Mente su righe alte
Nel fegato il buio
Non esistono ore se non per smarrire il conto
di quante non ne vivi...
... e muori
tra fili di ruggine ad intrecciarsi
e formiche a dilaniare resti
Le notti insonni soddisfano misere miserie
dopo abbracci in trascendente
mentre in rosso d'edera, perdonandoti, mi perdo
mia immagine,
speculare,
che non si vede,
seduta su una,
panchina, l'ho vista,
bene......
Quante volte,
diceva di essere da,
un altra parte,
quante volte
diceva, dii essere
in compagnia.
Seduta ai margini,
per paura di stare,
all'impiedi,
all'impiedi,
spedita, celere,
per paura di
stare seduta.
Ho visto,
e adesso vedo,
il mio sentirmi,
il mio essere,
mediocre......
Un bambino,
spaurito,
in un corpo adulto,
un adulto insoddisfatto,
in balia della natura urlatrice.
Ho visto la
mia immagine,
speculare,
colare a picco,
fino a disfarsi,
fino a estinguersi......
Il fracasso di un fucile,
che non si vede,
delinearsi orrorifico,
per poi annerire,
ogni innaturale,
speranzoso,
chiarore......
E, non essere più,
quello che non era.
e non essere più,
non si sa nemmeno,,
cosa.....
Poi un lieto fine,
allucinogeno,
una stonatura,
una forzatura,
un apparire,
irreale,
miraggio,
in uno sterile,
deserto,
nel nucleo,
più incandescente,
del dolore.
ho bagnato di lacrime la zolla
che ricopre il tuo corpo, l’ho baciata
e la tua zolla mi ha donato un fiore,
miracolo d’amore nel tuo giorno.
**
e adesso questo fiore
riempie del suo odore la mia casa,
tutte le mie giornate,
dal sorgere del sole
mi parla della grazia del Signore.
**
la tua essenza, mamma, la tua anima,
la tua luce riempie
tutte le mie giornate.
rimpiango i baci che non ti ho mai dato,
**
le parole d’amore,
mamma, che non ti ho detto.
**************
ore 9,02
sabato 02/11/2025
Sonetto strambo, endecasillabi canonici tutti a maiore e a minore ma monorima, schema AAAA AAAA AAA AAA!
Cercar dagli altri luce è disonesto,
di tempo spreco inutile e molesto
se dentro il cuore regna buio pesto
ed il pensiero appresso fa il funesto.
Davvero il mio problema è solo questo:
son morto dentro, forse troppo presto
ma conseguenza è che da solo resto,
dentro ogni folla inutile foresto¹.
Cercando altrove colpe poi protesto
con infondato e stupido pretesto
per esser io per niente più richiesto
tranne esattori cui sfuggir m’appresto
m’andando a piedi sono poco lesto…
inutilmente il Fato ancor contesto.
¹: forestiero, straniero.
24/10/2025
onirico,
passeggero su
un treno,
ai limiti,
estremi,
di qualche,
digestivo,
indigesto,
su un ferro
a vapore,
a stirare,
le convenzioni,
sociali,
sgualcite,
dall'indistinta,
dall'indefinibile,
esistenza,
a cui ci
aggrappiamo,
per non essere,
solo una comparsa,
a scomparsa,
in fritture di,
patemi d'animo.
Palpebre semi,
abbassate,
la semi oscurità,
l'oscurità,
le nudità del
sole dai capelli,
atomici,
e la corona,
incandescente,
che, entra
dai finestrini,
come una
visione,
di lontani,
bagliori,
industriali,
echi di fabbriche,
meccanizzate,
tronchi consumati,
dalla propria,
saliva umana,
usati come,
combustibile,
all'olio d'oliva,
balocchi di,
legno stagionato,
arsi, vivi,
dal distaccato,
codice, binario,
spasmi di
distorsioni,
da un altra,
galassia,
al succo
di limone,
al retrogusto,
di acido,
solforico,
batterie,
scariche,
gettate,
nella discarica,
della propria,
perdizione,
lì sul
promontorio,
della dannazione.
Murales,
a impedire,
di passeggiare,
col pensiero,
tra gli scorci,
panoramici,
che si estendono,
per chi ha ancora,
la voglia,
la capacità di
errare dolcemente,
a perdita sensoriale.
Qualcuno si lamenta,
dei ritardi,
sul sedile inquieto,
del viaggio,
ritardi,
improvvisamente,
sequestrati,
da un'applicazione,
che distorce il tempo,
a suo uso e consumo.
Uscito, dal mio,
di viaggio,
tra lampi porpora,
di edifici, grattacieli,
non di questa epoca,
coi denti spigolosi,
a divorare,
la natura tutta,
ritrovo il senno,
la mente lucidata,
di lucido, lucida,
una cosa, mi è chiara:
I negozi hanno un
anima, un
respiro,
l'anima,
il respiro,
dì chi ci lavora,
con passione,
e dedizione,
accogliendo,
la gente,
giorno per
giorno:
La gente,
che compra,
la gente,
venuta dal
mare, dalla
campagna, dalla,
montagna,
la gente venuta,
a riempire i negozi,
con la propria,
anima, il proprio,
respiro, e ci si,
conosce, o ci,
si sfiora appena,
oppure niente.
Governato da ali mozzafiato
Non piangere, fratello, bevi il vino,
bevi e annega nel sangue della vite
la tua malinconia…
Che ti importa dell’essere e non essere.
**
Sai che l’uomo è la belva delle belve,
che mangia la sua carne,
beve il suo stesso sangue e si ubriaca,
insanguina le pietre dell’altare,
calpesta i tabernacoli,
ma prima di morire guarda il cielo.
**
Vivi, cavalca l’attimo fuggente,
tu che incroci la lancia con la morte,
ma non dimenticare che la vita
è una stazione di transito.
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