un mondo irreale di cuori e farfalle, un filo ci univa nelle lunghe notti,
progettare un futuro non era tardi per noi, amarsi era facile volare di più.
Uniti per sempre lo credevamo, ancora lo siamo, ancora ci amiamo,
il destino fra noi arriva crudele a toglierci tutto, siamo planati
con il cuore in frantumi, pieno di cocci dal nome rimpianti,
Tu sogni il tuo mondo perso per sempre, lacrime mute mi accompagnano
nel labirinto dei rimpianti miei, ora ho paura solo a sfiorarti, lo desidero tanto
ma resto immobile, tu sei lontano coi pensieri tuoi,
io non entro son chiusa fuori, vorrei abbracciarti entrarti dentro,
essere tua essere mio essere noi,
facile perdersi difficile ritrovarsi
mancano le parole, amarsi comunque
è un dono per noi.
musichi carezze e sensazioni
muto sanzioni il suo pensare.
Cavalchi a bordo di un sospiro
una cometa per destinazione
in alto, nella posizione
ove nulla sia l’attesa del presente
e vi taccia il futuro
perché sia valido il concetto
che, per quanto perfetto,
sarà tutto prematuro
e prevarrà la relatività,
ponderato principio
con l'oscuro figuro della nullità.
affinché i miei rumorosi pensieri
vengano attutiti
dal suono delle onde marine.
Costruisco castelli di sabbia
perchè noto che i miei graffi
interiori si rimarginano in fretta
con l'acqua salata.
Costruisco castelli di sabbia
affinchè il vento sgretoli i muri
che ho eretto per difendermi
dall'altrui indifferenza e
perchè spero che
tutte le lacrime versate
si tuffino nel cielo per
diventare mare.
Costruisco castelli in aria
perchè per tinteggiarne le pareti,
devo alzare la testa verso il sole.
Costruisco castelli in aria
perchè nei fazzoletti di nuvole
posso nasconderci i miei ricordi
più belli.
Costruisco castelli in aria
perchè con le penne
rubate agli angeli
scrivo lettere d'amore.
Costruisco castelli in aria
perchè quando tocco il cielo...
mi pare di accarezzare
il volto dei miei cari...
ed è allora che io illuminata
dalla luce della luna
e da un cielo pieno
di luccicanti stelle...
chiudo gli occhi e sogno...
il muovere nel trasparente
il sentir invisibile
sensazione irresistibile
fra convesse luci
grandi foci
l'aspirar gioioso
di sollievo grandioso
come sopra l'acqua la vita
dentro il vento
in salita
il suo avvolgere
il suo trascinare
lo scorrere
un moto lineare
un vortice
quelle luci nel calare
il calore
il suo bruciare
il fuoco sopra
lontano e infinito
il sole mi è accanto
senza bisogno
da vero amico
La somma dei cateti
l'angolo retto restio d'ipotenusa
il virgola tre periodico dei miei bisogni estremi
Il punto, la parentesi tonda quadra e graffa
e non ci sei
non so dove
con che voce mi chiami
se roca o liscia
Sono panno steso al sole
lenzuolo stordito dal va e vieni
che diventa gabbia
paravento d'estate
ombra di gazzella ed unghia di leone
Vorrei una mano dal cielo di padre
l'aroma di myosotis delicati,
d'azzurro ricoprono le mie vesti
candide come la neve.
Lontano rintocchi ed echi di campane
segnano l'aria instabile.
Gazze chiacchierine sorvolano
gli alti filari degli alberi,
con vezzi e moine ballerine,
e le zuccherine api ronzano
tra il rosmarino e la lavanda in fiore.
Gioca il sole sopra me e l'ombra sua
sì allunga oltre i tetti,
quiete e lacrime riempiono il mio tempo.
ed egli rappresenta la mia sostanza.
Badate, non è un vanto,
poiché entrambi godiamo di una coscienza.
Essa può essere dentro la testa oppure nell’etere,
che governa il pianeta.
Quando sono irrequieta, scaglio una palla di neve,
che si trasforma in valanga.
Non è la stessa cosa per voi?
Il pensiero parte dal niente e diventa una danza,
assai turbolenta.
Sono una piccola duna, in mezzo al deserto.
Il vento muove la sabbia, così cresco in altezza.
Nel vostro mondo invece, si chiama esperienza.
Granelli di vita che forgiano l’individuo,
mentre il tempo vi scorre attraverso.
Da me prendete spunto, essendo l’antica maestra.
I sentimenti: frutti passeggeri che mi rispecchiano.
Come il fuoco che si traduce in passione,
l’acqua ė analoga alla pazienza
la terra equivale alla carne, un corpo perfetto
che talvolta ignorate.
Infine c’è l’aria, così simile all’anima.
Fluttua leggera per chi è illuminato.
Dopo il monsone spuntano i raggi.
Dopo la depressione, il sorriso del tuo bimbo è più luminoso.
Ho le spalle larghe, sono l’universo. Puoi sfogarti con me,
ma non inquinare.
Tu figlio, confida in ciò che ti ha partorito. Non sei solo, puoi starne certo!
Unisci lo spirito alla mia energia e diventerai un tutt’uno,
con la tua Madre natura.

Nell’aia brucia anche
passando antistante
l’ombra del pensiero,
stille trasparenti, danzano
fumanti sull’ambrata pelle
il maestrale vento canta
il preludio note misteriose ai quattro venti,
intravedo un arcobaleno di mille colori
e su quella nuvola portare via copiosi timori,
nel vuoto lucenti occhi
flessi come specchi nell’immaginario,
dormienti petali arricciolati
sui rami penduli del saggio cuore,
drappeggia divinamente
pregiata gemma
frutto di un sogno premonitore.
Messe le scarpe buone, guanti consunti
e il paltò con papà scendevamo in paese
per le commissioni: dopo pochi metri
ci si fermava subito dal cardatore emaciato
che al nostro ritorno ci avrebbe fatto trovare
pronti guanti nuovi e anche una sciarpa.
Diceva “I due cardacci” la scritta sui vetri.
La mamma aveva iniziato a insegnarmi
a leggere, e volevo allenarmi con le insegne.
Poi era la volta del maniscalco con gli attrezzi
per ferrare, dei sellai che preparavano il basto
per i cavalli e la filatrice al telaio con i fusi.
Fuori dalla macina ci salutava il mugnaio
con la pala, e finalmente con stecche e pezzi
di stoffa, pinze e fil di ferro c’era l’ombrellaio
che ci riparava l’ombrello a pezze della nonna.
Ero impaziente di vedere il biciclo-carretto
dell’arrotino, ma mi incuriosiva “Canapa e juta”
sulla bottega dell’impagliatore di sedie.
Ora saremmo tornati a casa dove nonna stava
di certo lavorando a maglia davanti al caminetto
e mamma intenta a far la nuova scopa di saggina.
Passando davanti al calzolaio “Fustelle, basette
e pestello” mi sorprese che papà con la sua scarpa
macilenta non vi entrasse…
Ma ero così stanco di camminare, ma contento
perché di lì a poco avrei avuto, da far vedere
al nonno, la mia nuova sciarpa.
vero o falso che sia
per ogni circostanza
se ne sfodera uno,
ma quanto costa sorridere
se il cuore è ammalato.
La gente che ne sa
dei tuoi intimi pensieri
dei tuoi ingranaggi mentali
con le rotelle
che fuoriescono
dalle rondelle,
nessun guaritore
mi aiuterà
solo il tempo
lo farà .











