Settenari a rime baciate, fuori numerazione perché è solo un commento in risposta al testo «Venusiano» pubblicato da Raskolnikov pochi minuti fa (il 22/10)¹.
Io nacqui su Nettuno
e qui non son nessuno
perché fa troppo caldo
e non mi sento baldo…
la situazione è grave,
se passa l'astronave,
la Mercurio-Plutone,
mi serve soluzione
per acquistar biglietto:
non ho moneta, ammetto!
¹: in un altro sito, non qui nel Club.
22/10/2025
con la
faccia,
in una
pentola,
d'acqua,
bollente,
immergerla,
ustionando,
la pelle,
respirando
i sali,
a granelli,
cattedrale,
in salgemma,
dedicata,
a Santa Barbara,
protettrice, dei,
minatori,
i sali,
a granelli,
architettura,
in salgemma,
che si
inerpica,
su in su,
per le narici,
fino al cervello,
fino a bollirlo,
bollito,
di cervella,
allucinate,
un avventura,
in bilico,
tra brividi
di freddo,
e utopiche,
figurazioni,
dadi,
da brodo,
per la
navigazione,
in infiniti,
universi,
paralleli,
perpendicolari,
liquidi,
liquefatti,
pastine,
pastinache,
sconosciuti,
sconosciute.
Le sue gambe,
sottili,
lancette di
un orologio,
organico
meccanico,
ogni passo,
ogni impronta,
posata,
nel visibile,
nell'invisibile,
un secondo,
ogni sessanta
passi, un
minuto.
Resti,
avanzi,
giacenze,
scatti,
autoscatti,
slavati,
lisi,
della sua
casa,
di un passato,
remoto,
tempo verbale,
indicativo,
scollato dal
presente,
che passa a
fatica,
frammentazione,
tutta stipata,
in pochi
millimetri,
in pochi,
centimetri,
dentro uno
zaino,
saldato,
sulla
schiena.
La folta,
barba,
bianca,
a cambiare,
i connotati,
a cambiare,
identità,
a una faccia,
a un viso,
a una persona,
essere umano,
lunga,
allungata,
sempre più;
Gioco,
a staffetta,
delle stagioni,
imperfette.
Quei pochi,
capelli rimasti,
incollati,
da un mastice,
di sporcizia,
scendono a
picco,
verso,
improbabili,
scogliere,
in sprizzo,
ondoso,
rievocato,
salso;
Lunghi,
allungati,
sempre più;
Passaggio,
in alternanza,
dei regionali,
imprecisi.
Avvicendamento,
irregolare,
del clima,
del caldo,
del freddo;
Caldo,
suda,
trasuda,
cocendo,
un pasticcio,
appiccicoso,
di insetti,
puntigliosamente,
pungenti,
in
padella,
di pelle
trasparente,
e scampoli
di maglietta,
triturata,
dal degrado,
a cielo aperto.
Freddo,
che
suona,
i timpani,
delle
smunte,
membra,
percuote,
le ossa,
traballanti,
fischiando,
il fischio,
di apparizioni,
su rotaia,
tra sonno,
intorpidito,
e insonne,
veglia.
Misuratore,
del tempo,
astrolabio,
notturlabio,
del tempo,
pigro,
a scia,
bavosa,
di lumaca,
a velocità,
da crociera,
di tartaruga,
lungo,
le
latitudini,
le
longitudini,
che portano,
in riva,
ai posteggi,
senza:
Mare,
bagno asciuga,
bagnanti,
vele,
per
inventare,
al momento,
rotte,
di un
acceso,
sole,
spento,
macchine,
ferme,
nell'immobilismo,
viscerale,
a fare dormire,
il motore,
a fare da sfondo,
girare,
rigirare,
su se stesso,
con la fame,
in corpo,
che cucina,
l'appetito,
sempre più,
perforante,
con cui,
pasteggiare,
senza sfamare,
affamare.
Ogni tanto,
cercare di,
riposare,
dentro
coperte,
di fortuna,
soldato,
di fortuna,
di sfortuna,
tra le,
rovine,
diroccate,
del suo,
antecedente,
precedente,
alito,
esistito.
sopravvissuto,
sopravvivente,
ai
comandamenti,
ai
vangeli,
della strada.
Con un occhio dentro e uno fuori
sono caduta nel tempo
E fui io,
e tutto l'abc
Ricordi vaghi e la solita rana ruvida
che graffia la lingua
Le andate i ritorni
solo per raccogliere indizi sparsi
e profezie
Sotto di noi caverne si aprono
In una di quelle
una donna narra ancora
dell'origine del mondo.
Eppure il mare tace
Dopo la tempesta,
resta il silenzio
Non più le onde furiose,
non più gli squali
solo la voce del vento
che passa tra le vele strappate.
Ho pianto il sale di ogni perdita,
ho amato fino a spezzarmi,
e nel mio naufragio ho trovato me stesso.
Ora so che il mare
non chiede di essere domato,
accoglie, inghiotte, restituisce,
ma non mente.
Tra le correnti
ho visto il riflesso di chi ero,
e in quel riflesso
ho scorto una riva lontana.
Non è speranza,
non è sogno
è solo la calma
di chi ha imparato a restare.
Eppure il mare tace,
e nel suo silenzio
mi riconosco.
è vivere un'altra dimensione
è nutrirsi di nuvole e di cenere
è dipingere arcobaleni d'assurdo
è sentirsi liberi e veri
è una combinazione di colori
è l'inspiegabile e l'irrealizzabile
è la sintassi del cuore
che cerca pace nel dolore
è una semplice emozione
un urlo nel godere
è un precipitare
in un deserto d'anime
dove il fuoco è nenia
sinfonia, per chi come noi
non conosce normalità
e cerca, cerca
cerca nell'infinito
altri infiniti
altre sorgenti per abbeverarsi
e poi soffrire
disperdersi nel cosmo
e morire di felicità
tra le ombre
e la polvere di luna.
Il petricore invade le nari
Odori vivaci d’essenze
Già si riprendono
Giocando coi sensi,
Intensi profumi pervadono
Afrore che senti
D’essenze particolari.
Estate presente
Su spiagge assolate
Tuoni lontani serpeggiano
Assieme al sole infocato,
Temporali improvvisi
E forti le grandinate!
Terzine di endecasillabi canonici a maiore in rime incatenate.
Credetemi: credevo, da bambino!
Del resto troppe cose non capivo
ed era quindi facile destino
restare d’ogni favola cattivo¹
disorientato dalle meraviglie
che intorno a me vedevo oppur sentivo.
Così tra le preghiere e varie striglie²
le suore m’inculcavan che risposte
a tutte le domande senza briglie
dentro Nostro Signore eran nascoste
ed io che d’elettroni e gravitoni
ancora non sapea realtà composte,
pensavo a padreterni ed a santoni,
a figli prediletti in processione,
ad infuocate spade ed invasioni,
a guerre sante e piena distruzione
degli infedeli inclusi i loro figli
per affermar la propria convinzione
e metter della Chiesa sotto artigli
il mondo intero, tutti a capo chino
senza lasciare a logica gli appigli
per evitar l’umano rio declino;
e poi pensavo a quella coincidenza
del compleanno di Gesù Bambino
e di Babbo Natale che esistenza
mostrava invece in modo più diretto
giacché bastava avere un po’ pazienza
e realizzava i sogni nel cassetto
portando a ognuno ciò ch’era richiesto
a patto d’esser bravo pargoletto!
Vedevo i pacchi e forse fu per questo
che a lui credetti ancora per altri anni
dopo l’asilo, eppure anche lui presto
mi fece venir dubbi e gravi affanni:
ero alle elementari ed i suoi pacchi
ogni anno comparivano ma inganni
fiutavo per dei fatti assai bislacchi:
la letterina sempre papà e mamma
dovevano trovare pria che i sacchi
uscisser dal camino a viva fiamma;
se invece bene ben la nascondevo
poi la mattina c’era il triste dramma
che il sacco non avea quel che chiedevo!
Così, dannato questo raziocinio,
nemmeno a lui poi dopo più credevo…
D’ogni illusione giunse l’assassinio
man mano che di studi progredivo
e della fisica ero a tirocinio,
logica e matematica mai schivo
nell’indagare il corpo e tutto il mondo
presto la metafisica aborrivo
tentando di capire a tuttotondo
come funziona il mondo in cui mi trovo,
il mio cervello, il cuore e tutto in fondo.
Quello che analizzando troppo scovo
mi genera alla fine lo sconforto
e in conclusione invidia pure provo
per chi da favolette n’ha conforto:
illuderci ogni tanto non ci nuoce,
che sia Babbo Natale o Cristo morto,
ci fanno sopportar la vuota Croce³.
¹: prigioniero, nel senso antico di “cattivo” prima che diventasse l’attuale “cattivo del diavolo” con connotazioni malvagie sulla scia del cristianesimo;
²: rimprovero;
³: la sofferenza, nello specifico quella derivante dalla consapevolezza di non essere il centro ed il fine ultimo dell’universo.
21/10/2025
poeta emotivo,
fin dai primordi,
fin dagli albori,
della mia venuta,
non come un Cristo,
o un anticristo,
ne come un re,
monarca,
o un
suddito
con la
corona
di stracci,
ma un qualcosa,
di non ben
definito.
Dei bisturi,
d'acido,
alcolico,
mi hanno aperto,
operato,
spezzettato,
per inseminare,
l' emotività,
in ciò che
rimaneva
di me,
così sono,
cresciuto,
trasformato,
da emotivo,
a poeta,
emotivo,
per
sopravvivere,
alla mia,
stessa,
emotività.
Per ingrandire
La tua umanità
Davvero credi che
Ce ne sia bisogno
Per rimanere qua
Essere vera e sincera
Dentro questa atmosfera
Chissà dove finiscono
Gli abbracci
Per un po' di applausi
Non è questa la felicità
E poi si pensa al tempo
Che non c'è più
Alla solitudine ovunque
Mentre uno scatto
In silenzio ci chiede
Cos'è peggio
Vivere di bugie o di realtà
Non esiste un riflesso
Più grande dell'anima
Anche se torniamo indietro
La confusione
Rimane nell'aria quando
Si spengono le luci
Le stelle sorridono
Per alleviare il dolore che
Ci portiamo dentro il cuore.
Flusso di pensieri inconcludenti mentre affinati algoritmi cercano di spegnere il pensiero, lamentazione in strofe di settenari rimate in schema abababcc.
La deriva fascista
anima i social media,
cosa mai vista
da far persino invidia
a un governo affarista
pregno d’ogni perfidia,
efficiente Gestapo…
ritorniam punto a capo.
Il potente controllo
in mix con l’ignoranza
rendono il web satollo
d’un’inutile danza
per sollazzare un pollo
mentre tremenda avanza
tutt’intorno alla sedia
una nuova tragedia.
Inconsapevolezza
oppur rassegnazione?
Di che sa questa brezza
che, rimossa illusione,
il mio cuore accarezza
accrescendo il magone?
Resto a braccia conserte
consapevole e inerte.
Non m’è rimasto nulla
di perdibile ancora,
ciò l’inerzia trastulla
mentre il mondo scolora:
io ripenso alla culla,
ai miei sogni d’allora.
Solo voglia d’andarmene,
d’algoritmi fregarmene.
20/10/2025
cristalli di sale di zucchero
di interiora di crateri scuri
del chiaro di luna del suono
della materia dello spirito
della malinconia d'amore
una colonna d'acqua
alta dieci metri
un torrione d'acqua
fortificato
alto dieci metri
si china nei fluttui
si forma il gaio
volto cesellato
nella trasparenza
liquida di Nettuno
con la sua corona
di spuma a tridente
la fine della tempesta
a picco sui misuratori
del tempo di Salvador
Dalì allungati dalla noia
di non essere più capaci
a far girare gli ingranaggi
abitudinari dall’alba al tramonto
dal tramonto all’alba aspettando
lo spegnersi di ogni traccia
civile incivile di civiltà.
La persiana si tira su
dalla probabilità
di un’incognita
dalla probabilità
del caso
facendo filtrare
l'albore timido foriero
di ciò che orchestra
il giorno futuro presente
si spalanca d'improvviso
la porta finestra sul mio
giaciglio nel dormiveglia
agitato di correnti d'altura
un muro d'acqua entra
si china frantuma i suoi cristalli
sul mio corpo inerme
il tuo album fotografico
impresso indelebile
nella mia memoria prende
vita un mulinare un vorticare
impressioni di bellezza
mi accarezzano delicatamente
la stanchezza dell’esistere
mi sorridi a ogni scatto,
di una fantasia
per piano e scrittura
tra gli spruzzi di faville
grazia leggiadra
strumento celestiale
armonioso il tuo viso
armonizza le mie affiliazioni
le angosce vivide nel notturno
letargo incrinato
prive di melodia
scatti di un baleno
scatti di un lampo
di una frazione di esistenza
passata con le ali delle lancette
che scandiscono la brevità
di un attimo di un istante
in questo mulinare
in questo vorticare
in questa fantasia
per piano e scrittura
costruzione edificata
per avere sentore ancora
di un tocco cristallino
di umanità la tua umanità
congiunta con la mia tra
cristalli di sale di zucchero
di interiora di crateri scuri
del chiaro di luna del suono
della materia dello spirito
della malinconia d'amore
la giubilante limpida
comunione tra terra e cielo.







