire.

 

Avvolgendo al fuso il filo

dispensa la morte.

Per la tela tra le dita,

fissatrice della sorte.

Uno due e tre Parche

Lachesi non la puoi capire.

 

Taglia con le forbici

quando giunge il momento

di arrestare la vita.

La tela si scinge al vento.

Uno due e tre Esperidi

Atropo decide quando morire.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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