Tappeti floreali bianchi e rosa
nel mare una culla di stelle,
soavi canti di azzurre balene
vola nel cielo un fenicottero rosa
a bocca aperta
bande di colore all’orizzonte
boreali aurore mettono le ali,
nei campi luci di lucciole
sui muri lucertole cercan la luce
a bocca aperta
delfini sull’onda ballano all’alba
danzano api su petali delicati,
sotto la luna in dono una duna
farfalle sui fiori fan battere i cuori.
si chetano i tepori,
gli amori d’estate
verranno accantonati
tra ricordi sereni
e felici momenti.
Cambia il tempo
e piove, ogni goccia
è un sussurro,
brividi freddi
accompagnano i giorni
tra i rossi colori
d’autunno vestiti.
Piove, ogni goccia
è un sussurro,
che lascia bagnati
i ricordi d’estate
mentre si srotolano
i giorni a venire,
più freddi e già pronti
ad incontrare
l’inverno dormiente
che, forse, porterà
la soffice neve
a scendere candida
senza rumore.
jolly
calato
per
strada
senza
preavviso
dal
mazzo
corrotto
dello
sconforto,
la
sua
spirale
sentivo
scivolare,
strisciare
dentro
di
me.
Si
ciba
senza
pudore
alcuno
delle
nostre
recondite
paure,
le
mastica
per
accontentare
i
suoi
famelici
appetiti.
Finito
il
pasto
ci
vomita
addosso
il
terrore
e
la
sua
gabbia
per
imprigionare
il
coraggio
dell'ardire.
Deambulavo
le
gambe
intente
a
digerire
l'asfalto
bruciato
per
non
incorrere
in
una
lenta
congestione.
Da
quando
in
quel
chiaro
del
mattino
ero
sputato
fuori
dal
portone
di
casa,
Baldios
Robot,
assemblato
da
un
coro
di
bambini,
vigilava
alle
mie
spalle.
Nessun
araldo
si
è
presentato.
Sbucato
da
un
medioevo
collassato
nel
presente,
per
annunciare
la
caduta
delle
comete
sulla
mia
schiena
spezzata
provata.
Appiattire
così
le
poche
sicurezze
con
la
faccia
schiacciata
nella
nuda
terra
dove
tutto
è
microscopico,
ma
le
bestie
nere
sono
gigantesche.
Una
visione
della
durata
di
qualche
secondo
appena
i
miei
cari
genitori
in
posa
dentro
un’immagine
proiettata
da
una
camera
oscura
che
gli
strumenti
ottici
del
cervello
mi
facevano
sfiorare;
Sentivo
il
velluto
dei
loro
visi
nelle
mie
mani
tremanti,
mentre
incominciavo
a
spargere
acqua
per
la
sementa
delle
spine.
Il
coro
dei
bambini
acquisiti,
impresso
come
una
speranza
nelle
piaghe
del
mio
inconscio,
diventò
in
quel
preciso
istante
una
risorsa
di
Baldios
per
prendere
tra
le
dita
il
jolly
e
scaraventarlo
in faccia
al
mazziere
feroce
intessuto
d'ombra.
Baldios
Robot,
trasportato
via
dal
coro
leggiadro
dei
bambini,
l'infanzia
mai
tradita,
amata
come
una
sposa
in
tutte
le
sue
forme
d'anime
nel
Giaciglio
della
dedizione.
L'acqua,
portata
via
da
un
paio
di
ali
celesti
come
dono
ai
giardini
dei
campi
elisi.
Le
spine
convertite
dal
sospiro
della
natura
in
una
collana
di
conchiglie
da
offrire
a
una
dama
del
mare.
POESIA COME L’ARIA
**********
Poesia come un grido di rivolta,
poesia come un grido di battaglia,
come squilla di tromba- poesia
che fa alzare i morti dalle tombe.
**
Poesia necessaria.
Poesia come il pane quotidiano
non come un lusso dunque! Poesia
di chi è senza pane,
di chi è senza domani.
**
Poesia che smuove cielo e terra,
poesia tra le mura di una cella
che grida libertà e grida pane
ai demoni bugiardi del potere,
**
come arma di giustizia sui tiranni
che affogano il futuro nelle lacrime.
Poesia necessaria,
poesia come l’aria.
**********
Ore 8,50
Mercoledì 29 ottobre 2025
.
che mai si avvera
e mentre vola di fiore in fiore
s'illude e spera.
Il sogno di farfalla
s'infrange a Primavera
quando la luce
illumina il cuore e acceca.
E c'è una farfalla bianca
che tutte le mattine
si poggia sul davanzale
sbatte le ali
e sogna, sogna
ma non sa di dover morire.
Il sogno di farfalla
si spegne
alle prime luci della sera
quando la luna
scivola nel mare
e rimane solo quel volare
nel ricordo dell'amore.
Ho scritto una preghiera
perché tu non possa mai morire,
dimenticato nella notte
al buio, senza tempo.
Ho scritto una preghiera
per la vita del mondo
che si spegne nei tuoi occhi
spenti dal mondo.
Ho scritto una preghiera
nella tempesta,
in mezzo al mare
e nella quiete, ai lati del cielo.
L'ho scritta per le ceneri
che volano via col tempo,
per tenerti ancora qui accanto.
questione,
di stile,
di genere,
musicale,
ma di una
melodia,
saldata,
impressa,
che scuote,
le fondamenta,
emotive,
accompagnando,
per il resto,
della
linea,
della vita,
nella mano,
sintesi di ciò,
che rimane,
ancora,
prima di
spegnere,
definitivamente,
la fiamma,
della
propria,
mortalità;
E quando la
guardia e
abbassata,
nella solidità,
fragile del vetro,
le meste,
rimembranze,
con un abito,
in voga,
nel passato
remoto,
o,
nel presente,
passato,
ci vengono,
a fare visita,
con in dono
un requiem,
lacrimale,
lacrimoso,
e sorrisi,
a tempo,
di un
metronomo,
stinto,
estinto.
Salgo, in su,
per la scalinata,
allo osservatorio,
con un jukebox,
anni ottanta,
come navigatore,
emotivamente,
emozionale,
concerti,
revival,
che risvegliano,
assopite tessere,
a definizione,
variabile,
di un domino,
giocato o
non giocato,
vivendo,
o non
vivendo,
brandelli,
di fotogrammi,
umani,
sulla tela,
tesa,
di un
altra epoca,
sempre più,
distante,
dalla
respirazione
presente.
Brandelli,
di fotogrammi,
assopite tessere,
a definizione,
variabile……
……Un pupazzo,
di neve,
su una maglietta,
estiva,
una maglietta,
blue,
con un ricamo di
strass,
non può,
non può,
coprire più,
ma,
la nivea,
figura,
antropomorfa,
ridente,
in primo,
piano,
innalzata,
dall’elemento,
sfocato,
sopravvive,
alla necrosi,
illimitatamente,
sopravvive,
alle
ceneri,
nell’Aurea,
perpetua,
si staglia,
nitida,
suprema.
Un pupazzo,
di neve,
di stoffa,
trasmigrato,
a matita,
col nero,
sfumato,
nuovi dettagli,
aggiunti,
particolari,
allegati,
in design,
rappresentante,
rappresentativo;
Una torre,
incoronata,
una torre,
la cui,
sommità,
sbuca,
torreggia,
dal cappello,
natalizio:
In prossimità,
del vertice,
spicca,
in
altorilievo,
il simbolo,
scintillante,
di Genova:
Nascita,
origine.
Sulla sciarpa,
che calza,
un pennino,
scrivente,
è, scritto,
in bassorilievo,
un nome,
d’arte,
sunto,
realistico,
di ciò,
che mi governa:
Occhio,
di sole,
occhio
di nuvola.
Un pupazzo,
di neve……
……Il bene
e la
memoria.
Bionda,
con i capelli al vento
e a piedi nudi,
stai sulla riva,
lanciando i sassolini
per vederli rimbalzare
sull’acqua.
Cala il sole
e spunta la luna.
Tu vestita di blu,
come il colore dei tuoi occhi,
vieni verso di me
con un forzato sorriso
di amara tristezza.
Come una sirena del mare
mi vieni accanto,
appoggi il capo sulla mia spalla.
Una lacrima
scende sul tuo viso,
un’altra cade sulla sabbia.
Non ti chiedo niente,
immagino
che in questo momento,
tu senta la nostalgia del tuo paese,
la lontananza dei tuoi cari.
Un violino suona note d’amore,
ti tengo stretta nelle mie braccia,
anche se il mio calore,
non può cancellare
le note malinconiche
che stanno dentro di te.
di terra bagnata
riempie e impregna
l’aria circostante.
Un vento ad alta quota
disperde nuvole nere
che scivolano via veloci
e lasciano intravedere
l’ azzurro del cielo.
Gocce di pioggia
appena caduta
bagnano scarpe
di quei viandante,
moderni ricercatori
di luoghi antichi.
La stradina sterrata
ondeggia sinuosa
tra alberi imponenti
risalendo su per il monte.
Antico viottolo
di ciottoli smussati
creata da stradini
d’un tempo remoto
accompagna
l’antico borgo
fin sotto le mura
d’un castello medioevale
che si erge da sempre
a dominare.
In principio,
ti ho vista,
un risotto,
contaminato,
da funghi
porcini,
fuoriusciva,
da un ristorante,
con più stelle,
del firmamento.
Per depositare,
la sua,
piacevolezza,
sulle mie
percezioni,
intorpidite,
dalle movenze
feline,
del tuo corpo,
da naiade,
che Eva,
ha creato.
Ha creato,
per impreziosire,
queste
località dissestate,
con i tuoi fianchi,
proporzionati,
euritmia,
del eliso.
Discendendo,
salendo,
per questi,
sampietrini,
disastrati,
sterrando,
un dedalo,
racchiuso,
dentro il mio,
fisico in panne.
Ti ho vista,
e ti ho rivista,
come un mazzo
di fiori, avvolti,
nella fluorescenza,
saturando il clima,
con effluvi,
d'oriente,
ed occidente.
I tuoi capelli,
di fior di loto,
pettinati,
salutavano
il giorno,
con i tuoi
denti,
a formare,
una bianca
allegria,
latteo
barbaglio,
d'oro.
Ho preso,
da un guardaroba,
quattro stagioni,
accessoriato,
un capo di
vestiario,
stagionale,
da indossare,
simultaneamente,
all'indumento,
del coraggio.
Che la paura,
in precedenza,
strangolava,
dentro la mia
bocca,
d'ansia,
saldata.
Aromatizzato
con fiori di
pesco e di
ciliegio,
armato
dei propositi,
del cupido alato,
uscivo dal portone,
di rosmarino
guarnito.
Mi sono incamminato,
schiacciando,
pestando,
aspirazioni putrefatte,
nella mancata,
ebbrezza,
cardio emozionale,
di un inclinazione
d'amorosi sensi,
che il destino
non aveva in
programma,
tra le sue dita,
garofani gialli.
Sotto il vischio,
mi sono,
invischiato,
in un affare,
di palpiti,
e camelie,
chiuso,
con la
mia bocca
incastrata,
nelle carnose,
sue labbra.
Al dipartimento
regionale dei
sentimenti,
ho chiesto
un
appuntamento,
per invitarla,
in un locale,
dentro un
dipinto
di natura morta.
Insieme
alle nostre
papille
gustative,
assaporare,
arrosto,
patate al forno,
tra i gelsomini,
intessuti
nella sua seta,
che imbandiva
la tavola,
di buona creanza.
Ho scelto,
come tesoriere,
una scrivania,
olmo,
e il suo
cassetto.
Custodi,
accorti,
delle nostre
fedi,
in unione,
matrimoniale,
in mezzo a una,
coltivazione,
di viole,
del pensiero,
dentro un
affresco,
in qualche,
cattedrale
rococò,
attigua,
alla tua lapide,
di crisantemi,
adorna.
Dopo averti,
strappato via,
dal nostro,
accordo,
rosa,
tulipano.
Part 2
Una decade supino,
in un giaciglio,
di calendule,
incosciente,
per un sinistro,
autostradale.
Estratto,
dalle lamiere,
dell'abitacolo,
accartocciate,
su se stesse,
come in preda,
a un
lancinante dolore.
Ho girovagato,
per rotte,
astratte,
mentre Beethoven,
accompagnava,
i miei passi,
suonando,
al chiaro di luna,
con uno strumento
a tastiera,
d'orchidee.
Accordi armonici,
del basso,
quasi sempre,
in ottave,
facevano,
sbocciare
le calle,
nell'indefinita,
veduta,
di nebbia
ammantata.
L'undicesimo,
sei sbucata,
insieme,
al tuo
camice,
da
infermiera,
al bavero
un giglio.
Tornato,
nei percorsi,
dei vivi,
una composizione,
di rododendri,
ti ho donato,
e negli
anni a seguire,
tra fiori di arancio
e di peonia,
d'amore
ci siamo
perfezionati,
nella nostra
casa,
di gardenie,
e garofani bianchi.
Unitamente,
ad elaborare,
equazioni
algebriche.
Per
colazione:
Un sottile
strato di
glassa,
su cui
sono
spolverati
granelli
di
zucchero,
buondì
auspicio
per un buon
tempo di
giornata.
Passaggio,
dopo
passaggio,
calcolando
le
operazioni,
racchiuse
in ordine
di
tipologia,
di
parentesi:
Tonde,
quadre,
graffe,
per
determinare,
il valore
di due
incognite
in cerca,
di una loro
soluzione
numerativa.
Di una loro
identità,
non
ancora
ben
definita.
Ogni tanto,
una fugace
sosta,
contraccambio,
esplorativo,
affabilità,
degli
occhi,
analogie,
sensoriali.
Legatura
di
due
rose:
Una rosa
bianca,
una rosa
rosa.
alle ali di neve
il treno rosso
Lui
dritto alla caldaia
teneva accesa l'idea
blindato nel guscio
sui binari
a portare un'altra croce
ancora un rito
ma chi lo cambia
il mondo
Lev
non ho distinto
al finestrino
l'urlo di rivoluzione
dal fischio della locomotiva
lanciata nei sogni a vapore
solo che a vincere
è stato sempre
il vento
colmando di ghiaccio
bocche da cannone
pure quelle affamate
di pane e religione






