Il ricordo annebbiato dei suoi
capelli che gli accarezzano
la mente, ha il sapore di perifrasi.
Non giacque mai al suo fianco,
ma coi suoi carmi lei
seppe toccare le corde dell’estasi.
Divenne quel pensiero maleducato
che si infila dappertutto,
che porta fin sull'orlo di impazzire.
Fecero l’amore nei suoi versi.
E quando lei tacque,
per un breve attimo si sentì morire.
È quell’abbandonarsi
Così il tocco alla rosa
E petali le labbra, a respirare
vola via in un istante
penetra nei pensieri
ci sconvolge
niente è saporito
come non desiderare
starsene lontani
da quello che fa male
anche se a volte può costare
mentre non sempre
è così non dimenticare
che esser duri
può salvare
se le parole non bastano
più a placare gli animi
di intere ipocrisie
che spezzano il cuore
e stancano innervosendo
l'anima che ferita si spegne
pretende di ritirarsi
nel suo focolare
e osservare le fiamme
che si alzano, verso il cielo
violini narranti.
Avventure perse,
nel fumo
del tempo.
Una coperta
di patchwork
la vita.
Racconta
desideri,
ricordi
che sbocciano.
La grande luna
che guarda
annoiata.
Riempie
d'armonia
la storia passata.
Starnazzano
papere,
sul lago nascosto
da sogni
interrotti,
raccolti
nel bosco.
Uno sguardo
lontano,
allarga
la mente.
Catapulta
la ragione
nel mondo
presente.
come lebbrosi in livide preghiere
ad estorcere lacrime al cielo.
Da tempo ci ha lasciati Dio
con l'orgoglio ferito
di chi ha fatto di tutto
e alla fine ci ha perduti.
La terra alla deriva
senza più l'anima celeste
troverà un cantuccio
dove implodere e morire.
Mentre noi tornati fango
non avremo più pensieri
né occhi per vedere
Angeli andare al rogo.
Su tutto s'erge latente
mancato rispetto
d'una precedenza voluta
d'un saluto non reso
del peso ammassato
sulle spalle di uno
- la mano si sporca -
di un secondo lavoro
che, tra poveri, ruba
sul giudizio infondato,
in sproloqui sul prezzo
sul pregiudizio, figlio
di un dado truccato
come quel concorso vinto
persino in coda alla cassa
di un supermercato, manca
manca ... degradando altri
nell'impropria pretesa
d'essere il migliore.
Tutto passato di mano
protocollato e vistato
finanche autorizzato
col timbro "il più furbo"
mentre improvviso
preteso esercizio arbitrario
è solo devastante saccheggio
desertificante prodotto, dei morsi
di una fame che punge il cervello
per quel latte ... mancante.
Su scalini di ghiaccio
tanto vicini al clou di dissolvenze
favoleggiamo di richiami.
Tu gettamene ancora, che non siano
soltanto serici di bianco aconito
ma ellissi da girarci dentro,
ciclicità del poi.
La nostra vita mai estranea
declama libagioni degli anemoni
a primavera, corone solari
in un furore tacito
di congiunzioni.
Supereremo le nuvole e il tabacco
sulle panchine estive
al torrido di frutti, rossicupi.
Poi atone foglie arriveranno
a rivangare arie oscure
con lo stormire a cullar la pelle
facendosi tempesta
dalle fughe più dolci,
a trascinare.
e ho imparato a volare,
come una rondine fiera di se,
anche in una giornata
più grigia delle altre.
Ho imparato a guardare il sole
e sentire i suoi raggi
sprigionare calore.
Ho trovato un tuo bacio...
e con le labbra l'ho raggiunto
perdendomi dentro te,
assaporando complicità e amore.
Tutto quello che mi circonda
non esiste,
quando i tuoi occhi incontrano i miei.
So solo che colorano il mondo
e sono tutto il mio mondo.
la tua pelle che diventa mia,
quattro mani abbandonate,
il paradiso è già arrivato qui.
Nascosto tra le nostre pieghe,
non chiude più i suoi battenti.
.
Dammi un attimo di respiro.
Fammi aprire questi occhi
per controllare i tuoi colori,
per misurare i tuoi sudori,
per fermare i tuoi respiri
e i tuoi rossori, se rossori hai.
.
Questi occhi già perduti
tra le curve del tuo petto
e dei tuoi umidi rifugi,
fammeli aprire, te ne prego,
per guardare in ogni dove
la bella fretta di non morire,
la stessa che ora freme
nella fretta di vibrare.
.
Dammi un attimo di respiro
per pensare a quando tu
sarai lontana, rossa nuvola
mescolata nei ricordi bollenti.
.
Di queste nostre ore
io farò brodo fumante
in cui bagnare i miei sigilli
e il pane raffermo dell’oblio.
TRADUZIONE
Austria. Canta il lupo
L'atto è consumato nella carminia neve
Nessun camoscio muove i suoi passi
mentre la luna offre il suo bagliore
Egitto. Riarso è il lupo
Sogghignano le ardenti sabbie
macchiate dagli occhi del ragno,
mentre il sole brucia l'oscuro pioniere
Un'afflitta meteora contempla la fine
confidando in un placido luogo
dal creator suo un tempo scurito
Nessun colore può narrare quel disegno,
quando là fuori
il lupo dorme
del vento. Non c'è respiro
se affoghi
se una fiammella
brucia
accogline il senso
di parole che desiderano
approfondire
poche briciole per ricordare
e amare con il cuore
Un tempo prezioso è essenziale
non lasciarlo naufragare
Se appigli spariscono
troveremo, che cosa poi
dimmi
Lasciamoci i tormenti
senza portarli
dove non dobbiamo
La tempesta accetta il sole
e non altra tempesta
che confonde
Serve chiarezza
per riscoprire la vita
Arrivai in questo luogo
per sfuggire agli occhi
di una donna
che non conosco.
Sono la memoria di un viso sbiadito,
così celestiale da dover avere di diritto
un posto nell’Olimpo,
non questo chiostro.
Se non fosse stato cagione dell’invidia
degli dei, mentre su questa terra
non trova epiteti sufficientemente soavi
per narrarlo la penna tra le mie dita.
Sono qui da così tanto tempo
che non so dire cosa sia
lirismo,
e quale la mia vita.
lo senti sulla pelle.
Ti cura
con un soffio magico
le cicatrici,
andando a fondo
nella tua anima.
L'amore ti guarda e
ti nutre con i suoi baci.
Con le sue labbra,
ti stampa addosso la passione,
brivido infinito!
Il tuo corpo si scalda su di lui
come una fiamma,
pronta a diventare un incendio.
Il vostro fuoco
di passione e amore,
dove nessuna pioggia,
lo spegnerà mai.








