Sullo sfondo di un tempo amico,
il bacio simil Klimt e quello vero
nello stesso campo visivo,
il tuo rosso acceso al risveglio
è barbaglio a ridosso del canto
libero. Saranno ricordi queste foto
digitali, lato della gioia e angolo
acuto dell’irriverenza. L’angelo
che ho conosciuto ora è ignoto,
ali in trasparenza e cuore d’amianto,
il sostituto è pronto: -andrà meglio-
sussurra con voce di donna. In corsivo
ha scritto su un foglio-guarda il nero
e immaginalo rosa con scaglie d’antico.

Ho accartocciato gli occhi
Luce di sole, faro acceso nella notte,
Sole di luce non andar via.
Non è che questo mia
faglia dal basso
stelo nascente lamina
di spada
erba molle erba rude
erba stacciata
culmine di grano nervo del sole
vena dove vengono i venti
vento brado scheggia rovente
innumere schegge: vaso
forte e fine, anfora
a bocca a reggere
il fiore a lungo getto
a vita
deriva~sfuocatura.
che guardo
stravolgono
quello che vien da dire
pare ondulare
la voglia breve
di spostar
prospettiva
nell'incanto miracoloso
giunge in aiuto
la comprensiva mano
guidando l'istante
verso la bocca assopita
alla ricerca
d'appassionato
spasmo
Indice di mare,
prosa astemia
di un battito solare,
respiro d’ottobre
orla le mie labbra
come ciglia di papavero
ed un granaio di nuvole
s’adagia sul cuore,
innamora un tempo senza nome,
confonde un inciampo di pianeti
nell’intimo mestiere dei poeti:
scarto un regalo d’anima,
crepuscolo di uno zefiro
fra le braccia del vespro.
Vivere con me
è destarsi da un pisolino
per il cigolio passionale
del letto del vicino.
E’ sopportare un dittero
fastidioso quanto una ciancia.
Tollerare un essere
inusitato, una mosca bianca.
Accettare che non è semplice
scostarmi: un parassita che attacca e
rovina l’albero genealogico con le sue
buffonerie atte ad allietare i convitati
alle riunioni di famiglia, analoghe
a uno sciame sulle feci di un bue
in riunione di gabinetto.
Un’entità piccola ma in grado di
provocare danni alle parti
calettate, eccentrico come
gli elementi dell’albero a camme.
Vivermi è anche sopire all’ombra di un
albero del pane, destarsi da quel pisolino
accanto alla forma riflessiva del pronome.
Luce d’inverno
m’addiziona alle tue labbra,
ferita di brina sulla mia anima,
in questo romanzo dei sensi
che truffa tristezze e silenzi.
E se il giorno riderà di noi,
se saremo gemma nel vento,
cadremo sul letto dei ricordi,
tonfi di cuore tradiremo
come aritmetica del petto
in un declino di stagioni ed amori
e l’edicola del pianto affitterà
carezze di spiaggia di cielo
nel ritratto di un nuovo bacio.
oppure se c'è il sole.
Capita di dire amore
a volte solo di parole
e quando ti accorgi
di avere sbagliato
è troppo tardi
per metterci il cuore
nel passato.
Capita quando capita
perché mica lo hai cercato
è stato solo il suo sapore
di sale sciolto dentro al sole.
Capita una volta
e della vita ti da una svolta.
Capita sempre o mai
e allora si che sono guai
È capitato anche a me.
In un giorno di sole
le ho detto amore.
Capita a volte capita
e quando capita
I tuoi pensieri
diventano un arcobaleno...
Uomini che lottano, si offendono
e si uccidono fra loro.
Uomini che con alti stivali camminano nel fango:
fra sterpaglie, carogne e avvoltoi.
Uomini che ostentano "vile coraggio"
quando armando le mani dei loro simili
mercanteggiano morte.
Uomini che lanciano missili per produrre macerie.
Uomini che depredano e si impossessano
delle altrui terre.
Uomini che hanno posto limiti
perfino agli occhi...privandoli delle lacrime.
Uomini virtuosi e valorosi,
che per ogni morto ucciso ricevono una medaglia.
Uomini dai cuori freddi come il metallo dei
loro fucili.
Uomini che uccidono le madri dei loro figli.
Uomini che violano e picchiano le donne.
Uomini che non si inteneriscono...
perchè la tenerezza limita e indebolisce. Indeprecabili uomini senza un credo...senza un Dio.
Io che quando metto un seme nella terra
aspetto con ansia di vederlo fiorire.
Io che quando mi guardo attorno
vedo terreni aridi, polvere di detriti,
corpi sepolti sotto le macerie...
io ti domando: "se sei privo di umanità...
come puoi definirti uomo?"
in un confondersi
di altezze in un terso "vorrei"
resiste nell'impassibile
per te
Marte in amore
Si confonde ogni tratto
se ogni salvezza
canta di voli e timori
E di nuovo
sentirti un Sole che trema
Per te
la mia prima gioia
che di un verde Settembre
sa`gridare al diluvio !
ho le braccia, sono traccia,
ma non sento più il calore che mi dava vita,
mi rialzava il capo pronta.
Sono luce spenta nella nebbia,
smarrita e' la via.
Sono un ago spuntato e
un filo strappato,
sto vivendo non il mio tempo
Volo bassa, sfiorando il terreno,
e un inconsueto veleno
dentro già corrode e divora.
Mura innalzano barriere
resterò tra di esse,
senza ricordi, circondata
da illusioni vestite a festa.
Il tempo danza su di me, la sua storia...
Chiudi gli occhi.
Qualche pedalata
sulla tua saltafoss
ancora con le rotelle.
A destra dopo il bacio
di mamma, e ancora
avanti col ginocchio
sbucciato; e le caramelle
nella tasca bucata dei
calzoni alla zuava ancora
buoni dei tuoi fratelli.
Ancora dopo la solita latteria,
asciugata l’unica lacrima
sul volto sporco per la mota,
mi avrai trovato: una piccola
targa “Opificio della Poeteria”











