dovrò bastonare il male acquattato
nei miei stupidi giorni ‒ ho un baluginio
nelle mani lungo come il Mediterraneo ‒
terribile come un lepidottero che ruota su sé stesso ‒
ho uno stiletto nelle viscere e
quando cerco di estirparlo ride ‒
continua ‒ scarnifica la mia voglia
di inibire la morte ‒ tenere a bada
i carboni dove la traccia
di noi si scompone
con l'asfalto,
al forno,
di un
marciapiede,
sfornato,
lessato,
strappata,
stordita,
percepiva,
debolmente,
il suo cuore,
il suo cuore
di farfalla,
amaranto,
fievole,
lieve,
avvertiva,
la perdita,
del senso,
del tempo,
il ritmo,
la misura,
le proporzioni,
di calzature,
giganteggianti,
che avanzavano,
inesorabili,
posando,
la gravità,
sulle sue ali,
tremolanti,
non più
capaci a,
spalancarsi,
splendenti,
alla visione,
del volo,
Perle,
sature,
a moltitudine,
scendevano,
a rivoli,
a stria,
bavosa,
di terrore.
Sentirsi,
Astronauta,
un utopia,
sfumata,
evaporata,
nella brevità,
di una caduta,
uno schianto,
frantumi,
diretti,
in direzione,
celere,
al cimitero,
delle cristallerie,
a buon mercato.
Sfumata,
Evaporata:
Con la
brina,
e le tentazioni,
ritratte,
dalla notte,
disegnatrice,
di incanti,
cosparse,
su tutta,
l'apertura alare,
del desiderare,
qualcosa di più,
del semplice,
librare,
equilibrare.
Era, decollata,
a razzo,
con tutta
la forza
la tenacia,
la resilienza,
la propulsione,
in un,
microscopico,
corpo,
sanguinolento,
fino a trovare,
la comunione,
senza preghiera,
senza chiesa,
misericordia,
sacramento,
la comunione,
con un
comune,
camminamento,
pedonale,
quotidiano,
giornaliero.
Eri lì,
inerme,
cercavi
ancora di
scorgere,
qualche barlume,
di disegno divino,
tra i bagliori accecanti,
occhi schiusi,
di un giorno,
trafficante,
trafficato.
Eri li,
ti ho trovata,
raccolta,
mentre,
anelavi,
ancora,
l'impossibile,
mentre
scorgevi,
un planetario,
che sfilava,
miraggi,
di mondi,
sospesi,
sulla sabbia,
celeste,
deserta:
Empireo,
a dismisura.
Quartine di endecasillabi a maiore con rime alternate.
Somatizzare aiuta a completare,
tanto che adesso questo vecchio corpo
in ogni suo apparato sta ad urlare
ed anche nel cervello adesso torpo¹,
ché se lo mantenessi ancora sveglio
anche per lui dolori lancinanti,
per cui stordirlo ancora è certo meglio
per non fargli sentir che c’è davanti.
Son tutto indolenzito ed in affanno,
nulla si salva tra capelli e piedi;
ma dalle tac risulta minor danno…
eppure non mi reggo, non lo vedi?
¹: m’intorpidisco.
14/10/2025
Fui tombarolo in riposo
di nere nubi cariche di pioggia
tra l’echeggiar di forti tuoni
e di lampeggianti lampi.
L’impetuoso vento
sconvolgeva del mare l’onde,
soffiava e ululava lungo coste
tra pendii di scoscese rocce.
Agitato sempre più quel mare,
mirava a chetarsi all’imbrunire
mentre scomparse le funeste nubi
lasciavano occhieggiar tremule stelle.
Cedeva il passo or la notte al giorno
fino a trovare calmo il mare
volto ad un sussurrare lieve stava,
al chiaro di una luna piena.
Chetano anche i rumori
a quel riverbero di bianca luna
che si specchia sull’azzurro mare
e come scia si anima sull’acque.
Quando all’orizzonte s’alza il sole,
di rosa si tinge il beato cielo
tra magici colori ameni
facendo battere forte il cuore.
Come uno specchio d'acqua
Dentro il quale si riversano
Tutte le ore del tempo
Scruto il cielo e vedo
Docili creature intrecciarsi
Tra le fronde d'autunno
Senza anima
Il suo pasto nudo
Mentre esseri impassibili
Aleggiano intorno
A un'indefinibile natura
Scompaiono all’unisono
Nel riverbero di dolci lacrime
Perduti nell'oasi del vento
Tra le finestre di molteplici stelle
Il dolore di un desiderio infinito
Sono così lontani i giorni
Dei gesti arditi che nutrivano
Gli sguardi di bellissimi sogni.
perverso, delle maree.
Sentito, i pesci,
sopravvivere, al destino.
L'erosione,del vento,
nelle asperità della vita.
Una chiatta, dondolare,
sulle spalle liquide
di Nettuno.
Sul fardella sera,
accompagnato, da una
domenica, con le infradito,
dell'estate.
Rincasando, ti ritrovavo,
con, un anemone, variopinto,
sbocciato, nella tua chioma fluente.
E, di imbarcazioni,
ti raccontavo, geometrie,
piegate, dai sussurri,
del tempo, come, i tuoi,
abbracci, ora miraggi,
dispersi,
da aquiloni, in
lacrimosa, cerimonia.
Strofa di quinari rimati in schema ABABCC, sfociato da una riflessione sentendo parlare di me. Ma non sono colto o erudito, è solo che tra i ciechi un orbo sembra un dio.
Io erudito?
Sì, quanto un mulo
che fu ferito
da un dito in culo.
Stupido, onesto…
fuori contesto.
13/10/2025
DA QUEL MUOVERSI INCONCLUDENTE
HO SCALDATO INFINITI PENSIERI
Senza di te le cose non funzionano.
Non è che non vadano bene.
Funzionano male!
Come la fiamma di una candela che si spegne
senza che ci soffi sopra
senza che una lacrima di vento la accarezzi
senza che un soffio d’acqua la cerchi.
Senza di te le cose non mi soddisfano pienamente.
Non è che non mi piacciano.
Non mi appagano pienamente!
È come un sorso di vino che scivola in bocca
Come il tramonto senza i colori del sole
Come un’onda del mare che si infrange senza rumore.
Non è colpa loro, è che tu non ci sei mentre accadono.
È come un film senza attori
Come del cibo che ti sazia ma al quale hanno tolto il sapore
È come zucchero filato che non appiccica.
Senza di te esisto, ma svanisce qualcosa nell’anima
Scrivere ci tocca
col sorriso,
largo,
e le guance,
accattivanti,
per circostanza,
per convenienza,
per celare,
il lutto,
in granuli
di sale,
lasciati
andare,
ceduti,
via, via,
in cambio,
le rimostranze,
con etti di
sopravvivenza,
mangime nutriente,
per la parte magra,
opalescente luna,
appesa tre quarti,
con lo stomaco,
smagrito,
e i pensieri
all'ingrosso,
gravidi.
La parte grassa,
invece,
enorme,
tondeggiante,
cola a picco,
sperperando,
i lauti,
guadagni,
su veicoli,
appariscenti,
col rombo,
di una tigre,
feroce,
affamata,
a sfrecciare,
nella savana,
per la caccia,
grossa,
a riempire,
sempre più,
un castello,
vanesio,
egocentrico.
Granuli di sabbia,
formanti una
spiaggia da ufficio,
ombrelloni compresi,
sotto l'azzurro
mattiniero,
scie volanti, innevate,
perpendicolari,
ai riflessi,
dorati, dell'intelletto,
al di sotto,
molto, al di sotto,
documenti,
pratiche varie,
nel raggio,
miraggio,
di un estate
rediviva,
carne da brodo,
ricucita,
ormai morente,
nel brodo primordiale,
dove tutto,
ritorna a cuocere,
a fuoco poco lento,
fino a ombreggiare,
fino a sparire, nella,
trasparenza,
traccia fantasma,
nei solchi analogici,
dispersi dall'era digitale,
alla fine della cottura,
alla fine della salivazione,
nervosa, riflessa, riflessiva;
Povero,
con una nuova,
caffettiera,
da esportazione,
ambulante,
in pochi centimetri,
da cucina,
caffettiera,
sbrilluccicante,
fiammeggiante,
moka, espresso,
sui binari del
mille novecento trentatré,
sui binari del
duemila e venticinque;
Fronteggiare, così,
la giornata,
coi propri,
sforzi alla
caffeina,
e l'aroma,
resiliente,
alla candeggina;
Su in su, per le
narici, fino,
al midollo,,
fino alla difficoltà,
respiratoria,
fino alla stanchezza,
polmonare,
fino a ombreggiare,
fino a sparire, nella,
trasparenza,
traccia fantasma,
nei solchi analogici,
dispersi dall'era digitale......
alla fine della cottura,
alla fine della salivazione,
nervosa, riflessa, riflessiva.....
Un passaggio al telegiornale, una frase di una donna in cammino con un sacco e due bambini piccoli, in mezzo a centomila storie uguali in direzione inferno. Terzine a rime incatenate di endecasillabi a minore.
«Io torno a casa con i miei bambini…
io torno a casa… mio marito è morto»…
Ma… quale casa? Dentro quei confini
non c’è più nulla, solo lo sconforto
figlio di bombe ch’han distrutto tutto
e per rifare vi verrà anche estorto
ogni futuro da chi diede il lutto
e con le banche strozzerà le gole
per portar via pure l’ultimo frutto
di chi scampò da bombe e da tagliole.
«Io torno a casa…»: son solo macerie
arroventate dal nemico sole
… e presto i porci ci verranno in ferie.
11/10/2025







