Mare
Mare, mare
È bello rivederti,
dopo l’inverno
lungo,
ti osservo di sbieco,
lungo la costa frastagliata
da pietroni immani,
scogli,
colpiti dai marosi,
onde nervose di marzo,
si infrangono nella battigia,
rumore di risacca,
i gabbiani volano
a capofitto,
berciando e strepitando;
nuvole immense,
che portano temporali,
gente che passeggia
col cane,
sotto un sole debole,
mentre spira un vento
ruvido,
mare,
ricordi dell’infanzia,
quando bambini,
guardavamo le onde,
le cabine chiuse,
la barche in secca,
ricordi di mare,
infanzia.
Mentre mi rado ho un trasalimento
nel vedere che dallo specchio
è svanito il giovinetto imberbe che
le posava le labbra sull’orecchio,
e scostandole i capelli fantasticava.
Al suo posto un uomo con la testa
rasata e molto di sé nascosto dietro
la barba incolta, e sogni in cartapesta.
Di te mi disse, quando la conobbi,
mi interessano i titoli nella tua libreria
e spettinarti i sensi; ma non potrò
restare più del tempo di qualche poesia.
Rimase a intiepidirmi la poltrona più
di quanto potessi mai sperare.
Sapeva come scoprirsi il collo tirando
su i capelli, e la restavo a guardare.
Le sistemai una ciocca che volava
dai capelli raccolti, e nel suo vestito
leggero, stretto in vita, mosso dal vento
un giorno andò via per tornare dal marito.
Mi piace camminare sulla battigia
d’inverno con il vento che mi spettina
la camicia, e in mano “Quei pantaloni
bucati…” così da intiepidirmi l’anima.
Un mantra scolpito
a punta fine nella pietra,
I silenzi dimorano, essenziali.
Piccola ulcera di luce
sulla faccia di un arcobaleno spento
che germoglia lento
in sette nuovi colori,
la mia insolita preghiera
senza necessità di un dio.
Un mudra congiunge
i palmi caldi delle mani.
Concentrazione, dedizione.
Che mi sorga il sole negli occhi
o che piova a dirotto
come spine sulla pelle,
resto immobile qui.
Lascia scorrere il fiume,
il tempo non si ferma,
lo spettro della morte rimane.
Eppure anche lei dovrà passare.
Tutto muta, perfino l'impercettibile.
Ed un respiro dopo l'altro
come onda dopo onda
increspano appena il petto.
Il dolore è un vecchio saggio
la gioia una bambina
che cresce in fretta.
All'amore non servono
i miei giudizi.
Ma l'odio necessita assoluzione.
Il perdono è un fiore
che sboccia nel buio.
Lo spirito va coltivato
nei campi selvatici.
La carne è votata per natura
a corrompersi.
I corpi sono abiti da indossare.
A volte comodi, a volte ruvidi.
Pronti al necessario cambio di stagione.
La personalità è cosa effimera.
Questo volto sarà oblio.
Avrò un nuovo nome
come vogliono le convenzioni.
E mani diverse
plasmate all'alba.
Un mudra a salutare
forse una nuova terra.
E un luogo interno, sacro e segreto.
con le parole, vuol guidarvi
come nel rugby una meta
lui vorrebbe emozionarvi
se il tempo è una lama
per lui non è tardi
basta osservare una dama
per tornare a guidarvi
in mezzo alle parole scritte
su un computer, su carta
le immagini sembrano viste
cucite nella mente, da una sarta
nel non poterti raccontare
cosa vive realmente
lui scrive e si emoziona
in maniera differente
Un poeta può mettere
una scala su una stella
un poeta può suonare
con un violino sulla spalla
un poeta può emozionare
dentro il cuore, la musica più bella
Se la storia non viene scolpita
nella pietra come un tempo
da qualche parte, sarà vista
messa su un sito, parole al vento
per un poeta non c'è di meglio
che far leggere la sua storia
per me non c'è di meglio
che tramandare la mia memoria
Una stanza divisa in due,
è quello che io sono.
Zone d'ombra
fratturate da disegni di luce.
Serve sempre una finestra
alla mente.
E in mezzo un separè
cercando di scindere le parti
tra cervello e cuore,
tra corpo e spirito.
Ma gli spazi si cercano,
a dispetto di un fragile,
illusorio paravento.
un fardello di figli inutili incoscienti
a reclamare la loro parte di eredità
tu madre assetata di cieco egoismo
lecchi il torpore nel loro tramestio
li ungi di falso puro amore materno
vai senza meta verso una latitudine
rileggi le parole acide senza senso
cavalchi il buio incosciente preda...
ove il nadir ti afferra e ti trafigge.
lei sa dare
un bel fiore
un cuore pieno di cose nuove.
tanto le dico tanto
e lo ripeto
mille volte tanto
una sola cosa
dentro un infinito
in ogni senso
della sana ragione
pensando che lei
sia una stella
e deve sempre brillare
senza spegnerla mai
da insano sentimento...
Tanto tanto amore
a lei a voi
e a tutte le rose
che fioriranno
senza soffrire o morire
o dover tacere...
a far parlar le bambole di pezza;
che fiaba dietro l’altra tu consumi
come orsacchiotto del tuo lecca lecca.
Per te che in lesto progredir degli anni
infili vita nel primo anello oro;
che di stupor materno attese sazi
al nascer di felicità goduta.
Per te che al sorger del propizio giorno
stai a guardare l’alba, il sogno e il mondo
dentro due occhi ancora da venire
eppure innamorata già ti senti.
Per te che al primo volteggiar di gonna
al suon d’una canzone ti vezzeggi
e, briciola di donna, vai sicura
alla ricerca del tuo primo amore.
Per te che, furba, dopo colonizzi
d’altra esistenza quei capelli al vento
ed in un batter d’occhio apri e trastulli
le prime voglie in un qualunque posto.
Per te che a volte a testa e croce giochi
con le medaglie su altri petti appese
nel rischio odioso di lasciar morire
l’inizio ambìto di possibil trame.
Per te che in giorno di bouquet distendi
anima e corpo nella tersa coppa
e schiava e libera li agiti entrambi
sciolti nel corpo e in anima di lui;
per te che sposa affascini all'istante
fra trasparenze e benedette carni
per poi ricever del rapporto il sunto
e trattenerlo al tuo dominio netto.
Per te che i gemiti li ascolti forti
venir da grembo dall'amor difeso
e i gemiti domi insieme al tempo
perché nello splendor il figlio cresca
per te che quelle stesse eterne fiabe
ora le narri rivisitando gli anni
e bimba nuova incredula ti scopri
al vissero tutti felici e contenti.
Per te che del tuo ruolo avuto in dono
vagone fai da attaccare ad altri
mandando qualche volta alla malora
di femminilità lo specchio e il vero.
Per te che d’ogni lacrima fai conto
e conti non fai delle stille esterne
quando a convincerti ch’ognuno soffre
non ci si fa neanche all'evidenza.
Per te che all'avvizzir di propria pelle
t’intrappoli nel perché succede a me
e acida divien quell'espressione
testimonianza ritenuta eterna;
per te che alla fin ti abitui piano
e ancora accetti del sol palpate
fino ugualmente a risentirti bella
e con la vita inimicizia escludi.
Per te ho eretto una torre mozza
con i pilastri di cristal cobalto
al centro di filare a semicerchio
tra i riflessi di schiusi melograni.
Per te, donna, ho redatto con la firma
un trattato da seguace realista
sulle tracce di Venere imperfetta,
d’interminabili carezze ansioso,
dei pianti inammissibili irritato,
a zonzo tra felicità ammessa,
per consegnare ad una scia del tempo
l’innamorato ed il fallibil uomo.
Metti un po' di cipria
a coprire la paura.
Trova tante amiche
non uscire più da sola.
"Non è colpa di nessuno"
se più non sei al sicuro.
Non dare addosso all'uomo
proprio tu che l'hai cresciuto.
Quante cose non gli hai detto
nel momento ch'era ora.
Chi lo sa se avremo tempo
d'inventarci un mondo nuovo.
Non diciamo più a un bambino
"Non piangere sei un uomo".
come nella casa delle bambole
nessuno sa quello che gli spetta
non esiste il sesso debole
tutti i pupazzi sono uguali
basta un gesto per muoverli
puoi fargli fare ciò che vuoi
non possono mica rispondere
a guardarli da fuori sembrano perfetti
nella plastica, scolpiti volti sorridenti
anche se vorrebbero
non possono digrignare i denti
non cadranno lacrime
dai loro occhi spenti
per questo sembra tutto perfetto
nessuna decisione
nessuna apprensione
in petto
per questo in quella casa
sembra non esserci divertimento
decido tutto io
mi basta fare un gesto
La perfezione non esiste
questo sto capendo
dentro la casa delle bambole
il mio corpo resiste
ma la mia mente sta crescendo
e mentre sogno un nuovo momento
arriva la tua mano
Che guida il mio movimento
La mia famiglia è numerosa
c'è mia moglie bloccata
messa in cucina
che mai riposa
ho due figli messi a giocare
anche il pavimento di una casa
è un giardino se lo sai immaginare
nella casa delle bambole
sembra vietato sognare
ma anche un cielo grigio
è stellato, se lo sai colorare
Ci sono mattine che mentre
mi sciacquo la faccia, mi sveglio
con gli occhi color di te.
Allora siedo per un lungo attimo
sullo sgabello, e i tuoi occhi
sono soffitti per i miei sguardi.
Si ferma tutto lì, col gusto del caffè.
Guardando nella tazza penso che sei
la riproduzione in miniatura
dell’universo, e io sono finito
nel buco nero dei tuoi occhi…
Quella punta d’inchiostro nel centro,
chissà quanto avrà da raccontare!?
Ascoltando il tuo sguardo illimpidito
vedo l’intensità di chi ne ha passate
tante, e il sorriso di chi le ha superate
tutte: ora vorrei potessero di rimbalzo
vedersi questi occhi che ti guardano.
Il tuo viso è un cielo così sereno
che l’unica nuvola che vi passeggia
sembra quasi in imbarazzo.
Questa figura meravigliosa fa parte della nostra vita
Spesso ci fa ammattire con le sue lune
Ci fa diventare colpevoli di sue sviste perché non la si può contraddire
A noi cosa rimane?
Amarla nella sua complessità e nella sua stranezza
Perché in fondo la nostra vita non è niente senza di lei
Come una rosa senza le sue spine
O come un fungo senza il suo cappello.
Si ok la donna va festeggiata e onorata tutti i giorni
Sono d’accordo anche io
Anche perché se le fai del male prima o poi te lo farà pagare
Magari in ritardo e con salatissimi interessi.
Tanti auguri creatura meravigliosa
E scusami se non sono alla tua altezza
In fondo sono solo un uomo.
per il suo vento
a svelare le spalle da ogni grigiore
a tacere gli occhi di lillà e turchese
a scorrere nuvole in festa
sfumate sul mare .
Marzo, pari a luce
lavagna di riverbero chiaro
a ritemprare ogni ombra tra i rami
annodati a maturare colori .
Rigogliose pagliuzze di sole
per te "Donna" marzo si veste di fiori
tondi , delicati e di effimera Primavera.
Dal Web
Nonostante le tante parole
a spiegarti, Donna,
resti perlopiù indecifrabile.
Ed è tale questa tua essenza,
da renderti tanto inafferrabile
quanto profondamente irresistibile.
La lunga capigliatura,
non cela affatto
la tua bellezza perseverante,
e non fa da scudo
al tuo indomito spirito.
Tutte le storie di tutti i libri,
in qualche modo, ti racchiudono.
La natura ti ha forgiata
al pari dell’eternità, infrangibile.
E seppure infrangibile,
nella tua luminosa perfezione,
mille e più di mille volte,
cambi aspetto, forma e colore.
Il Cielo sa di te, Donna,
perché di te egli è vestito
e tu sei l’immenso cielo del mondo.
Intorpidita , confusa , emozionata , turbata , quello è l'attimo che dona un senso a tutta la giornata .
Se sono serena ho avuto un buon sonno , viceversa mi sento nervosa, agitata , imbronciata.
Ma sognare rimane la libertà che nessuno mai mi potrà togliere .
Certo non posso realizzarli, costruirli , modellarli , renderli veri, nascono con l'inconsapevolezza dell'inconscio, hanno tutto il percorso del mio essere fragile e forte , dolcemente illusa , intrappolata nei sentimenti e che nei sogni vivo , rivivo , stringo , assaporo.
Se solo riuscissi a trattenerli , lasciarmi andare senza aver paura di volare...









