Dalla natura morta sulla parete
passai a miglior vita sull’alzata.
Allo spuntar di un mattino
di bruma una mano pasciuta
mi portò a una dentatura guastata.
In men che non si dica mi ritrovai
a precipitare, spaurito… smarrito.
Piombai nel pattume nauseabondo.
Torsolo senza sostanza, ombra
nella tela; nota morta sullo spartito.

Essenza di luce discesa dal cielo
planando silenziosa come un’aquila maestosa.
Un seme che germoglia con gocce di risveglio,
sei linfa vitale di un’eterna primavera,
il salto quantico verso una nuova Era.
Qual è il tuo piano divino in questa dimensione?
Tu che vedi oltre con gli occhi dell’altrove,
consapevole coscienza nelle tue splendide parole.
Luce, tu sei la luce,
un risveglio animico in questa Era del cuore
e non hai bisogno di apparire ma solo di illuminare,
con frequenze, vibrazioni e battiti d’amore.
Quanti demoni ha sconfitto la tua anima eletta
con la spada forgiata dal fuoco della vita
e quanta strada al buio senza alcun riferimento
prima di sposar la luce, lassù nel firmamento.
È giunto il tempo di ricordare
ed io ti riconosco... Ti conosco da sempre.
È limpido e chiaro il tuo codice d’onore,
sei unione ed altruismo, amore e condivisione,
tu volteggi sopra un piano superiore.
Polvere di stelle,
lucciole erranti tra cuori distanti,
ma tu sei la luce inebriante e avvolgente,
nei tuoi occhi giace una stella pulsante.
Essenza angelica di sublime entusiasmo
che riceve e trasmette i messaggi dal cosmo;
tu che possiedi il dono del Settimo Sigillo
accogli l’appello di ogni tuo fratello,
per favorir la grande transizione
verso l’alba di una nuova dimensione.
ora la tua opera s'è spenta
fontana di cocenti riflessi
interrotti in canti rivolti
a una luna ombra di se stessa
Ombra.
L'oscuro incedere dei passi
ch'ebbero un destino
sciolto e ingiusto
mai frutto di miei rami
Il riflettersi di un attimo sprofonda
incombente
nelle tracce del passato
quando lo specchio irriflettente
ospitava la mia sete
di cui il suono dei tuoi pensieri
era liquido terso
che acquietava i tormenti
Gli oblii nati
dall'avanzare della poesia più pura
mai incastonarono i propri cristalli
nella roccia che chiude l'essenza
assopita
ma ancora in vita
Semina, soffia negli
occhi privi di anima
flebili
istanti prima che
a quell'ora tu svanisca
è così che nasce il sole.
I miei occhi si illuminano di te,
mentre le mie labbra,
cercano dolcemente le tue,
assaporandole
come un piccolo passerotto,
che mangia piano piano
le briciole.
Le nostre mani poi si cercano,
si accarezzano,
ammirando questo mondo d' amore.
Camminiamo mano nella mano,
percorrendo complicità e sentimento.
Rarità di un' animo sensibile e profondo,
che completa l' altro.
Ammiriamo assieme la notte,
diventando quel nuovo giorno,
con quel bacio soffice sulle labbra,
che fa scorrere quella dolce lacrima
che ci avvolge sempre più,
nel mistero della nostra morbida pelle.
Rimanimi accanto
carezza dolcemente
i miei pensieri
senza costringerli.
Cullali nelle tue mani grandi
ma non fermarli
lasciali volare via.
Fammi cantare
a squarciagola
le mie canzoni del cuore.
Poi
nelle notti insonni
portami dove l’unico
treno
é fermo
da tutta la vita.
E fingiamo un viaggio infinito.
Liberami
da questa ansia
che mi divora.
Stringe in una morsa
questa fame di vita.
Amami
di quell’amore
sensuale
come un ballo argentino.
Stringimi
forte
nel tuo abbraccio.
Desiderami
sempre
come fosse il primo incontro.
Ma
non legarmi
mai.
Tienimi con te
per mano.
E se inciampo
aiutami
sollevami
con tutto l’amore che puoi.
senza fiori
ombre nere
poesia morta
di un fuoco che bruciava
lentamente e si è fatto
inferno consumando
le parole
una chitarra elettrica
suona un requiem grunge
una bottiglia vuota
annuncia un dopo sbornia
di malinconia per le note scritte
e le parole lette
incise in una sanguinante
mancanza
buco nero d'ispide
ispirazioni
corre il tempo
interminabile consunzione
eterna discrepanza tra carne
e memoria
rimane l'inchiostro
battuto su fogli
la musica cantata
in locali sotterranei
il grande vuoto
steso sul Pacifico.
*Anno della scomparsa di Kurt Cobain e Charles Bukowski.
Come le mondariso che con i loro canti,
con le gambe immerse nell’acqua
per l’intera giornata trapiantavano il riso
con la tua sistematica pedicure
e le unghie votate alla nail art frequenti
da mane a sera i saloni, e rincasi col sorriso.
Con gli smalti ad opprimere la mia carta
di credito, con le creme abbronzanti
svolgerei, amore mio, sulle tue extension
la monda delle erbe infestanti.
Spingono gli applausi
e spengono
senza nessuna vera
e costruttiva alternanza
- soli
in balia del nostro niente -
Inferno o paradiso
dei trentadue il rito
merito solo di un sorriso.
Chiavi di volta
o grimaldelli
luccicanti gioielli
o per bocca ... leoni
- dolci
da gabbia quasi certa -
e quante volte
l'amaro è stato visto,
per amore, fondersi
prematuramente con la terra?
Placide menti
sguazzano il mondo,
come paludi
ma senza gorgoglio.
va verso l’estinzione,
poiché si sa, non esser opinione
la natural selezione.
osserva di quel pantano ogni cosa,
esso stagnante e orrendamente opulento
non si accorge del necessario cambiamento.
Non è granchè lo scricchiolio del braccio.
Solleva-uomo, ma fa
da violino in un buco di rumori.
Gli risponde un fruscio di aghi e più in là
persino un cardellino osa qualcosa.
I pini finalmente riprendono fiato.
Chissà dove saranno i parrocchetti
che amino gli scalpelli dei muratori?
E se l’erba riprendesse coraggio
l’ortica osasse e il cardo e la cicala.
Sapete?
Il martello pneumatico è in fila per il mare
e anche la gru solleva-palazzi
si porta la sua luna.
Così l’ostico Gerontion
riprende a germinare, come tigre
intendo, che la mente artiglia
nel vuoto di clamore divora
il nostro tempo
con il rumore della pioggia
che picchia sui vetri.
Volevo volare
sulle ali di un sogno
ma i tuoni
e la paura
mi hanno tenuta sveglia.
Quella voce
che mi tranquillizza
come fosse un sogno.
Apro gli occhi
e tu sei li con me.
Ti guardo...
Bello e affascinante
più che mai.
Mi fai cenno
di farti spazio nel letto.
Sento quasi il tuo calore
sulla mia pelle.
Il tuo dolce odore.
Un tuono
mi riporta alla realtà.
Ero a navigare
sulle ali di un sogno.
Ho vestito le lame di ardimento.
Indossato elmo, armatura
e inutili schinieri per vestire
la morte di gloria e sull’altura
Febo ha guidato vilmente il dardo
di quel battagliero sul garretto.
Perbacco, pareva un aspide la bilia
del moccioso e del suo amichetto
sul calcagno… e pensare che
quell’agente turistico incompetente
dava per certo che a Queimada Grande
avrei potuto sonnecchiare placidamente.
vicino al fiume,
che splendide parole
mi sussurra nella sera.
E qui non devo celare il pianto.
Il sole ha scelto un bel punto
per andare a morire.
L'acqua ora è sanguigna
come la mia ultima ferita.
Cantami vento la tua nenia,
qui non devo nascondere
proprio nulla,
tantomeno il dolore
eppure sai, assurdamente
sto così bene,
Una fronda di salice
complice mi accarezza il viso.
Riposo qui,
lascio andare via i ricordi
su una barca vuota.
Il tempo perde importanza.
Non dimentico ma perdono.
E se anche il tuo nome
resta sasso sulla nuda sponda
io sorrido al cielo.










