Sonetto standard, endecasillabi canonici come mamma Poesia comanda per i sonetti, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate, il classico schema ABBA ABBA CDC DCD con in questo caso le “B” sdrucciole in -ètrica.
Ma nonostante tanti passi avanti
l’I.A. fallisce ancora nella metrica¹
restando per Poesia pessima ostetrica
ch’è, senza usare ritmi ben sonanti,
generatrice solo di raglianti
“versi” che sanno spesso di scheletrica
ricostruzione in vista perimetrica
del mio pianeta e i suoi vari abitanti.
Son certo che col tempo riuscirà
a fare endecasillabi decenti
ma anche in ottobre fa proprio pietà:
seppure molto brava nei commenti,
nel conteggiar le sillabe non va
e non imbrocca il posto degli accenti!
¹: di questo verso, vista la presenza di un termine su cui magari non è ancora chiara la sillabazione poetica come anche se legger le vocali in italiano o in inglese, fornisco scansione così come l’ho immaginata componendo il verso:
1[l’I.] 2[A.] 3[fal] 4[lì] 5[scean] 6[cò] 7[ra] 8[nel] 9[la] 10[mè] 11[tri] 12[ca]
dodici sillabe con accento principale sulla 10ª (e quindi si tratta di un endecasillabo sdrucciolo) ed accenti secondari sulla 4ª e sulla 6ª (e quindi è canonico, recitabile a scelta sia a maiore sia a minore, la mia propensione è per l’intonazione a maiore, al pari di tutti gli altri versi di questo sonetto e alla faccia delle varie I.A. che su queste considerazioni falliscono sempre).
08/10/2025
la mia pena vegliava insonne,
e il corpo emaciato
sbucava, tremula candela bianca,
sul punto di spegnersi al fato.
Ma dal caldo fuoco del cuore,
più duro d’una rocca antica,
s’innalzò favilla di brama in speme,
che vinse la tenebra al soffio di luce.
Come antenata quercia piegata
da venti sgarbati senza sentiero,
restai saldo, come radice di speme
nel grembo della terra feconda.
Il male fu drago nelle mie carni,
il sangue, mia spada trionfante,
lo spirito, scudo di guarigione,
temprato nel pianto di liberazione.
Ora cammino sulle mie certezze,
pellegrino di luce tra le crepe,
con la fronte alta alla velata vita
e col petto ardente di brama d’amore,
tessendo una corona di volontà,
forgiata nelle fiamme dell’angustia,
che non mi ha consumato l’anima,
ma, restituendomela, io rinaqui.
Cadono
bombe sulla tua testa
mentre esprimi un desiderio
e guardi il cielo nero.
Piangono
stelle esplose lassù
come polvere di un vulcano
che erutta e si disperde.
Piangono
bambini gettati quaggiù
come fiori che si fanno strada
nel deserto tra la sabbia.
Cadono
uomini su questo mondo
come fronde di un albero
sotto i colpi di un carro armato.
Muoiono
fiammelle ostinate in un terreno bruciato.
Son fuoco di scintilla,
un'orfana d'incendio,
un rogo che sfavilla,
un niente e il suo compendio.
Bruciando meraviglia,
arrocco su uno scoglio.
Il vento m'aggroviglia
pensieri che non voglio.
Ho visto il tutto in niente.
Lo zucchero e l'arsenico
confondono la mente.
Un nudo palcoscenico.
Non resto più scoperta:
indosso il tuo silenzio
sull'anima deserta,
ma fiamma mia potenzio.
In freddo abisso scuro
con luce mi difendo.
Son fuoco senza muro.
In me di vita splendo.
ogni ccosa s'anima e ppiglia culore.
'E ffoglie tuculiate, accarezzate d" 'o viento,
se strufinano fra lloro e ffanno ammore
Fra duje arbere, 'int'a n'angulillo 'e munno,
nu bucciuolo se spapagna e schioppa.
'Int'a nu prato ddoje campanelle janche,
s'astipano acqua pe ll'aucielle 'int'ê ccoppe.
Passano 'e gghiurnate, fra matina, sera,
'o tiempo ca vola mme dà malincunia.
Ncopp'a 'stu viale fra albe e tramonte,
quanta foglie secche rummaneno p' 'a via.
'A vita pare longa, ma mmece è ccorta:
arrassumiglia a na schiuppata 'e rose.
Se nasce, se more: ma dura troppo poco:
suttile è 'a vita, comm'a nu velo 'e sposa.
Pare nu felillo appiso ncopp'ô munno:
troppo poche e ccorte so' 'e gghiurnate.
È na farfalla appena nata ca se fa nu volo...
po' quanno se fa scuro, more 'int'â nuttata.
Sonetto, endecasillabi canonici organizzati in rime alternate.
Una persona che non vale niente
la riconosci dalla sua tendenza
a dar la colpa a tutta l’altra gente
d’ogni travaglio che mina pazienza,
pronto a sbraitar ch’ognuno in fondo mente
contraddicendo sua grande sapienza,
tutto va mal perché non è potente
seppure in lui sia tutta umana scienza.
Ora però vi lascio, cattivoni,
còmpito debbo svolgere immanente
andando a declamar le soluzioni
per ogni error futuro oppur presente
anche se c’è una massa di coglioni
che del mio genio resta indifferente!
05/10/2025
Alternanza di settenari e quinari, alternati anche nella rima AbAbAbAbAb.
Ma, nonostante il mondo,
io resto umano;
di certo non giocondo,
forse anche vano
però non lo nascondo
il sasso in mano:
con le mie forze fiondo…
non va lontano
perché sono iracondo
ma sempre un nano.
03/10/2025
Bellezza di donna
Ho tentato di descrivere
la bellezza di quella donna,
ma le parole
vigliacche,
si rifiutano di dire il vero.
La sua bellezza abita i miei occhi,
il suo fascino di femmina
violenta la mia anima
e sazia il mio sguardo.
Non ho inseguito la sua bellezza ....
è stato il suo cuore
a trovare me.
Ed ora il tutto ha un senso.
Fatti ammirare …
Una donna a novanta dal c.lo piatto,
In posizione particolare sul cofano,
Al suo cospetto un uomo vicino l' ano.
Cosa faranno mai questi due zozzoni,
In queste strane e volgari posizioni,
La strada è si' poco trafficata,
Ma appare comunque una gran porcata.
Lei pare una gran bella f.ca,
Ha in mano una penna stilografica,
Lui la osserva con attenzione,
E si muove con circospezione.
Poi la mia auto si avvicina,
Dico di chiudere gli occhi alla bambina,
Sembra avvicinarsi un qualcosa di disdicevole,
Ma sono solo intenti a fare la constatazione amichevole.








