non conti così tanto.
Possono fare senza di te.
la tua compagnia
non è cosi importante.
Pensi che le tue parole
sono fonte di saggezza.
Non è così.
Sei una tra tante
forse un po' logorroica,
sei un po' pesante.
Bla, bla, bla.
Quello che hai dentro
è vento che soffia come spifferi.
non interessa.
Tu pensi di avere tanto
da dare.
Ma nessuno lo vuole
allora ti fermi a pensare
nessuno pensa a te
veramente,
nessuno ha bisogno
dei tuoi pensieri.
Così fai un esame
di coscienza e pensi.
Ma chi se ne frega,
come ha detto qualcuno,
"Chi ama mi segua!"
Venderò i tuoi baci
al mercato degli addii
ed il violino dei miei occhi
sarà quel musicista licenziato
da un romantico albergo di luna
e le tariffe del pianto
festeggeranno mille compleanni,
graffio di giorni anonimi
sui rigidi inverni del cuore.
Anima senza addizione,
raggio di pensieri senza divisione,
questo abbraccio di settembre
mi schiude di vita perduta
come inutile clessidra a metà
ed allora venderò i tuoi baci
al mercato degli addii,
respiro al battito di neve
sotto questo cielo che più non serve.
L'amore reciso da tentacoli di luna piena
lanciato al radermi doglie in capelli arruffati
mentre seguo ombra e dita -rito fasullo ancestrale
di un'odalisca in pena-
L'anima appende al gancio la sua trebbia
l'esser sua disgiunta in tino e mosto
nell'attesa fuori luogo e tempo
del rito pagano
a cuore
Scolpati coloro che han la becca:
i carri non sarebbero dovuti
passare.
Per gli eserciti a cavallo
era notorio il divieto
di traversare.
Solo fanteria, o fittavoli
con bestie da bardo
e bardotti da tiro.
E noi sotto con lo scricchiolio
nell’orecchia del bollettino.
Appesi ogni giorno a un sospiro.
“I profumi, i colori e i suoni, si rispondono.”
Charles Baudelaire
Bianco, poi verde,
poi giallo, poi grigio,
l'altrimenti grande
piccolo fiore
cambia
forma.
Si fa
inutile
terra secca.
Asciutto come te,
che sei pianta da vaso,
tu che il sole però
non lo aspetti,
ti ci portano.
Crepuscolo d’inverno
seduto al mio fianco,
e tu,
pianto algebrico dell’anima mia,
sarto d’un silenzio d’aferesi
sulle pagine del mio planetario,
sazia questo tempo disfatto,
antefatto di lune sciupato
da un fior colto e l’altro donato.
Chiedimi se t’amo,
la vela dei miei occhi scuri
sgattaiola dal canto del mio cuore,
disegna timida il tuo nome,
restami accanto, amore mio,
marinaio del mio cielo di marzo.
Il Re Saggio giace
tra cielo e mare ad Avalon.
E Ambrosius ha avuto
il suo memoriale
nel Cerchio di pietra,
come ho fortemente voluto.
Vecchio bastone, il solo compagno
rimastomi, con la tua impugnatura
logora appena sopra il nodulo…
Se non porrò fine alla follia
di amare Morgana, presto
questo druido avrà il suo trito tumulo.
e butti a culo, al vento i 20
mulinelli
vite su righi di spartito
note in gola
quelle che stringi in scogli di mano e
e che ti rubano l'aria, corde di violino, luci accese
quasi svastica d'un oggi che disconosci
che ne divorzi respiro
Librerie di motti, frasi a tozzi
aridi
la noia di articoli a scalare e notti a crescere
Dimmi amore mio
com’è che la distanza non scema questo ardore?
Com’è possibile che io non smetta di pensare a te?
Perchè la voglia di te mi attanaglia fino a stare male?
Cosa siamo noi in questo infinito che ci divide?
Frammenti di stelle filanti
coriandoli d’amore
come brillantini regalano alla pelle luce
tu regali luce alla mia vita
Come mare spento
cademmo sulla poesia del silenzio
ed uno sbadiglio di cuor
fu ramo di ciliegio in fior,
romanzo di sguardi ad uno specchio,
pronome astrale del mio desiderio.
Vestita del nostro amor,
firmai un respiro d’auror,
fermai un abbraccio astratto
sulle rossastre tele di Kandinskij,
e tu, tramontami pure negli occhi,
confeziona le nostre anime
in una dolce confessione,
sei tu che stringo
in questo battito d’illusione.









