NULLA DA SALVARE
Un giorno anche tu sei stato giovane,
anche tu hai briciato nelle fiamme
della tua gioventù le tue speranze
come la legna delle tue foreste.
**
E ora? Solo il fumo dei ricordi,
cenere e fumo in quel che ancora brucia
e continua a bruciare sotto il cielo
e vortica nel vento…che disperde
**
i fantasmi di un tempo
alla finestra dei tuoi occhi spenti.
Eppure anche tu sei stato giovane-
Anche tu, menestrello.
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Ore 9,10
Venerdì 14 novembre 2025
Strofe di quinari a rime ripetute abcd abcd abcd abcd.
Nella mia lotta
tra cuore e mente
han perso entrambe,
per K.O.¹
Persa la rotta
inconsistente
per mete strambe,
mi fermo un po’.
Fiata e borbotta
giammai silente
pensiero e lambe
quel che non ho.
Gran brutta botta…
resto impotente…
spezzate gambe…
altro non so.
¹: sillabazione:
1[per] - 2[kap] - 3[pa] - 4[ò], quinario tronco.
05/11/2025
Su quella mia terrazza di cielo
cominciai a svolgere il tema del sogno.
Scrissi di blu traboccanti di brio
senza curarmi di troppa euforia.
Dipinsi i volti di nuvole strambe
immaginate colme di bambagia.
Volsi lo sguardo giù verso il mare
ed annotai gli azzurri migliori.
Bianca, una vela usciva dal porto
Verde, un gozzo si legava a una bitta.
Poi ai miei occhi con forza intimai
di fare una sosta sull’orizzonte.
Equilibrista su quel filo infinito
m’intrufolai nell’oltre nascosto.
L’algida luna discreta svaniva
per dare spazio ad un’alba incantata
ed osservai le luci e i colori
fare un inchino al nostro universo.
Vidi l’amore col velo da sposa
venirmi incontro sui raggi del sole.
Scrissi col verde desideri intensi
solo pensando ai miei giorni a venire.
Su quella vecchia terrazza di casa
svolsi il mio tema, ancora incompiuto.
In virtuale fattoria, ia ia o,
è bestial mia fantasia, ia ia o,
quand’è in crisi, crisi, cri- cri- crisi
quel mio grillo di poesia.
Ma l’IA tutto può!
Ahi mia vecchia poësia, ia ia o,
ho il cervello in avaria, ia ia o:
son ’na capra, capra, mee mee, capra,
bélo allor nuova poesia
quale l’IA belò.
Cimentato in sonettino, ia ia o
mi par d’esser un ciuchino, ia ia o,
l’asinello, -nello, hi-ha, -nello,
raglio allor nuova poesia
qual l’IA mi ragliò.
Se poeta a notte sballo, ia ia o
mi risveglio come un gallo, ia ia o,
e da gallo, gallo, chi-chi, gallo
canto all’alba poësia
qual l’IA mi cantò.
E se il verso rima invoca, ia ia o
io starnazzo come un’oca, ia ia o,
come un’oca, oca, qua-qua, oca
così quaquo in poësia
come l’IA quaquò.
Nel far ritmi come un matto, ia ia o
clicco il mouse ovvero il ratto, ia ia o,
come il gatto, gatto, miao miao, gatto,
caccio il topo in poesia
qual l’IA miagolò.
Se compongo un madrigale, ia ia o
grufolando fo il maiale, ia ia o
il maiale, iale, grugn- grugn-ale,
scrivo allor la poësia
quale l’IA grugnò.
Col maiale, unta e grassa, ia ia o
sta la scrofa e se la spassa, ia ia o
pardon: STROFA, strofa, mia la strofa,
nuova strofa che fo mia
che fu d’IA però.
Poetando a più non posso, ia ia o
sono un can che morde un osso, ia ia o
sono un cane, cane, bau bau, cane,
nuova abbaio poësia
quale l’IA abbaiò.
Addio vecchia mia poesia, ia ia o
or c’è nuova un’alchimia, IA IA (oh!)
D’animale, -male, (ben o male)
nuovi versi in fattoria
pubblicar si può.
Quattro chiacchiere con un tresette,
una briscola ed una combriccola,
l’ammiraglio gioca a terziglio,
l’alpino col ramino si scompiglia
beoni dal naso paonazzo
degustan beati il verduzzo,
seduti su sedie impagliate
raccontan di storie e ballate
la lambretta per le strade,
un’ombretta in osteria,
tra un rosso e un bianco
nasce libero il divino canto.
io me ne sto in silenzio finché il vento,
con tutte le mie foglie, non mi ordina
ancora di cantare.
**
e tu non devi illuderti, poeta!
sei soltanto una foglia,
una piccola foglia di quell' albero
che canta con l'orchestra delle foglie
appena s'alza il vento.
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ore 15,46
sabato 03/07/2024
una crepa magari un varco
che s' insinui un verso,
soffi un alito divino
su questa coscienza assuefatta
al canto delle sirene
al vivere quotidiano.
Rendimi sordo
ma fa che io possa sentire
oltre lo sguardo
oltre le nubi,
tra il sapere dei silenzi.
Si tratta ahimè della comunal farmacia,
Per decenni non ci son andato mai,
Ora tutti insieme si presentan i guai.
Anche la credenza della mia cucina,
Non è più come quella di prima,
Dove prima c'erano crackers e panini,
Ora campeggiano antibiotici e bugiardini.
È segno che le cose vanno cambiando,
Tutto pian piano si va trasformando,
Intanto un pò alla volta diminuiscono i parenti,
Mentre i miei movimenti si fan più lenti.
Mi devo iscrivere proprio in palestra,
Oppure suonar tamburi in un'orchestra,
Intanto per star un pò più ben,
Prenderò proprio un Voltaren.
Sonetto classico, endecasillabi canonici rimati nello schema ABBA ABBA CDC DCD.
Grazie dei sogni. Altro mai non ebbi,
pensieri vaghi, dialoghi notturni
peraltro sempre con toni saturni¹
fluivano al risveglio via tra i rebbi.
Il nuovo giorno porge a me suoi trebbi²
nei quali scelgo sotto i rai dïurni
strade sbagliate in tutti i quanti i turni…
perché sbagliato infatti sempre crebbi!
Ti sogno ma soltanto sei l’abbaglio
che se davvero andassi a ricercare
diventerebbe ennesimo mio sbaglio…
Così continuo ancora nel sognare
e onde evitare della vita il maglio
spero che il giorno tardi ad iniziare.
¹: sconsolati;
²: incroci a più direzioni (propriamente 3, trivii).
03/11/2025
Io non ho un nome.
L’ho avuto, ma si è perso, e l’alfabeto è stato sostituito con l’aritmetica.
Adesso, per l’universo, mi chiamo Circaottantamila e per cognome mi hanno messo quello di una guerra.
Quale non importa, sceglietene una voi.
Alcuni li chiamano Ventidue, altri Quarantacinque, poi aggiungono bambini, donne, soldati, uomini, come se fosse importante.
Parlano di me al telegiornale, ma non sarò mai famoso.
Eppure, ne sono sicuro, ci sono state notti nelle quali le stelle mi fissavano sdraiate sull’infinito e parlavano di me indicandomi.
Eppure, ne sono sicuro, ci sono stati giorni nei quali insegnavo ai bambini a non avere paura, nei quali ridevo come un matto e mi fermavo per strada cercando da dove venisse il profumo del pane.
Giorni nei quali cantavo canzoni che nessuno ricordava, giorni nei quali sorridevo gentile tenendo la mano in segreto a qualcuno, tramonti nei quali le onde del mare disegnavano sorrisi sulla sabbia solo per me.
Io non ho più un nome, mentre ce l’ha chi questa guerra l’ha voluta, l’ha decisa ma non la combatte, l’ha cercata ma non versa sangue, seduto comodo in poltrona al caldo e con un bicchiere colmo di destini in mano.
Voglio urlargli una cosa anche se parlando da sottoterra non so nemmeno se sentirà la mia voce.
La mia vita è scappata veloce, ma si sa lei non aspetta nessuno, nemmeno te, mentre la morte è paziente e aspetta tutti.










