Quando più t' incontrai 
la prossimità 
fece di me 
il suo capriccio .
Languiva
d' acqua magenta 

il segno ombreggiato 
che mai fu deriva 
poiché non ebbe forma .
Sovrano di morta luce 
quest' infinito sciatto 
che d'ormeggi
si allieta a rendermi veleno 
cio che per altri è fato .
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Profilo Autore: Simone*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-03-2023

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Resto in silenzio mentre parli
ascoltando ancora una volta il copione
non applaudo al di là del telefono sorrido
certo che di pagliacci li vedevo da bambina al circo
ma stavolta il circo è il mondo
e i pagliacci hanno sorrisi stanchi
maschere che nascondono verità
che non vogliono mostrarsi
ho dato fiducia come acqua pura
pensando che bagnasse anche te
ma le tue mani l’hanno lasciata scivolare
trasformando il mio cuore in vetro infranto
che luccica soltanto per sé stesso
ho camminato tra parole vuote e sorrisi costruiti
credendo in gesti che non avevano radici
e ogni tua assenza si è fatta eco
di promesse che evaporano come nebbia al mattino
eppure qui resto a respirare tra le rovine
a raccogliere frammenti di me stessa
che non vogliono più inchinarsi al tuo teatro
che hanno imparato a riconoscere le ombre
anche quando si travestono da luce
non piango più per chi ride mentre ferisce
non sorrido più per chi finge di ascoltare
perché il silenzio è il mio applauso
e la mia voce non ha bisogno di te
la bambina che guardava i pagliacci al circo
ora corre libera tra sogni veri
sapendo che il mondo non ha bisogno di applausi falsi
che il cuore può rialzarsi
anche dopo averlo visto calpestare
come foglia secca portata via dal vento
e allora resto qui in piedi
con il cuore fragile ma sveglio
capace di vedere la verità dietro ogni maschera
capace di ridere da sola
senza chiedere niente a nessuno
perché la mia dignità è il mio unico spettacolo
e io finalmente non sono più spettatrice
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Profilo Autore: Eleonora Carullo  

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Un'attesa immortale 
Si defila nel sospiro
Di un arcaico diletto 
Disteso e riservato 
Lungo il pavimento 
Sono diventato 
L'ombra di me stesso 
Striscio tra gli abissi 
Di impalpabili desideri 
Così morbida e calda
È la sua forma eterea
Su questa placida terra
Le chiedo una certezza
La solitudine e la follia
Ai margini dell'esistenza.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Ottava toscana di endecasillabi canonici sdruccioli.


 

Mi imbatto in un errore ch'è pretèrito
e con l'atteggiamento più serafico:
io scrissi "meri" e leggo adesso "merito"…
è stato il correttore ortografico¹,
vil correttore in ignoranza emerito!
Pur senz'alcun intento agiografico²
di carta e penna al volo son nostalgico
fidi custodi a effetto antinevralgico³.


¹: da leggersi senza sinalefe tra “correttore” ed “ortografico;
²: da leggersi senza sinalefe tra “intento” ed “agiografico”;
³: nel senso che non ci sfasciavamo la testa per capire come mai ci fosse scritto qualcosa, visto che la carta riportava sempre fedelmente quello che noi coscientemente ci scrivevamo sopra, senza sentire la necessità di correggerci astrusamente a nostra insaputa!


11/10/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Nella frenesia 
di un mondo consumato 
lieve si posa
su un ramo quieto

Tra sogni e speranze 
di maschere cadute 
un momento di pace 
dopo il volo
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Profilo Autore: Carmine Ianniello  

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Cosa vuoi da me
La mia carne
Il mio rispetto
Le rose rosse che ho nel petto
Mai saremmo finiti a letto
Insisti a disegnarmi
A scrivere di me
Come se fossi una donna senza cielo
Quando sei tu
L'essere senza un mondo
Non posso amarti
Non voglio amarti
Sei un uomo solo
E bisognoso di rispetto
Bè questo non è un sogno
Tu non sei una storia
E nemmeno un'avventura
Il tuo cuore trema per amore
Ma io non ti amo
Non era mia intenzione sedurti
Ma di ingannare il tempo
Con impavidi sconosciuti
E tu eri lì per caso
Senza alcun preavviso.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Ottava toscana (stanza, ABABABCC, endecasillabi canonici, qui li ho fatti a maiore).


 

Metà fora, metà dopo ripara;
forse con discutibile efficacia
perché la cicatrice resta chiara
sul margine che dritto ben combacia
a ricordare che la vita amara
andrebbe corsa con maggior sagacia.
Ma più la nebbia avanti si dirada
più mi ritrovo perso fuori strada.


11/10/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Quale figlio hai partorito senza occhi?
Quale figlio senza cuore
ha partorito sua madre?
Ma l’amore di una madre è come un ventaglio,
si apre e si chiude
dopo le grandi offese.
Le madri non sanno odiare i figli,
il cuore di una madre non si sporca di fango.
Le madri non hanno memoria,
le madri si perdono
nei labirinti ritrovati dai figli
Loro, ingrati, ciechi come estranei,
non vedono gli amori non detti.
Ed io, col mio sudore infruttuoso,
dove la luce insegnata viene seppellita,
dove l’alba è come il buio,
vedo solo spigoli taglienti
che lacerano la mia angoscia.

 

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Profilo Autore: Luigi Castiglione*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 15-08-2025

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Sonetto pensato in endecasillabi canonici a maiore, rimato in schema ABBA ABBA ABA BAB.


 

Il vuoto… cerco il vuoto nella mente,
un vuoto più chiassoso dell’orrore
che mi rimbomba in testa a tutte l’ore
per conclamare il mio presente assente.

Nella mia tana chiuso e discorrente
solo con Fallimento e con Dolore
che avvinghiano e accarezzano il mio cuore
restando sveglio pure a luci spente.

Pien di paura per non so qual ente
che possa entrare pieno di furore
comincia a diventare ricorrente

chiudermi a chiave in cerca di torpore
col monitor che osserva e sta silente
e la tastiera inerme confessore.


10/10/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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I fari rossi illuminano
La strada fradicia di nero
Oltre il parabrezza
La pioggia e il vento
Riflettono
Sfumature d'autunno 
La notte
Deve ancora cominciare
Mi chiedo cos'è l'amore 
Tra sguardi e ombre 
Follia e malsane risposte 
Echeggiano nella solitudine.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Sonetto classico, endecasillabi canonici a maiore rimati in schema ABBA ABBA CDC DCD.


 

Adesso vuole il nobel per la pace,
sentendosi sceriffo ormai del mondo
col suo buffoneggiare anche iracondo
mentre del servilismo si compiace.

Ma sui coloni furbo intanto tace:
gli servono per farsi al mappamondo
quei resort, piano invero inverecondo
che ai miliardari forse troppo piace.

La guerra è solamente una calaza
per rendere più stabile il progetto…
immagino la premier: Hotel Plaza,

vacanza offerta al suo abbaiare inetto
laddove brulicava un giorno Gaza
ignara di morire in un progetto.


10/10/2025


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Profilo Autore: ioffa  

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Siete esseri prevedibili
Emotivamente instabili
Perseguite ideali astrusi
Vagando tra le ombre
Di sogni senza forma
Disse la donna
Dai capelli lunghi e neri
Scrutando il desiderio
Dell’uomo in ginocchio
Lo sguardo fisso
Sull’ennesima condanna
Le morbide labbra
Composero un vago sorriso
Spargendo nell’aria pungente
Flebili fili d’argento
Altri uomini
Nascosti
Dietro i loro ciechi discorsi
Osservavano inebetiti
Le movenze sensuali
Di quella creatura affascinate
Si aspettavano
Un gesto ancora
Scivolare dolcemente
Sul dorso
Di un vano orgoglio
I capelli della donna
Ondeggiarono
Nel cielo terso del mattino
Un profumo irresistibile
Fece crollare ogni barriera
L’uomo finì a terra
Nel silenzio 
Di una pozzanghera di ricordi.  
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Lentamente lungo il fiume

nell’attesa con la lenza

l’incertezza nel futuro

molti dubbi sul domani


vattelappesca


tutto cambia e tutto muta

muta la folla nella follia,

nel cielo vola una foglia

il caos in un batter di ciglia


vattelappesca


echi di bombe da terre lontane

fiumi di sangue nelle fontane

urla strazianti lungo le vie

certa la morte di chi sopravvive


vattelappesca

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Cielo biancastro
vento da nord
giochi al campetto
guancie rosse
amici d'infanzia
sogni di
bianchi paesaggi
è felicità.
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Profilo Autore: rikyineffable  

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Parole d’oppio, dal suono secco di dita che tracciano solchi sulla pelle, soffio di dolore e dolcezza nel brivido di quegli occhi incrociati che cercano una mano che brancoli verso una penna, senza motivo ma con tutte le ragioni del caso, e la nausea di chi al mattino si sveglia pieno di rimorsi.

Notte fonda, insondabile, avida nel toccarne il fondo con la punta del piede per darsi l’ennesima spinta verso l’alba, per non annegare, per tirare un disperato sospiro di sollievo, e tornare a sembrare il solito, patetico orsetto da mal di testa mattutino, con l’irraccontabile tempesta notturna ormai alle spalle, scomoda.

Astemio di tranquillità e solitudine, ubriaco, rigiro il cuscino zuppo di passato, quasi potessi ritornare bambino ed ignaro che al mondo non trovo uno spazio, coi gomiti consumati a furia di farmi largo tra ciò che mi ferisce e mi schifa, mi adagio sulla luce rossa di una lampada che sa bene di cosa ho bisogno, ma che mi ricorda, sadica, che non potrò mai averlo.

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Profilo Autore: PopCorn  

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