Venisti con la mazza tra le mani
come il primo soffio freddo a fine estate.
In un attimo era sparito il domani,
in un istante fra le cose sfrattate.
Pupille sopra quegli occhi e ben nascoste,
foresta che è sempre stata un deserto;
le piante a terra, emaciate e indisposte,
perdendo terra a fiotte a cielo aperto.
Nel tuo corpo rigonfio di gorilla
anche tua madre gettata sull'asfalto.
Nell'odio cieco di quella tua scintilla
arrivi davanti con un grande salto.
Allora, schizzo di un falò senza controllo,
che rincula dalla spiaggia annuvolata,
di polvere di stella pieno fino al collo,
di quella matrigna che chiamavi "fata".
E ora, che non ti vuole più nessuno
E ora, che di sangue e risse sei l'esperto:
mangi vite restandotene a digiuno.
Dopotutto, dei Paganucci sei Adalberto.
come il primo soffio freddo a fine estate.
In un attimo era sparito il domani,
in un istante fra le cose sfrattate.
Pupille sopra quegli occhi e ben nascoste,
foresta che è sempre stata un deserto;
le piante a terra, emaciate e indisposte,
perdendo terra a fiotte a cielo aperto.
Nel tuo corpo rigonfio di gorilla
anche tua madre gettata sull'asfalto.
Nell'odio cieco di quella tua scintilla
arrivi davanti con un grande salto.
Allora, schizzo di un falò senza controllo,
che rincula dalla spiaggia annuvolata,
di polvere di stella pieno fino al collo,
di quella matrigna che chiamavi "fata".
E ora, che non ti vuole più nessuno
E ora, che di sangue e risse sei l'esperto:
mangi vite restandotene a digiuno.
Dopotutto, dei Paganucci sei Adalberto.

Commenti