Sferzante e vigoria,
che giungi dal mare
lontano,
e colpisci i volti,
scompigli
e fai rotolare
le foglie secche,
e il bucato si contorce
nervosamente,
colpito poscia
da spifferi gelati,
c’è ancora in te,
i resti dell’inverno
non del tutto morto;
brezza che sai
di stagione pria
e novella,
primavera
che avanza.
con gli occhi di zingara a rincorrersi
Non foglie arse ma verdi germogli
com'era la maglietta del mio corpo
Chissà s'anche le zagare si muovono
al primtemps degli amori ascesi
a quelli che ad indicar lo dito
fan piangere di nudo occhi ed altro
Seguimi nell'inguine del tarlo
ora che sei in esso cosa attesa.

Capita ogni tanto
che ti dimentichi
la bellezza della vita
e le cose che puoi respirare.
Capita a volte
perdere un treno
che portava ad un altra stazione
quella dove hai trovato
il tuo ultimo amore.
La bellezza della vita
e tutto il resto
un bel cigno che si specchia
in uno stagno
la tua donna anche adesso
è con te
accarezza il rumore del cuore
ed è bello così
sentirsi sempre più suo.
Capita a volte
che dimentichi tutto
l'amore, le viole
ed il sapore
che sta dentro
la tazza del tè,
ma non dimentichi lei
il tuo ultimo amore
che come un piccolo insetto
ha conservato il tuo cuore
ed è grande sai
sentirsi così
e pensare di volare
sei una foglia leggera
che il vento fa ondeggiare nel cielo.
Accarezzagli il cuore
senza fare rumore
questo treno è in ritardo,
ma non prenderne un altro
perderesti tutto
sopratutto la bellezza che può dare la vita.
PER TE...
C'è una scala
che sale
superando ogni cielo
fino a riderne.
È una vertigine splendida.
C'è una scala
che scende
fin sotto agli abissi
tanto da terrorizzare.
E poi un giardino
dove nascono fiori
dalle grandi bocche
che divorano il sole.
Nascosto, anche un tempio
disertato dagli dei
dove mi siedo a contemplare
praticamente il nulla
che poi è tutto.
È insieme lo spazio
di un oceano
e quello che occupa una mano.
Ti giuro è un posto vero, c'è,
per i pazzi e per me.
Portami dove non si nasce e non si muore
dove la distanza di un fiore è una stanza senza più pareti
dove gli angeli non arrivano con le lucciole e le cicale
e quel gelido alito non ti dice del campo di grano
Portami dove nessuno sa che per morire basta un soffio
se prima non si è nati, dannati… in un Tempo che non chiede l’Infinito
Siamo fatti di assenze , mancanze , delusioni , illusioni , paure, coraggio , respiri , sospiri e poesia.
Siamo fatti di sostanza , di essenza, di odori, di profumi , di voglie, di desideri, di sogni , di stelle, di luna, di aria, di vento , di brezza di mare.
Siamo noi! Radici forti per non morire , aggrappati all'albero per non sentirsi soli , vestiti di stagioni mutabili , variabili, imprevedibili, con i rami protesi e filtrati dal sole .
la traccia rossa dei dolori guastafeste,
perfino l’attimo che chiamavo fortunato
solo perché ero capace d’inventarlo.
La notte scura delle stelle de-cadenti
sta per scandire l’ultimo ritornello
e mai stecca, pur alla fine, nota.
E sai perché?
Mi vuole sempre tra le braccia!
Quand'è che un’alba finalmente arriva?
L’aspetto ormai da sempre, giorno e notte
ma… non di sole che buca l’orizzonte,
capace d’invischiarmi nel romanzo;
e neanche di follia, che innamora,
che mi fa fare clamorosi girotondi
per stabilire innanzi tutto con il cuore
il bell'inizio e mai la fine degli amori.
Chissà se il gallo canta come lo sentivo,
supino e sveglio prima della sveglia matta,
se tra i rumori della strada mia
farà chicchirichì!
Io, giuro, questa volta cambierò fortuna!
Mi laverò con tutta l’inventata urgenza,
non sceglierò il colore della mia cravatta,
non penserò ai sogni del nuovo giorno
che, invece, sbranerò con ingordigia…
Un pregiato versificatore
mi fece osservare
l’artifizio che si cela
nello pseudonimo
che ho scelto di portare.
La presenza di una brillante
vocale anteriore
mi farebbe divenire un maestro,
ma non son altro che un artigiano
della parola a cui sta a cuore
che le emozioni abbiano
la giusta etagère.
Chissà che avrà potuto
pensare la piccola Yara, dopo
qualche innocua serie al bilanciere,
di un’insulsa “o” aperta
divenuta chiusa dal suo scorcio
in quel mastro edile
tramutatosi
in un sudicio sgorbio…
le parole volano
Ma qualcosa resta
Da ragazzino
Alzavo sempre la cresta
Convinto che alzassi la testa
Facevo errori da penna rossa
Ora che sono padre me ne accorgo
Gli errori che si fanno
hanno uno scopo
Ripeterli sembra assurdo
Invece ritornano
Come è strano il mondo
Convincersi che tutto sia perfetto
Non accorgersi di sbagliare
Perché il mondo ci va stretto
Ora vorrei regalarti tutto
Prenderti ed abbracciarti con affetto
Ogni volta che ti guardo
Mi specchio dentro
E ringrazio tutti gli errori
Perché mi hanno donato questo
Sei la luce in fondo al buio
Il sorriso che mi scioglie
L aria fresca nel caldo di luglio
La risata che da senso alle gioie
Sono cresciuto in fretta
In fretta ho messo su famiglia
Appena sposati io e la mamma
Pensavamo "che bello avere una figlia"
Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero
I piani come si creano
Poi si rompono
E quando credi che sia tutto perfetto
Accadono
Spesso e volentieri le cose si complicano
E fu così che abbiamo dovuto aspettare
Prima è andata male
Ma ora ne è valsa Veramente la pena
Abbiamo in casa una bimba vera
Il sogno di ogni padre quello di poterti vedere
Il mio sogno realizzato
Quello di poterti amare
Ed ora le cose crescono
La nostre vite si intrecciano
Tu la mia bambina
Il sogno che speravo
Ti vedo crescere
Ed era ciò che volevo
Ti vedo sorridere
Ed era ciò in cui credevo
Ti vedo piangere
E il mio cuore è lì con te
Sono tuo padre
Tu la mia piccola
Il tuo fidanzato
Perché per me
Prenderci in giro
È la più bella coccola
e ad ogni passo sentire le spine.
Cercare il vento
che spazzi via le lacrime.
Gocce di sudore sulla fronte,
tormento interiore.
Tante domande.
Una più importante.
Le mie gambe un giorno
mi terranno
ancora i piedi?
Oggi il sole accarezza il tuo viso,
dopo tanto tempo,
un nuovo sorriso.
La speranza e il coraggio,
uniti all' affetto,
ti hanno fatto andare avanti,
curando corpo e mente.
Adesso gli uccellini
annunciano la primavera
e tu puoi raccogliere
finalmente spensierato
le margherite nel prato.
un passar di flusso
la pioggia copiosa
grave nel suo gravare
gli stimoli di un sapore
il viaggiare senza fronzoli
il rifrangere nel cuore
sospingere il passo
nell'impatto etereo
fra l'essere
il suo pensare d'essere
Sentire
un tremar di muscoli
il caldo denso
umido d'umidità
il pungere d'odore
il ricordare senza impallidire
il rivoltare nel cuore
tener ferme le mani
allontanare il timore
dell'oggi
non pensare a domani
Scrivere aiuta a non pensare o a pensare quello che si deve scrivere ,
una riflessione , un desiderio, un verso , ogni cosa s'intinge di quotidiano, di essenza.
È solo un momento che esalta e che si lascia trattenere.
Ogni cosa sosta come un' apparente cornice farcita di colori.
Adoro le foto!
Era chiaro il cielo quel giorno, era rosso infuocato il tramonto, di rosa delicato il cerchietto ai capelli,
quella maglia verde era speranzosa e più in là quel nero mi rendeva triste.
Non so che colore ha la nostalgia ... Un neutro che ha riempito tante cornici della mia vita .
Ma cosi va il mondo.
Un giorno da e un giorno toglie .
A piedi scalzi
io affondo i passi .
In ascolto
I giorni che vanno storti
Unico in mezzo a tanti
Scelto sempre
Dai peggiori ristoranti
Questa è la mia storia
Un biscotto sciolto
Senza graduatoria
Preso dalla busta
Ed inzuppato
Tirato su ed assaggiato
Poi lasciato
Sul fazzoletto a diminuire
Non capisco il perché
Non mi hai voluto ingerire
Eppure sentire
Il mio essere sciogliersi
Mi fa tornare
Alla mente i discorsi
Fatti con tutti i miei compari
Sognando di essere mangiati
Come gli animali
Ed invece resto qui a sciogliere
Un piccolo biscotto
Che non ha niente da perdere
La mia vita da biscotto
Imbustato dopo esser cotto
La mia vita da biscotto
Sognando un palato
Fine che mi mangi tutto
La mia vita da biscotto
Nella busta un gran casotto
La mia vita da biscotto
Mi sveglio sudato
Che viaggio strano
Mi sono fatto
Ricordo come era iniziata
Tutta la mia essenza impastata
Dentro la fabbrica
Veniva creata
La nostra storia
Preso Imbustato insieme
Ai miei fratelli
Lunghi corti, strani ma tuti belli
Di certo pronti
per essere mangiati
Appoggiati
Al bancone del super mercato
Aspettavamo con ansia
Il nostro destino
E sarei stato grato
A chi mi avesse comprato
Mangiato, assaggiato
Oppure solo guardato
Ma vedendo la mia vita
Che si scioglie
Penso che non sono queste le gioie
Perciò ripenso
Alla mia biscottina
Conosciuta poco prima
Imbustata per errore
Con un diverso tipo di farina
E mentre il mio impasto
Prova dolore
Ripenso che bello che è
Il provare amore
Un biscotto sciolto
Nel fazzoletto
Appoggiato sul tavolo rifletto
E mentre sognando aspetto
Di esser buttato
Penso che un viaggio così
Lo fai solo da ubriaco
Un biscotto non so cosa prova
Questa è stata
un esperienza nuova
Un sogno grande
Per essere provato
Un sogno simpatico
Che vale la pena
Di essere vissuto
È improvviso, un assalto, non un’immagine, non un timore, non una parola, è uno sgomento, vorrei fuggire, urlare; non un malessere incessante determinato da un evento triste, ma una fitta di dolore inattesa, che poi si accheta, anche se io so che ritorna...
So solo che io non vorrei essere lì, in quel luogo, in quel tempo, in quella persona…
Quando la fitta passa, prende il suo posto un sentimento di malessere diffuso: contemplo l’ambiente in cui vivo e lo squallore mi dà il benvenuto; arredi a metà, disordine, tutto ciò che mi circonda parla di questa vita a metà, incompleta, sciatta, trascurata, non rispettata e sento che ho sbagliato.
Ci sono momenti in cui mi sento soffocare perché non sopporto le stesse facce, le stesse strade, le stesse stanze, le stesse parole che si dicono ogni giorno, le stesse speranze, gli stessi timori e la mia stessa faccia, le mie stesse lamentele, queste mie parole…
Ma le tue stesse parole, il tuo stesso viso, i tuoi consueti sorrisi, i tuoi soliti baci, i tuoi soliti abbracci non sono mai i soliti, non sono mai gli stessi, non sono mai consueti, perché non è mai la stessa, non è mai la solita, non è mai consueta l’emozione che mi pervade…
C’è una sola consuetudine che non vorrei mai abbandonare… immergere il mio affanno nel tuo odore, in quell’odore che nutre le nostre giornate.
spiccano neri su fondo chiaro,
sono anime buie, contorte,
che non riescono ad uscire
dal giogo che opprime.
Eppure il cielo è così nitido e terso
che quasi abbaglia,
e blocca il respiro.
Ora il sole saluta e va a dormire,
senza avere rimorsi di lasciarci la notte.
Vaga tranquillo sopra un fiume di parole,
il riflesso del cielo, amalghera' anche il cuore.
E di quelle braccia protese non resterà
neppure un sentore quando comprimendo
gli istanti, arrivero' a te.
Muta, guarderò ciò che rimane e sarà
quel che sarà.












