le mie emozioni.
Le scrivo ammirando le stelle,
pensando all' amore intenso
che provo per te.
Le scrivo con i tuoi baci,
che sento sempre sulle mia labbra.
Le scrivo
con i tuoi abbracci
sempre presenti.
Prendo la penna dei sogni
e disegno una calda coperta,
per scaldarti dal freddo.
Poi disegno una carezza,
che ti accompagni nel sonno.
Infine disegno un bacio,
per starti sempre accanto!
Giungono dal mare
con vesti fatue di sirene incantate,
portate dagli abissi oscuri,
rinvenute nelle perle.
Come il giorno che si apre al sole,
districa l’abbraccio di tentacoli,
il suo groviglio,
sciogliendole senza nessun periglio.
Rimescolate dalle onde spumose
che pare birra per le bocche assetate.
D’oro e d’argento, cangianti come squame,
dalle piume di gabbiano,
diventano penna nella mano.
Arrivano su navi, velieri e zattere -
preludio del loro arrivo
è il canto delle megattere.
Parole -
Scogli dissepolti, peripli immaginari, porti sommersi
fari nella notte -
Poeti, parolieri, profeti, marinai,
portano parole sospinte dal mare,
mercanzie da barattare e scambiare -
Un binocolo per due parole,
carte nautiche per una poesia!
Giungono dal mare,
come libeccio da lontano,
i pensieri trasportati dal vento.
Due nuvole per un pensiero!
Stella marina cucita come spilla
sulla giubba da capitano -
Sfoggia il suo barlume,
per l’oceano condottier,
nel petto e nella mente,
lo Scienziato del pensiero.
Traccia la scia di un’avventura
che dal sale del pensiero
diviene parola senza paura.
Imbastite della stoffa dei sogni,
trame di parole a farsi indumento
per ogni storia da navigare,
per ogni storia da contemplare.
Un mercato di costellazioni da vendere
su vassoi riempiti d’inchiostro
e bagnati di vita.
Pensieri regalati all’aria,
pronunciati in silenzio,
scritti su pergamene e rotoli di papiro,
risvegliano all’alba
gli inquilini di sotto al cielo, di sopra al mare.
Scienziati e parolieri,
marinai e barattieri,
come piccioni viaggiatori -
di fresche e mattiniere parole
si fanno insaziabili pescatori.
narrato nelle fiabe della sera
da una deliziosa voce amica,
anzi di madre.
Ricordo del sentier fiori di pesco
il lento rosseggiar di melograni,
roseti uno dopo l’altro accesi
e le luci, chissà di quale sole,
trapassare i cuor di verdi foglie.
Poi è stato un po’ tutto diverso.
A modo suo generoso,
il fato,
anzi il caso,
ha spinto a farmi dire
sono vivo, anzi respiro,
nel vicolo che l’alba non conosce
tra incolori sassi e fiori finti.
Cercherò,
anzi troverò
quel tracciato di futuro.
Vivere...
Vuol dire imparare a non avere paura,
amare rischiando di perdersi per sempre nell'affanno di un abbandono,
parlare accogliendo le parole del pensiero,
guardarsi negli occhi sinceramente e senza maschere .
Ed essere audaci, sempre, in ogni piccola competizione di vita...
In ascolto
In tutti questi mesi
ogni cinque scipiti giorni miei
ti sei
venuta a sedere sui miei righi,
e con le tue parole e il loro calore
questo cuore
ha voluto credere di poter
essere un po’ meno maledetto.
Accanto al letto,
come la madre che non c’è stata
da bambino con gli incubi miei,
non sei
qui, non siedi sul vivagno
d questi bislacchi versi.
Si son persi
anche i restanti quattro caratteri
del tuo nome, insieme a un gradevole tepore,
che non ho cuore
di pronunziare, cancellati forse
come da cimosa sul gesso.
Ma forse non è tardi per chiederti il permesso.
deve ancora arrivare.
Un segnalibro, vidi.
Così capii tutto di te
e del tuo errore meschino.
Diglielo a Ofelia:
un giglio sgualcito
è uno stupro del pensiero;
il male -epiteto bonario-
è un essere paralizzato
a causa di un incidente che si è inventato.
L’eco dei tuoi baci traslocava
in un crepuscolo lacrimale
e tu ti sbiadivi addosso
fra matite di cielo stellato,
t’abbinavi ai romanzi del cuor
derubando l’infinito mio astratto.
Tace un carillon di luce
fra le braccia dell’anima mia,
chissà se la sceneggiatura del destino
sposerà tempeste d’ammanchi
fra le maree del mio eco in declino,
siam distanze di cieli dimenticati
sugli equilibri sospesi
del dolce prestito dei nostri pensieri.
il buio prevale.
Immagini strane
ricordi svaniti.
Ombre prepotenti
buttate sul viso,
la mente si chiude
imprigiona i pensieri.
La realtà si annebbia
bloccata dall'ignoranza,
sbattendo sul granito
nessuna pietà.
Cresce il dolore,
una grave epidemia.
Bambini innocenti,
travolti da un fiume.
Leggeri sospiri
terrore più grande.
Nell'orrore profondo
si può anche morire.
È fuori il presente,
un legno bagnato dalla pioggia
si gonfia in movimenti millimetrici.
Il presente vorrebbe stendersi e assopirsi
come la termite nell'ambra,
così i miei arti crescono nel freddo
senza essere arti
-senza che il vuoto possa
sottrarli al vuoto dell’assenza-
batto, li libero dal ghiaccio
hanno anche il centro di cristallo
un male sfaccettato
quanto più è fermo
cose che appaiono non viste
il solco necessario del cuscino
la benda al fiato, e poi domani.
Crescendo impari che la semplicità è fatta di piccole cose.
Aprire gli occhi , salutare il mattino, sorseggiare il caffè , ascoltare una bella canzone.
Guardare gli occhi dei tuoi figli , osservare fuori e vedere solo le nuvole messaggere di pioggia o di neve.
Ma loro vanno veloci sul mare.
Non ascolti mentre una danza piove gioiosa sul davanzale.
Pensi che ogni cosa ti appartiene e nel mentre pianifichi e sciogli i tuoi pensieri fuori è già sera , non ti sei accorto che la luna è semplice lassù e non si affatica . Non ha contorni , nessuna pretesa ,lei tiene luminosa la notte , veglia le stelle e guida il tuo cammino e sornione ti dice: ogni tanto fermati , respira con me e riempiti i polmoni di cielo.
In ascolto
Dal Web
Seppur più di qualcuno
ci mangi attorno
il mondo accusa i colpi
veleno, allo stato puro sparato
da avide bocche esploso
ché più di qualche altro è morto
- e ancor ... si muore -
Si abbassino nuovamente
e vengano - assassini - al banco
momento giunge
ovvia è la speranza
che a modo
sia anche il diritto di difesa
vietato all'indecenza
e di caloroso abbraccio
si chiami a deporre
il signor coraggio.
ma con le cicatrici profonde
che mi ha insegnato
che il domani è un altro giorno.
Sorridendo ad ogni alba
ad ogni risveglio.
A chi mi ha insegnato
a restare sempre me stessa,
e controllare la gioia anzicchè piangere
e ricordare che dentro di noi
esiste la forza di camminare
a testa alta.
A chi mi ha insegnato
che esser forti sia una virtù
senza urlare ma cantando
e rispettando le opinioni altrui
nell'intelligenza e nella maturità.
A chi mi ha insegnato
che il nemico non esiste.
Ci sarà qualcuno o qualcosa che sparirà,
ma niente è nessuno
potrà mai cancellare
quello che fino ad oggi
è stato costruito
si cade e ci si rialza sempre.
I versi mai pubblicati
ma vissuti dalla tua anima bella
ti rendono ricco dentro.
Oh fanciullin poeta Principe dell’Eden a
coglier fiori per donarli al mondo,
frasi su frasi e scriverne poema.
Discese, salite e prati di margherite,
castelli di sabbia, fata turchina e la mela stregata,
universo ove fantasia dilaga.
Profumi ad inebriar cuore e nari
essenze indelebili di pelle.
Anima sincera e cuor gioviale a salutar mattino,
sabbia paletta e secchiello in riva al mare.
Mente a vincolo d’amore
fragole da coglier e mangiare..
Fanciullin su campi elisi dimeni a
levigare anima e cuore fra girasoli, papaveri,
fiordalisi e campi di tulipani ad ispirar parole.
Cuore a capienza innaturale ad elargir sensazioni sensoriali.
Fanciullin poeta di pure emozioni
decanti amore vincolando i cuori.
sguardo cupo, viso smunto
passeggiava nel cortile
poco prima d'albeggiare.
Io che non dormivo
stavo dietro alle persiane
in un silenzio settembrino.
"Com'è buia la mia casa"
mi ricordo che pensavo
proprio mentre alzava gli occhi.
Gli sorrisi e lui a me.
"Vorrei fuggire da questo cielo"
lo dicevo alla sua mente
che glaciale rispondeva
"Non m'importa delle ossa
io di te conservo l'ombra".












