sotto lo stesso contado,
abbiamo spinto le nostre radici
nella stessa calda terra fertile.
Tu cercavi il calore del sole,
io l’ombra del sollievo,
ma la gemma della linfa
era la stessa,
e ci parlava nel silenzio delle stagioni.
Ogni litigio era un pugno di vento
che spiegava i nostri rami,
disperdendo le nostre foglie colorate,
strappando i nostri frutti
maturi alla comprensione
del perdono,
ma non spezzava il tronco
che ci legava uniti, più forti,
contro le intemperie che ci sfidavano.
Ho imparato il tuo passo
nel buio dei giorni senza raccolto,
tu hai ascoltato il mio respiro
quando tacevo nel canto della vita.
Le nostre parole, pietre nel fiume,
hanno levigato il tempo
fino a diventare carezze
nella gioventù che ci abbozzava
fratelli per la vita che disegnava
pian piano le nostre rughe
tra i capelli bianchi degli anni.
Siamo stati tempesta e rifugio,
due fari che si cercano nella nebbia.
Ti porto addosso scolpito
come un odore d’infanzia,
invisibile ma eterno
come la pioggia sulla pelle.
Quando cadi, io tremo,
quando rido, tu mi abbracci
col calore dei tuoi occhi,
perché il legame di sangue
non conosce distanza che separa.
Crescere insieme è solo
un allontanarsi per ritrovarsi
con nuove vite al proprio fianco
senza spezzare mai
l’origine del cuore che pulsa affetto.
Siamo due rive che si guardano
nello stesso specchio d’acqua,
e quando il mondo farà silenzio,
resterà la nostra voce, sottovoce,
una radice che muore l’uno per l’altro.
Ecco …..
tu riemergi come sole all'alba,
come lava dal vulcano.
Sei la presenza che nessuno scorge ed io
che nel mio cuore regni senza trono.
Il tuo respiro torna, mi trascina,
e nel silenzio cerco il tuo volto.
perché ti amo, senza più difese
né vergogna, né colpa, né dolore.
Solo intero amore.
Sei tutto.
Ma non sei qui.
seduto,
su una
panchina,
al Porto Antico,
gli occhi bassi,
a pensare,
agli ombrelli,
senza una pioggia,
a offrire lo scopo,
del riparare,
le teste,
dalla paura,
di inzupparsi,
già fradice,
per i troppi,
anatemi
da codice,
penale.
San Francesco,
diplomato,
nell'arte,
del Gesù,
salvifico,
la masticazione,
livida,
di fame,
da sfamare,
con il pane,
in comunione,
alla salivazione,
per le tasse,
del dovere,
dovute,
pesanti,
senza un
qualche,
angolo di
leggerezza,
spensierata;
E le briciole,
in donazione,
a una popolazione,
di passerotti,
e piccioni,
da strada,
senza fissa
dimora e
retribuzione.
Tutti insieme,
appiccicati,
senza mastice,
incollati,
fratelli,
tra il cemento
disperante,
i becchi
senza speme,
a beccare,
la magra,
quotidianità.
Una colomba,
sopra il suo,
ginocchio,
destro,
a dare il
benvenuto,
con la cura,
del buon vicinato,
il tempo,
fuori tempo,
dei REM,
come narrativa,
da imparare,
disimparando,
l'ozio,
del non ascoltare,
disimparando,
la poca voglia,
di stare al
chiarore.
Ti regalo la mia anima
prendila
e con dolcezza
custodiscila
anche quando non ci sarò
tienila stretta sul tuo grembo
come un figlio
come il sangue
che pulsa nelle vene
non fartela sfuggire
trattienila
come le lacrime sulle palpebre
come una stella
incastonata nel cielo
come un marinaio
aggrappato alla sua vela
come un segreto
in un castello fatato.
Ti regalo la mia anima
amala
anche quando non ci sarò
e poi quando volerai via
come una farfalla tra le rose
insieme ci ritroveremo
vicino all'infinito
dove altre anime
saranno luce
amore, perdono.
è pezzente per natura
non per scelta
una frattura dell'evoluzione.
te lo ritrovi nemico
cinque minuti dopo
che ti ha baciato i piedi.
si veste di simboli
ruba a tutti
ai morti per primi.
scheggia funzionale al capitale
è votato alla nobile arte del
piagnisteo
abbraccia,se serve,smorfie
da parrocchiano.
manifesta una finta superiorità
nei confronti della sorte
ma sono le dimissioni dello spirito
di un umano danneggiato
lascio cadere le armature …
ascolto.
credo ancora nella verità.
non mi giro di spalle.
non sono la folla,
sono presenza.
ci sono,
nella luce e nell’ombra,
anche per chi mi ferisce.
non temere …
ti offro una carezza.
nato per caso
senza sogni e speranze,
abbiamo in esso soffiato
delle nostre vite l'alito
Un amore di corpi e spirito
un unione sublime che verso il cielo
si innalza,
vana è la distanza
sentiamo e ascoltiamo
la nostra presenza
viviamo la nostra essenza
in ogni attimo del giorno e della notte
Legati da un filo sottile
a tre capi, io te e Dio
mai nessuno lo potrà spezzare
nemmeno la morte
Questo amore bello come il sole
vive nel nostro abbraccio puro sacro
dove è casa, rifugio e pace
un amore immenso più dell'universo
Infinitamente ci amiamo
e sarà per sempre
a dispetto della distanza
giunse,
l'alba,
delineando,
lo scatto di
quel sorriso,
a cui aggrapparsi,
per risalire il baratro,
della mediocrità.
Beato sarà, chi lo,
potrà scorgere,
nitido,
nascente,
dall'orizzonte,
incerto,
sonnambulo,
lineare,
poco incline,
ai mutamenti.
Beato
sarà chi lo,
potrà sentire,
a pelle,
arrampicare,
tra le pieghe,
grumose,
degli umani
pensieri,
fino ad
Ascendere,
avvertire,
quella carezza,
leggiadra,
luminescente,
discendere,
fino ai recessi,
più scavati,
più interiorizzati,
coi rimasugli,
alla stracciatella,
fino ai
brandelli,
di ferite,
inumate,
sedimentate,
sotto traccia,
da esorcizzare,
in qull'intensità,
avvolgente,
ascendere,
a qualcosa,
di più,
delle
conseguenze
del dolore.
Arrivò
giunse,
l'alba,
delineando,
lo scatto di
quel sorriso;
Beato sarà, chi lo
potrà, scorgere,
beato sarà, chi lo
potrà sentire,
avvertire,
a pelle......
Quel sorriso,
Engy......
Dedicata ad Angela di Pontedecimo che non ho mai avuto il piacere di conoscere.
Distici in rime baciate di endecasillabi sdruccioli che in realtà sono doppi quinari sdruccioli con cesura netta tra 6ª e 7ª sillaba, una imposizione in più per cercare di non pensare a come mi sto sentendo; mi dispiace, sopportate questo scarabocchio, poi cercherò di non tediare per un po’. Il ritmo è quindi quello di uno strano rolliano sdrucciolo, accento principale ovviamente in 10ª e secondari piazzati in 2ª, 4ª e 8ª sillaba.
Domande e lacrime dal volto stillano,
cadendo chiedono, persino assillano…
ma resto attonito, non so rispondere,
pensieri orribili mi fan confondere.
Non so decidermi, il senso scivola…
mi par ridicola, non certo frivola
la vita in essere… di gran malessere;
continuo a perdermi, non riesco a tessere
un cappio lucido di grassi rivoli
che su carotidi leggero scivoli
e senza ostacoli le riesca a stringere
per neri lividi sul collo tingere.
23/10/2025
Non sei solo volto, né carne, né sogno,
sei respiro che passa tra le parole,
eco che chiama la mia voce muta
a farsi canto.
Ti porto negli occhi come si porta
un nome sacro, mai pronunciato.
Sei fuoco che purifica la cenere
e luce viva che illumina ogni pensiero.
Quando t’allontani,
le frasi si disfano come neve sull’acqua,
le stelle si spengono per mancanza di parola
e la mia mano resta sospesa
sopra il foglio bianco del silenzio.
Tu sei la scintilla che crea il verbo,
la ferita da cui nasce il verso,
la pace che non cerco per paura
di smettere d’amarti.
Abile artigiano con le mani in pasta
con la testa tra le nuvole di farina,
dal caldo forno il pane sempre fresco
pagnotte e ciambelle appena cotte
le rosette del fornaio non han spine
le michette tra le labbra sono amiche,
una pala si aggira dentro al forno
gira e rigira la pizza con le cozze
lieto e lieve lievita il pane
tra acqua e farina respira,
un biscotto tra dolci sospiri
sorride ad un grissino genuino.







